{"id":1617952,"date":"2022-07-01T10:48:46","date_gmt":"2022-07-01T09:48:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1617952"},"modified":"2022-07-01T15:01:40","modified_gmt":"2022-07-01T14:01:40","slug":"io-sono-rita-intervista-a-nadia-furnari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/07\/io-sono-rita-intervista-a-nadia-furnari\/","title":{"rendered":"Io sono Rita. Intervista a Nadia Furnari"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il primo libro su Rita Atria fu il suo diario, curato insieme alle sue lettere e ad altri scritti da Sandra Rizza per le edizioni La Luna nel 1993. Si intitolava <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Una ragazza contro la mafia<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> e il sottotitolo era: <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Rita Atria denunci\u00f2<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">le cosche e si uccise dopo la strage Borsellino<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">. Proprio quel \u201csi uccise\u201d voi oggi rimettete in questione, in un nuovo libro che \u00e8 gi\u00e0 andato esaurito ed ora \u00e8 in ristampa, per la casa editrice Marotta&amp;Cafiero di Scampia. Il vostro titolo \u00e8 <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Io sono Rita<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> e il sottotitolo <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Rita Atria: la settima vittima di via D\u2019Amelio<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">. \u00c8 il frutto di un intenso lavoro di collaborazione fra te, co-fondatrice dell\u2019Associazione Antimafie Rita Atria, Giovanna Cuc\u00e8, giornalista del TG1, e Graziella Proto, fondatrice e direttrice della rivista Le Siciliane\/Casablanca. Perch\u00e9 scrivere un nuovo libro su questa vicenda?<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Come spiego nella <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Genesi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, c\u2019era l\u2019esigenza di raccontare una parte della storia che non era mai stata raccontata, di tentare una ricostruzione mai fatta sin qui, se non per via ipotetica, esigenza nata dalla lettura dei fascicoli che abbiamo acquisito, insistendo con tenacia per la desecretazione dei documenti del Viminale, precedenti la morte di Rita. Ma il nostro lavoro di scavo ha riguardato anche i verbali di polizia e carabinieri di Roma, redatti all\u2019indomani della morte di Rita (26 luglio 1992), gli atti della Procura e del Tribunale di Marsala sul processo Accardo+30 del 1993 (che nella faida tra cosche rivali, Ingoglia e Accardo, comprendeva anche i due omicidi di Vito e Nicola Atria, rispettivamente padre e fratello di Rita), gli atti del Tribunale di Roma, i verbali del Servizio Centrale di Protezione, gli atti della Procura di Sciacca e della scuola alberghiera di Erice (dove Rita aveva sostenuto gli esami di idoneit\u00e0 al terzo anno). Abbiamo voluto dare la parola alle carte. Ai fatti.<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">E da questo lavoro di scavo \u00e8 emerso il dubbio sul suicidio\u2026<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Finora circolava la versione che Rita si era buttata a palombaro, salendo in piedi sul davanzale; in realt\u00e0, durante una manifestazione in Viale Amalia (il suo ultimo indirizzo), mi si avvicin\u00f2 una donna e mi disse: \u201cMa veramente la tapparella era quasi chiusa!\u201d. Gi\u00e0 a quel tempo avevamo cercato di acquisire le carte, ma ci erano state rifiutate; ora abbiamo avuto pi\u00f9 fortuna\u2026 Anche dal fascicolo di Roma risulta che la tapparella era quasi chiusa! Cos\u00ec come dal fascicolo del Viminale non risultano difficolt\u00e0 di inserimento a scuola (un liceo cittadino) n\u00e9 problemi di salute o di sofferenza psicologica. Inoltre ci sono alcune considerazioni degli avvocati sui referti scientifici: le analisi del sangue sono state fatte solo due mesi dopo la morte, quando il tasso alcolemico avrebbe avuto tutto il tempo di ridursi cos\u00ec da risultare insignificante. Nel sopralluogo in casa non sono state ritrovate bottiglie, solo una bottiglia di Martini in uno scaffale del ripostiglio in alto, ma un bicchiere rotto e un orologio da uomo; nessuna impronta o traccia biologica, come se tutto fosse stato ripulito; e inoltre, anche qui come in via D\u2019Amelio, c\u2019\u00e8 il mistero di un\u2019agenda telefonica, prelevata da un ispettore di polizia non identificato e mai pi\u00f9 ritrovata\u2026 Infine Rita era minore, avrebbe dovuto avere un tutore, ma l\u2019Alto Commissario cui era stata affidata dal marzo \u201992 (all\u2019inizio della sua collaborazione con la giustizia) si era completamente disinteressato di lei: l\u2019avevano seguita come volontari i ragazzi di Paolo Borsellino e gli ufficiali di polizia giudiziaria di Marsala, anche quando la competenza era delle istituzioni romane.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Voi ricostruite anche il contesto della mafia metamorfica di quegli anni, che si trasforma da mafia agraria a mafia impresa e quindi finanziaria, con la globalizzazione dei traffici di droga e armi, e, sullo sfondo, la latitanza di Matteo Messina Denaro.<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">S\u00ec, il processo di Marsala Accardo+30 viene sottovalutato: tutti pensano che sia un conflitto tra una mafia di pecorai e quelli che volevano vendere la droga. Noi dimostriamo che il padre di Rita, don Vito, la droga la custodiva e la spacciava e custodiva anche armi\u2026 del resto, o si adeguava o si adeguava. E in quel contesto si muoveva anche un certo Matteo Messina Denaro: non dimentichiamo che le moto usate dagli assassini di Vito Atria si sospettava appartenessero a lui e forse anche al fratello, che possedevano modelli simili. Sulla faida Ingoglia-Accardo ci sono migliaia e migliaia di pagine che dimostrano come non si tratti di quattro pecorai n\u00e8 di un contesto arcaico: c\u2019erano interessi molto grossi che arrivavano anche in Inghilterra e in Sud America. D\u2019altra parte, accanto alla mafia c\u2019era anche l\u2019antimafia. A Partanna c\u2019era il Centro fondato da Danilo Dolci, che nel 1969 organizz\u00f2 la prima marcia per la pace da Partanna a Castellammare, cui partecip\u00f2 anche Peppino Impastato; c\u2019erano le donne (che avrebbero sorretto la bara di Rita al funerale); c\u2019erano lotte per la legalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Anche il rapporto con la sorella maggiore Anna Maria e la madre Giovanna Cannova viene rivisitato: la madre non \u00e8 pi\u00f9 vista come una nemica, obbediente alla legge dell\u2019omert\u00e0 e fedele all\u2019appartenenza mafiosa, ma come una donna che teme per la sorte della figlia, coinvolta in vicende pi\u00f9 grandi di lei.<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La madre la legge dell\u2019omert\u00e0 la rispetta sulle cose che conosce del marito; sulle frequentazioni ma poi \u00e8 una donna che usa molto lo strumento della denuncia ai carabinieri. Matura una rabbia molto forte nei confronti di Piera Aiello, moglie del figlio Nicola, che per prima inizia a collaborare con la giustizia, dopo l\u2019uccisione del marito, e che lei ritiene responsabile del coinvolgimento di Rita. In realt\u00e0, \u00e8 una donna diversa da come la dipingono: bench\u00e9 nata nel \u201939, prende la patente gi\u00e0 nel 1973, guida l\u2019auto, accompagna Rita dal sindaco a rivendicare un autobus per gli studenti che devono raggiungere Sciacca (ed \u00e8 in questa occasione che la ragazza, al sindaco democristiano Culicchia che voleva favorirla, in quanto sapeva chi fosse, risponde: \u201cIo sono Rita e non la figlia di Don Vito\u201d); voleva che la figlia Rita studiasse mentre Anna, cinque anni pi\u00f9 grande di Rita, dopo la morte del marito era stata relegata al ruolo \u201cdi femmina di casa\u201d mentre lei andava in giro a sbrigare faccende legate ai terreni, al pascolo, ecc\u2026 A causa dei disagi di collegamento tra Partanna e Sciacca, Giovanna Cannova, affitta per Rita una stanza a Sciacca e si lamenta che Piera, con le sue confidenze sul marito assente in famiglia, la distolga dallo studio. \u201cMa sta figlia me la devono fare studiare; \u00e8 andata a Sciacca per studiare e non per occuparsi dei loro problemi\u201d. Quando Rita inizia a testimoniare per convincere la figlia a tornare sui suoi passi millanta di essere capace di proteggerla, cosa impossibile, dato che gi\u00e0 una volta avevano tentato di entrare in casa probabilmente per ucciderle. Ma Giovanna Cannova non apr\u00ec quella porta. Inizialmente autorizza la messa in protezione ma poi tenter\u00e0 di dissuadere la ragazza dal collaborare con Borsellino anche con le minacce, per cui verr\u00e0 disposto il suo allontanamento dalla figlia.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Quando Rita muore, la madre e la sorella Anna, quest\u2019ultima con il pretesto che era incinta, non vengono avvisate immediatamente. Parecchie volte la signora Cannova era stata ricoverata per depressione; il giorno della strage di via D\u2019Amelio era degente in una casa di cura di Partanna, dove dovevano imboccarla perch\u00e9 rifiutava il cibo\u2026 Non sappiamo se quando restituirono il corpo fosse ancora in casa di cura. Anna invece partecip\u00f2 al funerale.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Di fatto, il luogo della sepoltura e la lapide sono decisi da Piera, che sceglie la tomba della famiglia di uno zio degli Atria, accanto al fratello Nicola, anzich\u00e9 quella di famiglia del suocero. La signora allora, recandosi al cimitero, spezzer\u00e0 col martello la foto della figlia e mi spiegher\u00e0 in seguito: \u201cIo non ho fatto un gesto contro mia figlia, ma contro Piera Aiello; non \u00e8 che mi avevano tolto la genitura!\u201d. Per questo gesto, verr\u00e0 condannata, ma con pena sospesa.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Dal figlio Nicola, marito di Piera, aveva spesso subito percosse, con relative sue denunce ai carabinieri, eppure lo aveva aiutato nel momento del bisogno, comperandogli le pecore per dargli liquidit\u00e0. Non voleva, per\u00f2, che le sue figliole frequentassero il fratello, specie da quando gli aveva trovato una bustina di droga nel portafogli e aveva capito che spacciava.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">A suo modo, era una persona che credeva nello Stato: non racconta mai nulla in Procura di fatti di mafia, ma tempesta di richieste i carabinieri; in un suo diario si legge che sperava che il Presidente della Commissione Antimafia Lumia, le forze dell\u2019ordine e agli avvocati, potessero aiutarla per riesumare il corpo di Rita e fare l\u2019autopsia, \u201cperch\u00e9, secondo me, mia figlia me l\u2019hanno buttata\u201d. Certo le sue azioni e strategie comunicative sono mafiose e patriarcali, ma quello era l\u2019ambiente in cui era stata educata. Ed \u00e8 una donna che scrive tantissimo, con la sua quinta elementare intende raccontare \u201cil romanzo della mia vita\u201d. Le tre donne di casa Atria scrivono scrivono\u2026<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Cosa vi aspettate da questo nuovo libro-denuncia?<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Abbiamo presentato un esposto come Associazione Rita Atria ed anche a nome di Anna Maria Rita Atria, sua sorella. Auspichiamo una riapertura del caso che dia risposte a domande certamente non prive di fondamento.<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Per finire, posso chiederti di tratteggiare una breve storia della vostra associazione?<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Associazione Antimafie Rita Atria nasce due anni dopo la morte di Rita. Io studiavo a Pisa e, dopo l\u2019esperienza della Pantera, tornata a Milazzo, ho avvertito con altre e altri, al di l\u00e0 di ogni appartenenza politica, il bisogno di dare un senso allo striscione \u201cNon li avete uccisi: le loro idee cammineranno sulle nostre gambe\u201d. Abbiamo impiegato due anni perch\u00e9 volevamo studiare e capire. A Messina, provincia \u201cbabba\u201d (sciocca), si diceva che la mafia non esistesse; invece moltissimi erano gli interessi, legati per esempio al porto turistico di Porto Rosa, alla presenza di latitanti in tutto il versante tirrenico e a quant\u2019altro. Abbiamo incontrato Umberto Santino e Anna Puglisi del Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato, Emilia Midrio Bonsignore (vedova di Giovanni Bonsignore, funzionario regionale alla cooperazione ucciso dalla mafia nel 1990), Rita Borsellino, Franca Imbergamo, Antonino Caponnetto, che tutti ci hanno incoraggiato e supportato. Qualcuno ci ha criticato per aver fondato un&#8217;associazione in una provincia in cui secondo loro non esisteva la mafia e per intestato l\u2019associazione ad una figlia e sorella di mafioso! Qualcun altro ci ha dato pochi mesi di vita\u2026 Siamo arrivati a 28 anni!<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">E fate molto altro\u2026<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Abbiamo contribuito, insieme a Piero Campagna ed al giornalista Antonio Mazzeo, a far riaprire il caso Graziella Campagna (una ragazza di 17 anni uccisa nel 1985 per aver ritrovato un \u201cpizzino\u201d nella tasca di una giacca, portata in lavanderia dal nipote del boss Gerlando Alberti). Abbiamo lavorato alla riapertura di due casi relativi alla strage di Ustica del 1980: il finto suicidio del maresciallo Alberto Dettori (che aveva seguito sul monitor del radar la traiettoria dell\u2019aereo abbattuto e aveva telefonato al capitano Ciancarella, radiato e poi reintegrato) ed il presunto incidente aereo dell\u2019ex ufficiale Alessandro Marcucci (che conosceva i nomi di chi poteva testimoniare che il Mig libico, presumibilmente responsabile dell\u2019abbattimento dell\u2019aereo civile italiano,\u00a0 era partito da Pratica di Mare). Siamo specializzati in suicidi e incidenti! Ma ci occupiamo anche di lotta al femminicidio, diritti Lgbt+, appoggiamo la campagna per la liberazione di Assange e contro il Muos di Niscemi. Abbiamo richiesto il blocco dei cantieri e denunciato la scorta, secondo noi illegittima, offerta dalla polizia alle forze armate statunitensi quando il cantiere del MUOS era sequestrato. Crediamo che la lotta alle mafie sia una lotta per i diritti e non debba guardare in faccia nessuno!<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo libro su Rita Atria fu il suo diario, curato insieme alle sue lettere e ad altri scritti da Sandra Rizza per le edizioni La Luna nel 1993. 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Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e collaborato con la rivista \u201cMezzocielo\u201d e l\u2019associazione \u201cLuminaria\u201d. Attualmente partecipa alle attivit\u00e0 del No Mafia Memorial, del Caff\u00e8 Filosofico \u201cB. Bonetti\u201d e alla redazione di Palermo di Pressenza. \u00c8 volontaria di Refugees Welcome Italia. Ha curato con altre autrici un\u2019antologia di scrittrici e scrittori siciliani di ogni tempo.\",\"url\":\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/daniela-musumeci\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Io sono Rita. Intervista a Nadia Furnari","description":"Il primo libro su Rita Atria fu il suo diario, curato insieme alle sue lettere e ad altri scritti da Sandra Rizza per le edizioni La Luna nel 1993. 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