{"id":1596371,"date":"2022-06-02T15:20:13","date_gmt":"2022-06-02T14:20:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1596371"},"modified":"2022-06-02T15:21:11","modified_gmt":"2022-06-02T14:21:11","slug":"breve-storia-del-nazionalismo-ucraino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/06\/breve-storia-del-nazionalismo-ucraino\/","title":{"rendered":"Breve storia del nazionalismo ucraino"},"content":{"rendered":"<p><em>Una piccola storia del nazionalismo ucraino, per comprendere lo sviluppo della questione nazionale e di come essa ha attraversato due guerre mondiali, un genocidio, l\u2019oppressione sovietica, la decomunistizzazione e, infine, la guerra con la Russia.<\/em><\/p>\n<p><strong>La Galizia laboratorio della nazione ucraina<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Ucraina ottocentesca era <strong>divisa<\/strong> tra l\u2019impero <strong>asburgico<\/strong> e quello <strong>russo<\/strong>, ma se nel primo il nazionalismo ucraino venne persino incoraggiato in funzione anti-polacca, nel secondo si assist\u00e9 alla repressione: furono cos\u00ec vietate le pubblicazioni in lingua ucraina e le associazioni culturali indipendentiste \u2013 tra cui la <strong>Confraternita di Cirillo e Metodio<\/strong>, nella quale militava <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Taras_Hryhorovy%C4%8D_%C5%A0ev%C4%8Denko\">Taras \u0160ev\u010denko<\/a>, poeta e padre della letteratura ucraina. Questo <strong>imped\u00ec la \u201cnazionalizzazione\u201d dei contadini<\/strong> che rimasero sostanzialmente estranei al nazionalismo \u2013 sia ucraino, sia russo \u2013 i quali si riconoscevano piuttosto nell\u2019appartenenza a un comune gruppo sociale.<\/p>\n<p>Come ricorda<strong> Simone Attilio Bellezza<\/strong> nel suo <em>Il destino dell\u2019Ucraina, il futuro dell\u2019Europa<\/em>, nella <strong>Galizia austriaca<\/strong> il sentimento nazionale ucraino era assai pi\u00f9 diffuso anche nella popolazione grazie all\u2019<strong>azione dei preti uniati cattolici<\/strong>. La chiesa uniate, sorta all\u2019indomani dell\u2019Unione di Brest (1596), riport\u00f2 il clero ucraino sotto l\u2019obbedienza del Papa pur garantendo il rito ortodosso. I preti uniati quindi si formavano in Occidente, entrando in contatto con le nuove idee nazionaliste e diffondendole in patria. <strong>Leopoli<\/strong> divenne cos\u00ec il <strong>centro della rinascita<\/strong> <strong>nazionale<\/strong> ucraina. Non a caso, nel capoluogo galiziano oper\u00f2 <strong>Mychajl Hru\u0161evs\u2019kyj<\/strong> (1866-1934) storico e docente alla locale universit\u00e0, principale promotore dell\u2019idea nazionale ucraina. Trasferitosi a Kiev dopo il 1905, sar\u00e0 l\u2019artefice della prima indipendenza nazionale.<\/p>\n<p><strong>La prima guerra mondiale<\/strong><\/p>\n<p>La Prima guerra mondiale condusse alla <strong>disgregazione degli imperi russo e austro-ungarico<\/strong>, aprendo la strada alla costituzione di uno stato ucraino. Nel <strong>1917<\/strong>, mentre a Pietrogrado i bolscevichi facevano la rivoluzione, il parlamento ucraino \u2013 formatosi dopo la Rivoluzione di Febbraio, dominato dal movimento nazionale ucraino, di <strong>ispirazione socialista<\/strong> e guidato proprio da <strong>Hru\u0161evs\u2019kyj<\/strong> \u2013 dichiar\u00f2 <strong>l\u2019indipendenza della Repubblica Popolare Ucraina<\/strong> (9 novembre 1917).<\/p>\n<p>I bolscevichi locali, <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/104980\">mobilitati da Lenin<\/a>, diffusi soprattutto <strong>nell\u2019est del paese<\/strong> si mobilitarono per <strong>affondare la neonata repubblica<\/strong>. \u00c8 interessante notare come la forte\u00a0presenza russa nelle regioni orientali si legasse alla nascente industrializzazione e, quindi, all\u2019emigrazione di lavoratori dalla Russia in regioni sostanzialmente contadine e fino a quel momento poco popolate. Ancora nel 1917 la citt\u00e0 di Donec\u2019k, allora nota come\u00a0 Juzovka, sorta attorno agli impianti dell\u2019industriale gallese Hughes, contava appena 70mila abitanti mentre Kiev ne contava 430mila.<\/p>\n<p>Dopo aver preso il potere, Lenin sigl\u00f2 la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Trattato_di_Brest-Litovsk\">pace di Brest-Litovsk<\/a> (3 marzo 1918) che sanc\u00ec l\u2019uscita della Russia bolscevica dalla guerra. <strong>L\u2019Ucraina<\/strong> venne allora <strong>occupata dai tedeschi<\/strong> che, con la scusa di difendere l\u2019indipendenza nazionale, miravano al controllo economico del paese. La successiva sconfitta tedesca, <strong>gett\u00f2 l\u2019Ucraina nella guerra civile<\/strong> che vide i nazionalisti di Petljura opporsi ai bolscevichi, ai bianchi di Denikin e Wrangler, agli anarchici di Machno. Determinante fu il ruolo dei <strong>contadini<\/strong> i quali, estranei al movimento nazionale, finirono per appoggiare i bolscevichi attratti dalle promesse della \u201cNuova politica economica\u201d (NEP) di Lenin che concedeva loro ampia autonomia (gettando le basi per l\u2019ascesa di un ceto di contadini proprietari delle terre, i <em>kulaki<\/em>).<\/p>\n<p>A sostegno dei bolscevichi si schierarono anche gli <strong>ebrei<\/strong>, colpiti dalle persecuzioni e dai <em>pogrom<\/em> di Petljura e di Machno, le cui bande intendevano <strong>punire gli ebrei per il loro appoggio ai comunisti<\/strong>, rompendo cos\u00ec una lunga convivenza tra ebrei e ucraini. Alla fine, l\u2019Ucraina rientr\u00f2 nell\u2019orbita di Mosca mentre la <strong>Galizia<\/strong> venne assegnata alla Polonia.<\/p>\n<p><strong>Tra le due guerre<\/strong><\/p>\n<p>Accanto alla NEP, Lenin var\u00f2 una <strong>politica di indigenizzazione<\/strong> \u2013 la <em>korenizacija<\/em> \u2013 che favor\u00ec lo sviluppo nazionale delle diverse repubbliche sovietiche. Fu cos\u00ec che si costitu\u00ec un sistema scolastico ucraino che <strong>alfabetizz\u00f2<\/strong> in quella lingua <strong>le masse contadine<\/strong>, pubblicando dizionari e grammatiche, e dando vita a quella peculiare situazione linguistica che, fino al febbraio 2022, caratterizzava ancora le regioni orientali del paese, in cui le citt\u00e0 sono a maggioranza russofona ma nelle campagne si parla ucraino.<\/p>\n<p>La politica di indigenizzazione termin\u00f2 con l\u2019avvento di <strong>Stalin<\/strong> il quale impose la \u201c<strong>dekulakizzazione<\/strong>\u201d e la collettivizzazione forzata delle terre (1928). Al contempo si procedette con la <strong>russificazione forzata<\/strong> dell\u2019Unione Sovietica e la <strong>persecuzione delle culture nazionali<\/strong> (Bellezza, 2022). Gli ucraini resistettero a questa doppia pressione, economica e politica, e pagarono il prezzo pi\u00f9 alto. Mentre l\u2019Armata Rossa circondava le citt\u00e0 e presidiava le campagne, impedendo qualsiasi fuga, i funzionari sovietici avviarono <strong>requisizioni totali di derrate alimentari<\/strong> causando la morte per fame di circa 5 milioni di persone in meno di un anno. I <strong>contadini<\/strong> ucraini, ascesi finalmente a <strong>protagonisti<\/strong> del movimento nazionale ucraino, venivano cos\u00ec <strong>eliminati fisicamente<\/strong> e, con loro, anche gli esponenti della \u00e9lite culturale, ammazzati con l\u2019accusa di \u201cnazionalismo borghese\u201d.<\/p>\n<p>La memoria di quell\u2019ecatombe, chiamata <strong>Holodomor<\/strong>, \u00e8 diventata il perno della memoria collettiva della nuova Ucraina indipendente dal 1991 a oggi. <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/113003\">L\u2019Holodomor rappresenta per gli ucraini un tentato genocidio<\/a> che li assurge a \u201cpopolo vittima\u201d. Questo ha spinto la storia ucraina verso direzioni nuove \u2013 come ricorda lo storico<strong> Andrea Graziosi<\/strong> \u2013\u00a0 fino cio\u00e8 al <strong>rifiuto della politica di potenza e prepotenza<\/strong>. \u201cI popoli vittima \u2013 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Z5S7iDsmgmk&amp;ab_channel=BibliotecaArchiviodelCSSEO\">sottolinea Graziosi<\/a> \u2013 hanno nella sofferenza la radice della propria identit\u00e0 e sono pi\u00f9 portati a resistere. Anche oggi. Agli occhi degli ucraini la guerra in corso \u00e8 qualcosa di <strong>gi\u00e0 visto<\/strong>, un tentativo di \u201cde-ucrainizzazione\u201d che ebbe nell\u2019l\u2019Holodomor un precedente, ed \u00e8 per questo inaccettabile, tanto da mobilitare l\u2019intero popolo in una resistenza che diventa lotta per la sopravvivenza come nazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>La Seconda guerra mondiale<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giorgio Cella<\/strong>, nel suo <em>Storia e geopolitica della crisi ucraina<\/em>, ci ricorda che quando i nazisti entrarono in Ucraina, all\u2019indomani dell\u2019Operazione Barbarossa (1941), la popolazione \u201caccolse inizialmente in modo positivo la presenza tedesca nella speranza che ponesse fine a quella russo-sovietica\u201d. La memoria dell\u2019Holodomor, la morte per fame, la russificazione forzata, avevano lasciato un segno profondo nella societ\u00e0 ucraina. \u201c<strong>I tedeschi vennero dunque considerati come liberatori<\/strong>\u201d in modo non dissimile da quanto avvenuto nel Baltico, dove l\u2019oppressione sovietica fu altrettanto dura.<\/p>\n<p>Durante <strong>l\u2019occupazione nazista<\/strong> il paese fu per\u00f2 diviso. La Transcarpazia fu annessa all\u2019Ungheria mentre la Transnistria, fino a Odessa, fu data alla Romania. La Galizia fu compresa nel Governatorato generale che amministrava i territori polacchi non annessi al Reich, mentre il resto del paese su assoggettato a un <b>Reichskommissariat\u00a0<\/b>agli ordini di Rosenberg che <strong>trasform\u00f2 la popolazione in manodopera<\/strong> a buon mercato, <em>Untermenschen <\/em>(<strong>subumani<\/strong>) asserviti alla razza dominante. Il malcontento si diffuse rapidamente tanto che l\u2019Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), di ispirazione anti-sovietica, dal 1944 cominci\u00f2 a operare anche contro i nazisti.<\/p>\n<p><strong>La Resistenza ucraina<\/strong><\/p>\n<p>La Resistenza ucraina si svilupp\u00f2 in momenti diversi, sostanzialmente lungo <strong>tre direttrici<\/strong> e relativi movimenti. Il primo, dal punto di vista cronologico, fu l\u2019<strong>UNDO<\/strong> (Unione nazional-democratica ucraina) che oper\u00f2 nella <strong>Galizia polacca<\/strong> tra le due guerre, ispirata a valori democratici non riusc\u00ec a portare avanti la causa nazionale ucraina attraverso metodi <strong>pacifici<\/strong>. Fu cos\u00ec che crebbe d\u2019importanza l\u2019<strong>OUN<\/strong>, fondata a Vienna nel 1929, fece fuori i nemici dell\u2019UNDO con una serie di attentati finch\u00e9 non si divise in due fazioni, l\u2019OUN \u2013 B, guidato da <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/52283\">Stepan Bandera<\/a>, fautore di un\u2019alleanza con la Germania nazista; e l\u2019OUN-M guidato da Andrej Mel\u2019nik, pi\u00f9 vicino all\u2019Italia fascista. <strong>Bandera<\/strong>, che i nazisti liberarono dalle carceri dove l\u2019avevano rinchiuso i polacchi, condusse i suoi reparti alla conquista di Leopoli dove <strong>proclam\u00f2 l\u2019indipendenza ucraina<\/strong> e la fedelt\u00e0 a Hitler il quale, per\u00f2, non grad\u00ec rinchiudendolo a Sachsenhausen.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che si svilupp\u00f2 l<strong>\u2018UPA<\/strong>, forte soprattutto in Galizia, vero movimento partigiano che godeva del supporto popolare, lottando contro i nazisti, i comunisti e anche <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/2286\">contro i partigiani polacchi dell\u2019Armia Krajowa<\/a>, che lottavano per la liberazione della Polonia \u2013 di cui la Galizia era parte fino al 1939. L\u2019<strong>UPA<\/strong> raccoglieva anarchici, socialisti, nazionalisti e oper\u00f2, per un certo periodo, con l\u2019OUN-B raccogliendone l\u2019eredit\u00e0. L\u2019UPA, dal 1943, <strong>combatt\u00e9 anche i nazisti<\/strong> i quali, nutriti di teorie antislave, brutalizzarono il paese e ne deportarono la popolazione causando la reazione dei partigiani ucraini. Per queste ragioni \u2013 spiega ancora Giorgio Cella \u2013 \u201c\u00e8 difficile bollare <em>tout-court<\/em> l\u2019UPA di filonazismo\u201d malgrado le pensati connivenze e le responsabilit\u00e0 nella persecuzione degli ebrei nel periodo 1941-1943 \u2013 periodo in cui, per\u00f2, Bandera marciva nella carceri di Hitler. Tuttavia, il <strong>retaggio ideologico<\/strong> dell\u2019OUN-UPA influenza ancora la politica ucraina.<\/p>\n<p><strong>Gli anni Sessanta<\/strong><\/p>\n<p>Nel pieno del <strong>periodo sovietico<\/strong> si svilupp\u00f2 <strong>una generazione<\/strong> di nazionalisti ucraini assai peculiare che raggiunse il suo apogeo negli anni Sessanta, ed \u00e8 per questo nota con l\u2019appellativo di <em>sistdesjatnyky<\/em> (\u201csessantini\u201d), che \u2013 come ricorda ancora Bellezza nel suo preziosissimo volumetto: \u201cprovenivano dalle campagne ucrainofone delle regioni orientali e [\u2026] trasferitisi in citt\u00e0 per studiare, avevano incontrato un ambiente prevalentemente russofono\u201d avviando \u201cuna riflessione sulla politica sovietica delle nazionalit\u00e0\u201d <strong>rivendicando l\u2019uso della lingua ucraina<\/strong> e il diritto di studiarla. Epicentro di questo fenomeno, che non fu mai di massa, fu la citt\u00e0 di <strong>Donec\u2019k<\/strong> \u2013 oggi considerata un caposaldo del filorussismo ucraino. Una prova ulteriore di quanto certe schematizzazioni siano fallaci.<\/p>\n<p><strong>Gli anni Ottanta<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni Ottanta, le riforme gorba\u010d\u00ebviane di\u00a0<a title=\"Perestrojka\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Perestrojka\">perestrojka<\/a> e <a title=\"Glasnost'\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Glasnost%27\">glasnost\u2019<\/a> hanno consentito una maggiore libert\u00e0 di studio, confronto politico e opinione, aprendo la via al <strong>recupero dei diversi retaggi nazionali<\/strong> tra cui quello ucraino. Il Movimento nazionale ucraino, <strong>Ruch<\/strong>, avanz\u00f2 allora richieste di separazione da Mosca organizzando <strong>scioperi operai<\/strong> soprattutto <strong>nell\u2019est del paese<\/strong>, <strong>dove i minatori assistevano impotenti allo sfacelo economico sovietico. Lo<\/strong> sfruttamento coloniale delle risorse ucraine e l\u2019impoverimento generale sald<strong>arono insieme \u2013 in un unica spinta nazionale \u2013<\/strong> intellettuali di lingua ucraina e operai di lingua russa, dimostrando una volta di pi\u00f9 il <strong>carattere non-etnico<\/strong> del nazionalismo ucraino.<a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/122592\"> Qui un approfondimento<\/a> su questo peculiare movimento politico.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Ucraina indipendente<\/strong><\/p>\n<p>Una volta ottenuta l\u2019indipendenza, la classe politica ucraina decise di dare la cittadinanza a tutti i residenti nel paese, anche russofoni e russi etnici. Una scelta \u2013 come ricorda Andrea Graziosi \u2013 opposta a quella dei paesi baltici e, in generale, figlia di <strong>un\u2019idea nazionale che non faceva perno sull\u2019etnicit\u00e0<\/strong>. \u201cC\u2019era chi si sentiva ucraino ma parlava russo \u2013 ricorda Graziosi \u2013 dove il russo diventa una sorta di lingua veicolare, come l\u2019inglese da noi\u201d.<\/p>\n<p>La <strong>de-etnicizzazione della lingua<\/strong> dal 1991 in poi \u00e8 un dato importante per capire lo sviluppo sociale e politico del paese. A questo si aggiunga<strong> la molteplicit\u00e0 di confessioni religiose<\/strong>. Proprio in quegli anni si assiste infatti al riemergere della Chiesa Uniate \u2013 fino ad allora oppressa \u2013 e alla nascita di una <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/70108\">chiesa ortodossa nazionale ucraina<\/a>, che si affiancava alla chiesa ortodossa russa. La <strong>mancanza di unit\u00e0 linguistica e religiosa<\/strong> ha <strong>impedito<\/strong> la costruzione di uno <strong>stato-nazione<\/strong> tradizionale, fondato sull\u2019omogeneit\u00e0 culturale. Da qui lo sviluppo di un \u201cnazionalismo civico\u201d, non etnico, inclusivo e plurale.<\/p>\n<p><strong>Politiche etniche<\/strong><\/p>\n<p>Gli ultimi vent\u2019anni di storia ucraina, segnati da due rivoluzioni e una guerra, hanno visto lo sviluppo di politiche etnocentriche tese a dividere il paese. Il presidente<strong> Viktor Ju\u0161\u010denko<\/strong> \u2013 eletto sull\u2019onda della Rivoluzione arancione \u2013 si impegn\u00f2 senza successo a portare l\u2019Ucraina verso occidente. Nel farlo, cerc\u00f2 di accattivarsi le simpatie dei nazionalisti conferendo l\u2019onorificenza di <strong>\u201cEroe dell\u2019Ucraina\u201d<\/strong> a <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/52283\">Stepan Bandera<\/a>.<\/p>\n<p>Il suo successore, <strong>Viktor Janukovy\u010d<\/strong>, oligarca del Donbass vicino al Cremlino, decise di <strong>innalzare il russo a lingua ufficiale<\/strong> laddove fosse parlato da pi\u00f9 del 10% della popolazione. Una mossa che fu interpretata da una parte dell\u2019opinione pubblica come un ossequio alla Russia. La questione nazionale e linguistica fu in realt\u00e0 <strong>uno strumento per polarizzare e dividere il paese<\/strong>, mentre il presidente andava costruendo un regime sempre pi\u00f9 autoritario, appoggiato dal Cremlino, che trov\u00f2 argine solo nella Rivoluzione di Maidan del 2014.<\/p>\n<p>L\u2019elezione a presidente di<strong> Petro Poroshenko<\/strong> all\u2019indomani della Rivoluzione di Maidan coincise con una <strong>svolta nazionalista<\/strong>. Tra le riforme pi\u00f9 discutibili ci fu la legge sulla lingua (n\u00b0 <a href=\"https:\/\/zakon.rada.gov.ua\/laws\/show\/2704-viii\">5670-d<\/a>) che toglieva alle lingue minoritarie lo\u00a0<em>status<\/em>\u00a0di lingua regionale\u00a0<strong>limitando drasticamente il loro utilizzo in ambito pubblico<\/strong>. Vero obiettivo della legge era la lingua russa, ma di mezzo <a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/le-relazioni-tra-putin-e-orban-alla-prova-della-crisi-ucraina-33880\">ci sono finite tutte<\/a>. La norma, nella sua versione definitiva, consente l\u2019uso delle lingue minoritarie accanto a quella nazionale, cos\u00ec come l\u2019insegnamento nelle scuole, ma ribadisce l\u2019ucraino come unico idioma ufficiale. Altro campo di battaglia fu la storia, con la <strong>glorificazione<\/strong> dei partigiani dell\u2019OUN e dell\u2019UPA e l\u2019istituzione di un <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/52587\">Ministero delle politiche dell\u2019informazione<\/a> che aveva il compito di vigilare affinch\u00e9 i media riportassero notizie in linea con la narrativa nazionale imposta dal governo.<\/p>\n<p>A causa del conflitto scoppiato con la Russia nel 2014, <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/124914\">si sono andate formando battaglioni ultranazionalisti o neonazisti<\/a>, come Azov, Dnipro, Aidar, finanziate in larga misura da <strong>Igor Kolomojs\u2019kyj<\/strong>, oligarca ebreo russofono, che certo non pu\u00f2 condividere l\u2019ideologia nazista ma che \u2013 come altri \u2013 ha strumentalizzato la questione nazionale per propri fini di egemonia politica. Malgrado le glorificazioni pubbliche, la memoria ufficiale, le strumentalizzazioni della storia,<strong> l\u2019ultranazionalismo in Ucraina \u00e8 un elemento residuale<\/strong> e lo stesso Battaglione Azov era pari, nel 2021, ad appena l\u20191% delle forze armate ucraine.<\/p>\n<p><strong>Un nazionalismo civico<\/strong><\/p>\n<p>Viceversa nella popolazione andava\u00a0<a title=\"Link a emergendo\" href=\"https:\/\/www.atlanticcouncil.org\/blogs\/ukrainealert\/nationalism-is-on-the-rise-in-ukraine-and-that-s-a-good-thing\/\">emergendo<\/a> un \u201c<strong>nazionalismo civico<\/strong>\u201d che non faceva distinzione tra parlanti russo o ucraino, e che vede nell\u2019<strong>appartenenza nazionale<\/strong> qualcosa che<strong> comprende le diverse identit\u00e0 culturali<\/strong>. L\u2019elezione a presidente di <strong>Volodymyr Zelensky<\/strong>, ebreo russofono, capace di raccogliere consensi a est come a ovest del paese, dimostra una volta di pi\u00f9 il carattere civico, e non etnico, del nazionalismo ucraino.<\/p>\n<p>L\u2019appartenenza linguistica non coincide necessariamente con l\u2019identit\u00e0 etnica. Gi\u00e0 il censimento del 2001, l\u2019ultimo realizzato, fotografava come ben<strong> il 15% dei russofoni si definiva di \u201cnazionalit\u00e0 ucraina<\/strong>\u201d mentre studi pi\u00f9 recenti pongono l\u2019accento sulla <strong>porosit\u00e0<\/strong> delle identit\u00e0 etniche in Ucraina e di come l\u2019autodefinizione di \u201cucraino\u201d o \u201crusso\u201d dipenda da molti fattori. La costruzione di uno stato ucraino non etnico, ma multiculturale, avviata nel 1991, \u00e8 proseguita negli anni malgrado le contraddizioni.<\/p>\n<p>La <strong>guerra in corso<\/strong> modificher\u00e0 ulteriormente questi equilibri, poich\u00e9 molti russofoni \u2013 a Mariupol, Odessa, Kharkiv, Slovian\u2019sk, Dnipro \u2013 stanno sperimentando un senso di appartenenza allo stato ucraino alimentato proprio dall\u2019aggressione russa. Solo uno sguardo pi\u00f9 attento alla storia della questione nazionale ucraina, come all\u2019identit\u00e0 etnica del paese, pu\u00f2 consentirci di non cadere nelle trappole della propaganda, restituendo complessit\u00e0 a un paese che oggi tutti si affrettano a spiegare con chiavi di lettura ideologiche, semplicistiche o faziose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una piccola storia del nazionalismo ucraino, per comprendere lo sviluppo della questione nazionale e di come essa ha attraversato due guerre mondiali, un genocidio, l\u2019oppressione sovietica, la decomunistizzazione e, infine, la guerra con la Russia. 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