{"id":1496010,"date":"2021-12-28T17:12:54","date_gmt":"2021-12-28T17:12:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1496010"},"modified":"2021-12-28T17:21:21","modified_gmt":"2021-12-28T17:21:21","slug":"politica-migrazioni-una-disperata-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/12\/politica-migrazioni-una-disperata-speranza\/","title":{"rendered":"Politica, migrazioni: una disperata speranza"},"content":{"rendered":"<h2>Sempre di pi\u00f9 mi torna in mente questo motto di Carlo Michelstaedter<\/h2>\n<p>Mi sembra che indichi l\u2019essenza del navigare nel mare sordido dei nostri tempi in cui non si intravvede un orizzonte; quell\u2019orizzonte che, per oltre un decennio o poco pi\u00f9, ho creduto di intravvedere in anni ormai lontani e dei cui limiti mi rendo conto, senza tuttavia rinnegarlo.<\/p>\n<p>Il rapporto fra capacit\u00e0 di immaginare un orizzonte progettuale e impegno concreto esperisce oggi uno scarto abissale.<br \/>\nLa messa in crisi irreversibile dell\u2019equilibrio geo-biologico degli ultimi 15.000 anni \u00e8 ben oltre le capacit\u00e0 d\u2019interventi che dovrebbero essere necessariamente collettivi e diffusi, in un mondo dominato invece da un capitalismo senza freni, che sta gestendo una crisi come quella del Covid19, dovuta oltretutto a spillover, in termini di ancora pi\u00f9 aggressiva autoaffermazione.<\/p>\n<p>Per un uomo della mia generazione, che ha cominciato un\u2019attivit\u00e0 politica nella seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, entrando nel PCI per poi uscirne nel \u201968 e ha in seguito vissuto intensamente nel mondo della cosiddetta sinistra radicale, oggi riesce difficile persino comunicare una cos\u00ec lunga esperienza, oltre che raccordarla a un tempo cos\u00ec diverso.<br \/>\nIn primo luogo, oggi non esiste pi\u00f9, in Italia ma anche altrove (almeno cos\u00ec mi sembra) un\u2019area politico-sociale sufficientemente significativa, diffusa in modo da poter incidere anche in minima parte nei rapporti di potere.<\/p>\n<p>Penso all\u2019Italia, dei tre movimenti fondamentali degli anni \u201860-\u201970 \u2013 il movimento operaio, il movimento degli studenti, il movimento femminista (nell\u2019ordine della mia esperienza). Il primo \u00e8 scomparso per disintegrazione della classe operaia in quanto classe politica e non solo sociologica. Il secondo era un movimento dall\u2019impostazione generazionale legato quindi a una particolare situazione storica. Del movimento femminista rimangono oggi significative aree di movimento, gruppi e centri cultural-politici, ma con scarsa capacit\u00e0 d\u2019influenza sociale oltre una cerchia abbastanza ristretta.<\/p>\n<p>I gruppi e collettivi residui che fanno ancora riferimento a una tradizione di tipo marxista (o anche, in misura assai minore, anarchica) si sono estremamente ridotti e frazionati, in grado di svolgere soprattutto attivit\u00e0 prevalentemente culturali e, sul piano sociale, locali.<\/p>\n<p>L\u2019unica attivit\u00e0 politica collettiva dotata di notevole continuit\u00e0 e aderenza sociale, limitata per\u00f2 a una situazione specifica, anche se con pi\u00f9 vasta risonanza, mi sembra il Movimento No tav.<br \/>\nIl variegato movimento ambientalista internazionale agisce in prevalenza a livello d\u2019opinione: del tutto incapace di incidere in qualche misura su rapporti di potere che sono insieme mondiali e capillari e in grado di catturare frammenti di soggettivit\u00e0 in maniera sempre pi\u00f9 efficace soprattutto per mezzo della tecnologia elettronica, ormai indispensabile, divenuta necessariamente il principale strumento di comunicazione anche di chi si oppone ai dominanti.<\/p>\n<p>In tale desolante contesto, sono apparsi, verso il 2014 i nuovi migranti.<br \/>\nLa loro caratteristica \u00e8 di essere migranti-profughi (mi riferisco alla Rotta balcanica, di cui ho esperienza diretta, ma anche all\u2019Africa), provenienti cio\u00e8 da vastissime e popolose regioni del mondo in cui la geopolitica delle potenze occidentali e satelliti (ma anche di Cina e Russia), sta producendo l\u2019impossibilit\u00e0 di vivere in maniera tollerabile. Basti pensare all\u2019Afghanistan, dove milioni di bambini rischiano di morire di fame: Afghani, insieme a Pakistani, sono i pi\u00f9 numerosi fra quelli che riescono ad arrivare qui a Trieste.<\/p>\n<p>Si \u00e8 aperto, in tal modo, un nuovo campo d\u2019intervento politico, con caratteristiche molto diverse rispetto a quello che conoscevo fin dai lontanissimi anni Settanta, ma anche dopo: sorge, infatti, necessariamente, dai bisogni elementari del corpo, i bisogni della sopravvivenza \u2013 curare, nutrire, vestire.<br \/>\nSi tratta di un approccio piuttosto estraneo alla cultura della sinistra sociale radicale degli anni\u201970. Pi\u00f9 familiare alla cultura cattolica, in cui esiste un\u2019importante tradizione di intervento sociale \u2013 basta pensare a don Milani e a tanti preti intensamente impegnati nel sociale. Di conseguenza, \u00e8 pi\u00f9 facile trovarsi ad agire con attivisti a sfondo religioso.<\/p>\n<p>Escludendo, ovviamente, un agire puramente umanitario, si tratta allora di tentare un impegno politico, ma in quanto \u2018convocati da una situazione concreta\u2019 (Benasayag), in alternativa e in opposizione allo stato di cose presente, praticando con fermezza una prospettiva di relazioni personali e collettive, basate sulla cura reciproca, non ideologicamente proiettata in un futuro immaginario, ma da costruire giorno per giorno partendo dal concreto della situazione in cui ci troviamo a vivere.<\/p>\n<p>Oggi, l\u2019azione politica non si manifesta pi\u00f9 come una narrazione che progetta un futuro a partire da un immaginario e un pensiero strutturati, legati a una tradizione intessuta di lotte, che in passato aveva il suo centro di forza principalmente (non solo) nella classe operaia; ma come una resistenza che, giorno dopo giorno, genera legami di solidariet\u00e0, a partire dal punto in cui si trova a vivere. In tale contesto, fondamentale \u00e8 il rapporto di cura per l\u2019altro, inteso come centro attivo, vivificante, della relazione sociale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa buttar via quella narrazione e quella tradizione, ma riarticolarle radicalmente, in un contesto storico assai diverso, irreversibile segnato dalla devastazione biologica e geologica effetto della violenza senza freni dell\u2019Economia di mercato.<br \/>\nBisogna partire dall\u2019oggi e dal qui, dal luogo sociale in cui si vive e dalla propria quotidianit\u00e0, dal centro della propria vita di tutti i giorni, dalla propria esperienza di vita sociale per estendersi reticolarmente pi\u00f9 che si pu\u00f2, senza disconnettersi dalla concretezza dell\u2019intervento: metodo induttivo e non pi\u00f9 deduttivo.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 rimanda anche all\u2019importanza di mettere in discussione se stessi: le proprie emozioni, le proprie abitudini. Si tratta di camminare, quindi, sempre su un duplice sentiero, sociale e personale, ci\u00f2 che implica temporalit\u00e0 differenti: ulteriore elemento di difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>La sottovalutazione del personale \u00e8 stato un errore fondamentale nel passato: la cappa protettiva dell\u2019ideologia spesso nascondeva le problematiche personali, rendendo superficiale l\u2019adesione a pratiche trasformatrici, come si \u00e8 visto in seguito. Il movimento o piuttosto i movimenti femministi, che ne hanno invece compreso l\u2019importanza, non sono riusciti a correggere tale sottovalutazione, sotto la spinta corrosiva dell\u2019Economia.<\/p>\n<p>Le problematiche soggettive sono una delle questioni che ci stanno di fronte in un contesto in cui i dominanti, mediante la tecnologia elettronica, controllano in maniera radicale la maggior parte delle possibilit\u00e0 di comunicazione. Per il mio tipo d\u2019attivit\u00e0, con i migranti, \u00e8 fondamentale Facebook, di cui mi \u00e8 ben chiara la funzione imprenditoriale e di potere. Ci\u00f2 introduce una sottile dimensione di angoscia nella pratica comunicativa quotidiana: da una parte sono in grado di diffondere ci\u00f2 che faccio e ci\u00f2 che desidero, dall\u2019altra sono dentro un sistema di potere e profitto che mi osserva, ma anche agisce su di me, su di noi. Sono consapevole che ci\u00f2 produce effetti sulla mia soggettivit\u00e0, sul mio rapporto con me stesso-e-con-altri, modificando il mio comportamento, anche in modi che vanno oltre la mia comprensione.<\/p>\n<p>La dimensione pandemica ha poi portato ad un ulteriore rilancio della comunicazione elettronica, anche in settori fondamentali come la scuola, frapponendo molteplici barriere fra i corpi, mediante, fra l\u2019altro, tutta una serie di passaporti sanitari interni, peggiorando ulteriormente il rapporto fra Stato e cittadini: uno Stato sempre pi\u00f9 autoritario &#8211; ma in modi ben diversi dal vecchio autoritarismo di stampo fascista perch\u00e9 dovuto al suo legame ombelicale con l\u2019attuale Regime dell\u2019Economia &#8211; e cittadini divenuti sempre pi\u00f9 passivi.<\/p>\n<p>Negli anni \u201960-\u201970 del Novecento, la comunicazione era molto pi\u00f9 lenta, fortemente legata agli incontri diretti: sappiamo che la forma della comunicazione modifica anche il contenuto. Esistevano allora un\u2019opposizione sociale, un immaginario ed un tessuto narrativo diffusi che, pur nelle differenze e nelle divergenze anche fortissime, aveva creato un territorio culturale e sociale comune, anche emotivo.<\/p>\n<p>Non lo dico nostalgicamente: ne ho ben presenti i gravi limiti. Rimanda, inoltre, a un tempo storico definitivamente passato.<br \/>\nMa, la differenza radicale, nel senso letterale della parola, fra la situazione politica attuale e quella degli anni \u201960-\u201970 del secolo scorso va al di l\u00e0 della storia umana. Siamo dentro un tempo molto pi\u00f9 vasto di geostoria, per cui si \u00e8 aperto un orizzonte che non riusciamo nemmeno a immaginare, se non nei termini della fantascienza o della letteratura o filmografia del disastro, e quindi non riusciamo a progettare, ma in cui bisogna pur camminare, anche politicamente.<\/p>\n<p>In tale contesto, l\u2019unico modo d\u2019azione che riesco a immaginare e praticare \u00e8, come accennavo prima, quella che nasce dall\u2019esperienza diretta di situazioni concrete, che abbiano, per\u00f2, una valenza etico-politica generale: oggi, la \u2018realt\u00e0\u2019 della nostra condizione di vita sulla terra, si legge, ad esempio, sui corpi dei migranti che bussano tutti i giorni alle nostre porte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sempre di pi\u00f9 mi torna in mente questo motto di Carlo Michelstaedter Mi sembra che indichi l\u2019essenza del navigare nel mare sordido dei nostri tempi in cui non si intravvede un orizzonte; 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