{"id":1590415,"date":"2022-05-24T17:42:25","date_gmt":"2022-05-24T16:42:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1590415"},"modified":"2022-05-24T17:44:51","modified_gmt":"2022-05-24T16:44:51","slug":"tunisia-quattro-mesi-per-strada-214-persone-rifugiate-o-richiedenti-asilo-chiedono-il-ricollocamento-in-un-paese-sicuro-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/05\/tunisia-quattro-mesi-per-strada-214-persone-rifugiate-o-richiedenti-asilo-chiedono-il-ricollocamento-in-un-paese-sicuro-prima-parte\/","title":{"rendered":"Tunisia, quattro mesi per strada: 214 persone rifugiate o richiedenti asilo chiedono il ricollocamento in un Paese sicuro. Prima parte"},"content":{"rendered":"<p>Rue du Lac 1, Tunisi: da pi\u00f9 di un mese, un sit-in di persone migranti occupa la strada giorno e notte. Duecentoquattordici persone, tra rifugiati e richiedenti asilo, sono infatti costrette ad accamparsi in strada da quattro mesi di fronte alla sede blindata dell\u2019UNHCR. Si tratta di una protesta pacifica per ottenere il trasferimento per vie legali in un Paese sicuro. Questa rivendicazione, per\u00f2, \u00e8 l\u2019estrema conseguenza di una vita che i manifestanti descrivono quasi come un\u2019apartheid in Tunisia. Discriminazioni salariali, morti sul lavoro, aggressioni razziste, violenze sessuali: sono solo alcune delle violazioni sistematiche che le persone migranti subiscono nel Paese nordafricano.<\/p>\n<p><strong>Nessuna legge sull\u2019asilo in Tunisia, partner strategico dell\u2019Europa nel dossier migratorio.<\/strong><\/p>\n<p>La cronicizzazione della crisi libica ha contribuito a fare della Tunisia uno dei soci strategici dell\u2019Europa nel cosiddetto \u201ccontrasto dell\u2019immigrazione clandestina\u201d. Si tratta di una formula-ombrello, come noto, con cui si definiscono le politiche europee di esternalizzazione delle frontiere, attraverso accordi bilaterali con i governi del vicinato mediterraneo. Politiche che, nel caso di Libia, Tunisia ed altri Paesi, consistono in ingenti finanziamenti alle guardie costiere per riportare a terra le persone illegalizzate. Pi\u00f9 che la porta dell\u2019Africa, queste politiche stanno trasformando i Paesi del Nord continentale in delle vere e proprie trappole per chi fugge da guerre e crisi dell\u2019Africa cosiddetta sub-sahariana.<\/p>\n<p>Il caso tunisino \u00e8 particolarmente grottesco. Undici anni dopo la rivoluzione, il Paese vive una crisi sistemica cronica. Gravi livelli di disoccupazione spingono decine di migliaia tra gli stessi cittadini tunisini ad intraprendere il viaggio illegale attraverso il Mediterraneo. Viaggio che andrebbe definito come illegalizzato, dal momento che \u2013 in Tunisia \u2013 manca una legislazione migratoria organica che possa gestire nell\u2019efficienza e nella legalit\u00e0 la migrazione delle persone residenti e straniere.<\/p>\n<p>Nonostante questo, la Tunisia \u00e8 considerata\u00a0paese sicuro\u00a0dalla comunit\u00e0 internazionale, e anche per questo i programmi di reinsediamento attivabili da paesi terzi scarseggiano. Di fatto, nel 2021 sono state evacuate e ricollocate solo 76 persone, il 75% meno che dalla Libia.<\/p>\n<p>In questa situazione, le Nazioni Unite e in particolare l\u2019UNHCR, sono le uniche responsabili delle sorti dei richiedenti asilo e rifugiati in Tunisia. Per questo, \u00e8 contro l\u2019agenzia stessa che protesta il gruppo di 214 manifestanti al LAC 1 di Tunisi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1590417 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sit-in-rifugiati-Tunisia-rit.jpg\" alt=\"\" width=\"1468\" height=\"941\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sit-in-rifugiati-Tunisia-rit.jpg 1468w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sit-in-rifugiati-Tunisia-rit-300x192.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sit-in-rifugiati-Tunisia-rit-820x526.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 1468px) 100vw, 1468px\" \/><\/p>\n<p>A<em>l sit-in partecipano circa una trentina di bambini: negato il loro accesso all\u2019istruzione (foto di Biggi, Lomaglio e Ramello)<\/em><\/p>\n<h4>Proteste pacifiche per protezione e ricollocamento immediato<\/h4>\n<p>Sono originari di otto paesi africani: Eritrea, Sudan, Etiopia, Ciad, Niger, Libia, Repubblica Centrafricana, Somalia. Presenti anche alcune famiglie senza cittadinanza, appartenenti alle popolazioni del\u00a0<em>Sahara<\/em>.<\/p>\n<p>Da lontano appaiono come una folla di teste, piedi e mani in movimento. Ragazzi, uomini, donne e bambine; striscioni in cinque lingue; tappeti, cartoni e coperte stesi a terra alla rinfusa; chi dorme e chi vaga; chi parla in modo concitato e chi mormora piano, quando non si canta; chi fissa la strada con lo sguardo perso; chi mangia un pezzo di pane duro inzuppato nel latte freddo.<\/p>\n<p>Mohammed<strong><a href=\"https:\/\/www.meltingpot.org\/2022\/05\/4-mesi-per-strada-214-persone-rifugiate-o-richiedenti-asilo-chiedono-il-ricollocamento-in-un-paese-sicuro\/#easy-footnote-bottom-1-489699\" data-hasqtip=\"0\" aria-describedby=\"qtip-0\"><sup>1<\/sup><\/a><\/strong>, ragazzo del Darfur, regione situata nel sud-ovest del Sudan, afferma: \u00ab<em>Per rifugiati e richiedenti asilo, la vita in Tunisia \u00e8 pericolosa, vogliamo l\u2019evacuazione subito<\/em>\u00bb. Nel Darfur, infatti, continua da anni un genocidio contro la popolazione locale. \u00ab<em>L\u2019UNHCR dice di essere responsabile di noi, ma in realt\u00e0 non ci viene data alcuna protezione \u2013 se potessi, tornerei in Libia subito. Meglio morire sotto i colpi di proiettile che cos\u00ec, soffrendo lentamente<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 sorda, seppur vicinissima.\u00a0<strong>Secondo l\u2019UNHCR, l\u2019evacuazione dalla Tunisia non \u00e8 un diritto dei manifestanti, essendo il paese firmatario della convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951.\u00a0<\/strong>Eppure, le procedure burocratiche per ottenere l\u2019asilo sono lunghe e complesse, nell\u2019assenza di una legge che implementi nella realt\u00e0 quella convenzione internazionale. Il lavoro regolare scarseggia, l\u2019accesso alla scolarizzazione \u00e8 limitato, come la possibilit\u00e0 di ricevere efficaci cure mediche gratuite.<\/p>\n<p>Dopo i sudanesi, gli eritrei rappresentano il secondo gruppo pi\u00f9 consistente. Giovanissimi, siedono assieme e cenano con fagioli in scatola freddi e maionese. Arrivati attraversando il Sudan e la Libia, dove hanno subito torture e violenze sessuali, sono giunti in Tunisia per mare, dopo il naufragio sulle isole Kerkennah, non lontane da Sfax. Una sorte simile \u00e8 toccata a chi, partito dalle citt\u00e0 libiche di Sabrata, Zaouia, Zouara o Tripoli, riesce, spesso dopo la terza o quarta intercettazione in mare, a lasciare la Libia, ma non a raggiungere la Sicilia. Intercettati dalla guardia costiera in acque internazionali o tunisine, i passeggeri sono portati poi a Sfax o Gabes, dove per la maggior parte inizia l\u2019interminabile procedura di asilo in Tunisia.<\/p>\n<p>Tra i manifestanti anche un gruppo consistente di Tuareg apolidi del deserto libico, ai quali \u00e8 negato il diritto di cittadinanza. Seduto assieme alla sua numerosa famiglia, Abdelkarim ci racconta di come \u00e8 arrivato in Tunisia passando per la frontiera terrestre a Dehiba. Hanno chiesto asilo a Tataouine, un\u2019altra citt\u00e0 del governatorato meridionale di Medenine. Arrivate in Tunisia, molte vengono messe in prigione per ore o giorni, con l\u2019unica accusa di essere entrate in maniera non autorizzata in territorio tunisino. Individuati per la loro pelle marrone e nera, vengono arrestati in piena violazione del diritto umano alla libert\u00e0 di movimento.<\/p>\n<p>Tra i manifestanti, 30 sono le donne, di ogni et\u00e0. Fatma, una donna sudanese, siede su una stuoia accanto alle figlie e ad altre connazionali. Fuggita dal Sudan nel 2011, per evitare il matrimonio forzato e la mutilazione genitale delle ragazzine, ha lavorato per anni in Libia come infermiera in una clinica privata. Non riuscendo a partire per l\u2019Europa, ha deciso di venire in quello che \u00e8 dipinto come il pi\u00f9 liberale e accogliente tra i paesi del Nord Africa: la Tunisia.<\/p>\n<p>Dopo aver ricevuto la carta di richiedente asilo, l\u2019UNHCR le ha offerto un appartamento con affitto pagato. Aspettando l\u2019intervista per la determinazione dello status di rifugiata, pensava che tutto sarebbe andato per il meglio. Dopo qualche settimana, per\u00f2, \u00e8 stata espulsa insieme alle figlie. \u00ab<em>Per farci uscire di casa, ci hanno tagliato acqua e luce: cos\u00ec ce ne siamo dovute andare<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1590429 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sede-ONu-Tunisia-rit.jpg\" alt=\"\" width=\"1468\" height=\"953\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sede-ONu-Tunisia-rit.jpg 1468w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sede-ONu-Tunisia-rit-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sede-ONu-Tunisia-rit-820x532.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 1468px) 100vw, 1468px\" \/><\/p>\n<p><em>Transenne e filo spinato: la sede dell\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Zarzis, Tunisia<\/em><em>\u00a0(foto di Biggi, Lomaglio e Ramello)<\/em><\/p>\n<h4>Il ruolo dell\u2019UNHCR<\/h4>\n<p>Le storie di queste persone convergono su questo punto: a fine gennaio 2022, l\u2019UNHCR ha sfrattato molti dei richiedenti asilo e rifugiati ai quali aveva offerto un\u2019abitazione. Le motivazioni dichiarate dall\u2019Agenzia: mancano finanziamenti, e i centri di accoglienza, sebbene abbiano la capacit\u00e0 di accogliere altre rifugiate \u2013 comunque non tutte \u2013 vanno riservati a chi arriva dal mare.<\/p>\n<p>Da quando in Libia \u00e8 scoppiata la guerra, nel 2011, il numero di stranieri fuggiti in Tunisia per cercare la protezione UNHCR \u00e8 in continuo aumento. Nel 2021 erano ben 9.374, stando ai dati ufficiali dell\u2019organizzazione. Come i partecipanti del sit-in, migliaia di altre persone migranti in Tunisia vivono le dure conseguenze di questa invisibilit\u00e0 paradossale.<\/p>\n<p><strong>Le proteste sono cominciate il 9 febbraio, davanti alla sede di UNHCR a Zarzis, nel governatorato meridionale di Medenine, al confine con la Libia.\u00a0<\/strong>Le rifugiate e richiedenti asilo dei centri di accoglienza di Zarzis e Medenine, capoluogo del governatorato, protestavano inizialmente contro l\u2019espulsione dagli appartamenti. Poi le rivendicazioni sono cambiate, e i manifestanti, da quel momento, protestano per l\u2019evacuazione immediata e il ricollocamento.<\/p>\n<p>Dopo tre settimane di sit-in a Zarzis, nel contesto di un incontro eccezionale fra il leader e un rappresentante di UNHCR, il gruppo \u00e8 riuscito a entrare nell\u2019edificio e farsi ascoltare, ottenendo la promessa di una soluzione. Dopo aver dichiarato di essere stato aggredito, il direttore ha deciso la chiusura dell\u2019ufficio fino al 6 maggio.<\/p>\n<p>In quel momento le manifestanti si sono dirette a Tunisi, per continuare il sit-in. Nel tragitto, sono state fermate dalla polizia alla stazione di Zarzis. D\u2019accordo con l\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il governo nazionale aveva infatti ordinato alle autorit\u00e0 di polizia di impedire alle persone manifestanti di raggiungere Tunisi. Intercettazioni illegali di questo tipo sono avvenute anche ai posti di blocco di Sfax, Gabes, Sousse\u2026 grandi citt\u00e0 sulla via per il nord tunisino. Ali, un uomo centrafricano, ci racconta di essere persino stato detenuto arbitrariamente per tre giorni mentre tentava di riunirsi ai suoi compagni. Per via di queste interruzioni illegali, le manifestanti sono arrivate a Tunisi dopo una settimana, con mezzi, percorsi e soste diversi, mentre altri, da varie parti della Tunisia, si sono uniti alla protesta. Al loro arrivo al Lac, le prime 18 sono state detenute arbitrariamente. \u00c8 stata necessaria l\u2019intercessione del Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali (FTDES) per ripristinare la loro libert\u00e0 e diritto di manifestazione pacifica<strong><a href=\"https:\/\/www.meltingpot.org\/2022\/05\/4-mesi-per-strada-214-persone-rifugiate-o-richiedenti-asilo-chiedono-il-ricollocamento-in-un-paese-sicuro\/#easy-footnote-bottom-2-489699\" data-hasqtip=\"1\" aria-describedby=\"qtip-1\"><sup>2<\/sup><\/a><\/strong>. Stando alle dichiarazioni delle manifestanti, gli impiegati evitano ormai da settimane l\u2019ingresso principale, e l\u2019unica comunicazione possibile \u00e8 ridotta al contatto telefonico fra uno dei leader della protesta e la direttrice responsabile di UNHCR a Tunisi.<\/p>\n<p><strong>Nonostante le gravi condizioni nelle quali queste persone si trovano, UNHCR non effettua un\u2019\u201cevacuazione\u201d di queste persone verso Paesi terzi, come da loro richiesto.\u00a0<\/strong>Contrariamente alle esperienze dei manifestanti, l\u2019UNHCR considera che in Tunisia, Paese facente parte della Convenzione di Ginevra del 1951, i diritti di base dei rifugiati vengano rispettati e i richiedenti asilo abbiano accesso ai servizi di base<strong><a href=\"https:\/\/www.meltingpot.org\/2022\/05\/4-mesi-per-strada-214-persone-rifugiate-o-richiedenti-asilo-chiedono-il-ricollocamento-in-un-paese-sicuro\/#easy-footnote-bottom-3-489699\" data-hasqtip=\"2\" aria-describedby=\"qtip-2\"><sup>3<\/sup><\/a><\/strong>. L\u2019UNHCR sostiene quindi di aver proposto, fin dal primo giorno del sit-in, soluzioni temporanee per togliere le manifestanti dalla strada, e soluzioni a lungo termine come le possibilit\u00e0 di inclusione socio-economica.<strong>\u00a0<\/strong>Intanto, trovare cibo e continuare a dormire per strada si fa sempre pi\u00f9 complicato, soprattutto con la diffusione di malattie e gravi disturbi. Alcuni bambini, malnutriti, hanno bisogno di cure mediche. La maggioranza degli adulti ha problemi di salute e necessita di trattamento immediato o continuativo.<\/p>\n<p>Pochi giorni fa, un membro della trib\u00f9 Tuareg \u00e8 stato investito a 300 metri dal sit-in ferendosi la testa. Nonostante in ospedale sia subito risultato fuori pericolo, questo ennesimo colpo ha ulteriormente abbattuto il morale del gruppo.<\/p>\n<p><strong>L\u201911 maggio 2022, l\u2019UNHCR ha proposto ai manifestanti di spostarsi in due nuovi centri di accoglienza presso Tunisi, tentando di placare le proteste.\u00a0<\/strong>Nonostante siano state fatte promesse di accelerazione delle procedure di asilo, i manifestanti si dicono fortemente sfiduciati nei confronti dell\u2019organizzazione internazionale. Sanno, infatti, che solo uno Stato terzo pu\u00f2 decidere di aprire un programma di\u00a0<em>resettlement<\/em>\u00a0e accoglienza.\u00a0Il tempo passa, e in Tunisia\u00a0 nessuno si prende la responsabilit\u00e0 di queste persone. Persone che \u2013 complici gli interessi internazionali volti a classificare la Tunisia come un\u00a0<em>Paese sicuro<\/em>\u00a0\u2013 vengono abbandonate in un limbo del quale \u00e8 impossibile prevedere la fine. Restano cos\u00ec invisibili ed escluse dalla legalit\u00e0, costrette a restare per strada, inascoltate. Nonostante le difficolt\u00e0 crescenti, permane la determinazione a resistere. Un gruppo ha gi\u00e0 dichiarato che non accetter\u00e0 altra soluzione se non l\u2019evacuazione. Mentre il morale si abbassa di giorno in giorno, la prospettiva di dover ritornare nell\u2019\u201dinferno\u201d libico si fa sempre pi\u00f9 concreta. La Tunisia non era il paradiso che ci si aspettava.<\/p>\n<p>Riccardo Biggi, Valentina Lomaglio e Luca Ramello<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=EBRzxi0ZVUE&#038;t=8s\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=EBRzxi0ZVUE&amp;t=8s<\/a><\/p>\n<p><strong>Note:\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>I nomi di questa rubrica sono di fantasia, per proteggere l\u2019identit\u00e0 delle persone intervistate.<\/li>\n<li>Da un\u2019intervista con un portavoce di FTDES.<\/li>\n<li>Da un\u2019intervista con un portavoce dell\u2019Emergency Response Team dell\u2019UNHCR Tunisia, Chiara Cavalcanti.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rue du Lac 1, Tunisi: da pi\u00f9 di un mese, un sit-in di persone migranti occupa la strada giorno e notte. 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