{"id":1580774,"date":"2022-05-09T16:35:05","date_gmt":"2022-05-09T15:35:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1580774"},"modified":"2022-05-09T16:44:42","modified_gmt":"2022-05-09T15:44:42","slug":"il-giornalismo-nonviolento-e-impegnato-in-tempi-di-insicurezza-sociale-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/05\/il-giornalismo-nonviolento-e-impegnato-in-tempi-di-insicurezza-sociale-globale\/","title":{"rendered":"Il giornalismo nonviolento e impegnato in tempi di insicurezza sociale globale"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Nell&#8217;ambito della settimana della stampa e dei media organizzata dalla Federazione professionale dei giornalisti del Qu\u00e9bec, Pressenza Qu\u00e9bec ha organizzato una conferenza web dal titolo: &#8220;Il giornalismo nonviolento e impegnato in tempi di insicurezza sociale globale&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I principali punti del giornalismo nonviolento sono stati presentati dagli editori dell\u2019agenzia stampa Pressenza: Tatiana De Barelli (Belgio), Anne Farrell (Qu\u00e9bec), Tony Robinson (attivista del Movimento Umanista, editore per Pressenza a Londra e direttore della Middle East Treaty Organisation, e David Anderson, editore e coordinatore dell&#8217;ufficio di New York e conduttore del talk show &#8220;Face 2 Face&#8221;.<\/p>\n<p><em>Ecco la relazione della conferenza svoltasi il 3 maggio.<\/em><\/p>\n<h3><strong>Intervento di Anne Farrell, editrice di Pressenza Qu\u00e9bec<\/strong><\/h3>\n<p>Oggi, la probabilit\u00e0 che scatti una guerra nucleare \u00e8 molto reale. Stiamo vivendo tempi bui e difficili. Qualche mese fa, se vi avessi detto che una guerra nucleare poteva scoppiare in qualsiasi momento, avreste detto: &#8220;No, \u00e8 impossibile!&#8221; Eppure oggi rappresenta l&#8217;emergenza pi\u00f9 cruciale ed \u00e8 in gioco la sopravvivenza dell&#8217;umanit\u00e0!<\/p>\n<p>Quando ci guardiamo intorno, vediamo che ci sono molti problemi sociali, economici e ambientali, e tanti conflitti. Siamo di fronte all&#8217;evidenza del fallimento di un sistema basato sulla metodologia della violenza, il cui valore centrale \u00e8 il denaro! Siamo di fronte all&#8217;evidenza che si tratta di una crisi generalizzata.<\/p>\n<p>Dobbiamo affrontare i temi di questa crisi generalizzata e dare priorit\u00e0 alle proposte che ci permettono di riflettere a delle vie d&#8217;uscita dalla crisi, sia a livello sociale che personale. Di fatto, si tratta di un approccio nonviolento all&#8217;attualit\u00e0, si tratta di allargare lo sguardo. Dal punto di vista giornalistico, vogliamo spostare l&#8217;attenzione dalla colpevolizzazione alla responsabilit\u00e0. Vogliamo trasformare il bisogno di vendetta o di punizione nel bisogno di giustizia, comprese la riparazione e la riconciliazione.<\/p>\n<p><strong>In che modo il giornalismo nonviolento affronta questi temi?<\/strong><\/p>\n<p>Diffondendo informazioni sul disarmo nucleare globale, che promuovono il ritiro dai territori occupati e dai paesi occupati e la firma di trattati di non aggressione tra paesi; informazioni che denunciano i governi che usano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e l&#8217;aumento degli armamenti un po&#8217; ovunque nel mondo.<\/p>\n<p>Ma il compito pi\u00f9 urgente di un giornalismo nonviolento e impegnato \u00e8 quello di sensibilizzare la popolazione alla pace e alla nonviolenza. Per riuscirci ci affidiamo alla &#8220;coscienza&#8221; della nonviolenza che si sta svegliando in tutto il mondo. Qui non stiamo parlando solo di violenza fisica, ma pure di violenza economica, razziale, religiosa e di genere.<\/p>\n<p>Proprio come la consapevolezza ambientale \u00e8 ormai radicata un po\u2019 ovunque nella societ\u00e0, la consapevolezza per la nonviolenza deve mettere radici. Peraltro, siamo molto, molto indietro nella comprensione e nella sensibilizzazione della popolazione verso la violenza diffusa. Infatti, \u00e8 la difesa della vita umana a livello sia locale sia globale che deve prendere piede. Perch\u00e9 la difesa della vita umana non \u00e8 tuttora radicata nelle nostre societ\u00e0. Lo dimostra il fatto che, in questo preciso momento, ci sono 2.000 ordigni nucleari pronti per essere lanciati; bastano soltanto alcuni minuti per farlo.<\/p>\n<h3><strong>Intervento di Tony Robinson, editore di Pressenza Londra<\/strong><\/h3>\n<p>Oggi parler\u00f2 delle armi nucleari e del perch\u00e9 tutti sono preoccupati dalla possibilit\u00e0 di una guerra nucleare. \u00c8 in atto una guerra tra le due maggiori potenze nucleari del mondo, gli Stati Uniti e la Russia. Queste potenze da sole hanno pi\u00f9 di 10.000 armi nucleari, e circa 2.000 di queste sono in stato di massima allerta. Questo significa che qualora venga dato l&#8217;ordine di lanciarli, il tempo di lancio \u00e8 inferiore a 15 minuti.<\/p>\n<p>Per prima cosa, parliamo di cosa fanno le armi nucleari. Solo due volte nella storia sono state usate in una guerra: nel 1945, le citt\u00e0 giapponesi di Hiroshima e Nagasaki furono distrutte da due <em>piccoli<\/em> ordigni nucleari. Con queste due bombe, 210.000 persone morirono istantaneamente o in pochi giorni a causa delle esplosioni, degli incendi e dell&#8217;avvelenamento da radiazioni. In seguito, da 2 a 3 volte quel numero di persone sono morte per gli effetti della radioattivit\u00e0, sia sugli adulti sia sui loro figli e nipoti. In totale, il numero di persone che hanno perso la vita a causa di queste due piccole bombe corrisponde approssimativamente alla popolazione della citt\u00e0 di Qu\u00e9bec (531.900 persone).<\/p>\n<p>Oggi, nove paesi nel mondo detengono armi nucleari: la Russia ne possiede 6.255, gli Stati Uniti 5.550, la Cina 350, la Francia 290, il Regno Unito 225, Israele 90, il Pakistan 165, l&#8217;India 156 e la Corea del Nord 40. Ognuna di queste bombe \u00e8 molto pi\u00f9 potente di quelle lanciate su Hiroshima e Nagasaki.<\/p>\n<p>Abbiamo un&#8217;idea delle conseguenze di una guerra nucleare sul pianeta grazie a un gruppo di esperti chiamato <em>International Physicians for the Prevention of Nuclear War,<\/em> che ha pubblicato uno studio allarmante nel 2013. Il rapporto era intitolato &#8220;Carestia nucleare: due miliardi di persone a rischio&#8221;. Questo rapporto descriveva gli effetti di un ipotetico conflitto nucleare tra due piccole potenze nucleari: India e Pakistan.<\/p>\n<p>Lo scenario prospettato era un conflitto nucleare tra questi due paesi. Il presupposto era che i due paesi avrebbero usato ciascuno 50 missili di potenza simile a quelli usati in Giappone, colpendo le principali citt\u00e0 di entrambi i paesi.<\/p>\n<p>Hanno stimato che 100 missili sparati su 100 citt\u00e0 causerebbero 100 incendi. Pi\u00f9 di 20 milioni di persone morirebbero nella prima settimana a causa di esplosioni, incendi e danni da radiazioni. Questo \u00e8 gi\u00e0 abbastanza orribile, ma \u00e8 solo l&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Hanno poi stimato che le tempeste di fuoco vomiterebbero circa 5,5 milioni di tonnellate di fuliggine nera nell&#8217;atmosfera. Tutta questa fuliggine bloccherebbe i raggi del sole, raffreddando il pianeta e provocando siccit\u00e0, essendoci meno precipitazioni col fatto che meno acqua potrebbe evaporare. Questo accorcerebbe la stagione di crescita vegetale. Inoltre, lo strato di ozono sarebbe danneggiato, permettendo alle pericolose radiazioni ultraviolette di raggiungere la superficie terrestre.<\/p>\n<p>L&#8217;impatto sulla stagione di crescita vegetale avrebbe un effetto profondo sulla produzione alimentare in tutto il mondo. Non solo in Asia meridionale, ma anche in Africa, America Latina, Cina, Russia, Stati Uniti ed Europa. Entro un anno, su tutto il pianeta, si assisterebbe ad una drastica diminuzione della produzione di cibo dai campi di grano, riso, mais e tutte le altre colture.<\/p>\n<p>La produzione di mais e soia negli Stati Uniti diminuirebbe del 10%, quella di riso in Cina del 20%. Sempre in Cina la produzione di grano crollerebbe del 50%, e cos\u00ec via. Oggi, ci sono poco meno di un miliardo di persone sul pianeta che gi\u00e0 soffrono di malnutrizione, ingerendo meno di 1.750 calorie al giorno. Sono le stesse persone che hanno meno controllo sul proprio destino e meno accesso al cibo, sarebbero quindi a rischio immediato di morire di fame. Ma con tali cali nella produzione di cibo, sarebbero centinaia di milioni di persone in pi\u00f9 a sprofondare nella malnutrizione, a dovere lottare per sopravvivere.<\/p>\n<p><strong>Di conseguenza, quella guerra pure confinata scatenerebbe una carestia globale tale da mettere a rischio di morte per fame fino a 2 miliardi di persone. Sarebbe un evento senza precedenti nella storia.<\/strong><\/p>\n<p>Sarebbe la fine della civilt\u00e0 come la conosciamo. Tutto ci\u00f2 che ci \u00e8 caro, tutto ci\u00f2 che amiamo e custodiamo scomparirebbe. Che valore avr\u00e0 il denaro in una tale situazione? Possiamo mangiare i soldi? Che valore avranno gli altri esseri umani quando <em>noi<\/em> avremo fame? Chi rispetter\u00e0 lo stato di diritto quando non sapremo se mangeremo domani? Chi aspetter\u00e0 pazientemente in fila per pagare la spesa al mercato?<\/p>\n<p>E se vivete vicino al luogo dove \u00e8 scoppiata una di quelle bombe, sarete completamente abbandonati. Il vostro telefono cellulare non funzioner\u00e0 pi\u00f9, perch\u00e9 l&#8217;impulso elettromagnetico innescato dall&#8217;esplosione metter\u00e0 fuori uso le reti elettriche e di telecomunicazione. Sarete letteralmente nell&#8217;oscurit\u00e0 e nel silenzio, senza sapere cosa succede nel mondo esterno, senza sapere se arriveranno aiuti umanitari.<\/p>\n<p>E, di fatto, non ci saranno aiuti umanitari. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa lo ha chiarito: non c&#8217;\u00e8 risposta umanitaria possibile.<\/p>\n<p>A Hiroshima e Nagasaki, il 90% delle strutture mediche sono state distrutte dalle due bombe. A Hiroshima, dei 300 medici della citt\u00e0 furono uccisi in 270, cos\u00ec come 1600 delle 1700 infermiere. Quali paesi invieranno aiuti umanitari? In quali istituzioni lavoreranno i soccorritori? Come potranno le organizzazioni umanitarie proteggere i loro lavoratori dalle ricadute che ricopriranno tutto di polvere radioattiva? Come faranno i soccorritori ad avere accesso all&#8217;elettricit\u00e0 per far funzionare le loro macchine? Come potranno portare cibo per il proprio sostentamento, sapendo che coloro che curano non vi avranno accesso?<\/p>\n<p><strong>Tutto questo \u00e8 impensabile e bisogna impedire che accada.<\/strong><\/p>\n<p>Parliamo chiaro, sono i paradigmi del sistema mondiale attuale ad aver creato la situazione in cui ci troviamo ora, ed \u00e8 soltanto quando questi paradigmi cambieranno che avremo la possibilit\u00e0 di cambiare il corso della civilt\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il paradigma centrale su cui si basa la nostra societ\u00e0 globale? Sono sicuro che lo sapete tutti: il valore pi\u00f9 importante in questa societ\u00e0 \u00e8 il denaro. La differenza tra averlo e non averlo \u00e8 letteralmente la differenza tra vivere o morire.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 l&#8217;unica ragione per cui esistono le armi nucleari. Abbiamo trasformato il denaro da semplice strumento di scambio di beni e servizi in qualcosa da accumulare ad ogni costo: a costo del nostro benessere, ma soprattutto a costo del benessere di tutti gli altri esseri umani e di tutte le altre forme di vita sul pianeta. Alcune persone, per potersi procurare somme di denaro scandalose &#8211; somme che richiederebbero migliaia di vite per essere spese &#8211; devono avere accesso alle forme pi\u00f9 estreme di violenza per imporre la propria volont\u00e0 agli altri.<\/p>\n<p>Questa violenza si presenta in varie forme: economica, psicologica, sessuale, ecc., ma la forma peggiore \u00e8 la violenza fisica. E la peggiore forma di violenza fisica, oggi, \u00e8 l&#8217;arma nucleare.<\/p>\n<p>Per eliminare le armi nucleari dal pianeta, dobbiamo sforzarci di cambiare i paradigmi su cui poggiano le nostre societ\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;emancipazione delle donne, l\u2019eliminazione della povert\u00e0, la lotta alla distruzione dell&#8217;ambiente e al cambiamento climatico, la pace, i diritti dei bambini, la lotta per la diversit\u00e0 sessuale e le diverse sessualit\u00e0, la lista \u00e8 lunga. Tutti questi temi implicano lo stesso presupposto: considerare la vita umana come valore centrale, e ridimensionare il valore del denaro a quello di mero strumento, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 stato prevalentemente nel corso della storia umana.<\/p>\n<p><em>Tatiana De Barelli<\/em><\/p>\n<p>&#8212;&#8211;<\/p>\n<blockquote><p><em><strong>Nell\u2019agenzia stampa internazionale Pressenza diamo spazio a tutte quelle persone, movimenti e organizzazioni che si impegnano sinceramente per cambiare il paradigma sociale. Con una linea editoriale chiara, una prospettiva costruttiva e uno spirito collaborativo di reciprocit\u00e0, speriamo di contribuire ad offrire a tutti i cittadini delle informazioni pertinenti con cui potere cambiare veramente il corso della storia umana.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Poich\u00e9 il giornalismo nonviolento \u00e8 anche un&#8217;educazione, un nuovo modo di guardare il mondo, offriamo formazione in francese, inglese e spagnolo. Le informazioni sono disponibili sul sito di Pressenza.<\/strong><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><em>Traduzione dal francese di Dominique Florein. Revisione di Thomas Schmid<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ambito della settimana della stampa e dei media organizzata dalla Federazione professionale dei giornalisti del Qu\u00e9bec, Pressenza Qu\u00e9bec ha organizzato una conferenza web dal titolo: &#8220;Il giornalismo nonviolento e impegnato in tempi di insicurezza sociale globale&#8221;. 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