{"id":1496955,"date":"2021-12-31T11:25:37","date_gmt":"2021-12-31T11:25:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1496955"},"modified":"2021-12-31T11:25:37","modified_gmt":"2021-12-31T11:25:37","slug":"murales-collettivi-dal-cile-allitalia-intervista-a-eduardo-mono-carrasco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/12\/murales-collettivi-dal-cile-allitalia-intervista-a-eduardo-mono-carrasco\/","title":{"rendered":"Murales collettivi dal Cile all\u2019Italia. Intervista a Eduardo \u201cMono\u201d Carrasco"},"content":{"rendered":"<p><em>Abbiamo la possibilit\u00e0 di intervistare Eduardo \u201cMono\u201d Carrasco, famoso muralista cileno esule in Italia dal golpe militare. Vive tuttora in un paesino nella provincia di Alessandria e pur rallentato dal Covid \u00e8 sempre in giro in Italia o all\u2019estero per realizzare nuovi murales, restaurarne di vecchi e fare esposizioni. Per anni ha lavorato con il gruppo degli Inti Illimani, unendo alla musica la pittura collettiva. <\/em><\/p>\n<p><em>Durante tutta l\u2019intervista rimbalziamo tra quei primi anni \u201970 e l\u2019attualit\u00e0 di un Paese tornato alla ribalta dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del candidato della sinistra Gabriel Boric. I discorsi si mescolano, le emozioni si rispecchiano tra passato e presente, coscienti che la storia non si ripete, ma neppure si cancella. Eduardo \u00e8 tra l\u2019altro uno dei protagonisti del film \u201cSantiago, Italia\u201d di Nanni Moretti.<\/em><\/p>\n<p><strong>Intanto da dove viene il soprannome \u201cMono\u201d (che in spagnolo vuol dire scimmia\u2026)?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 vero, di solito non \u00e8 un complimento, ma io ne vado orgoglioso. Successe nel 1969: io avevo 15 anni, durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam nel centro di Santiago qualcuno pens\u00f2 bene di issare una bandiera vietnamita in cima ad un\u2019antenna della televisione. Io mi arrampicai per appenderla e da l\u00ec nacque quel soprannome.<\/p>\n<p><strong>Studiavi in una scuola pubblica o privata?<\/strong><\/p>\n<p>Io ho sempre studiato nelle scuole pubbliche, ma dir\u00f2 di pi\u00f9: fino al golpe del 1973 la scuola pubblica cilena era eccellente.<\/p>\n<p><strong>Seguendo le manifestazioni degli studenti cileni degli ultimi anni, vuoi dire che prima di Allende l\u2019istruzione pubblica era <\/strong><strong>migliore\u00a0 rispetto ad adesso?<\/strong><\/p>\n<p>Sicuramente. Il Cile \u00e8 un Paese lunghissimo, pieno di localit\u00e0 sperdute: da sempre, ovunque, tu puoi vedere una casetta, una capanna, con una bandiera cilena: quella \u00e8 una scuola. Tutto risale ad un presidente che il Cile ebbe dal 1938, il cui motto era governare ed educare. Fu la giunta militare dopo il golpe del \u201973 a distruggere tutto sistematicamente, sposando la teoria del libero mercato di Milton Friedman.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una cosa che non capisco: guardando le immagini delle piazze ai tempi di Allende e quelle di oggi, sembra che ci sia un seguito enorme, schiacciante. Invece in entrambi i casi c\u2019\u00e8 quasi altrettanta gente che vota a destra<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 da molto tempo che c\u2019\u00e8 una grande disaffezione al voto in Cile; in diverse occasioni ha votato un 50% degli aventi diritto. Ma in alcune grandi occasioni, come quando c\u2019\u00e8 stata la possibilit\u00e0 di scegliere i partecipanti alla nuova Costituente, ha votato l\u201980%.<\/p>\n<p><strong>Da che famiglia provieni?<\/strong><\/p>\n<p>Mio padre era un operaio, un chimico grafico; sono cresciuto in mezzo alle formule e ai colori e forse la mia passione \u00e8 venuta fuori anche da l\u00ec. Tutto cominci\u00f2 con quella manifestazione da Valpara\u00edso a Santiago nel 1969: con altri 6 ragazzi seguimmo tutta la marcia con secchi e pennelli scrivendo ovunque \u201cNo alla guerra in Vietnam\u201d e \u201cYankee go home\u201d. Non mi considero un artista, nel senso classico del termine, le mie opere hanno sempre avuto una forte caratterizzazione sociale. Ci tengo poi alla partecipazione della gente, che siano adulti, giovani, bimbi, dall\u2019ideazione alla realizzazione.<\/p>\n<p><strong>Fammi un esempio per capire come condividi il momento dell\u2019ideazione<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei prossimi murales sar\u00e0 eseguito su dei pannelli in un liceo di Casale Monferrato e riguarder\u00e0 Dante. Innanzitutto, ci tengo a che tutti gli studenti partecipino in forma volontaria, senza alcun obbligo. Li ho incontrati e ho dato alcune indicazioni su come si realizza un murales, la \u201clettura\u201d che avviene da sinistra a destra; poi ci siamo \u201csguinzagliati\u201d alla ricerca di immagini, di simbologie che ci piacciono o ci interessano. Quando tutti porteranno le loro idee cercheremo di metterle insieme, sar\u00e0 come fare un <em>puzzle<\/em>. Anche coi bimbi della materna il procedimento \u00e8 simile: i bambini fanno dei disegni su indicazioni delle maestre con le quali io sono in contatto. Poi tutti partecipano a realizzare il murales, fosse anche solo con una pennellata. Infine voglio sempre che ci sia un giorno finale dove lo si riguarda e lo si aggiusta con calma.<\/p>\n<p><strong>Torniamo indietro. Tu finisti in Italia perch\u00e9 nell\u2019agosto del 1974 scavalcasti il muro e ti rifugiasti nell\u2019ambasciata italiana di Santiago. Perch\u00e9 la scegliesti?<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019era poco da scegliere: io da tempo dormivo qua e l\u00e0, sono stato in 12 o 13 case diverse, in clandestinit\u00e0. La rete dei militari si stava stringendo, cominciavamo a mettere in pericolo chi ci ospitava e a volte erano famiglie normalissime e di tutti i ceti, non solo militanti. Bisognava andare via e in quel momento l\u2019ambasciata italiana era l\u2019unica che accettava profughi.<\/p>\n<p><strong>Cosa succedeva a voi che scappavate ed arrivavate in un nuovo Paese? Ognuno la viveva a modo suo o c\u2019erano delle costanti? Prevalevano la rabbia, l\u2019angoscia, il senso di colpa o di liberazione, l\u2019ansia, la disperazione?<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019era un po\u2019 tutto quello che dici, ma credo che le differenze fossero soprattutto in base all\u2019et\u00e0; in noi giovani era maggiore l\u2019incoscienza, il mio vissuto del Cile era ben diverso da quello di un uomo di 40 anni magari con moglie e figli. Per me il primo obiettivo fu quello di di dare una mano in tutti i modi a coloro che erano rimasti l\u00ec, e fare tutto il possibile perch\u00e9 cadesse quella dittatura; mi buttai in questo e andai avanti per anni\u2026<\/p>\n<p>Dopo un breve periodo a Roma passai a Bologna, dove mi avevano chiamato a coordinare tutta la solidariet\u00e0 giovanile per il Cile. Correvo da tutte le parti &#8211; incontri, dibattiti, murales &#8211; \u00a0e conoscevo davvero tantissime persone.\u00a0 All\u2019inizio ho fatto un enorme fatica con l\u2019italiano, credo di essere negato per le lingue; c\u2019era sempre una ragazza che faceva le traduzioni, una volta non venne e me la dovetti cavare in qualche modo. La solidariet\u00e0 era comunque tanta e diffusa. Una volta in un paesino la mattina dopo un incontro una signora anziana in bicicletta, di quelle vestite tutte di nero, mi disse che le era piaciuto il mio intervento della sera prima\u2026 La radio di Mosca aveva dato vita ad una trasmissione gestita da cileni dal titolo \u201cEscucha Chile\u201d (Ascolta Cile), che i cileni seguivano di nascosto. Un\u2019amica che era in prigione ad Arica, nel nord del Cile, sent\u00ec dire da una guardia: \u201cTi sei salvata, il tuo nome \u00e8 comparso alla radio!\u201d Questo per dire quanto contava la solidariet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Per un ventenne di oggi dev\u2019essere difficile capire come fossero allora le comunicazioni con il vostro Paese cos\u00ec lontano<\/strong><\/p>\n<p>Semplicemente non c\u2019erano comunicazioni, o erano complicatissime: dovevi telefonare a Roma e chiedere la linea; non sempre ci si riusciva, magari cadeva e poi era carissima. Le lettere non sempre arrivavano, o si perdevano o le facevano perdere. E comunque bisognava \u201cdire senza dire\u201d.<\/p>\n<p><strong>Vorrei ragionare con te sul tema della paura: quanta paura c\u2019era nel fare una scritta o un murales illegale, e quanta paura facevano i vostri murales, le vostre scritte<\/strong><\/p>\n<p>La paura \u00e8 un sentimento lecito, l\u2019importante \u00e8 superarla e questo avveniva grazie alla forza degli ideali. Pur essendo ragazzi e quindi spavaldi, la paura c\u2019era. Quanta paura facevamo noi? Tanta. Durante la campagna elettorale in cui poi vinse Allende e anche dopo, la destra aveva scatenato una campagna brutale contro di noi: secondo loro questi gruppi di muralisti erano delinquenti, violenti, armati. Pi\u00f9 di una volta ci siamo dovuti difendere, anche in tribunale, da montature inesistenti. La nostra brigata \u201cRamona Parra\u201d, fatta da giovani che scrivevano o pitturavano i muri, disturbava tantissimo; durante il governo di Allende, se succedeva un fatto a Santiago alle sei di sera, alle sette c\u2019erano gi\u00e0 delle scritte che lo denunciavano su qualche muro della citt\u00e0. Ci trovavamo e partivamo con pitture e pennelli, mica c\u2019erano i telefonini.<\/p>\n<p>Ricordo che la giunta militare fece stampare un libro di fotografie in cui c\u2019era una sorta di parallelo tra \u201cil Cile di ieri e di oggi\u201d: nella pagina di sinistra IL MALE, in quella a fianco, a destra, IL BENE. In una pagina (naturalmente a sinistra) comparivo io mentre dipingevo qualcosa, in quella di destra una classe di studenti benestanti, ordinati, pettinati, con camicia e cravatta.<\/p>\n<p>Ogni gruppo di muralisti era formato da 12-15 ragazzi, con una precisa divisione dei compiti: il primo cominciava a tracciare le lettere della frase, poi alcuni dipingevano il fondo, altri le lettere, man mano un paio di noi col nero ripassava correggendo le magagne e rendendo pi\u00f9 bello il murales. Eravamo velocissimi. Considera che sono stato arrestato una quindicina di volte, ogni volta mi facevo una o due notti in guardina, poi doveva venire un maggiorenne a prendermi. Io ero figlio unico e ho avuto la fortuna di avere i miei genitori sempre dalla mia parte. Mi sostenevano ed erano orgogliosi di me; certo \u00e8 che non gli dicevo tutto (soprattutto quando c\u2019erano degli scontri coi fascisti) e mia madre ne sapeva comunque meno di mio padre. Durante il governo Allende non eravamo pi\u00f9 fuorilegge; era proibito scrivere su alcuni muri, ma noi lo facevamo lo stesso.<\/p>\n<p><strong>Durante la dittatura hanno ricoperto tutti i vostri murales e le vostre scritte. Hai mai assistito al lavoro di uno di questi imbianchini?<\/strong><\/p>\n<p>No.<\/p>\n<p><strong>Sai che Bertolt Brecht chiama Hitler: \u201cl\u2019imbianchino\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Lo trovo bellissimo, con tutto il rispetto per gli imbianchini.<\/p>\n<p><strong>In internet si vede la realizzazione di un bellissimo <a href=\"https:\/\/sites.google.com\/site\/muralesillimani\/video\/video-1\">murales<\/a> in un paesino campano, San Bartolomeo in Galdo, dove era avvenuta nel 1957 la <a href=\"https:\/\/www.restoalsud.it\/visto-dal-sud\/la-marcia-della-fame-ed-i-manganelli\/\">marcia della fame<\/a>, poi repressa. Tu e gli Inti Illimani sembrate scesi da un\u2019astronave, mentre la gente vi osserva incuriosita<\/strong><\/p>\n<p>Si, fu un\u2019idea del regista Ugo Gregoretti che ci port\u00f2 l\u00ec, nel Sannio. All\u2019inizio in effetti fu un po\u2019 strano, ma nel giro di poco tempo ci integrammo con la popolazione. Poco tempo fa sono tornato a ripristinare il murales. <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=mb1Ey6iGulc\">Qui<\/a> si pu\u00f2 vedere un\u2019intervista a me e a Ugo Gregoretti.<\/p>\n<p><strong>Nei vostri murales molte volte compariva un pugno<\/strong><\/p>\n<p>Si, era un simbolo di forza, di lotta, di vittoria. Oggi non lo rifaremmo, ma a quel tempo era proprio frequente. Ricordo che per una festa dell\u2019Unit\u00e0 disegnai uno di quegli adesivi che ti attaccavano in cambio di una sottoscrizione: era un pugno con i colori della bandiera cilena, non so quante migliaia ne stamparono.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>In quegli anni in Cile vivesti un periodo di grande accelerazione. Quello attuale ti sembra un momento analogo?<\/strong><\/p>\n<p>Per certi aspetti s\u00ec, ma il Cile di oggi \u00e8 ben diverso e i giovani usano strumenti differenti dai nostri. Sicuramente si sono mantenuti degli ideali, riprendendoli anche da allora.<\/p>\n<p><strong>Si pu\u00f2 dire che l\u2019essere umano in momenti di altissima tensione, in condizioni estreme (penso a guerre e rivoluzioni) dia delle risposte straordinarie?<\/strong><\/p>\n<p>Da una parte s\u00ec, ma dal golpe in Cile sono nate esperienze e persone grandiose, cos\u00ec come il peggio del peggio. Ti faccio un esempio: c\u2019era un ragazzo col quale fino al momento del golpe giocavo sempre a calcio. Seppi poi che stava con i militari e andava dicendo in giro che se mi avesse trovato mi avrebbe ucciso.<\/p>\n<p><strong>Hai mai pensato di tornare a vivere in Cile?<\/strong><\/p>\n<p>In un primo momento si, tanto che appena ci fu il referendum dell\u201988 tornai in Cile accompagnando una troupe della RAI. Fu un viaggio difficilissimo, non riconoscevo pi\u00f9 il Paese che avevo lasciato. Mi sono perso in una citt\u00e0 che prima conoscevo come le mie tasche. Mi sono sentito uno straniero. Non potevo pi\u00f9 tornare.<\/p>\n<p><strong>Dipingere un muro trasmette un senso di libert\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che dipingere in generale possa trasmetterlo.<\/p>\n<p><strong>Ma nel dipingere un muro c\u2019\u00e8 anche una componente trasgressiva<\/strong><\/p>\n<p>Certamente, per questo ai giovani piace molto. C\u2019\u00e8 anche la gioia di poter dire: \u201cL\u2019ho fatto io!\u201d Ricordo che tanti anni fa dipingemmo un autobus a La Spezia, che poi sarebbe stato mandato in Cile. Prima facemmo coi ragazzi e le ragazze un giro della citt\u00e0 sull\u2019autobus colorato. Molti di loro, soprattutto le ragazze, erano emozionati fino alle lacrime. Mi dissero che non si sarebbero mai dimenticati di quell\u2019esperienza.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una volta arrivato in Italia hai mai temuto che anche qui potesse avvenire un golpe come in Cile?<\/strong><\/p>\n<p>No, davvero. Voi non sapete quello che avete, una Repubblica nata dalla Resistenza. Nei momenti difficili il popolo italiano sa reagire come si deve.<\/p>\n<p><em>Ci salutiamo e ci promettiamo di conoscerci di persona e magari realizzare un murales a Milano. Il giorno precedente all\u2019intervista avevo visto molti <a href=\"https:\/\/muralescarrasco.com\/\">video<\/a> su YouTube che lo riguardano. In alcuni \u00e8 giovanissimo, in tuta da lavoro, con i capelli lunghi e si aggira davanti a un murales che stanno ultimando. Rivedendolo ora sembra cambiato poco: ha la stessa vivacit\u00e0, gli stessi occhi brillanti, come un folletto che si muove veloce, facendo attenzione a non rovesciare i tanti barattoli di vernice.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><\/h1>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo la possibilit\u00e0 di intervistare Eduardo \u201cMono\u201d Carrasco, famoso muralista cileno esule in Italia dal golpe militare. 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