{"id":1555311,"date":"2022-04-01T11:08:43","date_gmt":"2022-04-01T10:08:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1555311"},"modified":"2022-04-01T11:19:51","modified_gmt":"2022-04-01T10:19:51","slug":"loccidente-va-alla-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/04\/loccidente-va-alla-guerra\/","title":{"rendered":"L\u2019Occidente va alla guerra"},"content":{"rendered":"<p>Mentre la guerra non si ferma, vanno ridefinendosi gli schieramenti e gli equilibri su scala mondiale, nella prospettiva di un dopoguerra destinato a essere comunque segnato da dinamiche di militarizzazione e riarmo con cui dovremo fare i conti nei prossimi anni. Non formulo ipotesi sugli scenari bellici, ma certo una lunga durata della guerra in Ucraina (a bassa o alta intensit\u00e0) non sembra sgradita ad alcuni dei pi\u00f9 importanti attori globali. Questo vale per una parte almeno dell\u2019<em>establishment<\/em>\u00a0statunitense, come si \u00e8 visto dal discorso di Joe Biden a Varsavia. Il logoramento della Russia in una sorta di Afghanistan europeo, senza curarsi del potenziale tracimare del conflitto verso ovest e verso est, costituirebbe infatti una straordinaria occasione per proseguire quel processo di ricostruzione dell\u2019Occidente che l\u2019amministrazione americana ha perseguito fin dal suo insediamento. L\u2019Unione Europea, in particolare, accelererebbe la sua integrazione militare sotto la doppia pressione dei Paesi dell\u2019Europa dell\u2019est e della Nato, confermando quella funzione di guida degli Stati Uniti che a partire dalla Grande Guerra ha definito il concetto stesso di Occidente. E chi di quest\u2019ultimo lamenta il \u201csuicidio\u201d, rinnovando un genere che ha ormai una lunga storia (cominciata proprio negli anni della Grande Guerra con opere come\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">Il tramonto dell\u2019Occidente\u00a0<\/em>di Oswald Spengler e\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">The Passing of the Great Race<\/em>\u00a0di Madison Grant), altro non fa, coerentemente con il canone di quel genere, che chiamare l\u2019Occidente alle armi.<\/p>\n<p>\u00c8 bene domandarsi quali sono le condizioni materiali in cui si colloca questa configurazione relativamente nuova dell\u2019Occidente (che era stato decisamente marginalizzato negli anni di Trump), andando oltre l\u2019obbligatorio allineamento che domina il discorso pubblico e la politica ufficiale in Italia e non solo. \u00c8 bene aprire un cantiere di ricerca, a cui queste note intendono dare niente pi\u00f9 che un primo contributo. Partiamo dalla \u201cglobalizzazione\u201d, di cui durante la pandemia molte voci hanno celebrato la fine. La guerra, agganciandosi alla stessa pandemia, determina a questo proposito un salto di scala. \u00c8 stato niente meno che Larry Fink, il fondatore di BlackRock, a dichiarare nella\u00a0<a href=\"https:\/\/www.blackrock.com\/corporate\/investor-relations\/larry-fink-chairmans-letter\">lettera annuale agli azionisti<\/a>\u00a0che \u201cl\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina ha posto fine alla globalizzazione come l\u2019abbiamo sperimentata negli scorsi tre decenni\u201d. Lo \u201csganciamento\u201d (<em style=\"font-weight: inherit;\">decoupling<\/em>)dell\u2019economia russa dai circuiti globali determinato dalle sanzioni viene evidentemente assunto da Fink come anticipazione di processi pi\u00f9 ampi di riorganizzazione su base \u201cregionale\u201d dei mercati, mentre \u2013 come ha notato\u00a0<a href=\"https:\/\/email.mg2.substack.com\/c\/eJwlkd2K7CAMx5-m3rX4Xb3wYuGwcJ6iqImzclodrN1l5umPswMhCSH_JPwSfcdbbQ93r2cnL7f1xx1dwZ9zx96xkevEtmVwTAq6Mm4JOAnMKEPyuaWGePi8u94uJPcr7Dn6nmv5VVhupCJfToAROtAYwINPUUNKoJRek9ee4Rrfi_0FGUtEh9_YHrUg2d1X7_dJfEz8c1jqS6zHSGItHUsfGU3B0jFsBmvjLDmns7UAs0jCC6O4GhdM4vPE2zEEf2ESf7iJzJghsVSlmSmh5sC0nTEZWANXVKRAsuN0DBOCUSVGWPgiA6VUh6hXsaJFumBO_TBoJ0mPG1_OK5zdx3-vG0lzpy_Q6nLg8-mh-dF0lRzqkvsL0zaajlHojw2LDzvCm2B_P-KX6XbDgm08CDbfHdPSrFRqrYd7AxuIFRNScqrI2A51qIobiI9e6xP_A5Xrmkc\">Adam Tooze<\/a>\u00a0\u2013 nell\u2019intera, lunga lettera non \u00e8 mai menzionata la Cina, dove BlackRock ha consistenti interessi.<\/p>\n<p>Abbiamo sempre affermato l\u2019irreversibilit\u00e0 della interdipendenza economica a livello mondiale, che la stessa guerra conferma con i suoi effetti asimmetrici ma pervasivi. Non credo che si debba modificare questa posizione, ma la si deve assumere come sfondo per valutare le prospettive di un\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">decoupling<\/em>\u00a0che potrebbe rappresentare una nuova modalit\u00e0 di governo di quella interdipendenza, e dunque della globalizzazione (mentre solo in ultima istanza pu\u00f2 rappresentare un\u2019opzione di rottura, con costi che \u00e8 difficile valutare). In questione pu\u00f2 essere certamente una riorganizzazione delle \u201ccatene di fornitura\u201d all\u2019interno di spazi \u201cregionali\u201d (ovvero tendenzialmente continentali), con l\u2019emergere di una nuova geografia globale della produzione che \u00e8 stata pi\u00f9 volte evocata durante la pandemia. L\u2019affrontamento dell\u2019inflazione \u00e8 un altro tema essenziale. Ma le prospettive di \u201csganciamento\u201d riguardano anche il terreno finanziario, bancario (con l\u2019emergere e il consolidarsi di sistemi alternativi al circuito Swift) e monetario. Da quest\u2019ultimo punto di vista, \u00e8 uscito in questi giorni uno studio per il Fondo Monetario Internazionale di Serkan Arslanap, Barry Eichengreen e Chima Simpson-Bell, intitolato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/WP\/Issues\/2022\/03\/24\/The-Stealth-Erosion-of-Dollar-Dominance-Active-Diversifiers-and-the-Rise-of-Nontraditional-515150\"><em style=\"font-weight: inherit;\">The Stealth Erosion of Dollar Dominance<\/em><\/a>. \u00c8 un lavoro molto interessante, perch\u00e9 documenta una progressiva perdita di centralit\u00e0 del dollaro come valuta di riserva a livello mondiale, essenzialmente a favore del renminbi cinese e di monete di altri Paesi (tra cui non figurano la sterlina e l\u2019euro). La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia possono indubbiamente costituire potenti acceleratori di questa tendenza, come mostrano gli attuali conflitti attorno alla valuta per il pagamento del gas. Un \u201cnuovo disordine mondiale monetario\u201d si profila all\u2019orizzonte, come scrive Martin Wolf sul\u00a0<a href=\"https:\/\/www.afr.com\/markets\/currencies\/a-new-world-of-currency-disorder-looms-20220330-p5a99l\"><em style=\"font-weight: inherit;\">Financial Times<\/em><\/a>, e le sanzioni alla Banca centrale russa potrebbero spingere verso il consolidamento di un asse con Pechino proprio su questo terreno.<\/p>\n<p>Torno a sottolineare che il \u201cdecoupling\u201d non rinvia necessariamente a una rottura della globalizzazione, delineando piuttosto prospettive per il suo governo che indubbiamente rappresentano cambiamenti molto significativi rispetto alla storia (tutt\u2019altro che lineare, d\u2019altro canto) degli ultimi trent\u2019anni. \u00c8 da questo punto di vista che occorre riprendere la domanda sulla posizione che oggi occupa l\u2019Occidente, per cogliere il significato della sua bellicosa ricomposizione attorno agli Stati Uniti. E mi pare che si debba nuovamente ribadire che la tendenza di fondo che consente di comprendere quanto accade oggi attorno alla guerra in Ucraina sia il relativo declino degli Stati Uniti (e dunque dell\u2019Occidente) come potenza egemonica a livello globale. Gi\u00e0 i processi economici a cui si \u00e8 accennato lo lasciano intendere chiaramente. Ma altri elementi si possono aggiungere. \u00c8 ad esempio istruttiva un\u2019intervista pubblicata sul sito indiano\u00a0<a href=\"https:\/\/thewire.in\/video\/watch-karan-thapar-rahuram-rajan-russia-sanctions\"><em style=\"font-weight: inherit;\">The Wire<\/em><\/a>, dove le sanzioni contro la Russia vengono definite \u201carmi economiche di distruzione di massa\u201d, con un riferimento al loro impatto sulla popolazione russa (e non sulle\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">\u00e9lite<\/em>) ma anche e soprattutto a livello globale, con crisi alimentari potenzialmente devastanti in molte parti del mondo. Il fatto \u00e8 che a parlare \u00e8 Raghuram Rajan, che tra le altre cose \u00e8 stato Governatore della Banca Centrale Indiana dal 2013 al 2016 ed \u00e8 attualmente Professore di Scienza delle Finanze all\u2019Universit\u00e0 di Chicago. In altre parole: possiamo ben immaginare che una simile valutazione delle sanzioni occidentali sia diffusa a livello popolare e tra le forze di sinistra in un Paese come l\u2019India. Il fatto che venga formulata con tanta forza dall\u2019interno delle \u00e9lite di un Paese emergente e comunque di grande importanza per la stessa strategia delle alleanze degli USA in un\u2019area critica del mondo mi pare segnali smottamenti di altra natura.<\/p>\n<p>\u00c8 da questo punto di vista che dobbiamo valutare il fatto che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2022\/03\/11\/opinion\/nato-russia-the-west-ukraine.html\">tra i dieci Paesi pi\u00f9 popolosi del mondo soltanto uno<\/a>, non sorprendentemente gli Stati Uniti, abbia espresso pieno sostegno alle sanzioni contro la Russia e che\u00a0<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/lo-squilibrio-che-precipta-il-welfare-nel-warfare-globale\">trenta Paesi africani su cinquantaquattro<\/a>\u00a0si siano per ben due volte astenuti alle votazioni all\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sono dati che indicano un evidente scollamento tra la realt\u00e0 della politica mondiale e la pretesa dell\u2019Occidente di rappresentare \u2013 una volta di pi\u00f9 \u2013 l\u2019\u201cumanit\u00e0\u201d. Certo, \u00e8 ancora vivo l\u2019eco delle parole di Fanon sull\u2019Europa, \u201cche non la finisce pi\u00f9 di parlare dell\u2019uomo pur massacrandolo ovunque lo incontra\u201d, vividamente esemplificate dalle infinite guerre \u201coccidentali\u201d e dalla politica del \u201cdoppio standard\u201d (la Cina, per fare un esempio, non dimentica il bombardamento della sua ambasciata a Belgrado, nel 1999). Ma il punto qui \u00e8 pi\u00f9 generale, e riguarda una serie di sviluppi che stanno materialmente facendo dell\u2019Occidente soltanto una\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">parte<\/em>\u00a0(per quanto ancora potente) in un mondo ormai multipolare. Per essere chiari: nessun \u201cterzomondismo\u201d dietro a questa affermazione, le tendenze in atto non delineano necessariamente un mondo migliore di quello che ha avuto per centro l\u2019Occidente \u2013 e certo non conducono al di l\u00e0 del capitalismo. Ma sono appunto tendenze in atto, che \u00e8 buona cosa \u201cnon deridere, non compiangere, non disprezzare, ma comprendere\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 sullo sfondo di queste tendenze che dobbiamo porre il problema di una politica contro la guerra in Europa, capace di contrastare la ricomposizione aggressiva e militarista dell\u2019Occidente sviluppando al tempo stesso quanto nella storia di quest\u2019ultimo l\u2019ha sempre contrastata \u2013 cos\u00ec come ha contrastato i dispositivi di sfruttamento e dominio che hanno legato insieme il capitale, gli Imperi e lo Stato. All\u2019inizio del Novecento, prima che prendessero forma i lamenti razzisti sulla fine dell\u2019Occidente di Spengler e Grant, il grande intellettuale afroamericano W.E.B. Du Bois, invitato da Max Weber a scrivere per una prestigiosa rivista tedesca, cos\u00ec concludeva il suo saggio: \u201cricordate soprattutto una cosa: il giorno delle razze di colore sta sorgendo. \u00c8 una follia fermare questo sviluppo, \u00e8 grande saggezza promuovere ci\u00f2 che quest\u2019alba promette in termini di luce e speranza per il futuro\u201d.<\/p>\n<p>Mutato quel che v\u2019\u00e8 da mutare, queste righe indicano in modo piuttosto preciso il nostro compito nel presente: fare dell\u2019Europa una piattaforma che possa consentire una transizione pacifica verso una diversa architettura e distribuzione dei poteri su scala globale. Sappiamo che transizioni di questo tipo raramente sono pacifiche, e la guerra in Ucraina non \u00e8 di buon auspicio. \u00c8 solo combinando la lotta contro la guerra con una mobilitazione permanente sui temi sociali ed economici, con una nuova lotta di classe, che possiamo puntare a costruire in Europa una configurazione di forze capace di sostenere una politica mondiale di pace. Senza nessuna nostalgia per elmetti e cannoni, orientali o occidentali che siano.<\/p>\n<p style=\"background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 19.2pt 0cm;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Arial','sans-serif';\"><a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/?p=14942\">fonte:euronomade<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre la guerra non si ferma, vanno ridefinendosi gli schieramenti e gli equilibri su scala mondiale, nella prospettiva di un dopoguerra destinato a essere comunque segnato da dinamiche di militarizzazione e riarmo con cui dovremo fare i conti nei 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