{"id":155991,"date":"2015-01-10T12:04:39","date_gmt":"2015-01-10T12:04:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=155991"},"modified":"2016-04-02T09:30:41","modified_gmt":"2016-04-02T08:30:41","slug":"la-vera-politica-dietro-la-guerra-statunitense-allis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/01\/la-vera-politica-dietro-la-guerra-statunitense-allis\/","title":{"rendered":"La vera politica dietro la guerra statunitense all\u2019IS"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La guerra statunitense allo \u201cStato Islamico dell\u2019Iraq e del Levante\u201d o ISIL, noto anche come Stato Islamico dell\u2019IS \u2013 il singolo maggiore sviluppo della politica estera statunitense nel corso del 2014 \u2013 continua a intrigare quelli che cercano la sua logica strategica. Ma la soluzione del puzzle sta in considerazioni che non hanno nulla a che fare con una reazione razionale e realt\u00e0 sul terreno. In realt\u00e0 si tratta interamente di interessi politici e burocratici nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apparentemente lo sforzo militare a guida USA \u00e8 mirato a \u201csmantellare\u201d lo \u201cStato Islamico\u201d in quanto minaccia alla stabilit\u00e0 del Medio Oriente e alla sicurezza statunitense. Ma nessun analista indipendente, militare o dell\u2019antiterrorismo, crede che la forza militare applicata in Iraq e in Siria abbia la pur minima possibilit\u00e0 di conseguire tale obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno riconosciuto liberamente diplomatici statunitensi al giornalista Reese Ehrlich, gli attacchi aerei che l\u2019amministrazione Obama sta conducendo non sconfiggeranno i terroristi dell\u2019IS. E, come approfondisce Ehrlich, gli Stati Uniti non hanno alleati che potrebbero concepibilmente prendere possesso del territorio oggi controllato dall\u2019IS. Il Pentagono ha rinunciato all\u2019unica organizzazione militare siriano considerata un tempo candidata al sostegno statunitense: l\u2019Esercito Siriano Libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso agosto l\u2019analista antiterrorismo Brian Fishman ha scritto che nessuno aveva \u201cofferto una strategia plausibile per sconfiggere [l\u2019IS] che non implichi un grosso impegno statunitense sul campo \u2026\u201d. Ma Fishman si \u00e8 spinto oltre, segnalando che [lS] in realt\u00e0 ha bisogno della guerra offerta dagli Stati Uniti, perch\u00e9 \u201cla guerra rende pi\u00f9 forte il movimento jihadista, anche di fronte a grandi sconfitte tattiche e operative\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso IS deve essere interpretato come una conseguenza della peggiore tra le successioni di campagne militari statunitensi dopo l\u201911 settembre: l\u2019invasione e l\u2019occupazione USA dell\u2019Iraq. La guerra statunitense in Iraq \u00e8 stata la principale responsabile perch\u00e9 ha creato le condizioni perch\u00e9 prosperassero nel paese estremisti islamici stranieri. Inoltre i gruppi che si sono coalizzati alla fine intorno all\u2019IS hanno imparato come creare \u201corganizzazioni adattative\u201d da un decennio di combattimenti contro le truppe USA, come ha osservato l\u2019allora Direttore dello Spionaggio Militare Michael Flynn. E, infine, gli USA hanno reso l\u2019IS la formidabile forza militare che \u00e8 oggi consegnando miliardi di dollari di equipaggiamenti a un esercito iracheno corrotto e incompetente che oggi \u00e8 crollato e ha passato gran parte dei suoi armamenti ai terroristi jihadisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo tredici anni in cui l\u2019amministrazione e le burocrazie della sicurezza nazionale hanno perseguito politiche in Medio Oriente che sono palesemente disastrose in termini razionali di sicurezza e stabilit\u00e0, \u00e8 necessario un nuovo paradigma per comprendere le motivazioni reali che sostengono il lancio di nuove iniziative quali la guerra all\u2019IS. Il magistrale nuovo libro di James Risen, <em>Pay Any Price: Greed, Power and Endless War, <\/em>[A qualsiasi prezzo: avidit\u00e0, potere e guerra infinita] mostra che il fattore chiave in un\u2019iniziativa assurdamente autolesionista di sicurezza nazionale dopo l\u2019altra dall\u201911 settembre, \u00e8 stato costituito dalle vaste occasioni che sono state offerte ai burocrati per costruire il loro potere e il loro status.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a ci\u00f2, l\u2019evidenza storica rivela uno schema di presidenti che perseguono avventure militari e altre politiche a causa delle ondate dell\u2019opinione pubblica o per paura che i propri consiglieri per la sicurezza nazionale li accusino di essere teneri con il nemico o riguardo alla sicurezza nazionale in generale. Nel caso di Obama entrambi i fattori hanno svolto un ruolo nella creazione della guerra all\u2019IS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019amministrazione Obama ha considerato la presa, da parte delle forze dell\u2019IS, di una serie di citt\u00e0 nella Valle del Tigri in Iraq a giugno come principalmente una minaccia politica all\u2019amministrazione stessa. Le norme del sistema politico statunitense richiedevano che nessun presidente possa permettersi di apparire debole nel reagire a eventi esterni che creano forti reazioni nel pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua ultima intervista, prima di ritirarsi da Capo dell\u2019Agenzia dello Spionaggio della Difesa \u2013 pubblicata il giorno stesso in cui sono iniziati i bombardamenti dell\u2019IS il 7 agosto \u2013 il generale Michael Flynn ha commentato: \u201cPersino il Presidente, penso, a volte si sente costretto a fare qualcosa senza dire prima: \u2018Un momento! Com\u2019\u00e8 che \u00e8 successo questo?\u2019\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, per rappresaglia contro gli attacchi aerei statunitensi, l\u2019IS ha eseguito le decapitazioni del giornalista statunitense James Foley e del giornalista israelo-statunitense Steven Sotloff, aumentando il costo del non assumere azioni militari pi\u00f9 forti contro i nuovi cattivi dei media popolari. Persino dopo il primo agghiacciante video dell\u2019IS, tuttavia, il Vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Ben Rhodes, ha dichiarato ai giornalisti il 25 agosto che Obama era concentrato sulla protezione delle vite e delle strutture statunitensi e sulla crisi umanitaria, \u201ccontenendo\u201d l\u2019IS dove si trovava e appoggiando avanzate di forze irachene e curde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rhodes ha anche sottolineato che l\u2019IS era una \u201corganizzazione profondamente radicata\u201d e che la forza militare non poteva \u201csradicarla dalle comunit\u00e0 in cui opera\u201d. Tale cautela suggerisce che Obama era diffidente riguardo a un impegno bellico indeterminato che lo avrebbe lasciato vulnerabile alla manipolazione da parte dell\u2019esercito e di altre burocrazie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A malapena una settimana dopo la seconda decapitazione, tuttavia, Obama ha impegnato gli Stati Uniti a collaborare con \u201camici e alleati\u201d per \u201cannientare e distruggere definitivamente il gruppo terroristico noto come [IS]\u201d. Invece di un ampliamento della missione \u00e8 stato un \u201cbalzo della missione\u201d mozzafiato rispetto alla politica dell\u2019amministrazione di attacchi limitati meno di tre settimane prima. Obama ha accampato la giustificazione parecchio fantasiosa che uno sforzo militare a lungo termine contro l\u2019IS era necessario per impedire una minaccia agli stessi Stati Uniti. La presunta logica era che i terroristi avrebbero addestrato grandi numeri di europei e statunitensi che affluivano in Iraq e in Siria a tornare in patria che attuare \u201cattacchi mortali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significativamente Obama ha insistito nella dichiarazione nel definire ci\u00f2 \u201cuna strategia completa e sostenuta di antiterrorismo\u201d, ma non una guerra. Definirla guerra avrebbe reso pi\u00f9 difficile controllare l\u2019ampliamento della missione attribuendo nuovi ruoli militari a varie burocrazie e anche a por termine alla fine all\u2019operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i servizi militari e le burocrazie dell\u2019antiterrorismo nella CIA, nella NSA e nel Comando Operazioni Speciali (SOCOM) consideravano interesse centrale un grande e sfaccettata operazione militare contro l\u2019ISIL. Prima delle mosse spettacolari dell\u2019ISIL nel 2014, il Pentagono e i servizi militari erano di fronte alla prospettiva di stanziamenti in declino per la difesa, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall\u2019Afghanistan. Ora l\u2019esercito, l\u2019aviazione e il comando operazioni speciali vedevano la possibilit\u00e0 di scavarsi nuovi ruoli militari nella lotta all\u2019ISIL. Il Comando Operazioni Speciali, che era stato lo strumento preferito di Obama nel combattere gli estremisti islamici, stava per subire il primo bilancio fermo dopo tredici anni di continui aumenti degli stanziamenti. E\u2019 stato descritto come \u201dfrustrato\u201d dall\u2019essere relegato alla sola organizzazione di attacchi aerei statunitensi e ansioso di attaccare l\u2019ISIL direttamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 12 settembre sia il Segretario di Stato, John Kerry, sia il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice, definivano ancora gli attacchi aerei una \u201coperazione antiterrorismo\u201d, pur riconoscendo che alcuni nell\u2019amministrazione volevano chiamarli \u201cguerra\u201d. Ma la pressione del Pentagono e dei suoi associati dell\u2019antiterrorismo per far diventare l\u2019operazione una \u201cguerra\u201d sono state cos\u00ec efficaci che c\u2019\u00e8 voluto un solo giorno per compiere la svolta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mattino seguente il portavoce dell\u2019esercito, ammiraglio John Kirby, ha dichiarato ai giornalisti: \u201cNon confondiamoci, sappiamo di essere in guerra con [IS] allo stesso modo in cui siamo in guerra, e continuiamo a essere in guerra, con al-Qaeda e i suoi affiliati\u201d. In seguito, nella stessa giornata, l\u2019addetto stampa della Casa Bianca, John\u00a0 Ernst, ha usato lo stesso linguaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle situazioni esistenti in Iraq e in Siria la reazione pi\u00f9 razionale ai successi militari dell\u2019IS sarebbe stata evitare del tutto un\u2019azione militare statunitense. Ma Obama ha avuto incentivi potenti per adottare una campagna militare che poteva vendere a elettorati politici chiave. Non ha senso strategicamente, ma evita i pericoli che realmente contano per i politici statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di <strong>Gareth Porter<\/strong>, giornalista d\u2019inchiesta indipendente e storico esperto di politica statunitense e sicurezza nazionale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Traduzione di Giuseppe Volpe<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra statunitense allo \u201cStato Islamico dell\u2019Iraq e del Levante\u201d o ISIL, noto anche come Stato Islamico dell\u2019IS \u2013 il singolo maggiore sviluppo della politica estera statunitense nel corso del 2014 \u2013 continua a intrigare quelli che cercano la 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