{"id":1531096,"date":"2022-02-27T18:11:43","date_gmt":"2022-02-27T18:11:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1531096"},"modified":"2022-02-27T18:29:24","modified_gmt":"2022-02-27T18:29:24","slug":"i-provvedimenti-del-governo-draghi-in-campo-energetico-alla-luce-della-guerra-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2022\/02\/i-provvedimenti-del-governo-draghi-in-campo-energetico-alla-luce-della-guerra-in-ucraina\/","title":{"rendered":"I provvedimenti del governo Draghi in campo energetico, alla luce della guerra in Ucraina"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Tra le vittime e i danni provocati dalle guerre, oltre quelli che prioritariamente riguardano la vita delle persone e l\u2019ambiente, bisogna annoverare anche l\u2019informazione. E\u2019 piuttosto frequente, purtroppo, imbattersi in notizie contrastanti, artefatte o confuse che aggiungono ansia e sconcerto al gi\u00e0 tragico bilancio di vite umane offerto dai bollettini di guerra e che, per di pi\u00f9, si riverberano su aspetti collaterali del conflitto vero e proprio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il caso della guerra in corso in Ucraina, da questo punto di vista, \u00e8 particolarmente significativo perch\u00e9 ne \u00e8 derivato un messaggio di allarme generalizzato sugli approvvigionamenti energetici, rischi di black out e trasporto delle merci, accompagnato da un inarrestabile aumento dei prezzi di materie prime e servizi che, in buona sostanza, sarebbero conseguenza di questa guerra.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo stesso presidente del consiglio Draghi, in modo assai confuso, non ha fatto altro che certificare questo allarme distogliendo l\u2019attenzione da altre e pi\u00f9 consistenti cause che stanno all\u2019origine di questa situazione. In estrema sintesi Draghi ha detto che: 1) E\u2019 in corso una crisi energetica; 2) Potrebbero esserci sospensioni di erogazione di gas ad alcuni settori industriali e al settore termoelettrico; 3) Bisogner\u00e0 importare pi\u00f9 gas liquefatto dagli Usa o dal Qatar; 4) Aumentare l\u2019estrazione di gas italiano; 5) Aumentare gli approvvigionamenti di gas attraverso i gasdotti TAP e Transmed (Algeria) oltre che dalla Libia; 6) Bisogner\u00e0 riattivare le centrali a carbone; 6) Si cercher\u00e0 di calmierare i prezzi dell\u2019energia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sgombrato il campo dalle boutade come l\u2019importazione di gas liquefatto dall\u2019estero, dato che in Italia ci sono pochi rigassificatori (cosa riconosciuta dallo stesso Draghi) o come l\u2019aumento dell\u2019estrazione di gas italiano perch\u00e9 i pozzi sono gi\u00e0 al massimo, l\u2019aumento delle importazioni da Libia e Algeria appare un provvedimento scontato in una situazione di \u201ccrisi\u201d come quella denunciata da Draghi. Ma esiste davvero questa crisi, ovvero questa scarsit\u00e0 negli approvvigionamenti, ed \u00e8 legata al conflitto in corso in Ucraina?<\/p>\n<p align=\"justify\">In un comunicato del 26 febbraio us, Gazprom ha assicurato che le forniture di gas via Ucraina rispecchiano la domanda europea e sono pari a 108,1 milioni di metri cubi al giorno e di aver inoltre incrementato il flusso del gasdotto Yamal che porta gas all\u2019Europa attraverso la Polonia. D\u2019altra parte \u00e8 bene specificare che l\u2019interruzione del gasdotto sottomarino Nord Stream 2 (che collega la rete russa alla Germania via mare) di cui tanto si parla in questi giorni, non ha alcuna influenza sulle forniture, dal momento che non \u00e8 mai entrato in funzione per impedimenti burocratici del governo tedesco, pur essendo stato ultimato. Quest\u2019ultimo aspetto ha, in qualche modo, a che fare con l\u2019attuale situazione ma non nel senso che gli viene attribuito dall\u2019informazione dominante. Ma andiamo con ordine. Le forniture di gas sul mercato europeo non sono assicurate solo dal fatto che esiste un grande tubo che collega la rete europea ai giacimenti russi (oppure algerini o libici) ma anche da un insieme di grandi siti sotterranei di stoccaggio del gas che sono assolutamente necessari per compensare eventuali fluttuazioni della domanda dovuta a cause impreviste (inverni freddi o maggior produzione di determinati prodotti). Questi siti di stoccaggio sono gestiti dagli operatori europei (in Italia Eni) in modo da ottimizzare la quantit\u00e0 di gas da acquisire all\u2019estero, con la domanda interna. Un errore nelle previsioni di stoccaggio pu\u00f2 provocare una criticit\u00e0 nell\u2019erogazione ai consumatori finali, non compensabile (o non del tutto) con un aumento del flusso di gas importato, sia perch\u00e9 questo ha un limite massimo determinato dalla sezione del tubo del gasdotto, sia perch\u00e9 i contratti di fornitura sono fatti per quantit\u00e0 determinate di gas e rinegoziarle all\u2019improvviso non \u00e8 cos\u00ec scontato. Negli ultimi anni \u00e8 successo esattamente questo: i distributori europei di gas hanno sottostimato le previsioni di stoccaggio ritrovandosi a fine estate 2021, con poche riserve per cui hanno chiesto a Gazprom di aumentare le forniture oltre le quantit\u00e0 gi\u00e0 concordate. In questa situazione si innesta la vicenda del Nord Stream2 che era stato concepito da Gazprom, col beneplacito della Germania (l\u2019ex cancelliere Schroder fa parte del Cda della societ\u00e0 che gestisce il gasdotto) e degli altri paesi europei, tutti ben contenti di bypassare il collo di bottiglia rappresentato dall\u2019Ucraina che, dal 2014, aveva avanzato pesanti rivendicazioni (e qualche minaccia) per i diritti di transito del gas russo. Ultimato nel 2021, con un costo di 11 miliardi dollari, il Nord Stream 2 \u00e8 stato bloccato dall\u2019antitrust tedesca per sospetta posizione dominante di Gazprom, cosa evidentemente non gradita dalla societ\u00e0 russa che, stando cos\u00ec le cose, quando gli operatori europei le hanno chiesto di aumentare le forniture oltre le quantit\u00e0 contrattate, non vi ha acconsentito. Non \u00e8 difficile capire, a questo punto, che il blocco del Nord Stream2 \u00e8 stata una scelta politica del nuovo governo tedesco (i verdi non ne fanno mistero) in questo sollecitato dagli Stati Uniti che lo hanno sempre osteggiato sia per l\u2019interesse ad esportare il proprio gas, ma soprattutto per colpire gli interessi della Russia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le misure annunciate da Draghi dunque si collocano in questo scenario politico dove \u00e8 dominante \u2013 e nei prossimi anni ancora di pi\u00f9 \u2013 il tema della transizione energetica per cui, da un lato, le allusioni alla riduzione degli approvvigionamenti di gas servono a creare un clima di emergenza adatto a giustificare sia gli aumenti del prezzo dei combustibili fossili (che si riversa su molti altri prodotti di largo consumo), sia l\u2019impiego del carbone riavviando quelle centrali elettriche gi\u00e0 spente (come La Spezia) o procrastinandone la chiusura come nel caso di Civitavecchia. Ci\u00f2 avr\u00e0 un effetto immediato sugll\u2019ETS (Emission trading sistem) cio\u00e8 sul costo della CO2 emessa da ciascun paese che, con l\u2019impiego del carbone, aumenter\u00e0 (oggi \u00e8 gi\u00e0 superiore a 100 euro per tonnellata) facendo salire il costo dell\u2019energia elettrica. Passata la \u201ccrisi\u201d questi aumenti rientreranno? Solo in parte perch\u00e9 gli scenari internazionali aperti con la transizione energetica, se da un lato hanno fatto diminuire -soprattutto nei paesi asiatici &#8211; il consumo di carbone, dall\u2019altro hanno aumentato la richiesta di gas determinando una forte instabilit\u00e0 della domanda che genera a sua volta quella che sul mercato viene chiamata \u201cvolatilit\u00e0\u201d dei prezzi. In questo contesto, anche se Draghi non vi ha fatto riferimento, riemerge la sollecitazione a rivedere la posizione italiana sul nucleare, con la motivazione che questa fonte di energia ci renderebbe indipendenti (vedi la Francia). Niente di pi\u00f9 falso perch\u00e9 il mercato dell\u2019uranio \u00e8 ancora pi\u00f9 chiuso di quello del gas dato che \u00e8 controllato per l\u201985% da sette compagnie (per quanto riguarda l\u2019estrazione) e da sole 4 compagnie per quanto riguarda i servizi di raffinazione e arricchimento.<\/p>\n<p align=\"justify\">La transizione energetica ha messo in moto interessi giganteschi che a loro volta muovono forze incontenibili disposte, se necessario, ad usare ogni mezzo per raggiungere i loro obiettivi: basta pensare che le terre rare, assolutamente indispensabili per le energie rinnovabili e la produzione di idrogeno, sono concentrare per l\u201984% in Cina e Russia, per non parlare di altri minerali strategici anch\u2019essi oggetto di fortissimi interessi. Sarebbe paradossale che la scelta della transizione energetica, fatta per salvare il pianeta e l\u2019umanit\u00e0, si trasformasse in una guerra totale contro l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le vittime e i danni provocati dalle guerre, oltre quelli che prioritariamente riguardano la vita delle persone e l\u2019ambiente, bisogna annoverare anche l\u2019informazione. 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Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. Nel 1972 entra a far parte del Comitato Politico Enel, organizzazione di base che proprio in quegli anni inizia a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, all\u2019energia nucleare sostenendo e promuovendo le lotte del movimento antinucleare. Stretto collaboratore di Dario Paccino, riedita insieme a lui la rivista \u201crossovivo\u201d e, nel 1977, \u00e8 tra i fondatori di \u201cRadio Ondarossa\u201d, con la quale collabora tutt\u2019ora. Insieme a Dario Paccino ha scritto \u201cLa teppa all\u2019assalto del cielo\u201d i 72 giorni della Comune di Parigi, Edizioni libri del No. Con Angelo Baracca ha scritto \u201cSCRAM: la fine del nucleare\u201d edito da jaca Book -2011. 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Dopo una prima esperienza presso la Senn (Societ\u00e0 elettronucleare nazionale) che aveva da poco ultimato la costruzione della centrale nucleare del Garigliano, passa al CRN come assistente ricercatore sulla nave oceanografica Bannock e poi presso l\u2019Infam (Istituto di fisica dell\u2019atmosfera e meteorologia). Nel 1967 entra all\u2019Enel, settore nucleare e si dedica principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare di cui diviene responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell\u2019Enel, mansione che manterr\u00e0 fino al 1987 quando, dopo l\u2019incidente di Chernobyl, fece obiezione di coscienza. Successivamente ha svolto altri impieghi nel settore esteri dell\u2019Enel in diversi paesi dell\u2019America Latina , medio ed estremo oriente. Nel 1972 entra a far parte del Comitato Politico Enel, organizzazione di base che proprio in quegli anni inizia a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, all\u2019energia nucleare sostenendo e promuovendo le lotte del movimento antinucleare. Stretto collaboratore di Dario Paccino, riedita insieme a lui la rivista \u201crossovivo\u201d e, nel 1977, \u00e8 tra i fondatori di \u201cRadio Ondarossa\u201d, con la quale collabora tutt\u2019ora. Insieme a Dario Paccino ha scritto \u201cLa teppa all\u2019assalto del cielo\u201d i 72 giorni della Comune di Parigi, Edizioni libri del No. Con Angelo Baracca ha scritto \u201cSCRAM: la fine del nucleare\u201d edito da jaca Book -2011. 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