{"id":151130,"date":"2014-12-01T16:36:37","date_gmt":"2014-12-01T16:36:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=151130"},"modified":"2014-12-01T16:41:17","modified_gmt":"2014-12-01T16:41:17","slug":"leconomia-secondo-piketty-quando-il-capitale-ci-fa-del-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/12\/leconomia-secondo-piketty-quando-il-capitale-ci-fa-del-male\/","title":{"rendered":"L\u2019economia secondo Piketty. Quando il capitale ci fa del male"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl capitale nel XXI secolo\u201d \u00e8 un saggio economico e storico di Thomas Piketty, che distilla quindici anni di ricerche e collaborazioni relative \u201calla dinamica storica dei redditi e dei patrimoni\u201d in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone (Bompiani, 2014, 928 pagine, euro 22).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo studio pi\u00f9 approfondito risulta quello relativo alla Francia, grazie ai dati molto precisi disponibili fino dal 1790. La tesi principale del libro \u00e8 molto lineare: \u201cQuando il tasso di rendimento del capitale supera regolarmente il tasso di crescita del prodotto e del reddito il capitalismo produce automaticamente disuguaglianze insostenibili, arbitrarie che rimettono in questione dalle fondamenta i valori meritocratici sui quali si reggono le nostre societ\u00e0 democratiche\u201d.<\/p>\n<p>Lo studio prende in esame due fonti storiche che spiegano la \u201cdinamica della distribuzione delle ricchezze: la prima riguarda i redditi e la disuguaglianza della loro distribuzione; la seconda riguarda i patrimoni, la loro distribuzione e il rapporto tra patrimoni e redditi\u201d (p. 35). E \u201cla storia dei redditi e dei patrimoni \u00e8 sempre una storia profondamente politica, quindi caotica e imprevedibile. Essa dipende da come ciascuna societ\u00e0 concepisce le disuguaglianze\u201d (p. 63). E dipende anche dalla frequenza e dall\u2019intensit\u00e0 delle guerre e delle crisi finanziarie (gli esempi della Germania, del Regno Unito e anche dell\u2019Italia sono molto indicativi). Per\u00f2 con un probabile calo della crescita economica e demografica nei prossimi anni, e grazie alla trasmissione ereditaria dei patrimoni, la disuguaglianza diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 elevata in quasi tutti i paesi.<\/p>\n<p>Comunque l\u2019aumento degli anni di istruzione del cittadino medio e il conseguente \u201cprocesso di diffusione delle conoscenze e delle competenze, \u00e8 l\u2019elemento cruciale, il meccanismo che consente al tempo stesso la crescita generale della produttivit\u00e0 e la riduzione delle disuguaglianze sia all\u2019interno di ciascun paese sia a livello mondiale\u201d (come dimostra il caso della Cina). La Svezia \u00e8 uno dei paesi dove le disuguaglianze sono pi\u00f9 basse, grazie ai grandi investimenti nella formazione e alle scelte politiche socialdemocratiche (il coefficiente ideato da Corrado Gini risulta circa 0,20).<\/p>\n<p>Del resto il mondo dovrebbe essere \u201centrato in una fase di convergenza tra paesi ricchi e paesi poveri\u201d nei livelli di potere d\u2019acquisto e di benessere (e malessere), anche se \u201ci paesi ricchi sono ricchi due volte, sia in quanto a prodotto interno sia in quanto a capitale investito all\u2019estero, il che consente loro di disporre di un reddito nazionale superiore al prodotto\u201d, di solito intorno al 2 per cento, un reddito extra non trascurabile che pu\u00f2 dare origine a rendimenti significativi (p. 111). In Cina i salari sono in rialzo, ma in paesi come l\u2019India e il Messico, con alti tassi di natalit\u00e0, i salari sono quasi fermi da molti anni. Forse l\u2019India sar\u00e0 la nazione pi\u00f9 popolata del mondo gi\u00e0 nel 2030.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte secondo Piketty la crisi finanziaria del 2008 \u00e8 stata determinata solo in parte dall\u2019esagerato aumento delle disuguaglianze americane, mentre sono stati pi\u00f9 importanti \u201cla bassa crescita strutturale del rapporto capitale\/reddito (soprattutto in Europa)\u201d e l\u2019enorme \u201cespansione degli investimenti finanziari internazionali lordi\u201d (p. 456). Inoltre le grandi disuguaglianze americane sono state pi\u00f9 incrementate dall\u2019avvento dei \u201csuperdirigenti\u201d, rispetto alla casta di \u201csuperstar\u201d (la minoranza dell\u20191 per cento dei grandi imprenditori o delle celebrit\u00e0 dello sport e dello spettacolo). Le spese del loro stile di vita superano di cento volte il reddito nazionale medio.<\/p>\n<p>In definitiva si tratta di un libro meticoloso, meditato e molto documentato. Tuttavia Piketty \u00e8 umile e ammette che ha beneficiato dei vantaggi dell\u2019evoluzione informatica: \u201coggi, studiare la storia della distribuzione delle ricchezze \u00e8 molto pi\u00f9 facile che nel passato. Il libro rispecchia in gran parte l\u2019evoluzione delle condizioni di lavoro del ricercatore\u201d (p. 42).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Thomas Piketty \u00e8 un economista francese specializzato nello studio delle diseguaglianze. Per approfondimenti: <a href=\"http:\/\/piketty.pse.ens.fr\/en\">http:\/\/piketty.pse.ens.fr\/en<\/a>. Il suo lavoro \u00e8 ispirato da questa considerazione: le distinzioni sociali devono fondarsi sull\u2019utilit\u00e0 comune (Dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo, 1789).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nota Pikettiana &#8211; \u201cEssere economisti universitari in Francia ha un grande vantaggio: gli economisti sono considerati relativamente poco importanti sia dal mondo intellettuale e accademico, sia dalle \u00e9lite politiche e finanziarie. Il che obbliga gli economisti a rinunciare alla loro diffidenza per le altre discipline e alla loro assurda presunzione di un rigore scientifico superiore, anche in considerazione del fatto che, chi pi\u00f9 chi meno, non sanno un bel niente di niente\u201d (p. 59). Nel migliore dei casi conoscono molto bene una piccola nicchia teorica che pu\u00f2 spiegare come funziona una piccolissima fetta della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Nota manageriale &#8211; Gli alti stipendi di molti dirigenti delle multinazionali dipendono quasi sempre dal fatto \u201cche sono gli stessi alti dirigenti in larga misura a fissare le proprie retribuzioni, a volte senza alcun contegno, e spesso senza un chiaro rapporto con la produttivit\u00e0 individuale, molto difficile da stimare nell\u2019ambito di aziende di grandi dimensioni\u201d (p. 48). D\u2019altra parte \u201cuna quota di quello che chiamiamo \u201creddito da capitale\u201d corrisponde a volte, almeno in parte, a una retribuzione da lavoro \u201cimprenditoriale\u201d, e dovrebbe quindi essere valutata come le altre forme di lavoro\u201d (p. 70). Naturalmente per chi possiede solo la facolt\u00e0 di lavorare, \u201c\u00e8 difficile accettare che i detentori del capitale \u2013 che lo sono a volte per motivi ereditari, almeno in parte \u2013 possano appropriarsi di una quota significativa delle ricchezze prodotte senza lavorare\u201d (in genere la quota varia dal 25 al 75 per cento della ricchezza prodotta).<\/p>\n<p>Nota storica &#8211; Intorno al 1910 in tutti i paesi studiati il dieci per cento pi\u00f9 ricco deteneva il 90 per cento del patrimonio nazionale e l\u20191 per cento dei pi\u00f9 ricchi ne deteneva pi\u00f9 del 50 per cento. In alcuni paesi come la Francia \u201cl\u20191 per cento delle professioni meglio pagate consente un tenore di vita dieci volte superiore a quello popolare o cinque volte il reddito medio\u201d (nota a p. 634).<\/p>\n<p>Nota sui redditi da capitale &#8211; La propriet\u00e0 del capitale \u00e8 molto concentrata in tutti i paesi e \u201cla disuguaglianza dei patrimoni \u2013 e dei redditi da capitale che ne derivano \u2013 \u00e8 sempre molto pi\u00f9 accentuata della disuguaglianza dei salari e dei redditi da lavoro\u201d (p. 69).<\/p>\n<p>Nota sull\u2019inflazione &#8211; Oggi in Europa \u201cci troviamo in una situazione paradossale: il paese che nel XX secolo ha pi\u00f9 massicciamente utilizzato l\u2019inflazione per liberarsi dai debiti, vale a dire la Germania, non vuole sentir parlare di un rialzo dei prezzi superiore al 2 per cento annuo\u201d (p. 218). Una certa dose di inflazione pu\u00f2 rappresentare una tassa positiva sulla ricchezza non investita e un tasso di inflazione intorno al 2 per cento \u201cnon costituisce assolutamente un ostacolo al fatto che i patrimoni pi\u00f9 importanti ottengano rendimenti reali molto alti\u201d(p. 704). Uno studio molto trasparente sui patrimoni gestiti dalle universit\u00e0 americane dimostra che le rendite derivanti dai grandi patrimoni si aggirano tra il 6 e il 10 per cento (il periodo esaminato va dal 1980 al 2012).<\/p>\n<p>Nota parigina &#8211; \u201cDurante la belle \u00e9poche l\u20191 per cento degli ereditieri parigini pi\u00f9 ricchi dispone di un patrimonio che gli consente di finanziare un tenore di vita ottanta-cento volte superiore a quello consentito dal salario medio dell\u2019epoca, reinvestendo una piccola parte della rendita in modo da aumentare il livello del patrimonio ricevuto\u201d (p. 569). Oggigiorno la Francia ospita la maggior parte dei plurimilionari pi\u00f9 ricchi a livello europeo (fonte Cr\u00e9dit Suisse, nota a p. 677). La Francia si classifica al terzo posto nel mondo, dopo Stati Uniti e Giappone (segue il Regno Unito).<\/p>\n<p>Nota petrolifera &#8211; A livello teorico, \u201cla rendita petrolifera pu\u00f2, in una certa misura, permettere davvero di comprare il resto del pianeta, e di vivere poi con le rendite del capitale via via incamerato (p. 718). Il capitale funziona con la stessa logica in diverse forme geografiche e storiche: \u201cterriero, petrolifero, finanziario, professionale, immobiliare\u201d.<\/p>\n<p>Nota americana &#8211; In genere gli abitanti degli Stati Uniti sopportano dei livelli di disuguaglianza estremi, poich\u00e9 per quasi \u201cil 50 per cento degli americani meno pagati, queste disuguaglianze passano in secondo piano, per la semplice ragione che quel 50 per cento \u00e8 nato in un paese meno ricco e si colloca su una linea nettamente ascendente\u201d (p. 858). Nel 2012 il patrimonio medio dei 535 membri del Congresso americano ha superato i 15 milioni di dollari (nota a p. 812).<\/p>\n<p>Nota socialdemocratica &#8211; I profitti dovrebbero finanziare soprattutto gli investimenti e non il tenore di vita degli azionisti: \u201cI profitti di oggi sono gli investimenti di domani e l\u2019occupazione di dopodomani\u201d (Helmut Schmidt, cancelliere tedesco dal 1974 al 1982).<\/p>\n<p>Nota sul debito pubblico &#8211; Oggi quasi tutti i paesi europei pagano \u201cmolti pi\u00f9 interessi sul debito pubblico\u201d, rispetto a quanto investono nell\u2019istruzione. Il debito sta costando troppo caro alle finanze pubbliche e \u201coccorre ridurre al pi\u00f9 presto il debito: idealmente, mediante un prelievo progressivo e eccezionale sul capitale privato, al riparo dell\u2019inflazione. Anche se sono decisioni che devono essere prese da un Parlamento sovrano, dopo un regolare dibattito democratico\u201d. In Italia dal 1970 al 2010 \u201cil carico medio degli interessi sul debito raggiunge il livello astronomico di 7 punti di Pil\u201d (nota a p. 910).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; \u201cIl capitale nel XXI secolo\u201d \u00e8 un saggio economico e storico di Thomas Piketty, che distilla quindici anni di ricerche e collaborazioni relative \u201calla dinamica storica dei redditi e dei patrimoni\u201d in Europa, negli Stati Uniti e in&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1125,"featured_media":151136,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,62,47,49],"tags":[918,786,1311,1552],"class_list":["post-151130","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-economia","category-europa","category-nord-america","tag-capitalismo","tag-economia-it","tag-libro","tag-recensione"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L\u2019economia secondo Piketty. 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