{"id":1615068,"date":"2022-06-28T09:11:42","date_gmt":"2022-06-28T08:11:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1615068"},"modified":"2022-06-28T09:17:45","modified_gmt":"2022-06-28T08:17:45","slug":"i-falsi-miti-della-transizione-energetica-e-la-pace-necessaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/06\/i-falsi-miti-della-transizione-energetica-e-la-pace-necessaria\/","title":{"rendered":"I falsi miti della transizione energetica e la pace necessaria"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">La questione energetica \u00e8 divenuta l\u2019argomento prioritario dell\u2019agenda politica mondiale, ma il modo in cui viene affrontata in sede internazionale pone seri interrogativi sull\u2019esito finale che ne potr\u00e0 risultare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pi\u00f9 volte ho espresso il mio disaccordo<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"#sdendnote1sym\" name=\"sdendnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a> sulle aspettative riposte, anche da buona parte del mondo ambientalista, nella transizione energetica, la quale altro non \u00e8 che una surrogazione di fonti di energia nell\u2019ambito del modello di sviluppo consolidato che, secondo gli auspici di tutte le istituzioni nazionali ed internazionali, \u00e8 atteso incrementare il consumo delle risorse naturali della Terra, sia per l\u2019avvento della IV rivoluzione industriale, sia perch\u00e9 il passaggio dal ciclo dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili comporter\u00e0 un aumento considerevole dell\u2019estrazione di materie prime. Quest\u2019ultimo aspetto, inoltre, si presenta come un vero e proprio \u201cdetonatore planetario\u201d in grado di scatenare nuove guerre, per il fatto che molti minerali (le Terre Rare, ma non solo) assolutamente indispensabili alla produzione delle rinnovabili e dell\u2019idrogeno, sono concentrate in paesi come Cina, Russia e Vietnam, in cui la Cina detiene anche il monopolio mondiale della raffinazione (Terre Rare).<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa situazione, gi\u00e0 prima dell\u2019apertura del conflitto ucraino, aveva determinato ritardi ed aumento dei costi nella produzione di auto elettriche con effetti analoghi nel settore delle turbine eoliche, sintomi non trascurabili di una generale difficolt\u00e0 a realizzare nei tempi previsti gli obiettivi principali della transizione: -45% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e zero emissioni entro il 2050. Tanto era evidente questa difficolt\u00e0 che la Commissione europea, pressata da Francia e Germania, aveva introdotto nella Tassonomia UE il nucleare e il gas come \u201cenergie di transizione\u201d e quindi finanziabili con fondi pubblici, sia pure a determinate condizioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il corso della guerra in Ucraina ha stravolto questo andamento inducendo l\u2019Europa a rivederne alcuni aspetti, che per\u00f2 si presentano disastrosi alla luce delle ultime decisioni prese dalla commissione europea.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Sanzioni <i>\u201ca<\/i> <i>la carte\u201d<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Fin dall\u2019inizio del conflitto l\u2019Europa ha imboccato la strada delle sanzioni verso la Russia, dimenticando tutto il pregresso che si era accumulato negli ultimi otto anni: la questione del Donbass in cui l\u2019Europa (attraverso la Francia e la Germania) si era fatta garante degli accordi di Minsk; il rifornimento continuo di armi a Kiev da parte statunitense su cui non aveva osato dire una parola; l\u2019ulteriore espansione della Nato verso est (che prevedeva l\u2019ingresso dell\u2019Ucraina), per finire con il blocco del gasdotto Nord Stream 2 a dicembre del 2021 (voluto dagli USA), opera realizzata di comune accordo da Russia e Germania, ma silenziosamente gradita a tutti gli altri governi europei perch\u00e9 avrebbe posto fine alle incertezze sulla fornitura del gas russo proprio perch\u00e9 questo non sarebbe pi\u00f9 passato in territorio Ucraino.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da parte russa non si pu\u00f2 dire che in questi otto anni siano mancati i tentativi di invitare Stati uniti, Nato ed Europa a discutere della situazione geopolitica, ma pur non volendo considerarli per non fare sconti a Putin, \u00e8 un fatto che la Russia non ha operato ritorsioni fino a quando l\u2019applicazione delle sanzioni ha raggiunto livelli estremamente ostili. Due i casi, entrambi recenti: il primo quando Gazprom (15 giugno) ha ridotto le forniture di gas per il fatto che la stazione di pompaggio di Vyborg (l\u2019ultima in territorio russo) non disponeva di turbine di ricambio in quanto mesi prima erano state inviate in Germania (essendo di fabbricazione Siemens) per la revisione periodica e non erano tornate indietro nei tempi previsti. L\u2019informazione che ne \u00e8 seguita ha stravolto completamente la realt\u00e0 accusando la Russia dell\u2019ennesima malvagit\u00e0 mentre invece \u00e8 provato che queste turbine sono state inviate a suo tempo in Canada (presso una filiale Siemens) dove erano gi\u00e0 in vigore le sanzioni contro la Russia e l\u00ec sono rimaste bloccate, come hanno confermato i diretti interessati.<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"#sdendnote2sym\" name=\"sdendnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Il secondo caso riguarda l\u2019oblast (regione) di Kaliningrad che \u00e8 una enclave russa in territorio Lituano, dove pochi giorni fa non sono pi\u00f9 transitate merci da e per la Russia a causa delle sanzioni, provocando le proteste di Mosca. La Lituania e l&#8217;Europa hanno detto che l\u2019applicazione \u00e8 corretta e che la Russia mente, ma a leggere il regolamento europeo sulle sanzioni, Art. 3 Terdecies, si legge che esiste il divieto per qualsiasi vettore russo di trasportare merci all\u2019interno del territorio della UE, fatta eccezione per la posta e per <i>\u201c le merci in transito attraverso l\u2019Unione tra <\/i><i>l&#8217;Oblast di Kaliningrad e la Russia, purch\u00e9 il trasporto di tali merci non sia altrimenti vietato dal presente regolamento\u201d<\/i> (par.2, comma b).<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"#sdendnote3sym\" name=\"sdendnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Ora, tenendo conto che le merci soggette a restrizione sono una infinit\u00e0, questa dizione suona un po&#8217; come il famoso <i>\u201ccomma 22\u201d<\/i>, ma solo se si \u00e8 in malafede. Tutto il regolamento infatti \u00e8 finalizzato a stabilire ci\u00f2 che \u00e8 vietato importare o esportare tra la Russia e l\u2019Unione, cosa che non si configura per le merci in transito in Lituania da e per Kaliningrad (fattispecie non a caso prevista nel regolamento) perch\u00e9 trattasi dell\u2019obbligo di servit\u00f9 e contestuale diritto di passaggio, universalmente riconosciuti in tutte le legislazioni del mondo. D\u2019altra parte a leggere bene il regolamento delle sanzioni, si nota che sono escluse le fonti di energia importate dalla Russia (Carbone e gas) e perfino tutte le attivit\u00e0 riguardanti il nucleare civile, cio\u00e8 combustibile nucleare, rifiuti radioattivi e tutta la componentistica relativa al funzionamento dei reattori! Stessa cosa l\u2019ha fatta Biden che con l\u2019ordine esecutivo del marzo scorso dove ha vietato il commercio con la Russia di combustibili fossili, ma non dell\u2019uranio che seguita ad essere importato negli USA in base al programma \u201cMegaton to Megawatt\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Insomma l\u2019Occidente (a questo punto mi sembra giusto usare questo termine) dice che siccome la Russia si comporta male, la punisce con le sanzioni commerciali, ma pretende che certe merci la Russia gliele fornisca ugualmente. Potremmo aggiungere la questione del grano, assolutamente falsa nei numeri (secondo la FAO quello ucraino \u00e8 il 3,2% della produzione mondiale) e nelle responsabilit\u00e0 (i porti sono stati minati dall\u2019Ucraina e la NATO ne \u00e8 corresponsabile), che per\u00f2 fa apparire Putin e la Russia come affamatori del mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Strategie energetiche<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Questo braccio di ferro sulle sanzioni ha per complemento le decisioni della UE in materia di approvvigionamento energetico che hanno come presupposto l\u2019affrancamento dell\u2019Europa dal gas russo entro il 2030.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tecnicamente ci\u00f2 implica una accelerazione nel passaggio alle rinnovabili per quanto riguarda la produzione elettrica (si attendono decisioni atte a contingentare i tempi di concessione per nuovi insediamenti eolici e fotovoltaici e ad incrementare la percentuale di suolo destinata a questi usi) che nel 2030 dovrebbe raggiungere i 2500 Twh, ma il documento della Commissione REPowerEU, prevede di incrementare sia il biometano che la produzione di idrogeno, assolutamente necessario a far funzionare determinati settori industriali (siderurgia e parte della chimica). Per l\u2019idrogeno verde si prevede di aumentare, entro il 2030, di dieci volte l\u2019attuale produzione europea (da 1 a 10 milioni di t\/anno) e di importare altri 10 milioni di t\/anno da paesi terzi (come l\u2019Africa) attraverso enormi campi di sfruttamento dell\u2019energia solare, un vero e proprio neocolonialismo green.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per ottenere una produzione annua di 10 milioni di t di idrogeno verde servono 550 Twh di energia elettrica rinnovabile, cio\u00e8 un quinto della produzione totale prevista che a questo punto non sarebbe pi\u00f9 destinata alla decarbonizzazione; inoltre, considerate le perdite di conversione, variabili dal 30 al 40% a seconda dei campi di impiego dell\u2019idrogeno (riscaldamento, trazione, produzione energia, etc) 220 Twh andrebbero persi. Quindi, per mantenere inalterati gli obiettivi di riduzione della CO2 occorre installare da qui al 2030 una potenza elettrica rinnovabile supplementare di almeno 170.000 Mwe che, oltre a rappresentare di per s\u00e9 una sfida impossibile, comporta uno sviluppo senza precedenti delle reti elettriche, delle stazioni di rifasamento e di accumulo i cui costi sono difficilmente quantificabili.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda l\u2019idrogeno infine, uno studio recente<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"#sdendnote4sym\" name=\"sdendnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> mette in evidenza le difficolt\u00e0 della sua applicazione e distribuzione nelle infrastrutture attuali. L\u2019idea base infatti \u00e8 quella di produrre idrogeno e distribuirlo in miscelazione col gas naturale utilizzando le reti esistenti, ma diversamente da quanto finora \u00e8 stato pubblicizzato, questa operazione ha grossi inconvenienti e costi conseguentemente alti.<\/p>\n<p align=\"justify\">In pratica con una percentuale di idrogeno pari al 20% di quella del gas (obiettivo della UE) occorrono interventi adattativi sia sulla rete di distribuzione (pompaggi etc) che sugli utilizzatori finali: ad esempio le turbine per la generazione, compressori e trazione a gas, sia perch\u00e9 la presenza di idrogeno impone l\u2019impiego di materiali diversi (per esempio le bombole degli autoveicoli), sia perch\u00e9 il comportamento della miscela \u00e8 influenzato dalla composizione chimica del gas naturale, che non \u00e8 la stessa nei vari paesi europei. Inoltre occorre tener conto che il potere calorifico dell\u2019idrogeno \u00e8 circa un terzo di quello del gas naturale, per cui l\u2019impiego di una miscela al 20% necessita di opportuni adattamenti degli impianti per ottenere le stesse prestazioni, mentre per quanto riguarda l\u2019abbattimento delle emissioni non si va oltre il 6-7% del totale, dato che essendo l\u2019idrogeno meno comprimibile del gas, a parit\u00e0 di volume trasportato, il flusso di energia si riduce del 13%. Tutto ci\u00f2 si ripercuote sui costi di investimento e di manutenzione stimati nello studio in 11 miliardi\/anno di spese supplementari con aumenti fino al 20% per gli utenti finali domestici e ancora di pi\u00f9 per gli utenti industriali. Una bolletta energetica che non siamo in grado di pagare!<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Tra guerra e crisi<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019attuale braccio di ferro con la Russia, palesemente influenzato dagli USA e dalla Nato, non si arrester\u00e0 stante l\u2019interesse strategico, quasi vitale, che gli Stati uniti ripongono in questa guerra, facendone pagare le spese alla popolazione ucraina, non meno di quanto abbia gi\u00e0 fatto la Russia.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; Questa guerra \u00e8 lo sbocco, pressoch\u00e9 inevitabile, della politica della NATO da 20 anni a questa parte: prova ne sia, oltre al suo allargamento verso EST, che le spese militari delle parti in causa, tra il 1999 e il 2020 sono queste (fonte SIPRI): Russia 1080 miliardi di $; Gran Bretagna 1190 miliardi di $; Paesi Nato europei 4950 miliardi di $; Stati uniti 15190 miliardi di $. In pratica tutta la NATO ha speso in armamenti 20 volte pi\u00f9 della Russia. Perch\u00e8 l\u2019ha fatto? Quale minaccia pu\u00f2 giustificare questa gigantesca spesa?<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; Non c\u2019\u00e8 nulla di etico nelle motivazioni che l\u2019Occidente adduce per sostenere militarmente l\u2019Ucraina: lo testimoniano sia la formulazione di comodo delle sanzioni, sia il trattamento differenziale riservato alla Russia se paragonato a quello (non) applicato a regimi manifestamente oppressivi e crudeli (Arabia Saudita, Egitto, Turchia, etc) con cui l\u2019Occidente fa affari.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; L&#8217;Europa e gli USA, con la scelta di non approvvigionarsi pi\u00f9 dalla Russia quanto a materie prime e fonti di energia stanno preparando una recessione dell\u2019economia occidentale, conseguente all\u2019aumento generalizzato dei prezzi, anche di generi di prima necessit\u00e0, che non sar\u00e0 mai riassorbito e che provocher\u00e0 un abbassamento del tenore di vita di centinaia di milioni di persone in tutta Europa. Le restrizioni alle importazioni russe e l\u2019aumento del prezzo del gas e del petrolio, hanno gi\u00e0 indotto molti stati a riprendere l\u2019uso del carbone e a riconsiderare l\u2019abbandono del nucleare che, oltretutto, pu\u00f2 risultare economicamente pi\u00f9 competitivo stante il fatto che anche le energie rinnovabili, per lo stretto legame che hanno con alcune materie prime strategiche, costeranno di pi\u00f9.<\/p>\n<p align=\"justify\">La popolazione ucraina non pu\u00f2 continuare a morire per la \u201cgloria\u201d dell\u2019Occidente che l\u2019ha riempita di promesse irrealizzabili come quella di vincere la guerra e se non si vuole che le lacerazioni indotte da questo conflitto, si risolvano in una catastrofe economica per tutti, occorre gridare che gli interessi dei lavoratori europei e di tutti gli strati meno abbienti della popolazione, compresa quella ucraina, \u00e8 di fare la pace e di poter disporre di tutto quanto la Russia pu\u00f2 fornire, perch\u00e9 nessun altro al mondo ce lo pu\u00f2 dare a quel prezzo e perch\u00e9 altrimenti i popoli europei &#8211; che non godono affatto dello stesso tenore di vita -, entrerebbero in una competizione fratricida col rischio di scannarsi come avvenne nella prima guerra mondiale.<\/p>\n<p align=\"justify\">E affinch\u00e9 ci\u00f2 si faccia strada, ci vuole una Europa indipendente dagli USA e senza NATO.<\/p>\n<div id=\"sdendnote1\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"#sdendnote1anc\" name=\"sdendnote1sym\">1 <\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/02\/tassonomia-ue-e-strabismo-ambientalista\/\">https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/02\/tassonomia-ue-e-strabismo-ambientalista\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote2\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"#sdendnote2anc\" name=\"sdendnote2sym\">2<\/a> <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2022\/06\/14\/business\/russian-gas-germany-canada.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.nytimes.com\/2022\/06\/14\/business\/russian-gas-germany-canada.html<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.cleanenergywire.org\/news\/gazprom-announcement-reduce-nord-stream-gas-flows-could-jeopardise-german-storage-target\">https:\/\/www.cleanenergywire.org\/news\/gazprom-announcement-reduce-nord-stream-gas-flows-could-jeopardise-german-storage-target<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote3\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"#sdendnote3anc\" name=\"sdendnote3sym\">3 <\/a><a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:32014R0833&amp;from=IT\">https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:32014R0833&amp;from=IT<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote4\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"#sdendnote4anc\" name=\"sdendnote4sym\">4<\/a><a href=\"https:\/\/www.iee.fraunhofer.de\/content\/dam\/iee\/energiesystemtechnik\/en\/documents\/Studies-Reports\/FINAL_FraunhoferIEE_ShortStudy_H2_Blending_EU_ECF_Jan22.pdf\">https:\/\/www.iee.fraunhofer.de\/content\/dam\/iee\/energiesystemtechnik\/en\/documents\/Studies-Reports\/FINAL_FraunhoferIEE_ShortStudy_H2_Blending_EU_ECF_Jan22.pdf<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione energetica \u00e8 divenuta l\u2019argomento prioritario dell\u2019agenda politica mondiale, ma il modo in cui viene affrontata in sede internazionale pone seri interrogativi sull\u2019esito finale che ne potr\u00e0 risultare. 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