{"id":155486,"date":"2015-01-06T14:43:02","date_gmt":"2015-01-06T14:43:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=155486"},"modified":"2015-01-06T14:51:47","modified_gmt":"2015-01-06T14:51:47","slug":"la-troika-e-tecno-moralisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/01\/la-troika-e-tecno-moralisti\/","title":{"rendered":"La Troika e i tecno-moralisti"},"content":{"rendered":"<p>Esiste una morbosa attenzione in Italia nei confronti dell\u2019illecito delle cariche pubbliche, che si estende non solo a ci\u00f2 che \u00e8 oggettivamente passibile di reato secondo le leggi, ma a anche tutto quello che pu\u00f2 essere sospettabile o \u201cin odore\u201d di colpevolezza o semplicemente \u201csconveniente\u201d. Il filosofo francese Michel Foucault notava che nelle societ\u00e0 pre-moderne che praticavano la tortura il sospetto rappresentava non un indizio che potesse essere sia provato che smentito, ma era di per s\u00e9 stesso il marchio infamante che avrebbe portato alla futura confessione del delitto e alla pena. Questo meccanismo sembra replicarsi oggi nei discorsi dei media e nelle chiacchiere \u201cda bar\u201d dell\u2019uomo della strada (spesso la distinzione tra i due soggetti non \u00e8 cos\u00ec netta) dove si indaga sul personaggio pubblico (dello spettacolo, dello sport, della cronaca nera) alla ricerca paranoica di un segno che possa inchiodarlo come colpevole. I media giocano come il gatto col topo, aizzati da folle di spettatori inferocite, anche se la pena, ovviamente, non \u00e8 pi\u00f9 fisica ma \u00e8 metaforizzata.<\/p>\n<p>L\u2019innocenza non \u00e8 contemplata. Il sospetto \u00e8 gi\u00e0 stigma indelebile di un comportamento delittuoso e chi sostiene il contrario viene fatto oggetto di cinico sarcasmo. Questo dispositivo viene ormai replicato non solo nell\u2019effimero del gossip dei rotocalchi ma anche (e con pi\u00f9 accanimento) nella cronaca politica ed \u00e8 la vera sostanza delle lotte tra opposte fazioni che per il resto condividono allegramente proposte e programmi. Ormai non solo l\u2019infrazione della regola, ma anche un comportamento sopra le righe pu\u00f2 macchiare la reputazione del malcapitato: feste, tradimenti coniugali, persino stipendi al di sopra della media. Un\u2019accusa di un giornale pu\u00f2 bastare a stroncare la carriera di un politico pi\u00f9 di una sentenza di un tribunale. Ma da dove viene questa morbosa curiosit\u00e0, questa <em>volont\u00e9 de savoir<\/em>?<\/p>\n<p>\u00c8 una questione non secondaria. Gi\u00e0 la sua stessa esistenza ci dice molto della societ\u00e0 che ne \u00e8 permeata. Perch\u00e9 l\u2019interesse smodato per la fedina penale e morale dell\u2019individuo (purch\u00e9 abbia visibilit\u00e0 mediatica) testimonia di una totale assenza di immaginario politico di chi non crede possibile nient\u2019altro che la gestione \u201ctrasparente\u201d, \u201cpulita\u201d (gli unici aggettivi nobilitanti del gergo politico corrente) dell\u2019esistente. L\u2019eroe politico non \u00e8 pi\u00f9 il rivoluzionario, colui che libera i popoli dalla tirannia e dall\u2019oppressione e realizza un disegno superiore alla propria individualit\u00e0, ma il comune borghese \u201conesto\u201d, ligio al dovere e che denuncia puntualmente le violazioni in un ambiente di corrotti opportunisti e avidi faccendieri. La morale privata coincide con la giustizia pubblica.\u00a0Ma le finalit\u00e0 sociali dell\u2019onesto e inflessibile castigatore non differiscono molto da quelle dell\u2019astuto sciacallo burocratico. Entrambi si limitano a preservare lo status quo e non credono in un diverso tipo di organizzazione sociale. Il liberale e politicamente corretto \u201crispetto delle regole\u201d \u00e8 il massimo cui poter ambire per il primo, lasciando inalterata la trama dei rapporti sociali, mentre per il secondo il modello \u00e8 la sregolatezza anarcoide del neoliberismo. Il puritano e il libertino, in fondo, sono due facce della stessa medaglia, perch\u00e9 l\u2019uno non pu\u00f2 esistere senza l\u2019altro.<\/p>\n<p>La politica \u00e8 ridotta a mera estensione delle vita privata del singolo e l\u2019unico imperativo categorico non \u00e8 quello kantiano, ma quello radicalmente individualista. Che sia per infrangerle in nome di una libert\u00e0 non dialettizzata, un \u201ccattivo infinito\u201d (Hegel) o per rispettarne la lettera, per adempiere al proprio dovere, gli scopi si esauriscono nell\u2019orizzonte atomistico individuale. Dalla morale, anche quella pubblica, scompare il \u201cregno dei fini\u201d kantiano, sostituito dal pragmatismo del \u201ccommon sense\u201d.<\/p>\n<p>Suscitano pi\u00f9 sdegno le orge di un capo di governo che il tasso di disoccupazione giovanile pi\u00f9 alto della storia; i favoritismi di un politico scandalizzano pi\u00f9 che lo sfruttamento dei giovani lavoratori sottopagati; le trame di faccendieri locali per accaparrarsi finanziamenti sconvolgono l\u2019opinione pubblica che accetta con disincanto l\u2019occupazione del proprio paese da parte del Fondo Monetario e della Troika. Laddove mette in discussione i rapporti sociali la morale viene sospesa, per essere potenziata fino all\u2019ossessione dove non li scalfisce, ovvero nella sfera dell\u2019individuo atomizzato. E allora l\u2019indicibile, l\u2019osceno, popola le pagine della stampa nazionale che incita alla dittatura economica e alla cessione della sovranit\u00e0 ad aristocrazie finanziarie in nome della moralizzazione delle cariche pubbliche.<\/p>\n<p>\u201cLe idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti\u201d scriveva Marx nell\u2019<em>Ideologia tedesca<\/em> e le idee tecno-moralistiche dell\u2019aristocrazia finanziaria e delle \u00e9lite burocratiche (in questo apparentemente male assortito consorzio di economia e morale comune) sono le idee dominanti in quest\u2019epoca. La concorrenza spietata e l\u2019internazionalizzazione del Capitale a favore del ribasso dei salari viene salutata come segno di \u201cmodernizzazione\u201d e di progresso cosmopolita, ma non si ha alcuna tolleranza per la cattiva reputazione dell\u2019ultimo assessore.\u00a0Ma perch\u00e9, \u00e8 lecito chiedersi, le classi dominanti e i loro megafoni editoriali ci tengono tanto a diffondere questo moralismo schizofrenico?<\/p>\n<p>\u201cLe idee dominanti non sono altro che l\u2019espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee\u201d si legge sempre nell\u2019<em>Ideologia tedesca<\/em> e l\u2019imposizione di queste idee \u00e8 servita ai dominatori per imporre la propria strategia ed affermare i propri interessi. Non solo perch\u00e9 diffondere un fanatismo \u201clegalistico\u201d della politica avrebbe fatto piazza pulita di tutte le velleit\u00e0 rivoluzionarie e anticapitalistiche, ma anche perch\u00e9 la corruzione e il suo uso da parte degli alti funzionari statali e del ceto politico dirigente ha rappresentato un grande ostacolo all\u2019affermazione dell\u2019egemonia finanziaria odierna. Le fitte reti di rapporti clientelari, e gli interessi che legavano gli agenti economici regionali e nazionali agli amministratori, rendevano il ceto politico statale ingestibile. Esso non rispondeva alle logiche dell\u2019internazionalizzazione e del liberismo globale, ma a quelle di un comunitarismo e di un corporativismo vischioso che si innestava (e spesso sorreggeva, occorre dirlo senza ipocrisia) su un protezionismo e un welfare diffuso. L\u2019economista Marcello De Cecco ha usato l\u2019espressione di \u201ckeynesismo criminale\u201d; ed effettivamente il sistema di tangenti e clientele induceva il ceto politico a finanziare opere pubbliche e infrastrutture e a ridurre la disoccupazione: una gestione cartalista della finanza pubblica permetteva a questa di espandersi pressoch\u00e9 illimitatamente senza contraccolpi.<\/p>\n<p>Il Capitale ha tollerato un meccanismo del genere, seppure anti-deflattivo e ad alto tasso occupazionale, finch\u00e9 ha potuto, fino a quando, cio\u00e8, i profitti potevano espandersi, come spiega la teoria marxiana della caduta tendenziale del saggio del profitto. Esaurita questa spinta, per garantirsi gli stessi margini di profitto, doveva ridurre gli investimenti, i salari e l\u2019occupazione. Ma per farlo bisognava spazzare via quel ceto politico che su questo sistema aveva prosperato, che aveva creato leggi a tutela del lavoro e che deteneva ancora il controllo di importanti settori industriali. E quale strumento migliore che l\u2019accusa di corruzione? Le prime tragiche avvisaglie si sono avute con l\u2019<em>affaire<\/em> Baffi, la vicenda che ha visto l\u2019allora governatore della Banca d\u2019Italia ingiustamente incriminato e poi scagionato, che permise la sostituzione dei vertici della Banca centrale, allora ancora troppo keynesiana, e sono culminate negli anni \u201990 con l\u2019allestimento di quella grande macchina mediatico-giudiziaria che \u00e8 stata Mani Pulite.\u00a0 A quel punto la via era spianata. In cambio dell\u2019immunit\u00e0 e degli incarichi governativi le ex seconde linee dei partiti (soprattutto del PCI) hanno avallato la nuova strategia delle \u00e9lite capitalistiche: il \u201ckeynesismo criminale\u201d era morto, e dalle sue ceneri era nato un \u201chayekismo virtuoso\u201d, che si fregiava di rimettere in sesto i bilanci pubblici e riduceva la macro alla microeconomia, ignorando allegramente oltre un secolo di scienza economica.<\/p>\n<p>La corruzione si sa, o si dovrebbe sapere, \u00e8 un male endemico della societ\u00e0 capitalistica, come di tutte le societ\u00e0 con grandi differenze di classe, e questo lo aveva gi\u00e0 capito Rousseau. Gi\u00e0 con l\u2019istituzione della propriet\u00e0 privata, scriveva l\u2019autore del <em>Discorso sull\u2019origine della diseguaglianza<\/em>, si generano i mali di cui soffre la societ\u00e0.\u00a0Le campagne moralizzatrici, le inchieste giudiziarie e i vari golpe che fanno tabula rasa dei vertici statali non rendono la societ\u00e0 e le sue istituzioni meno corrotte, perch\u00e9 \u00e8 la struttura stessa dei rapporti sociali che ne \u00e8 alla base a generare gli scambi di favore e la mercificazione delle cariche, come delle persone, e finch\u00e9 esister\u00e0 il capitalismo esisteranno episodi di questo tipo.<\/p>\n<p>Ma era chiaro che, per lo meno, la combinazione di strategie individuali e particolari pu\u00f2 determinare un beneficio collettivo. Ovviamente, per\u00f2, solo a determinate condizioni, e non con un anarcoide <em>laissez-faire<\/em>, come vorrebbe il neoliberismo. Queste condizioni possono essere create solo da un intervento politico, ovvero dall\u2019organizzazione impressa da determinati gruppi sociali. In questo modo gli interessi della parte possono essere diretti verso scopi collettivi e il bene soggettivo pu\u00f2 divenire bene oggettivo. Lo avevano compreso Machiavelli, Hobbes, Hume, Hegel, Marx, Gramsci: persino il male morale pu\u00f2 tramutarsi in bene e i vizi privati in pubbliche virt\u00f9 come nella <em>Favola delle api <\/em>di Mandeville e come nel \u201ckeynesismo criminale\u201d di qualche decennio fa. La moralit\u00e0 non risiede negli scopi e negli atti parziali dei singoli, ma nei fini universali e negli effetti del meccanismo sociale nel suo complesso. Non \u00e8 un caso se la politica oggi ha smesso di interrogarsi sui fini, accanendosi nella disperata ricerca dei mezzi. A rimpiazzare la ragione oggettiva \u00e8 la ragione strumentale a cui \u201cinteressa soprattutto il rapporto fra mezzi e fini, l\u2019idoneit\u00e0 dei procedimenti adottati per raggiungere scopi che in genere si danno per scontati e che si suppone si spieghino da s\u00e9\u201d (Max Horkheimer, <em>Eclisse della ragione<\/em>). Ecco a cosa si deve, dunque, questa bizzarra combinazione di economicismo e moralismo, all\u2019esclusione dei fini dall\u2019universo di discorso, per la \u201crazionalizzazione\u201d, o \u201cmodernizzazione\u201d (termini che riecheggiano sui quotidiani) del sistema, ovvero la richiesta di maggior efficienza. L\u2019apparato deve soltanto essere privato dei rami secchi che ne ostacolano lo spedito funzionamento, e qualsiasi accenno a criticarlo strutturalmente viene bandito.<\/p>\n<p><strong>Matteo Volpe<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste una morbosa attenzione in Italia nei confronti dell\u2019illecito delle cariche pubbliche, che si estende non solo a ci\u00f2 che \u00e8 oggettivamente passibile di reato secondo le leggi, ma a anche tutto quello che pu\u00f2 essere sospettabile o \u201cin 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