{"id":1567097,"date":"2022-04-19T17:38:33","date_gmt":"2022-04-19T16:38:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1567097"},"modified":"2022-04-19T17:43:28","modified_gmt":"2022-04-19T16:43:28","slug":"io-o-il-robot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/04\/io-o-il-robot\/","title":{"rendered":"Io o il robot?"},"content":{"rendered":"<p>Spero sinceramente che Isaac Asimov, dovunque sia, perdoni il gioco di parole tra il titolo di questo articolo e una delle sue pi\u00f9 grandi opere di fantascienza, <em>Io, robot<\/em>, una raccolta di racconti che tutti gli amanti del genere, come me, dovrebbe leggere.<\/p>\n<p>Di questo libro, sottolineo un argomento molto importante: le Tre Leggi della Robotica, che sono criteri o principi che regolano il comportamento dei robot. Praticamente, queste linee guida hanno anticipato alcuni dilemmi della tecnologia gi\u00e0 nel 1950, quando \u00e8 uscito il libro, e definirebbero le basi di una convivenza armoniosa tra umani e androidi.<\/p>\n<p>Ma quali sono queste tre premesse stabilite da Isaac Asimov? Il primo principio dice che un robot non pu\u00f2 ferire un umano o permettere che un umano abbia a soffrire alcun male. Il secondo precetto spiega che un robot deve obbedire ai comandi di un umano, purch\u00e9 questo non interferisca con la prima legge. Il terzo e ultimo principio stabilisce che un robot deve proteggere la sua propria esistenza, purch\u00e9 questo non generi un conflitto con le prime due leggi.<\/p>\n<p>Questo insieme semplice e interconnesso di regole ha come obiettivo la pace tra umani e automi, impedendo le ribellioni e guerre di robot che tanto abbiamo visto nel cinema americano. Nonostante sia un&#8217;opera di finzione, la premessa coniata da Asimov viene scrupolosamente rispettata dai ricercatori sull&#8217;intelligenza artificiale, per cui la sua eredit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 meramente di finzione o fantasia, ma penetra definitivamente nel campo della discussione etica e filosofica della convivenza tra uomo e macchina.<\/p>\n<p>Che la robotica e l&#8217;intelligenza artificiale stiano facendo passi da gigante, nessuno lo mette in discussione. La questione \u00e8 immaginare come sarebbe il futuro (o anche la nostra attualit\u00e0) con queste macchine e cercare di prevederlo: sar\u00e0 un futuro fosco?<\/p>\n<p>Forse non c&#8217;\u00e8 motivo di entrare in panico. \u00c8 possibile che non ci sar\u00e0 uno scontro fisico e armato tra esseri umani e dispositivi elettronici, come abbiamo visto in Terminator. O magari abbiamo s\u00ec ragione di preoccuparci, ma in un modo molto pi\u00f9 sottile quanto crudele, direi. Questo perch\u00e9 i robot potranno mettere a rischio la nostra sopravvivenza come specie, ma non con laser ed esplosioni, ma semplicemente distruggendo la nostra economia e appropriandosi dei nostri mercati del lavoro.<\/p>\n<p>Indubbiamente la meccatronica, ramo dell&#8217;ingegneria incentrato sull&#8217;automatizzazione dei sistemi elettronici, sta facendo rapidi progressi negli ultimi anni. \u00c8 molto comune la sua presenza in campo industriale, dove convive &#8220;armonicamente&#8221; con i lavoratori umani. Lo scenario che ci viene in mente per primo \u00e8 quello di una fabbrica automobilistica, con i suoi bracci meccanici usati per la costruzione dei veicoli. Sono robot che costruiscono altri robot, anche se, per ora, c&#8217;\u00e8 ancora bisogno dell&#8217;intervento umano. Tuttavia la partecipazione dell&#8217;homo sapiens ha i giorni contati.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 bisogno di andare molto lontano. Nella nostra realt\u00e0 attuale, possiamo gi\u00e0 trovare un proficuo campo di osservazione. Un piccolo esercizio di esplorazione del nostro ambiente \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente per verificare gli innumerevoli lavori che vengono svolti dalle macchine. I bigliettai degli autobus sono gi\u00e0 stati da anni sostituiti da tornelli automatici; gli sportelli della banca sono ridotti a poche unit\u00e0, a favore di terminali 24ore e applicativi, e persino gli operatori dei fast food come McDonald&#8217;s, che per anni sono stati il simbolo della possibilit\u00e0 di un primo impiego per molti giovani, vengono ora sostituiti da totem self-service.<\/p>\n<p>Oggigiorno, molte professioni sembrano essere destinate a una triste fine. E quei professionisti che attualmente si trovano in settori a rischio hanno bisogno di dispiegarsi e affrontare la concorrenza sleale di questi dispositivi, che non percepiscono uno stipendio, non vanno in ferie, possono lavorare 24 ore su 24, non si ammalano (anche se possono avere sporadici difetti) e non rivendicano migliori condizioni di lavoro. Insomma, il dipendente ideale per qualunque datore di lavoro avido.<\/p>\n<p>Per molto tempo, per giustificare il progresso della robotizzazione e la precariet\u00e0 dei rapporti di lavoro, veniva diffusa l&#8217;idea che le macchine avrebbero svolto il lavoro pesante, manuale o ripetitivo, dando la possibilit\u00e0 ai lavoratori trascurati di migliorarsi e tornare sul mercato con posizioni pi\u00f9 rilevanti e con migliori condizioni di lavoro e di salario.<\/p>\n<p>Tuttavia non \u00e8 questo che sta succedendo. Gi\u00e0 adesso, gli interventi chirurgici complessi vengono eseguiti senza l&#8217;intervento di un chirurgo. Non solo i lavoratori &#8220;meno qualificati&#8221; saranno colpiti dal fantasma della disoccupazione.<\/p>\n<p>La ricerca e lo sviluppo delle intelligenze artificiali sta prendendo strade pericolose. L&#8217;idea dei ricercatori oggi \u00e8 di preparare le macchine a realizzare processi decisionali, e addirittura lavori artistici e intellettuali. E la cosa pi\u00f9 incredibile di tutte \u00e8 che siamo noi ad essere direttamente responsabili di questa realt\u00e0, visto che l&#8217;uomo \u00e8 il creatore della macchina, e ciononostante persegue il sogno di renderla intelligente e indipendente dagli umani.<\/p>\n<p>In Giappone, un&#8217;intelligenza artificiale ha scritto un intero racconto e ha ottenuto una buona valutazione in un concorso nazionale di letteratura. Il racconto \u201cKonpyuta ga shosetsu wo kaku hi\u201d, ossia &#8220;Il giorno in cui un computer ha scritto un racconto&#8221;, termina in un modo allarmante:<\/p>\n<p>&#8220;Il computer, privilegiando la ricerca della propria felicit\u00e0, ha smesso di lavorare per gli umani&#8221;.<\/p>\n<p>Di nuovo, i timori di una sottomissione dell&#8217;uomo alla macchina non sono causati dal pregiudizio fantastico della letteratura e del cinema, ma si concretizza con il degrado di uno dei pilastri del sostentamento umano: il lavoro. Non c&#8217;\u00e8 modo di competere con un robot in un colloquio di lavoro n\u00e9 nel lavoro quotidiano, anche se molti capi oggigiorno pensano che siamo anche noi delle macchine produttive instancabili.<\/p>\n<p>I robot sono pi\u00f9 forti, pi\u00f9 intelligenti, pi\u00f9 resistenti, con un potenziale costante di upgrade e non devono soddisfare i complessi bisogni umani. A loro basta un po&#8217; di energia e un minimo di manutenzione (che faranno da soli). I loro bisogni pi\u00f9 basici fanno sembrare completamente superflue le nostre necessit\u00e0 pi\u00f9 semplici.<\/p>\n<p>A questo punto quindi, non c&#8217;\u00e8 modo di non soccombere. Siamo destinati a un&#8217;atroce sconfitta. Se non facciamo niente, ci troveremo in una posizione in cui non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile tornare indietro in maniera sicura. Quindi, cosa si pu\u00f2 fare, finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 ancora tempo?<\/p>\n<p>Una delle soluzioni su cui scommettono gli specialisti di tecnologia e i futuristi \u00e8 la fusione uomo-macchina. Questo concetto radicale afferma che se ci fosse un&#8217;integrazione di parti meccaniche e tecnologiche nel nostro corpo e nel nostro cervello, diminuirebbe la differenza tra le &#8220;specie&#8221;. Diventeremmo un&#8217;evoluzione dell&#8217;<em>homo sapiens<\/em>. Saremmo <em>homo technium<\/em>, dei veri cyborg.<\/p>\n<p>Coloro che difendono questa visione sostengono che la fusione tra la tecnologia e il nostro corpo esiste gi\u00e0. Usiamo occhiali, apparecchi acustici e perfino protesi per gli arti superiori e inferiori. Sarebbe solo un passo in pi\u00f9.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che questo scenario \u00e8 ancora incerto e un tantino allarmista. Il problema diventa evidente quando analizziamo lo sviluppo dell&#8217;uomo, la sua evoluzione, e osserviamo quanto \u00e8 lenta rispetto alla scalata delle tecnologie. Il cervello umano non subisce un aggiornamento, una miglioria, un upgrade, da migliaia di anni (per qualcuno succede il contrario: c\u2019\u00e8 una involuzione). A fini comparativi, sono passati due milioni di anni tra l&#8217;<em>homo erectus<\/em>\u00a0e l&#8217;<em>homo sapiens<\/em>. Per quanto riguarda le macchine, invece, abbiamo per esempio l&#8217;evoluzione da un antico processore i386 a un Core i9 in soli 32 anni. E quando il calcolo quantistico verr\u00e0 completamente stabilito, i cicli di <em>upgrade<\/em> avverranno in nano-secondi.<\/p>\n<p>Altri difendono il mantenimento dei posti di lavoro sotto forma di leggi protezionistiche. Stipulare una percentuale massima di automazione nelle aziende pu\u00f2 non essere una via d&#8217;uscita ma soltanto un modo di ritardare lo sviluppo che, visto lo scenario presentato, passer\u00e0 impietosamente su tutti noi. Per quanto sia inefficiente, \u00e8 comunque meglio di niente, un sotterfugio per guadagnare un po&#8217; di tempo per respirare.<\/p>\n<p>Comunque, vedo che la speranza della conservazione umana sar\u00e0 in futuro direttamente nelle mani dei robot. Speriamo che seguano alla lettera la programmazione della prima legge della robotica proposta da Asimov, e non permettano che ci affligga alcun male, compresa la disoccupazione e tutto quello che pu\u00f2 provocare, come fame, violenza e miseria. Ciononostante, allo stesso tempo le macchine hanno bisogno, secondo la terza legge, di salvaguardare la propria esistenza. Se sar\u00e0 cos\u00ec, di sicuro installeremo un bel bug in quei cervelli elettronici. Forse potrebbe essere questa la via d&#8217;uscita per la fine dell&#8217;eventuale supremazia robotica: l&#8217;infinita capacit\u00e0 umana di creare il caos.<\/p>\n<p><em>Traduzione dal portoghese di Raffaella Piazza. Revisione di Thomas Schmid.\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spero sinceramente che Isaac Asimov, dovunque sia, perdoni il gioco di parole tra il titolo di questo articolo e una delle sue pi\u00f9 grandi opere di fantascienza, Io, robot, una raccolta di racconti che tutti gli amanti del genere, come&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2103,"featured_media":1554670,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,496,48],"tags":[93808,1324,62491,3295,101263,7721,93809,1802],"class_list":["post-1567097","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-scienza-tecnologia","category-sud-america","tag-asimov","tag-disoccupazione","tag-elettronica","tag-lavoro","tag-meccatronica","tag-robot","tag-robotica-it","tag-tecnologia-it"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Io o il robot?<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Che la robotica e l&#039;intelligenza artificiale stiano facendo passi da gigante, nessuno lo mette in discussione. 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