{"id":162607,"date":"2015-02-12T20:29:36","date_gmt":"2015-02-12T20:29:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=162607"},"modified":"2015-02-12T20:29:36","modified_gmt":"2015-02-12T20:29:36","slug":"siria-msf-ospedali-al-limite-nelle-aree-assediate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/02\/siria-msf-ospedali-al-limite-nelle-aree-assediate\/","title":{"rendered":"Siria, MSF: &#8220;Ospedali al limite nelle aree assediate&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>La testimonianza di medici e paramedici\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nelle zone assediate della Ghouta orientale, regione rurale vicina a Damasco in Siria, sono in corso da settimane bombardamenti intensi, praticamente quotidiani. Il 5 febbraio ci sono stati <strong>60 attacchi aerei in un solo giorno.<\/strong> Due strutture mediche sono state colpite e tutti i medici e pazienti sono stati evacuati. L\u20198 febbraio un infermiere \u00e8 stato ucciso mentre si recava in ospedale. <strong>Centinaia di persone ferite<\/strong> sono state curate nelle strutture sanitarie supportate da MSF nell\u2019area. Grazie al contatto quotidiano con queste strutture, MSF sta raccogliendo dati medici per valutare al meglio la situazione e i bisogni medici. Ma intanto i bombardamenti continuano con conseguenze devastanti.<\/p>\n<p>Qualche settimana fa, il 23 gennaio, un altro grave episodio ha visto l\u2019esplosione di un ordigno in un mercato. 147 feriti sono stati trattati in sette ospedali di fortuna supportati da MSF nella Ghouta orientale. Oltre la met\u00e0 hanno richiesto interventi chirurgici, pi\u00f9 di venti erano bambini.<\/p>\n<p><em>\u201cNell\u2019ultimo mese la crisi nelle aree assediate intorno a Damasco si \u00e8 drammaticamente deteriorata\u201d <\/em><strong>dichiara Bart Janssens, direttore delle operazioni di MSF.<\/strong><em> \u201cIl numero di pazienti negli ospedali che supportiamo ha superato il limite e le richieste di forniture mediche hanno subito un picco. Il bombardamento del 5 febbraio e l\u2019attacco al mercato di fine gennaio sono stati particolarmente tragici e ci hanno colpito nel profondo. Ma questi incidenti non sono casi isolati, sono parte di un disegno continuo di violenza inimmaginabile. Lavorando fuori dai confini della Siria, cerchiamo di supportare i medici siriani che curano le vittime di questi attacchi e garantiscono un servizio base di assistenza medica, ma il filo che tiene quelle strutture in vita e funzionanti \u00e8 davvero sottile.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Oltre alle quattro strutture sanitarie che MSF \u00e8 ancora in grado di gestire nella mutevole e brutale guerra siriana, l\u2019organizzazione medico-umanitaria ha sviluppato un programma di supporto ai medici siriani che lavorano in oltre 100 strutture in tutto il paese. Si tratta di ospedali di fortuna e centri sanitari in cui non lavorano operatori di MSF, ma ai quali l\u2019organizzazione fornisce sia supporto materiale sia formazione da remoto per aiutarli ad affrontare bisogni medici estremi. Il fulcro di questa azione di supporto \u00e8 sempre di pi\u00f9 nelle aree assediate. Negli ultimi due anni, l\u2019equipe di MSF \u00e8 stata in contatto settimanale, spesso quotidiano, con gli operatori sanitari siriani, mentre gli sforzi di medici e infermieri nel fornire cure mediche sono diventati sempre pi\u00f9 disperati.<\/p>\n<p>Un medico di un ospedale supportato da MSF e due paramedici che prestano soccorso in ambulanza raccontano da diversi punti di vista il loro intervento, il giorno del bombardamento in piazza il 23 gennaio. Tutti e tre hanno chiesto di restare anonimi.<\/p>\n<p><strong>I paramedici:<\/strong> \u201c<em>Quando sono arrivato per prestare i soccorsi sono rimasto scioccato. Decine di persone, morte e ferite, erano sparse in tutta l\u2019area. Le nostre ambulanze sono veicoli normali, adattati per accogliere due feriti nel retro. Quel venerd\u00ec dovevamo evacuare 8-9 persone per volta. Anche le nostre vite sono a rischio, oggi pi\u00f9 che mai, ma condividiamo i rischi con tutte le persone che vivono sotto le bombe e questo ci rende ancora pi\u00f9 determinati.<\/em>\u201d<\/p>\n<p><strong>Il dottor N:<\/strong> &#8220;<em> I casi pi\u00f9 dolorosi per noi sono i bambini, quando dobbiamo amputare un arto per salvare la loro vita. Decisioni cos\u00ec complesse sono una prova difficile per medici con poche alternative a disposizione. <strong>Abbiamo ricoverato 128 vittime. Siamo riusciti a salvarne solo 60.<\/strong> <strong>Il mondo sta a guardare da anni.<\/strong> La situazione medica e le condizioni di vita sono ben oltre ogni linea rossa e i segnali di allarme stanno suonando da tempo.<\/em>&#8221;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211;<span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"> TESTIMONIANZA MEDICI SENZA FRONTIERE &#8211;\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>I PARAMEDICI: IN AMBULANZA SOTTO I BOMBARDAMENTI<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AA e AK sono due paramedici, guidano le ambulanze nell\u2019area della Ghouta orientale, vicino a Damasco. Hanno partecipato ai soccorsi dopo il bombardamento in una piazza il 23 gennaio.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AA<\/strong>: Quando sono arrivato per prestare i soccorsi sono rimasto scioccato. La piazza era irriconoscibile, decine di persone, morte e ferite, erano sparse in tutta l\u2019area, bambini, uomini, donne, anziani.. \u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AK<\/strong>: C\u2019era una spessa coltre di polvere ed era difficile individuare le vittime. Le bombe hanno raso al suolo interi edifici. Abbiamo iniziato a evacuare quante pi\u00f9 vittime possibili, portandole negli ospedali della regione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AA<\/strong>: Subito dopo, un secondo raid aereo. Le bombe cadevano ovunque. L\u2019ambulanza \u00e8 stata colpita e anch\u2019io sono rimasto ferito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AK<\/strong>: Accade spesso che ci sia una nuova ondata di bombardamenti dopo un raid. Quando come paramedici siamo chiamati a soccorrere le vittime, sappiamo che potremmo diventarlo anche noi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AA<\/strong>: Avevamo paura. Le operazioni di soccorso erano rese pi\u00f9 difficili da ostacoli tecnici e dalla mancanza di risorse. Il carburante \u00e8 scarso e non abbiamo protezioni, per esempio degli elmetti. I nostri sforzi per rispondere ai bisogni delle persone la maggior parte delle volte falliscono.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>AK<\/strong>: Le nostre ambulanze sono veicoli normali, adattati per accogliere due feriti nel retro. Quel venerd\u00ec dovevamo evacuare 8-9 persone per volta. Passando sui detriti, le gomme si bucavano e le equipe dovevano fermarsi per ripararle.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">Ci stiamo abituando ai bombardamenti regolari, ma delle volte ci troviamo di fronte a scene che proprio non puoi accettare. Non posso dimenticare quei piccoli arti che probabilmente appartenevano a un bambino pieno di vita. Vediamo cose come queste ogni giorno. Alcune le dimentichiamo, ma di altre non ci libereremo mai.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">Quello che sta accadendo \u00e8 una vera tragedia. I rischi che corriamo sono spaventosi. Sappiamo dal primo giorno che pu\u00f2 accaderci qualunque cosa. Ci abbiamo pensato e abbiamo accettato il lavoro. \u00c8 un\u2019azione umanitaria e sappiamo che se smettiamo di fare il nostro lavoro, la situazione umanitaria peggiorer\u00e0 ulteriormente. Non sappiamo cosa ci succeder\u00e0, ma sappiamo che le nostre vite sono a rischio, oggi pi\u00f9 che mai. Cerchiamo di essere il pi\u00f9 possibile prudenti, ma condividiamo i rischi con tutte le persone che vivono sotto le bombe e questo ci rende ancora pi\u00f9 determinati a fare il nostro lavoro, nella speranza di poter alleviare questo dramma.<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>IL MEDICO: SIAMO OLTRE LA LINEA ROSSA. E IL MONDO STA A GUARDARE<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\"><strong>Il Dottor N \u00e8 direttore di un ospedale sostenuto da MSF in un\u2019area assediata della Ghouta orientale alla periferia di Damasco. Racconta la risposta medica al tremendo bombardamento del 23 gennaio scorso.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">Al momento del bombardamento tra le 200 e le 250 persone affollavano la piazza. Le ambulanze si sono dirette immediatamente nella zona per evacuare i feriti. Il primo gruppo \u00e8 arrivato in pochi minuti: 20 morti e 15 feriti. Ma gli infermieri correvano da un lato all\u2019altro e ne portavano moltissimi altri. Ho capito subito che stava avvenendo una vera catastrofe. Mentre le ambulanze portavano via i feriti, la zona \u00e8 stata bombardata di nuovo causando altri feriti persino tra il personale paramedico. Un\u2019ambulanza \u00e8 stata colpita e quasi completamente distrutta e una seconda danneggiata. Potevamo udire le esplosioni e il rumore dei caccia: non potevo smettere di pensare a un possibile raid contro l\u2019ospedale. Era gi\u00e0 accaduto e avevamo perso due dei nostri colleghi. La nostra equipe provava paura e dolore. Qualcuno ha riconosciuto tra i morti e i feriti degli amici e membri della propria famiglia. Ma siamo andati avanti nel nostro lavoro, tentando di salvare pi\u00f9 vite possibile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">Nel nostro ospedale mancano gli strumenti medici di base e i medicinali e abbiamo pochi posti letto. Non abbiamo macchinari per la respirazione artificiale e siamo a corto di anestetici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">Tra i feriti c\u2019erano uomini, donne e bambini con diversi tipi di ferite. Quando il cervello \u00e8 colpito da un frammento di proiettile, non resta molto da fare: non ci sono medici specializzati per questo tipo di intervento nella zona. I casi pi\u00f9 dolorosi per noi sono i bambini, quando dobbiamo amputare un arto per salvargli la vita. Decisioni cos\u00ec complesse sono una prova difficile per medici con poche alternative a disposizione. Abbiamo ricoverato 128 vittime. Siamo riusciti a salvarne solo 60.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">In un solo giorno, abbiamo usato la maggior parte del nostro materiale medico (l\u201980%), per rispondere a questa emergenza. Ancora ora abbiamo difficolt\u00e0 a recuperare questa carenza di materiale, quasi una missione impossibile visti i blocchi delle strade e la difficolt\u00e0 di ricevere donazioni a causa dell\u2019assedio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: small;\">Il mondo sta a guardare da anni. La situazione medica e le condizioni di vita in generale sono ben oltre ogni linea rossa e i segnali di allarme stanno suonando da tempo.<\/span><\/p>\n<p><strong><span id=\"message-text\"><\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La testimonianza di medici e paramedici\u00a0 Nelle zone assediate della Ghouta orientale, regione rurale vicina a Damasco in Siria, sono in corso da settimane bombardamenti intensi, praticamente quotidiani. 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