{"id":162558,"date":"2015-02-12T19:03:25","date_gmt":"2015-02-12T19:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=162558"},"modified":"2015-02-12T19:03:25","modified_gmt":"2015-02-12T19:03:25","slug":"per-qualcuno-le-cose-inutili-sono-indispensabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/02\/per-qualcuno-le-cose-inutili-sono-indispensabili\/","title":{"rendered":"Per qualcuno le cose inutili sono indispensabili"},"content":{"rendered":"<p><em>Nei curiosi percorsi che la vita ci propone incontro, per ora per telefono e via internet, Chandra Candiani, poetessa, traduttrice, insegnante di tante cose per persone di tutte le et\u00e0. Ci sono persone che si manifestano davanti a me come se ci conoscessimo da sempre. Lei \u00e8 una di queste. Cos\u00ec abbiamo costruito insieme questa intervista su certi temi \u201cinutili\u201d\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>Una tua attivit\u00e0 importante \u00e8 quella di fare poesia con i bambini piccoli, ce la puoi raccontare?<\/strong><\/p>\n<p>Vado alle elementari da un po\u2019 di anni a tenere seminari di poesia, forse meglio sarebbe chiamarli semenzai, metto solo dei semi e poi me ne vado. Se posso, scelgo scuole molto periferiche, quelle con tanti bambini che vengono da paesi e lingue diversi, spesso anche bambini rom. Quando ho iniziato, non sapevo assolutamente cosa avrei fatto e come. E questa ignoranza, unita al mio timore, mi hanno molto aiutata, perch\u00e9 tanto i bambini vedono in trasparenza e incontrare un\u2019adulta indecisa e vacillante li ha fatti sentire a loro agio, in una comunicazione pi\u00f9 orizzontale e calda. A poco a poco, sulla loro e la mia misura, ho creato una specie di minuscolo metodo, un modo per stare insieme e scambiarci parole e silenzi, perch\u00e9 la poesia, grazie agli a capo, ma non solo, \u00e8 scolara del silenzio, non \u00e8 certo fatta solo di parole. Con la poesia abbiamo trovato il modo di mettere al mondo parole, nel senso di farle nascere ma anche di poter nominare quello che resta sempre fuori luogo, fuori scuola: i sentimenti, le paure, le rabbie, la solitudine, la gioia, insomma la vita invisibile. Sono i miei maestri i bambini e non per modo di dire, mi trasmettono dove sono io, mi smascherano, non compiacciono.<\/p>\n<p>Una volta, in una scuola c\u2019era un bambino di pochissime parole che, secondo me, aveva scritto la poesia pi\u00f9 bella sul silenzio:<\/p>\n<p>Il silenzio.<\/p>\n<p>Luna.<\/p>\n<p>Capisci, non mettere nemmeno l\u2019articolo faceva proprio sentire il silenzio, quello notturno, cos\u00ec profondo che ti escono appena appena poche lettere di bocca, perch\u00e9 sei sommerso. B\u00e9h, la maestra mi ha raccontato che lui veniva a scuola con il cacciavite e minacciava adulti e bambini. E la maestra gli aveva chiesto: \u201cE perch\u00e9 con la poetessa non hai tirato fuori il cacciavite?\u201d \u201cPerch\u00e9 non ne aveva bisogno.\u201d ha risposto lui. Quando me l\u2019hanno riferito, ho capito quanto precaria \u00e8 la mia posizione, potrei aver bisogno di un cacciavite da un momento all\u2019altro! Devo lavarmi molto bene i pensieri e le opinioni, spogliarmi dei giudizi, monitorare le mie antipatie, stare all\u2019erta ma non troppo, perch\u00e9 si sa, la rigidit\u00e0 fa rizzare il pelo ai bambini. Un\u2019altra volta, ero in una classe ingovernabile, urli, spintoni, scarsissimo ascolto. Eppure, si erano concentrati e avevano scritto delle belle poesie che mi avevano lasciato leggere, ma al momento di dirle a voce alta al cerchio dei compagni, si erano rifiutati quasi tutti. Non mi era mai successo, cos\u00ec ho insistito, fatto la dura, pregato. E pi\u00f9 insistevo e pi\u00f9 si rifiutavano. Quando sono tornata a casa, frustratissima, mi sono messa a leggere le poesie di Sebastiano Aglieco, un poeta che fa anche il maestro. E un verso diceva: \u201cCredo in un maestro che mostra la gola.\u201d E ho capito che ero stata odiosa, ero cascata nel chiedere un risultato, nel doverlo dimostrare agli altri per sentirmi bene io, per sentire di aver lavorato, anzich\u00e9 accettare che il lavoro era un patto invisibile tra noi, un segreto. Avevo tradito una fiducia in boccio perch\u00e9 volevo l\u2019evidenza di un fiore. Cos\u00ec, l\u2019incontro dopo, ho chiesto scusa a tutti loro e molti bambini facevano di s\u00ec con la testa, uno in particolare, mentre mi scusavo, ripeteva assentendo con la testa: \u201cEh! Eh! Eh!\u201d<\/p>\n<p>Racconto questi episodi per dire che mi regolo su un orologio invisibile che sta tra di noi, non \u00e8 solo loro, n\u00e9 solo mio, \u00e8 l\u2019incontro. Spesso, l\u2019incontro tra due sofferenze, la mia di adulta fragile, sopravvissuta a un\u2019infanzia difficilissima e la loro di bambini che lottano per diritti minimi, compreso quello che sia vista e rispettata la loro sofferenza, che ci siano modi, tempi, parole per darle forma, per comunicarla.<\/p>\n<p>Dico loro spessissimo che la poesia non \u00e8 dire cose poetiche ma poterci sorprendere di quello che non sapevamo di sapere, di pensare, di sentire. Ci sono bambini rom che hanno potuto descrivere uno sgombero, la morte in un incendio di nipotini quasi loro coetanei, l\u2019addio a luoghi e persone. Bambini che possono finalmente parlare di un lutto, un abbandono, una mancanza, i sogni. Tutta la complessit\u00e0 di vite che hanno ben poco di infantile. Ma c\u2019\u00e8 in loro una tale attitudine al cambiamento, un sapersi buttare nel vuoto del nuovo, un non-sonno, che continui comunque a benedire l\u2019infanzia nonostante tutte le difficolt\u00e0 che vivono e portano a scuola, come \u00e8 giusto che sia. Il lavoro delle maestre e dei maestri \u00e8 spesso non visto, non riconosciuto ed \u00e8 sempre pi\u00f9 sfaccettato, chiede sempre pi\u00f9 competenze e soprattutto una gigantesca apertura all\u2019altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La poesia \u00e8 la pi\u00f9 inutile delle arti, eppure cos\u00ec necessaria.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Guarda, tocchi un tasto\u2026 Io mi sono sentita per anni in colpa di scrivere poesie, di dedicare il tempo al vuoto, anzich\u00e9 avere opinioni nette, capacit\u00e0 di prendere posizioni decise, essere nella realt\u00e0. Negli anni della mia giovinezza, la nozione di realt\u00e0 era cos\u00ec ristretta e soffocante. Ora direi: \u201cQuale realt\u00e0?\u201d Perch\u00e9 finalmente sappiamo che le realt\u00e0 sono cos\u00ec tante e cos\u00ec contemporanee e ormai ci imbattiamo in tante realt\u00e0, sempre di pi\u00f9. Per fortuna.<\/p>\n<p>Anni fa, ho scritto un libro di ninnananne per il mondo, sentivo il bisogno di cullare il mondo, anzich\u00e9 continuare ad accusarlo. C\u2019erano ninnananne native americane, albanesi, africane, persiane, indiane, scozzesi, una geografia bislacca e senza tradizioni, poesie tutte inventate da zero. Come epigrafe alle ninnananne ho scritto:<\/p>\n<p>Forse le poesie non sono necessarie al mondo<\/p>\n<p>ma per qualcuno le cose inutili<\/p>\n<p>sono indispensabili.<\/p>\n<p>La poesia mi sembra la Via meno fondamentalista che ci sia. \u00c8 un inciampo, forse un fallimento del linguaggio, una zoppia. La poesia \u00e8 claudicante e balbuziente. Per me. Non vorrei fare leggi neanche di queste sciocchezze che mi arrivano cos\u00ec, solo perch\u00e9 scrivo esattamente da 52 anni, visto che ho iniziato a dieci anni. Non ho mai cercato di scrivere cose utili, sociali, politiche. Nemmeno spirituali. Ho cercato solo di scavare, di essere nuda, tipo un albero in inverno. E onesta, tipo gli animali. Ricevere il sole sul pelo, fare le fusa, ricevere le parole sulla pelle, tracciarle sulla carta. Sentire, pensare, non essere pensata, ma riflettere il mondo interno ed esterno e trascrivere, un amanuense notturno, un profeta ubriaco.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, mi \u00e8 capitato di tenere seminari non solo ai bambini ma anche nelle case alloggio per persone con aids della Lombardia e per i senza casa. Ho fatto incontri straordinari. E l\u00ec, in quell\u2019emergenza, in quell\u2019estremo, dove la poesia avrebbe potuto arrossire e ritirarsi a occhi bassi, \u00e8 invece esplosa in una luce fortissima di necessit\u00e0. L\u00ec la poesia \u00e8 stata una stretta forte, un legame avventato. Diceva Paul Celan: \u201cNon vedo alcuna differenza tra una poesia e una stretta di mano.\u201d S\u00ec, e anche un abbraccio, una stretta tra naufraghi che mettono in parole urli e scampi. Non mi vergogno di tenere seminari di poesia pronto-soccorso. Ho i brividi pensando a certi sguardi e parole e silenzi. Come la poesia di Alberto, sulla sedia a rotelle, quasi muto, in una casa alloggio per aids, una poesia sul mondo dettata a voce quasi spenta:<\/p>\n<p>Il mondo<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 un ciliegio<\/p>\n<p>con i fiori rossi anche al buio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Capisci? I fiori restano rossi anche al buio!<\/p>\n<p>A me pi\u00f9 che l\u2019invisibile, o uguale all\u2019invisibile, toccano gli invisibili. Una volta, una giovane signora filippina mi ha detto: \u201cIo Chandra sono invisibile.\u201d \u201cMa perch\u00e9, che dici?\u201d le ho chiesto io. \u201cNessuno mi lascerebbe il posto in metro, eppure sono molto stanca la sera, non mi vedono proprio.\u201d Vita quotidiana degli invisibili.<\/p>\n<p><strong>Di fronte agli apparenti errori ed orrori di questo mondo cresce una nuova spiritualit\u00e0, non dogmatica, umana&#8230;.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>S\u00ec, hai ragione e mi piacerebbe pensarla come una spiritualit\u00e0 dell\u2019ascolto. La parola \u2018spiritualit\u00e0\u2019 mi fa un po\u2019 paura perch\u00e9 pu\u00f2 dividere ancora una volta, tra chi e cosa \u00e8 spirituale e chi e cosa non lo \u00e8 e queste divisioni sono assolutamente arbitrarie e nascono pi\u00f9 dai nostri timori e pregiudizi che da vere visioni. Questi tempi sono tragici e non hanno il senso del tragico, forse perch\u00e9 il male \u00e8 soprattutto altrove e ci sfiora soltanto, e perch\u00e9 al nostro male non ci apriamo e lo ignoriamo, come ignoriamo la nostra costante scontentezza, indifferenza, ingratitudine verso l\u2019enormit\u00e0 di quello che abbiamo. Penso che abbiamo bisogno di pratiche, di esercizi di connessione con l\u2019ampiezza, la smisuratezza della vita. Come dire, ricordare la nostra piccolezza di esseri su un minuscolissimo pianeta di un\u2019anonima galassia per aver ancora pi\u00f9 cura, all\u2019interno di questo tangibile mistero, gli uni degli altri e ancora di pi\u00f9 sentirci in cerca non tanto di un senso, che \u00e8 territorio della ragione, ma di un\u2019accoglienza totale di quello che ci circonda e che \u00e8 noi, e questo \u00e8 territorio del cuore.<\/p>\n<p>Mi serve avere una pratica che mi fa sentire connessa con qualcosa che non voglio definire, ma di cui sento di fare parte e frammento e che, quando mi collego, ricarica una mia batteria fondamentale. E allora sono pronta ad aprirmi all\u2019umano, dentro e fuori di me.<\/p>\n<p>Una spiritualit\u00e0 dell\u2019ascolto \u00e8 un\u2019accoglienza senza discussioni di quel che c\u2019\u00e8 in noi e fuori di noi, e non significa affatto accettazione passiva. Accogliere il male pu\u00f2 significare prontezza all\u2019azione, al no. Ovviamente, sempre nell\u2019impegno faticosissimo, ma cos\u00ec creativo, alla nonviolenza, che \u00e8 gi\u00e0 iscritta nell\u2019ascolto, non \u00e8 uno sforzo a parte, \u00e8 gi\u00e0 all\u2019interno dell\u2019ascolto profondo di noi e dell\u2019altro. E questo non significa evitare i conflitti, ma avere regole cavalleresche, regole per cambiarci nel conflitto, per legittimare quello che sentiamo e quello che sente l\u2019altro, per dialogare, dolorosamente, per imparare a dire senza punire, senza demolire. Io temo i programmi morali perch\u00e9 rischiano di mettere nell\u2019ombra i loro opposti, i fuori programma, che prima o poi esplodono. Ho visto troppe volte la bont\u00e0 trasformarsi in giudizi perentori sugli altri, in falsit\u00e0 e sorrisi stampati su cattiverie sottili. Doppie vite, facce multiple. Quello di cui mi fido \u00e8 il lavoro. Il costante lavoro interiore, lavoro di minatore, operaio e contadino, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche l\u2019incontrollabilit\u00e0 della natura, i tempi vegetali, l\u2019affidamento all\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Una Via mi sembra qualcosa che mi sbuccia, che mi fa rischiare la pelle, nel senso che demolisce condizionamenti, idee e opinioni ereditate senza vaglio e costanti costruzioni verbali, nuove personalit\u00e0 che andiamo edificando con la nostra auto-narrazione. C\u2019\u00e8 in tutti noi un nucleo duro, di pietra, che chiamiamo io e da l\u00ec guardiamo il mondo, da l\u00ec incontriamo, senza mai lasciarci davvero modificare come succederebbe se fosse un nucleo liquido o morbido, e non ci chiediamo mai con quali occhi guardiamo, quanta polvere c\u2019\u00e8 sopra il nostro sguardo. Abbiamo bisogno di silenzio per ascoltare tutto quello che in noi non ha permesso di soggiorno, per ascoltare l\u2019Altro. E abbiamo bisogno di parole, parole del bene, parole che toccano, curano, consolano, forse perfino salvano. E non dimenticare che l\u2019altro non \u00e8 solo umano, ma animale, vegetale, ambientale, non c\u2019\u00e8 verit\u00e0 fuori da una visione ecologica del tutto che siamo. Penso all\u2019enorme numero di animali che muoiono anonimi, senza che conosciamo chi sono stati, come hanno vissuto, chi hanno amato, chi lasciano solo morendo. E gli animali nati e cresciuti solo per essere uccisi, esseri senza storia, senza famiglia, deportati, carcerati, quelli ai lavori forzati, quelli sterminati.<\/p>\n<p>Ti scrivo qui una mia poesia che \u00e8 forse pi\u00f9 chiara delle mie faticose parole, io parlo meglio scrivendo o lasciandomi scrivere dalla poesia. Fa parte del mio ultimo libro \u201cLa bambina pugile ovvero La precisione dell\u2019amore\u201d:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Io \u00e8 tanti<\/p>\n<p>e c\u2019\u00e8 chi crolla<\/p>\n<p>e chi veglia<\/p>\n<p>chi innaffia i fiori<\/p>\n<p>e chi beve troppo<\/p>\n<p>chi d\u00e0 sepoltura<\/p>\n<p>e chi ruggisce.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un bambino estirpato<\/p>\n<p>e una danzatrice infaticabile<\/p>\n<p>c\u2019\u00e8 massacro<\/p>\n<p>e ci sono ossa<\/p>\n<p>che tornano luce.<\/p>\n<p>Qualcuno spezzetta immagini<\/p>\n<p>in un mortaio,<\/p>\n<p>una sarta cuce<\/p>\n<p>un petto nuovo<\/p>\n<p>ampio<\/p>\n<p>che accolga la notte,<\/p>\n<p>il piombo.<\/p>\n<p>Ci sono parole ossute<\/p>\n<p>e una via del senso<\/p>\n<p>e una deriva,<\/p>\n<p>c\u2019\u00e8 un postino sotto gli alberi,<\/p>\n<p>riposa<\/p>\n<p>e c\u2019\u00e8 la ragione che conta<\/p>\n<p>i respiri<\/p>\n<p>e non bastano<\/p>\n<p>a fare tempio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il macellaio<\/p>\n<p>e c\u2019\u00e8 un bambino disossato<\/p>\n<p>c\u2019\u00e8 il coglitore<\/p>\n<p>di belle nuvole<\/p>\n<p>e lo scolaro<\/p>\n<p>che nomina e non tocca,<\/p>\n<p>c\u2019\u00e8 il dormiente<\/p>\n<p>e l\u2019insonne che lo sveglia<\/p>\n<p>a scossoni<\/p>\n<p>con furore<\/p>\n<p>di belva giovane<\/p>\n<p>affamata di sembianze.<\/p>\n<p>Ci sono tutti i tu<\/p>\n<p>amati e quelli spintonati via<\/p>\n<p>ci sono i noi cuciti<\/p>\n<p>di lacrime e di labbra<\/p>\n<p>riconoscenti. Ci sono<\/p>\n<p>inchini a braccia spalancate<\/p>\n<p>e maledizioni bestemmiate<\/p>\n<p>in faccia al mondo.<\/p>\n<p>Ci sono tutti, tutti quanti,<\/p>\n<p>non in fila, e nemmeno<\/p>\n<p>in cerchio,<\/p>\n<p>ma mescolati come farina e acqua<\/p>\n<p>nel gesto caldo<\/p>\n<p>che fa il pane:<\/p>\n<p>io \u00e8 un abbraccio.<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Si crede che solo chi si \u00e8 liberato dai suoi fardelli possa dire qualcosa agli altri, non sar\u00e0 invece che avvicinandosi agli altri guariscono anche le proprie ferite?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>In una sua poesia Rumi, grande poeta turco nato in Tagikistan attorno al 1200, dice:<\/p>\n<p>La ferita \u00e8 il punto da cui entra in te la luce.<\/p>\n<p>Ecco, quando anzich\u00e9 maledire le ferite, anzich\u00e9 ignorarle e tirare avanti, anzich\u00e9 farcela, ci fermiamo e le ascoltiamo, le sentiamo, le leggiamo e le lasciamo parlare, ci facciamo scolari delle ferite, allora, anche se dolorosamente e con tempi lunghi, tempi vegetali e musicali, le ferite si trasformano in brecce. Da l\u00ec entra la luce della conoscenza. Per anni, ho vacillato sotto il peso di un\u2019infanzia imperdonabile, non aveva nome il mio male, che potevo dire? \u201cSono una reduce dell\u2019infanzia\u201d? Avrebbero riso tutti, o peggio deriso. Ma \u00e8 cos\u00ec e quando ho accolto il male e mi sono lasciata orientare dal male, l\u2019ho sentito legittimo e vero, ho smesso di ignorarlo o di vivere \u2018nonostante\u2019 e invece ho vissuto \u2018con\u2019 il male, allora ho iniziato un cammino di scolarizzazione e alfabetizzazione. Mi sono lasciata insegnare una nuova grammatica, un lessico dalle ferite. E sai cosa \u00e8 successo man mano che ho avuto rispetto delle mie? Ho incontrato quelle degli altri. Non si pu\u00f2 saltare alcun passaggio, non si pu\u00f2 accogliere le ferite degli altri se non si sono accolte le proprie. Ma non si pu\u00f2 nemmeno aspettare di essere guariti, non succeder\u00e0 mai. Noi siamo le nostre ferite e in quelle ferite passa la luce della conoscenza. E la conoscenza \u00e8 gioia, sempre. Come quando diciamo: \u201cPiacere di conoscerti.\u201d S\u00ec, piacere di conoscere se stessi e di portarsi nuovi, vibranti, parlanti nel mondo. La parola \u00e8 un rischio grande, ci mette allo scoperto e ne abbiamo cos\u00ec bisogno. Incontro bambini pugili, bambini sopravvissuti, che lottano per restare vivi, da quando ho ammesso di esserlo io, ho smesso le maschere graziose, accondiscendenti e sono uscita dal gioco del mondo per entrare in quello della vita: ci si ammala, si invecchia, si muore. E questi tre messaggeri, malattia, vecchiaia e morte, sono tre visitatori angelici. Se li riconosco, non li nego, e insieme non mi faccio abbattere dalla visione collettiva della negazione e della fuga da tutto quello che ferisce, allora dalle nostre ferite entra la luce, anzi sono il modo stesso perch\u00e9 la luce entri. Essere vivi non \u00e8 una cosa data una volta per tutte nascendo, bisogna rinascere continuamente. Non posso dividere la durezza della vita dalla sua magnificenza. Sono un unico mistero. E mi inchino.<\/p>\n<p>Adrienne Rich, poeta americana, dice: \u201cIl momento del cambiamento \u00e8 l\u2019unica poesia.\u201d<\/p>\n<p>E quale momento non \u00e8 di cambiamento se siamo svegli? Ora e ora e ora. Proprio questo ora, mentre scrivo, mentre leggi. \u201cRespira, sei vivo!\u201d come dice Thich Nhat Hanh.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei curiosi percorsi che la vita ci propone incontro, per ora per telefono e via internet, Chandra Candiani, poetessa, traduttrice, insegnante di tante cose per persone di tutte le et\u00e0. 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