{"id":157532,"date":"2015-01-20T22:34:54","date_gmt":"2015-01-20T22:34:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=157532"},"modified":"2015-01-20T22:41:21","modified_gmt":"2015-01-20T22:41:21","slug":"rojava-dichiarazione-della-delegazione-accademica-visita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/01\/rojava-dichiarazione-della-delegazione-accademica-visita\/","title":{"rendered":"Rojava: dichiarazione della delegazione accademica in visita"},"content":{"rendered":"<p>Di vari autori<\/p>\n<p>17 gennaio 2015<\/p>\n<p>La battaglia per Kobani, iniziata nell\u2019estate 2014, ha portato all\u2019attenzione del mondo l\u2019opposizione curda alle brutali forze che si definiscono Stato Islamico (IS o ISIS). Contrariamente alle aspettative di molti, le forze di difesa sono riuscite a respingere gli attacchi, non soltanto dell\u2019IS, ma anche del Fronte al-Nusra e del regime di Assad negli scorsi due anni e mezzo. E\u2019 meno noto, tuttavia, il fatto che i residenti delle aree prevalentemente curde, della Siria settentrionale e nordorientale si siano costituite come una nuova entit\u00e0 politica che chiamano Rojava, che comprende tre cantoni autonomi, uno dei quali \u00e8 Kobani. L\u00ec hanno intrapreso, secondo tutte le apparenze, una rivoluzione sociale e politica, caratterizzata da notevoli tentativi verso la parit\u00e0 di genere e l\u2019auto-governo democratico.<\/p>\n<p>Nel dicembre 2014, noi, come delegazione di studiosi provenienti dall\u2019Europa, dalla Turchia e dal Nord America, abbiamo fatto un viaggio nella Rojava per saperne di pi\u00f9 sugli ideali e le pratiche di questa rivoluzione e per essere testimoni di prima mano, un uno dei suoi distretti, le sue rivendicazioni di parit\u00e0 di genere e di autogoverno democratico. Queste pratiche costituiscono davvero una rivoluzione? Sono all\u2019altezza dei suoi ideali democratici? Quale ruolo hanno realmente le donne?<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 dicembre abbiamo attraversato il fiume Tigri dal territorio del Governo Regionale del Kurdistan (KRG) nell\u2019Iraq del nord e siamo entrati nel cantone di Ciz\u00eere. Durante i nove giorni successivi, abbiamo visitato le sue citt\u00e0 principali e anche i villaggi rurali. Abbiamo partecipato a un incontro di un consiglio di auto-governo del popolo in un quartiere di Qami\u015flo. Abbiamo parlato ai rappresentanti del TEV-DEM, il Movimento per una Societ\u00e0 Democratica con un\u2019ampia base che ha costruito le istituzioni dell\u2019autogoverno. Ci siamo incontrati con giornalisti, con membri di partiti politici, come il Partito di Unione Democratica (PYD) e altri.<\/p>\n<p>Abbiamo incontrato donne di ogni estrazione sociale, comprese delle rappresentanti dell\u2019organizzazione femminile ad ombrello, Yek\u00eetiya Star. Abbiamo parlato con le dirigenti dell\u2019Unione delle Donne Siriache, e abbiamo visitato un istituto femminile a Rimelan.<\/p>\n<p>Inoltre ci siamo incontrati con membri dell\u2019autogoverno responsabili dello sviluppo economico, dell\u2019assistenza sanitaria e degli affari esteri. Abbiamo visitato un istituto di economia e abbiamo fatto un giro di cooperative, abbiamo visitato un caseificio di recente installato, e coltivazioni agricole in serre, e anche un laboratorio tessile femminile. Abbiamo visitato un mulino e una raffineria di petrolio, entrambe importantissime imprese economiche. Prima della rivoluzione, le principali attivit\u00e0 economiche erano di propriet\u00e0 dello stato e i mulini per macinare il grano esistevano soltanto in regioni al di fuori della Rojava, come quelle di Aleppo e di al-Raqqa. Abbiamo visitato gli ambulatori del quartiere, un ospedale e un centro di riabilitazione e anche un centro culturale e un\u2019organizzazione giovanile.<\/p>\n<p>Siamo stati ospiti della grande Accademia di Scienze Sociali della Mesopotamia a Qami\u015flo, dove ci siamo incontrati anche con il sindacato degli insegnanti. Prima della rivoluzione, sotto le severe politiche dello stato siriano per l\u2019assimilazione e l\u2019Arabizzazione, ai curdi non era permesso parlare la propria lingua, dare ai loro figli nomi curdi, aprire negozi con nomi non arabi, creare scuole private curde, o pubblicare libri o scritti in curdo. Le regioni per lo pi\u00f9 popolate da curdi, non avevano alcuna possibilit\u00e0 di istituire un\u2019universit\u00e0. Per poter studiare, gli studenti dovevano lasciare la regione per andare ad Aleppo, Damasco, Deiraz-Zor, Hama o Homs. Di recente, per\u00f2, l\u2019autogoverno di Rojava ha fatto i primi passi per creare un\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Accademia di Scienze Sociali della Mesopotamia a Qami\u015flo, ha bisogno di solidariet\u00e0 internazionale, di scambi di esperienze e di appoggio materiale per affermarsi. A questo scopo ci piacerebbe inoltrare l\u2019appello dell\u2019accademia ai docenti universitari che possono rimanere e insegnare per un periodo di tempo, e per avere computer, proiettori e altoparlanti. L\u2019accademia ha soprattutto necessit\u00e0 di libri per ampliare la biblioteca. Il suo scopo ultimo \u00e8 avere una biblioteca con libri in varie lingue e di tipo multidisciplinare, ma gli inseganti chi hanno detto che attualmente la loro priorit\u00e0 sono i libri in curdo, arabo, e inglese. Quelle persone che desiderano fare una donazione, possono visitare la pagina di Facebook Pirt\u00fbkek bo Akademiya Mezopotamyay\u00ea (Donate un libro all\u2019Accademia della Mesopotamia\u201d).<\/p>\n<p>Abbiamo visitato il campo profughi di Newroz, dove gli Yazidi di Monte Sinjar hanno messo in rilievo le loro ambizioni di autogoverno e autodifesa, e hanno implorato aiuto internazionale. I rifugiati hanno sottolineato che soffrono per l\u2019embargo imposto alla Rojava, dato che mancano dei fabbisogni elementari. Gli Yazidi ci hanno detto che hanno la sensazione che la loro sofferenza stia venendo strumentalizzata da enti come il Governo Regionale del Kurdistan (KRG), da vari stati, comprese dalle forze della coalizione e le organizzazioni internazionali come l\u2019ONU, mettendo ripetutamente in rilievo il fatto che l\u2019YPG (Unit\u00e0 di Protezione del Popolo) l\u2019YPJ (Unit\u00e0 di Protezione delle Donne), come anche i guerriglieri del PKK, li avevano soccorsi e portati via dal Monte Sinjar nell\u2019agosto 2014 e che da allora avevano provveduto ai lori fabbisogni elementari, malgrado l\u2019embargo e la guerra a Kobani.<\/p>\n<p>In tutto il cantone abbiamo potuto vedere gli sfregi provocati da decenni di oppressione e dalle recenti battaglie contro al-Nusra e l\u2019ISIS. Abbiamo trascorso del tempo con i rappresentanti delle forze di difesa della Rojava. Abbiamo conosciuto il comando militare dell\u2019YOPG a S\u00ear\u00eakaniye, e con il ramo Am\u00fbde dell\u2019YPJ. Abbiamo visitato un\u2019accademia di addestramento per le forze dell\u2019organizzazione della sicurezza interna, o Asay\u00ee\u015f, nella citt\u00e0 di Rimelan.<\/p>\n<p>Il ruolo della Turchia nell\u2019ascesa di al-Nusra e dell\u2019ISIS \u00e8 stato menzionato in maniera esplicita da quasi ogni persona che abbiamo incontrato. Persone di tutte le estrazioni sociali ci hanno raccontato di scontri vicino al confine turco che hanno implicato l\u2019appoggio militare, logistico e finanziario della Turchia in particolare per questi due gruppi.<\/p>\n<p>Sebbene veniamo da contesti diversi, condividiamo impressioni simili ricavate dal nostro viaggio.<\/p>\n<p>Crediamo che nella Rojava siano state davvero fondate strutture genuinamente democratiche. Non soltanto il sistema di governo \u00e8 tenuto a rispondere alla gente, ma nasce da nuove strutture che rendono possibile la democrazia diretta: le assemblee popolari e i consigli democratici. Le donne partecipano su un piano paritario con gli uomini a ogni livello e si organizzano anche in consigli, assemblee e comitati autonomi per occuparsi delle loro faccende specifiche. Le donne che incontravamo incarnavano l\u2019auto-responsabilizzazione, la fiducia in loro stesse, e l\u2019orgoglio di recente guadagnati dalle donne della Rojava. Abbiamo visto striscioni e slogan che dicevano: \u201cLa rivoluzione della Rojava \u00e8 una rivoluzione di donne.\u201d Ed \u00e8 vero.<\/p>\n<p>Crediamo che la Rojava punti a un futuro alternativo per la Siria e il Medio Oriente, un futuro dove i popoli di differenti contesti etnici e religioni possano vivere insieme, uniti da reciproca tolleranza e istituzioni comuni. Le organizzazioni curde hanno aperto la strada, ma stanno ricevendo sempre di pi\u00f9 appoggio dagli arabi, dagli assiri e dai ceceni, che partecipano al loro comune sistema di autogoverno e che si organizzano autonomamente.<\/p>\n<p>Dovunque siamo andati, i membri dell\u2019autogoverno e delle forze armate insistevano che qualsiasi alternativa politica fattibile doveva essere basata non sulla vendetta, ma su interessi condivisi e su fiducia reciproca. Abbiamo incontrato membri dell\u2019 Asay\u00ee\u015f, cio\u00e8 l\u2019organizzazione delle unit\u00e0 per la sicurezza interna, e anche membri dell\u2019YPG, e dell\u2019YPJ, che erano curdi, ceceni, siriaci, e arabi, e tutti mettevano in evidenza che cercavano soluzioni comuni per tutti i popoli della regione. Affrontano sfide spaventose, ma siamo convinti che le loro aspirazioni sono sincere.<\/p>\n<p>In quanto studiosi e attivisti, ci rimane un profondo rispetto e ammirazione per la gente della Rojava, per il loro programma politico progressista e per i loro veri traguardi in campo sociale. Tuttavia la Rojava soffre per le condizioni pressanti che sono fuori del controllo dei suoi cittadini. Perci\u00f2 chiudiamo raccomandando che vengano affrontate il pi\u00f9 presto possibile.<\/p>\n<p>Primo, la Rojava subisce un embargo economico e politico impostole dai suoi vicini: Turchia e Governo Regionale del Kurdistan in Iraq. La sua economia, infrastrutture, e difesa soffrono tutte a causa dell\u2019isolamento che consegue da questo.<\/p>\n<p>Anche se il KRG ha aperto il valico di confine di Semelka (Fishabour\/Peshkhabour) per commerci limitati e per trasporto individuale, fin dall\u2019accordo di Duhok nell\u2019ottobre 2014, decide in maniera arbitraria riguardo agli attraversamenti di confine e ostacola gli aiuti umanitari per la Rojava, compresi quelli per il campo profughi di Newroz. Neanche i libri per l\u2019Accademia della Mesopotamia possono attraversare il confine. L\u2019embargo strangola la capacit\u00e0 che l\u2019auto-governo fornisca alla popolazione anche gli aiuti medici e le elementari risorse umanitarie. E\u2019 fondamentale che l\u2019embargo venga tolto. Si deve esercitare una pressione internazionale sulla Turchia in particolare perch\u00e9 apra i suoi valichi di frontiera in modo che cibo, materiali vari, medicine e aiuti possano entrare.<\/p>\n<p>Secondo, i conflitti in corso in Siria e in Iraq hanno creato tantissimi profughi, di molti dei quali si prende attualmente cura l\u2019autogoverno. Questi rifugiati hanno urgentemente bisogno di elementari aiuti umanitari, di medicine, e di attrezzature ospedaliere. Anche molte persone sono stata ferita in guerra e hanno bisogno di cure adeguate che non sono disponibili a causa dell\u2019embargo. La comunit\u00e0 internazionale deve aiutare a consegnare gli aiuti nella Rojava per solidariet\u00e0 con queste persone, dialogando con le istituzioni dell\u2019auto-governo.<\/p>\n<p>Terzo, chiediamo il riconoscimento internazionale della Rojava, compreso il riconoscimento da parte delle ONG. Non cerca di diventare uno stato indipendente, ma tenta piuttosto di contribuire a creare una Siria genuinamente democratica e a integrarsi in essa. Il suo sistema unico di auto-governo merita di essere riconosciuto come una possibile soluzione per i molti conflitti etnici e religiosi che devastano la regione.<\/p>\n<p>Contro tutto e tutti, la gente della Rojava ha fatto progredire un coraggioso programma di tolleranza civica, parit\u00e0 di genere, e democrazia diretta. Per questo merita il rispetto del mondo e il suo appoggio attivo.<\/p>\n<p>15 gennaio 2015:<\/p>\n<p>Oktay Ay, ricercatore, Universit\u00e0 Bogazic, Istanbul<\/p>\n<p>Janet Biehl, scrittore indipendente, USA<\/p>\n<p>Devris Cimen, journalist, Civaka Azad \u2013 Kurdish Office for Public Affairs, Germania<\/p>\n<p>Rebecca Coles, ricercatore,Universit\u00e0 di Nottingham<\/p>\n<p>Antonia Davidovic, lettore di etnologia, Universit\u00e0 di Kiel<\/p>\n<p>Dilar Dirik, Ph.D. student, Universit\u00e0 di Cambridge<\/p>\n<p>Eirik Eiglad, editor, New Compass Press, Norway<\/p>\n<p>David Graeber, professore di antropologia, London School of Economics<\/p>\n<p>Lokman Turgut, journalist and researcher, Kurd-Akad, editor at StudiaKurdica journal<\/p>\n<p>Thomas Jeffrey Miley, lettore di sociologia, Universit\u00e0 di Cambridge<\/p>\n<p>Johanna Riha, Dottorando, Universit\u00e0 di Cambridge<\/p>\n<p>Nazan \u00dcst\u00fcndag, professore di sociologia, Universit\u00e0 Bogazici, Istanbul<\/p>\n<p>Christian Zeller, professore di geografia economica, Universit\u00e0 di Salisburgo<\/p>\n<p>Nella foto: il campo profughi di Newroz<\/p>\n<p>Fonte: http:\/\/zcomm.org\/znetarticle\/joint-statement-of-the-academic-delegation-to-rojava<\/p>\n<p>Originale: Roarmag.org<\/p>\n<p>Traduzione di Maria Chiara Starace<\/p>\n<p>Traduzione \u00a9 2014 ZNET Italy \u2013 Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di vari autori 17 gennaio 2015 La battaglia per Kobani, iniziata nell\u2019estate 2014, ha portato all\u2019attenzione del mondo l\u2019opposizione curda alle brutali forze che si definiscono Stato Islamico (IS o ISIS). 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