{"id":150759,"date":"2014-11-27T21:10:02","date_gmt":"2014-11-27T21:10:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=150759"},"modified":"2014-11-27T21:11:32","modified_gmt":"2014-11-27T21:11:32","slug":"laura-poitras-che-verro-sorvegliata-dai-servizi-segreti-di-tutto-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/laura-poitras-che-verro-sorvegliata-dai-servizi-segreti-di-tutto-il-mondo\/","title":{"rendered":"Laura Poitras: \u201cSo che verr\u00f2 sorvegliata dai servizi segreti di tutto il mondo.\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>La documentarista che ha aiutato Snowden presenta in Europa la sua opera \u201cCitizenfour\u201d, dove mostra la preparazione della pi\u00f9 grande fuga di notizie della storia.\u00a0<\/em><em>\u201cSnowden non sta collaborando o lavorando per nessun altro servizio segreto; si tratta di un\u2019invenzione del governo\u201d, assicura la giornalista, scelta dall\u2019ex analista della NSA per rendere pubbliche le notizie da lui scoperte. &#8220;Quello che Glenn e io pubblichiamo con Snowden mette in discussione la leadership di Obama\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Di Silvia Font per Diario Turing<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A questo punto del film, chi non sa chi \u00e8 Edward Snowden? La sua denuncia sui sistemi di spionaggio indiscriminati e di massa utilizzati dalla National Security Agency degli Stati Uniti (NSA) contro governi, societ\u00e0 e cittadini \u00e8 passata alla storia come la pi\u00f9 grande fuga di notizie a opera di un dipendente dei servizi segreti. Se dobbiamo ringraziare qualcuno per questo \u2013oltre al giovane informatico\u2013 \u00e8 Laura Poitras, documentarista statunitense residente a Berlino, scelta da\u00a0<em>Citizenfour <\/em>per rendere pubblica la sua storia \u201csenza curarsi dei rischi personali\u201d. Rischiando a sua volta la vita, lei lo ha fatto.<\/p>\n<p>Per pi\u00f9 di cinque mesi si sono scambiati comunicazioni crittografate, fino a che si sono riuniti nel giugno 2013 in una stanza d\u2019albergo di Hong Kong insieme ai giornalisti Glenn Greenwald ed Ewan MacAskill del Guardian. L\u00e0, durante otto giorni di tensione alle stelle, Poitras si \u00e8 messa dietro alla macchina da presa per \u00a0registrare un documentario di impatto quasi pari a ci\u00f2 che stavano per svelare: il <em>backstage<\/em>\u00a0dei preparativi della pubblicazione della notizia bomba che avrebbe condotto Snowden all\u2019esilio a Mosca, dove vive temporaneamente come rifiugiato politico.<\/p>\n<p>Un anno e mezzo dopo queste prime rivelazioni, in quel momento anonime, che occuparono le prime pagine dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo, continuiamo a scoprire con il contagoce nuovi dati. Per quanto possiamo conoscere il caso Snowden,\u00a0<a href=\"https:\/\/citizenfourfilm.com\/\">\u00a0il documentario di Poitras<\/a>\u00a0risulta sorprendente e offre un\u2019occasione unica di essere testimoni di una trama che si sviluppa tra comunicazioni crittografate, fonti anonime, spionaggio internazionale, fughe di notizie ai giornali e un orologio che corre contro i protagonisti, prima che i servizi segreti americani li scoprano.<\/p>\n<p>E\u2019 raro che la realt\u00e0 superi in modo cos\u00ec chiaro la finzione; lungi dal ricostruire o ricreare una supposta realt\u00e0, <em>Citizenfour<\/em>\u00a0riprende in diretta un pezzo di storia del XXI secolo, che ha segnato senza dubbio un primo e un dopo nella credibilit\u00e0 degli Stati Uniti come potenza politica internazionale, ma anche nella forma di comportamento dei cittadini come membri della societ\u00e0 in rete.<\/p>\n<p>Dopo la prima mondiale a New York, Laura Poitras sta girando i festival di tutta l\u2019Europa \u00a0\u2013 anche se non non si conosce ancora la data di uscita del suo film nei cinema spagnoli \u2013 tra cui il Festival Internazionale del documentario di Amsterdam, dove eldiario.es ha potuto intervistarla.<\/p>\n<p><strong>Quando \u00e8 cominciato il suo interesse per il tema della sorveglianza?<\/strong><\/p>\n<p>Molto tempo fa, quando stavo lavorando ai miei ultimi documentari sull\u2019America post 11 settembre. La sorveglianza veniva utilizzata nella cosiddetta <em>guerra al terrorismo<\/em> e praticamente tutti gli americani venivano spiati. Prima avevo realizzato una pellicola sull\u2019occupazione dell\u2019Iraq (<em>My Country My Country<\/em>) e un\u2019altra su Guant\u00e1namo (<em>The Oath<\/em>). Con quest\u2019ultimo documentario nell\u2019ottobre 2012 mi sono trasferita a\u00a0 Berlino per montare in modo sicuro il materiale di quella che sarebbe stata l\u2019ultima parte di una trilogia sull\u2019America post 11 settembre. Volevo riportare la storia nel paese, occupandomi di come veniva sviluppata questa guerra al terrorismo negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Avevo anche un interesse a livello personale, perch\u00e9 sono stata inserita in una lista di sospetti e per molti anni mi hanno fermata alla frontiera ogni volta che viaggiavo. Hanno cominciato nel 2006 dopo il documentario sull\u2019Iraq. La storia che stavo mostrando mi ha fatta apparire in qualche modo in quella lista.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 anche per questo che ha cominciato a usare la crittografia?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 volevo proteggere il mio materiale quando attraversavo la frontiera, ma a un certo punto ho cominciato anche a entrare in contatto con persone che mi interessavano per il progetto a cui stavo lavorando e per comunicare con loro avevo bisogno della crittografia. Tra loro c\u2019era <a href=\"http:\/\/www.eldiario.es\/temas\/jacob_appelbaum\/\">Jacob Appelbaum<\/a>, con cui volevo parlare della possibilit\u00e0 di filmare il suo lavoro con attivisti di tutto il mondo, per insegnare loro come aggirare i sistemi di sorveglianza. Cos\u00ec ho dovuto imparare!<\/p>\n<p><strong>Questa combinazione tra i suoi precedenti lavori sulla sorveglianza nel paese e le sue conoscenze di crittografia \u00e8 stata decisiva perch\u00e9 Snowden la scegliesse come la giornalista a cui rivelare il suo segreto. Com\u2019\u00e8 avvenuto il vostro primo contatto nel gennaio 2013? \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Per caso io conoscevo gi\u00e0 il PGP (Pretty Good Privacy, il crittosistema pi\u00f9 usato al mondo, N.d.T.). Mi ha scritto e mi ha chiesto che gli mandassi la mia \u201ckey\u201d. L\u2019ho fatto e gli ho domandato chi era e cosa voleva. Mi ha risposto che lavorava per la NSA e che aveva certe informazioni. Mi ha avvertito che sarebbe stato pericoloso e si \u00e8 fatto promettere che le avrei rivelate a prescindere da quello che gli sarebbe successo.<\/p>\n<p><strong>Cos\u2019ha pensato ricevendo questi primi messaggi?<\/strong><\/p>\n<p>Mi occupavo da tempo del tema della sorveglianza e sapevo che se quello che mi diceva era vero sarebbe stata una notizia esplosiva. Sapevo anche che aveva ragione: poteva essere molto pericoloso per entrambi. Non ho mai avuto per\u00f2 la tentazione di tirarmi indietro. Stavo da tempo in questo tema, ero inserita in una lista per cui mi fermavano sempre alla frontiera, dunque credo che avessi gi\u00e0 deciso di non lasciarmi intimidire. Volevo fare il mio lavoro e preoccuparmi se mai di quello che faceva il governo.<\/p>\n<p>Sono convinta che il giornalismo sia necessario, specialmente nel contesto di quello che sta succedendo di questi tempi negli Stati Uniti. Ho la sensazione che molti mezzi di comunicazione mainstream siano venuti meno alla loro funzione nei confronti del pubblico; \u00e8 quindi fondamentale che ci siano giornalisti pronti a fare domande scomode e a chiedere al governo di rendere conto del suo operato. Avevo gi\u00e0 imboccato questa strada, cos\u00ec quando Snowden mi ha contattata ero nervosa ma decisa.<\/p>\n<p><strong>Non ha mai avuto dubbi?<\/strong><\/p>\n<p>No. Sono stata molto cauta e gli ho fatto molte domande, perch\u00e9 temevo che potesse essere un tranello del governo. D\u2019altra parte io faccio documentari e dunque ero curiosa di capire perch\u00e9 aveva contattato proprio me. Mi ha spiegato che sapeva che lavoravo sul tema della sorveglianza per via di un cortometraggio che avevo pubblicato nel New York Times.<\/p>\n<p><strong>\u201cE\u2019 stata lei a scegliersi\u201d, come appare nel documentario e come Snowden le dice in uno dei suoi messaggi.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ed, dice proprio questo! Avevo pubblicato quella storia nel NYT, ero inserita in una lista di sospetti e aveva letto che Glenn (Greenwald) si era occupato del tema. Tutti questi fattori lo hanno indotto a pensare che sarei stata interessata e non mi sarei lasciata intimidire.<\/p>\n<p><strong>Si immaginava in quel momento che la storia avrebbe assunto proporzioni cos\u00ec enormi? Ha affrontato tutto da sola, o ha potuto condividerlo con qualcuno?<\/strong><\/p>\n<p>No, non lo immaginavo! Stavamo parlando di servizi segreti, non ci sono fughe di notizie da queste agenzie. In passato altri, i cosiddetti quattro della NSA (William Binney, Thomas Drake, J. Kirk Wiebe e Edward Loomi) avevano parlato con dei giornalisti, ma a differenza di Snowden non avevano documentazione.<\/p>\n<p>Durante i cinque mesi di corrispondenza ci sono stati dei progressi, finch\u00e9 a un certo punto \u00e8 diventato evidente che tutto questo sarebbe diventato realt\u00e0. Cos\u00ec ho avvisato le persone pi\u00f9 vicine e i miei collaboratori di ci\u00f2 che stava succedendo, della possibilit\u00e0 di un\u2019indagine che avrebbe coinvolto tutti quelli che erano in contatto con me.\u00a0 Ho parlato con la mia addetta al montaggio Mathilde Bonnefoy, con il produttore Dirk Wilutzky e con la mia coproduttrice Katy Scoggin. E\u2019 stato incredibile, nessuno si \u00e8 tirato indietro, altrimenti le cose avrebbero potuto andare in modo diverso.<\/p>\n<p><strong>A quel punto \u00e8 salito a bordo Glenn Greenwald.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ed, Glenn \u00e8 stato grande, molto coraggioso e senza alcun tipo di dubbi. Nel febbraio 2013 Snowden mi ha detto che l\u2019informazione avrebbe richiesto il lavoro di pi\u00f9 di una persona per essere pubblicata e mi ha raccomandato di coinvolgere Glenn. In quel momento per\u00f2 lui era a R\u00edo de Janeiro e io non potevo parlare a nessuno di una cosa simile via email; bisognava farlo di persona. Cos\u00ec ho potuto spiegargli ci\u00f2 che stava succedendo solo in aprile, quando ci siamo incontrati a New York. Gli ho proposto di collaborare e lui ha accettato subito, senza la minima esitazione.<\/p>\n<p>E\u2019 tornato a R\u00edo, ma non sapeva usare la crittografia e questo \u00e8 stato un grave problema, perch\u00e9 era sempre pi\u00f9 chiaro che dovevamo incontrarci (con Snowden), ma io non potevo fornirgli particolari. Non sapevo quando sarebbe accaduto esattamente, per\u00f2 verso met\u00e0 maggio sono tornata negli Stati Uniti in attesa di sapere dove vederci. Per tutto questo tempo dicevo a Glenn che dovevamo parlare, che dovevo raccontargli ci\u00f2 che stava succedendo, per\u00f2 non volevo dire troppo perch\u00e9 temevo che i messaggi venissero intercettati. Alla fine lui si \u00e8 messo direttamente in contatto con Snowden attraverso una chat crittografata.<\/p>\n<p><strong>Greenwald svela nel suo libro che Snowden cerc\u00f2 di contattare lui per primo, ma che questo non fu possibile perch\u00e9 non sapeva usare la crittografia. Pi\u00f9 tardi fu proprio l\u2018ex analista dell\u2019NSA a insegnargliela.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ed, Glenn non ne sapeva abbastanza per poter comunicare in modo sicuro e io non avevo l\u2019esperienza sufficiente per guidarlo. Inoltre non volevo fare casino, perch\u00e9 sapevo che il rischio era alto. Alla fine Snowden ha preso in mano la situazione e gli ha spiegato come fare. E\u2019 diventato il suo insegnante!<\/p>\n<p><strong>E cos\u00ec arriva il momento in cui Greenwald, il giornalista del Guardian Ewen MacAskill e lei vi riunite all\u2019Hotel Mira di Hong Kong con Snowden.<\/strong><\/p>\n<p>Non sapevamo dove ci saremmo visti; Snowden era gi\u00e0 uscito dal paese e per ovvie ragioni non voleva rivelarlo in anticipo. Poi ci ha detto che la riunione sarebbe stata a Hong Kong. In quel momento c\u2019era gi\u00e0 un certo pericolo, di fatto all\u2019ultimo momento il Washington Post ha deciso di non mandare il suo corrispondente. Negli Stati Uniti \u00e8 ormai diffusa una certa cultura del timore e suppongo che gli sia sembrato troppo rischioso. Mi hanno anche consigliato di non andare, ma io sono partita lo stesso.<\/p>\n<p><strong>Grazie a questo il mondo ora pu\u00f2 vedere un documento cinematografico unico, in cui da una stanza d\u2019albergo all\u2019altro capo del mondo si svela come \u00e8 avvenuta la maggiore fuga di notizie riservate nella storia della NSA. Com\u2019\u00e8 stato il primo momento in cui vi siete incontrati di persona?<\/strong><\/p>\n<p>Glenn e io siamo rimasti a bocca aperta vedendo com\u2019era giovane, soprattutto io, perch\u00e9 parlavo con lui da cinque mesi. Ha solo 29 anni. Siamo entrati nella sua stanza d\u2019albergo, io ho tirato fuori la telecamera e ho cominciato subito a riprendere. Gli altri sono rimasti un po\u2019 sorpresi, ma io avevo intenzione di filmare tutto, sapevo che Glenn non avrebbe perso tempo e si sarebbe messo subito a fare domande. Non volevo perdermi niente!<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 venuta l\u2019idea di filmare la vostra riunione? E come mai Snowden ha accettato, sapendo che sarebbe diventato l\u2019uomo pi\u00f9 ricercato dai servizi segreti di mezzo mondo?<\/strong><\/p>\n<p>Ho dovuto convincerlo, ma questo \u00e8 successo prima del viaggio a Hong Kong. In un primo momento \u00e8 stato lui a decidere di rivelare la sua identit\u00e0, anche se probabilmente non riteneva necessario conoscerci. Pensava di consegnarci i documenti senza vederci. Quando mi ha detto questo, io gli ho spiegato che avemmo dovuto incontrarci e che avevo bisogno di filmarlo. Lui ha rifiutato, temeva che la cosa fosse controproducente. Io gli ho detto che i mass media lo avrebbero fatto in ogni caso e che non aveva molte alternative.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ha deciso di metterci la faccia, invece di cercare di tenersi nell\u2019ombra il pi\u00f9 a lungo possibile?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che abbia preso questa decisione perch\u00e9 sapeva che intorno a lui ci sarebbe stata un\u2019indagine di massa; pur pensando che forse avrebbe potuto mantenere l\u2019anonimato, aveva la sensazione che questo avrebbe influito sulla vita di altre persone e non voleva che accadesse. Voleva assumersi la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>In ogni momento del documentario vediamo uno Snowden molto sicuro di quello che sta facendo, al punto da risultare sorprendente per la sua tranquillit\u00e0. Nonostante il film trasmetta allo spettatore una tensione costante dall\u2019inizio alla fine, pare che in quella camera d\u2019albergo regnasse la calma.<\/strong><\/p>\n<p>Be\u2019, io non era per niente tranquilla! Ero molto nervosa e temevo che ci avrebbero beccato in qualsiasi momento. Ha ragione, per\u00f2, c\u2019\u00e8 una certa atmosfera di calma, che poi diventa pi\u00f9 tesa man mano che la settimana avanza e cominciamo a pubblicare. Comunque \u00e8 sorprendente vedere com\u2019\u00e8 tranquillo Snowden, visto tutto quello che sta rischiando.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 crede che Snowden abbia corso questo rischio e deciso di denunciare le pratiche della NSA, sapendo quello che era successo ad altri informatori come Chelsea Manning?<\/strong><\/p>\n<p>Nel documentario lo dice chiaro e tondo: i governi stanno facendo in segreto cose che il pubblico deve conoscere. Viviamo in una democrazia e le democrazie non possono tenere la porta chiusa, ma qui si stanno prendendo decisioni all\u2019insaputa della gente. Questi programmi di intercettazione e spionaggio sono molto significativi e hanno un grande impatto sulle persone; molti di essi stavano violando parti fondamentali della Costituzione. Credo che tutte queste ragioni lo abbiano spinto a condividere questa informazione con l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p><strong>In un altro momento delle riprese Snowden commenta che non vuole essere ritratto per non distrarre dalla notizia in s\u00e9, come oggi fanno molti mezzi di comunicazione. Crede che le cose siano andate cos\u00ec, che si parli pi\u00f9 di lui che di quello che ha scoperchiato?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che cerchi di mantenersi pi\u00f9 possibile ai margini. Dopo Hong Kong non ha parlato con nessun mezzo di informazione, per\u00f2 in un certo senso si \u00e8 trasformato in un simbolo. So che non era questa la sua intenzione, ma credo che faccia alcune dichiarazioni perch\u00e9 sente di avere una certa autorit\u00e0 in materia e di poter aiutare la gente a capirne l\u2019importanza.<\/p>\n<p><strong>Il 9 giugno 2013 tutti i mezzi di informazione riprendono il video di YouTube in cui Snowden rivela la sua identit\u00e0 e si assume tutta la responsabilit\u00e0 della fuga di notizie. Come riesce a lasciare Hong Kong e perch\u00e9 entra in scena Wikileaks?<\/strong><\/p>\n<p>Snowden si \u00e8 nascosto subito. Io non sapevo quali erano i suoi piani e perch\u00e9 avesse scelto Hong Kong. So solo che Sarah Harrison si era occupata della richiesta di asilo politico a vari paesi.\u00a0 Quando gli Stati Uniti hanno emesso un ordine di estradizione contro di lui, suppongo si siano resi conto che non era sicuro restare l\u00e0.<\/p>\n<p>Wikileaks aveva gi\u00e0 esperienza nel tema dell\u2019asilo per quello che era successo con Julian Assange, cos\u00ec hanno capito subito che Hong Kong non era un luogo sicuro. Forse non lo avrebbero estradato immediatamente, ma potevano incarcerarlo, ossia la situazione che lui voleva evitare.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 crede che la Russia sia stata l\u2019unica a concedere asilo politico a Snowden?<\/strong><\/p>\n<p>Mentre stava facendo scalo a Mosca gli hanno revocato il passaporto. Non \u00e8 che volesse fermarsi l\u00e0. Hanno chiesto asilo a molti altri paesi, per\u00f2 \u2026.<\/p>\n<p><strong>S\u00ed, ma la Russia non \u00e8 esattamente un paese caratterizzato da trasparenza e rispetto della libert\u00e0 di stampa. Crede che lo abbia accolto per avere un vantaggio contro gli Stati Uniti?<\/strong><\/p>\n<p>Quello che so \u00e8 che Snowden non sta collaborando o lavorando con nessun altro servizio segreto. Lo so io e lo sanno tutti quello che lo conoscono. Si tratta di un\u2019invenzione del governo che non ha alcun senso. Se avesse voluto lavorare con un altro governo, perch\u00e9 si sarebbe riunito con Glenn e con me per consegnarci quella documentazione? E\u2019 completamente illogico.<\/p>\n<p><strong>Come si incontra con Snowden in Russia?<\/strong><\/p>\n<p>Normalmente ci vediamo in posti diciamo neutrali. Comunque non posso dire quello che so.<\/p>\n<p><strong>Quando avete girato l\u2019ultima scena, in cui appare con la sua fidanzata Lindsey, gli avete mostrato il documentario. Qual \u00e8 stata la sua reazione?<\/strong><\/p>\n<p>In settembre sono andata a Mosca con la mia addetta al montaggio Mathilde Bonnefoy e abbiamo organizzato una proiezione apposta per lui. Non smetteva di prendere appunti ogni volta che sullo schermo del computer compariva un\u2019immagine. Sapeva che i servizi segreti avrebbero esaminato il documentario fotogramma per fotogramma. Abbiamo parlato di come montare certe parti in cui non volevamo mettere tutta l\u2019informazione. Per il resto ho avuto il controllo completo del montaggio e Snowden non ha messo alcuna condizione.<\/p>\n<p><strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 impressionanti del documentario \u00e8 pensare che tutto \u00e8 successo all\u2019insaputa dei servizi segreti. Eravate sempre un passo avanti. Come siete riusciti a mantenervi fuori dai radar? E\u2019 stato un piano elaborato dallo stesso Snowden?<\/strong><\/p>\n<p>Con la crittografia. La crittografia funziona! Ovviamente lui era molto esperto e mi dava solo l\u2019informazione \u00a0necessaria al passo successivo. Io sapevo le cose passo a passo. Per esempio non mi ha raccontato che stava pensando di chiedere asilo politico per lasciare il paese. Me lo ha detto quando ce ne\u2019eravamo gi\u00e0 andati.<\/p>\n<p>Non credo che avesse esattamente un piano; il punto era piuttosto ci\u00f2 che la gente aveva bisogno di sapere. Le pubblicazioni non erano orchestrate. Io ero in contatto con Glenn, ma non \u00e8 che ci coordinassimo.<\/p>\n<p><strong>Lo scorso aprile ha ricevuto con Glenn Greenwald e Barton Gellman il premio Pulitzer al Servizio Pubblico, in riconoscimento del suo contributo alla diffusione dei documenti della NSA. D\u2019altra parte, dalla prima di <em>Citizenfour, <\/em>un mese fa, molti chiedono che le venga assegnato l\u2019Oscar. Quale di questi premi a suo parere riconosce di pi\u00f9 il suo lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>A essere sincera credo che quando le persone rischiano la vita non si tratti tanto di premi o cose del genere. Si tratta di onorare il rischio che hanno corso, \u00e8 questo che importa. Se il lavoro riceve un riconoscimento, benissimo, cos\u00ec pi\u00f9 gente andr\u00e0 a vederlo. Non potrei nemmeno dire quale premio preferisco. Credo che il Pulitzer sia stato una convalida da parte dei miei colleghi e che l\u2019Oscar mi faciliterebbe il lavoro. Ho gi\u00e0 raccontato come mi abbiano fermato alla frontiera per anni; ora sar\u00e0 pi\u00f9 difficile farlo, perch\u00e9 il mio lavoro \u00e8 stato riconosciuto come un servizio pubblico. In un certo senso ha un impatto positivo, perch\u00e9 mi permette di continuare a fare quello che faccio.<\/p>\n<p><strong>Quando ha realizzato il primo documentario della trilogia in Iraq,\u00a0<em>My Country, My Country,<\/em>\u00a0ha dichiarato che quell\u2019esperienza le aveva cambiato la vita. Cos\u2019\u00e8 successo con <em>Citizenfour<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p>Ha segnato un primo e un dopo. So che probabilmente non potr\u00f2 lavorare a un progetto o visitare un paese senza venire osservata o seguita. Non so se controllano tutto quello che faccio, ma so che verr\u00f2 sorvegliata dai servizi segreti di tutto il mondo.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 scomparso di recente Benjamin Bradlee, direttore del Washington Post, che fece scoppiare un altro grande scandalo storico della Casa Bianca, quello del Watergate. Il presidente Obama ha colto l\u2019occasione per rendergli omaggio e sottolineare il suo grande impegno di giornalista per raccontare \u201cstorie che andavano raccontate\u201d. Tuttavia giornalisti come lei e Greenwald sono perseguitati, vigilati e criticati pubblicamente.<\/strong><\/p>\n<p>Ben Bradlee fu attaccato anche dall\u2019amministrazione Nixon; quando diffuse i Documenti del Pentagono non lo trattarono certo bene. Accade sempre che qualcuno divulghi informazioni che i governi vorrebbero mantenere segrete. Credo che in questo caso Obama non si senta minacciato, perch\u00e9 \u00e8 una storia passata, ma quello che io e Glenn abbiamo pubblicato adesso con Snowden mette in discussione la sua leadership. E\u2019 un contesto differente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La documentarista che ha aiutato Snowden presenta in Europa la sua opera \u201cCitizenfour\u201d, dove mostra la preparazione della pi\u00f9 grande fuga di notizie della storia.\u00a0\u201cSnowden non sta collaborando o lavorando per nessun altro servizio segreto; si tratta di un\u2019invenzione 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