{"id":1610115,"date":"2022-06-22T22:05:57","date_gmt":"2022-06-22T21:05:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1610115"},"modified":"2022-06-22T22:12:41","modified_gmt":"2022-06-22T21:12:41","slug":"crisi-idrica-il-nostro-grande-fiume-e-esausto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/06\/crisi-idrica-il-nostro-grande-fiume-e-esausto\/","title":{"rendered":"Crisi idrica &#8211; Il nostro grande fiume \u00e8 esausto"},"content":{"rendered":"<p>La crisi idrica sta facendo emergere le responsabilit<span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span>di un sistema di gestione caratterizzato da una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali perch\u00e9 piegato ad una logica privatistica che punta esclusivamente alla massimizzazione del profitto. Inoltre evidenzia come tale sistema sia andato a sovrapporsi al fenomeno del surriscaldamento globale e dei relativi cambiamenti climatici impattando negativamente sulla disponibilit<span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span>dell&#8217;acqua per uso umano, sull&#8217;agricoltura e pi\u00f9 in generale sull&#8217;ambiente.<\/p>\n<p align=\"justify\">In Italia abbiamo gi\u00e0 avuto una grave crisi nel 2017 ma la situazione attuale \u00e8 ancora peggiore: il Po, maggiore fiume italiano, dopo inverno, primavera, inizio estate asciutti e montagne senza neve \u00e8 a livelli minimi. La siccit\u00e0 non sembra pi\u00f9, neanche dalle nostre parti, un evento sporadico, bens\u00ec permanente. Il Po da mesi \u00e8 in crisi, ma nessuno ci badava. Un gruppo di docenti del Politecnico erano andati mesi fa sul greto e avevano fatto una serie di fotografie per far presente la situazione ai \u2018decisori\u2019 ma nessuno si \u00e8 mosso di fronte a questo disastro ecologico frutto anche di un uso irresponsabile del suolo in una unica ottica: la mercificazione. Eppure continuiamo ancora a buttare le acque piovane (quando ci sono) nelle fogne, non le raccogliamo in bacini per le emergenze, non ci si preoccupa di armonizzare le varie esigenze idriche in base alle reali disponibilit\u00e0, non si interviene per far convivere i bisogni a monte e a valle indipendentemente dalle concessioni che creano rigidit\u00e0 e disparit\u00e0 insostenibili in caso di carenza.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019eccessiva pressione antropica, insieme concausa e aggravante della crisi climatica, ha finito per abbassare le falde e reso molto pi\u00f9 lenta la ricarica; non si \u00e8 minimamente intervenuti sul dissesto idrogeologico. Tutti questi fattori si legano tra loro.<\/p>\n<p align=\"justify\">D\u2019altra parte, i dati ISTAT sulle perdite delle reti idriche sono impietosi: nel 2015 si attestano al 41,4% a livello nazionale (47,9% il tasso di \u201cdispersione\u201d fotografato nel 2019). \u00c8 evidente che pi\u00f9 che allo stato delle reti, si \u00e8 guardato all\u2019andamento delle azioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Oggi i fautori del mercato e delle privatizzazioni, sostengono che le tariffe non forniscono abbastanza soldi per fare gli investimenti. Che qualcosa non torni in queste argomentazioni \u00e8 molto semplice dimostrarlo: dal 2010 al 2016 le \u201c4 grandi sorelle\u201d (IREN, A2A, HERA e ACEA), societ\u00e0 per azioni multiservizi quotate in borsa, in termini cumulati realizzano utili per 3 miliardi di euro e 257 milioni di euro e distribuiscono dividendi per 2 miliardi di euro e 983 milioni di euro ai soci pubblici e privati, pari al 91% degli utili!<\/p>\n<p align=\"justify\">I dati quindi ci dicono in maniera palese che i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti e garantire cos\u00ec un servizio essenziale, ma per remunerare gli azionisti (pubblici e privati).<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; necessaria una radicale inversione di tendenza rispetto al modello attuale, che si pu\u00f2 realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalit\u00e0 generale. A fronte della situazione di emergenza idrica che si \u00e8 evidenziata in quest&#8217;ultimo periodo di tempo e che comunque ha caratteristiche strutturali, occorre mettere in campo rapidamente alcuni interventi in grado di aggredirla, prevenirla e dare ad essa soluzioni utili. In particolare, tre ci sembrano le misure prioritarie che si possono assumere in tempi brevi:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche<\/strong>;<\/li>\n<li><strong>incentivi all&#8217;ammodernamento degli impianti di irrigazione in agricoltura<\/strong> (ad es. irrigazione a goccia) e all&#8217;utilizzo delle acque piovane;<\/li>\n<li><strong>incentivi alla realizzazione di reti idriche duali<\/strong> ed all\u2019installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell\u2019edilizia di servizio, residenziale e produttiva.<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">L\u2019Italia detiene il primato europeo del prelievo di acqua per uso potabile. Dal punto di vista degli ecosistemi acquatici, laghi, fiumi, acqua sotterranee, tutte le rilevazioni rivelano uno stato raramente buono e per lo pi\u00f9 scarso o cattivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">La contaminazione pi\u00f9 frequente \u00e8 dovuta agli erbicidi e agli scarichi delle aree industriali attive o dismesse ma non ancora bonificate, come ad esempio quella dovuta ai PFAS in Veneto e ad Alessandria; pesano poi i cosiddetti contaminanti emergenti quali droghe, cosmetici e farmaci.<\/p>\n<p align=\"justify\">La contaminazione delle acque di falda, che in Italia sono la principale fonte di approvvigionamento di acqua potabile, determina la necessit\u00e0 di attuare trattamenti per trattenere le sostanze chimiche che diventano sempre pi\u00f9 costosi e difficili con l\u2019aumento della complessit\u00e0 delle miscele.<\/p>\n<p align=\"justify\">Inoltre non sono stati messi in atto interventi incisivi per migliorare i sistemi di depurazione (ad esempio separando acque nere da quelle meteoriche), bonificare i suoli contaminati e favorire la transizione a pratiche agricole che non facciano uso di fertilizzanti, e pesticidi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La conversione ecologica riveste una forte rilevanza anche per la salvaguardia del ciclo naturale delle acque. Per quest\u2019ultimo occorre, nello specifico contesto italiano, una serie di interventi:<\/p>\n<ul>\n<li>i bacini idrogeologici vanno tutelati per eliminare la contaminazione della falda e riqualificati con riforestazioni a partire da quelli in cui insistono i punti di prelievo di acqua potabile;<\/li>\n<li>la quantit\u00e0 di acqua prelevata per le necessit\u00e0 umane deve essere limitata e correlata alle necessit\u00e0 degli ecosistemi a valle dei punti di prelievo;<\/li>\n<li>la diminuzione dei prelievi d\u2019acqua deve operarsi da un lato eliminando le perdite di rete (30\/40% dell\u2019acqua distribuita) e dall\u2019altra con la realizzazione di reti duali (il 40\/50% dell\u2019acqua distribuita \u00e8 utilizzata per fini non potabili). La pianificazione degli interventi sulle reti deve prevedere quindi la contestuale realizzazione di reti per l\u2019acqua a fini non potabili (acque di minor pregio, di riciclo o piovane);<\/li>\n<li>la diminuzione dei prelievi d\u2019acqua producono non solo una riduzione dei costi e dei consumi energetici per pompaggi, trasporto e distribuzione, ma un aumento delle capacit\u00e0 di stoccaggio delle falde e un miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019acqua;<\/li>\n<li>la depurazione delle acque deve raggiungere il 100% (attualmente \u00e8 al 50\/60%). Vanno privilegiati gli impianti di piccole-medie dimensioni e quelli di fito-depurazione in quanto garantiscono maggiormente la qualit\u00e0 della acque depurate da immettere in natura, nella produzione agricola e nelle reti duali.<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">Crediamo sia necessario anche riflettere attentamente sull\u2019attuale modello di pianificazione urbana asservita agli interessi della speculazione immobiliare, che vede citt\u00e0 sempre pi\u00f9 cementificate e asfaltate, private del verde, che i cambiamenti climatici in atto, la crisi idrica e sanitaria hanno rivelato essere vere e proprie trappole.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa situazione dovrebbe spingere a individuare e applicare nuove politiche, nuovi stili di vita in grado di prevenire i disastri, superare ingiustizie, ridurre le clamorose e disumane diversit\u00e0 nelle condizioni di vita delle persone.<\/p>\n<p align=\"justify\">Invece si \u00e8 diffusa la convinzione che bastano le tecnologie, quelle gi\u00e0 disponibili e quelle da sviluppare, a risolvere tutti i problemi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Al posto di evitare sprechi e inquinamenti, si evocano le tecnologie per rimediare ai danni generati dalla speculazione finanziaria, dagli interessi industriali considerati prioritari rispetto a quelli sociali e di salvaguardia dell\u2019ambiente. Le tecnologie che vengono presentate come eco-compatibili, in realt\u00e0 dipendono ancora per la maggior parte da fonti energivore e fossili, che sono tra le cause principali del deterioramento climatico. In questa ottica tutto si pu\u00f2 trasformare in una operazione di greenwashing se non si interviene con una forte mobilitazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta alla grande siccit\u00e0 che si \u00e8 verificata nel 2017 non \u00e8 stata assolutamente adeguata, tanto \u00e8 vero che oggi ci troviamo in una situazione ancora peggiore. Mentre molte sono le azioni che si possono mettere in campo per ridurre i consumi e le dispersioni, per riepilogare: sostituendo le obsolete reti di distribuzione irrigua e potabile, controllando sistematicamente i prelievi, spesso fuori controllo, recuperando la capacit\u00e0 degli invasi gi\u00e0 esistenti che per carenza di manutenzione si sono riempiti di terra, passando in agricoltura a colture meno idroesigenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non basta un cambiamento marginale per curare questo stato di malattia che rivela un fallimento del sistema. Dobbiamo ricostruire l\u2019ecosistema che stiamo distruggendo e che permette la vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Occorre un intervento di respiro e grande qualit\u00e0 che ripari i danni storici con lo sguardo rivolto ai nuovi fenomeni, nella consapevolezza che la gestione rispettosa dell&#8217;acqua \u00e8 alla base della salvaguardia del territorio. Per risanare e adeguare tutto questo a criteri accettabili per un paese civile e democratico, sono indispensabili risorse adeguate. Questa deve diventare una priorit\u00e0. Dopo l&#8217;approvazione della legge di bilancio 2021, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha sottolineato che sono stati stanziati 630 mln di \u20ac per i prossimi 7 anni per investimenti infrastrutturali, per la tutela del suolo, la mitigazione ambientale, il dissesto idrogeologico.<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 un abisso rispetto ai dati ISPRA, che dice: \u201c26 mld di \u20ac \u00e8 una stima del fabbisogno teorico per la messa in sicurezza dell&#8217;intero territorio nazionale, da attuarsi attraverso piani pluriennali di finanziamento\u201d. Dato che la messa in sicurezza del territorio \u00e8 uno dei titoli previsti dal Recovery Plan occorre che questa grande opera utile venga messa in condizioni di essere veramente attuata con interventi pianificati su tutto il territorio, con scelte decise anche nei confronti dei piani urbanistici a partire dalla rigorosa definizione delle aree di salvaguardia delle acque destinate consumo umano e dall\u2019inserimento dei misuratori di portata sui prelievi idropotabili per evitare emungimenti dannosi alla falda.<\/p>\n<p align=\"justify\">E\u2019 necessario migliorare la qualit\u00e0 delle acque superficiali e di falda, intervenire per rinatulizzare i versanti collinari e montani, le sponde di fiumi e canali, restituire ad uso ambientale e paesaggistico naturale di aree compromesse da fabbricati ex industriali ora dismessi e abbandonati. In definitiva, si tratta di mettere in campo un intervento relativo alla \u201cTutela del territorio e della risorsa idrica\u201d, che nell\u2019arco dei prossimi 5 anni costruisca investimenti pubblici, tramite il Recovery Plan, nella seguente misura:<\/p>\n<ul>\n<li>2 mld di \u20ac per la ripubblicizzazione del servizio idrico, da utilizzare nel primo anno di intervento;<\/li>\n<li>7,5 mld. di \u20ac (cui aggiungere risorse provenienti dai soggetti gestori per circa ulteriori 2,5 mld) per la ristrutturazione delle reti idriche;<\/li>\n<li>26 mld. di \u20ac (di cui 50% provenienti dal Recovery Plan e il restante 50% da ulteriori fonti di entrata) per il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi idrica sta facendo emergere le responsabilit\u00e0 di un sistema di gestione caratterizzato da una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali perch\u00e9 piegato ad una logica privatistica che punta esclusivamente alla massimizzazione del profitto. 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