{"id":1491151,"date":"2021-12-18T15:58:15","date_gmt":"2021-12-18T15:58:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1491151"},"modified":"2021-12-18T17:52:31","modified_gmt":"2021-12-18T17:52:31","slug":"razzismo-inconsapevole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/12\/razzismo-inconsapevole\/","title":{"rendered":"Razzismo inconsapevole"},"content":{"rendered":"<p><em>l&#8217;articolo \u00e8 il prodotto di una discussione tra la nostra redattrice e Ousman Drammeh, giovane meditatore culturale &#8211;<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando Hannah Arendt denunciava <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">la banalit\u00e0 del male <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">che si genera in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">assenza di pensiero<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, indicava pi\u00f9 che il rischio la inevitabilit\u00e0 di commettere ingiustizia o comunque di ferire parlando e agendo senza riflessione. Ousman Drammeh \u00e8 un giovane gambiano, mediatore culturale a Palermo gi\u00e0 da quattro anni, e troppe volte si \u00e8 imbattuto in ostacoli culturali legati alla superficialit\u00e0 e alla mancanza di attenzione, che danno luogo a equivoci e falsano la comunicazione, anche tra persone \u201cdi buona volont\u00e0\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cominciamo dai gesti, ci avverte: ci sono alcuni gesti che precludono la comprensione. Ad esempio, abbassare lo sguardo di fronte a un adulto o a una persona autorevole, specialmente se ci sta rimproverando, \u00e8 un atto di rispetto dovuto in Africa, soprattutto se il rimproverato \u00e8 un giovane. Ma in Italia vale la regola opposta: un professore sgrida l\u2019alunno: \u201cGuardami negli occhi, quando ti parlo\u201d, se questi distoglie lo sguardo. La compunzione viene interpretata come strafottenza: \u201cStai guardando da un\u2019altra parte perch\u00e9 non t\u2019importa niente di quello che sto dicendo\u2026\u201d\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Inoltre, certe norme di buona educazione che l\u2019Occidente sta dimenticando \u2013 non interrompere chi parla; non accusare con violenza un adulto di menzogna di fronte ad altri, ma parlargli con garbo e spiegarsi senza rabbia quando si \u00e8 soli; non voltare le spalle al genitore che ti sta dicendo cose sgradite n\u00e9 piantarlo in asso \u2013 in Africa sono ancora in uso e universalmente obbedite. Forse i giovani europei in questi casi dovrebbero seguire l\u2019esempio dei ragazzi africani.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Continuiamo con le parole: la parola \u201cnero\u201d. Si dice \u201clavoro nero\u201d e si intende lavoro irregolare, senza contratto, illegale e mal pagato. Ormai \u00e8 un\u2019espressione entrata nella lingua italiana ed \u00e8 impossibile pretendere che non la si pronunci, ma fermiamoci almeno a riflettere: quando usiamo il termine \u201cnero\u201d, come lo usiamo e in quale contesto? Perch\u00e9 si dice proprio \u201clavorare in nero\u201d, invece di utilizzare altre formule? Ci siamo mai fermati a chiedercelo? Non ci accorgiamo di ricorrere ad una immagine che rappresenta una discriminazione e pu\u00f2 risultare offensiva. Pu\u00f2 avere a che fare con la memoria storica dello schiavismo e dell\u2019imperialismo coloniale, o forse con un passato ancora pi\u00f9 recente che riaffiora inconsapevole (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Faccetta<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">nera<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u2026). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro nero \u00e8 allora quello dello \u201cschiavo\u201d, antico o moderno, invisibile, \u201cnon persona\u201d, come lo hanno definito G. Orwell e A. Del Lago. E, di fatto, il colore \u201cnero\u201d da sempre nella cultura occidentale \u00e8 stato associato al male e alla crudelt\u00e0: \u00e8 il colore del lutto, della magia malefica, del terrore come genere cinematografico (il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">noir<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">), del fascismo (le camicie nere). Nero equivale a sporco, anzi \u00e8 peggio di sporco (una pubblicit\u00e0 degli anni Sessanta mostrava una linda olandesina, bianca splendente nella sua cuffietta inamidata, rivolgersi ad un pulcino sbadato, tutto inzaccherato, per consolarlo: \u201cTu non sei nero, sei solo sporco!\u201d). E ugualmente l\u2019espressione \u201cragazzo di colore\u201d sembra innocua e innocente, vorrebbe essere un gentile eufemismo per non pronunciare la parola \u201cnero\u201d o peggio \u201cnegro\u201d. Di colore, ma di che colore? Un europeo o un israelita sono di colore rosa, un nativo americano \u00e8 rosso, un cinese giallo, un arabo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">beige<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">? E perch\u00e9 \u00e8 tanto di moda abbronzarsi per sembrare sani? Ci diciamo \u201cbianchi\u201d, ma d\u2019estate vogliamo diventare \u201cneri\u201d\u2026 Sarebbe molto pi\u00f9 giusto e corretto indicare la provenienza geografica, anzich\u00e9 riferirsi al colore della pelle\u2026 Dire, cio\u00e8, \u201cun ragazzo gambiano o, in genere, africano\u201d e non \u201cun ragazzo di colore\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Peggio accade quando la parola si trasforma in un fatto: guerra. Gi\u00e0 gronda sangue e orrore dai libri di storia e dalle immagini in tv, ma altra cosa \u00e8 attraversarla. Per un europeo molto anziano la parola guerra evoca il secondo conflitto mondiale, bombardamenti, campi di prigionia, resistenza; per un giovane solo il racconto dei nonni o dei bisnonni; per un coetaneo nato in Africa, invece, \u00e8 spesso esperienza quotidiana e, se ha affrontato a piedi il viaggio dall\u2019interno sino alle coste libiche, \u00e8 il computo degli scheletri nel deserto del Mali e tanto altro che non riesce a raccontare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infine c\u2019\u00e8 la questione \u201clingue o dialetti\u201d, che in qualche modo accomuna l\u2019Italia, paese di recente unit\u00e0 e molteplici e ricchi idiomi, ai paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, un\u2019area tagliuzzata dalle conquiste coloniali, con i confini segnati a tavolino dai plenipotenziari di turno che separarono etnie e spartirono parlate, etnie e parlate che oggi questi confini &#8211; politici ma antropologicamente fittizi &#8211; travalicano. Almeno sei lingue transnazionali esistono nel golfo di Guinea, tra le quali Mandinka, Wolof, Fula, che si parlano in Senegal, Gambia, Guinea, Mali e in Costa d\u2019Avorio. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si tratta dunque di lingue e non dialetti, secondo la definizione corretta dei due termini, poich\u00e9 ricoprono un\u2019area molto vasta e, bench\u00e9 solo orali, sono diffuse tra pi\u00f9 popoli. Ousman, come mediatore culturale, ha frequentemente tradotto le comunicazioni italiane per ragazzi del Senegal, del Gambia, della Guinea, servendosi sempre del Mandinka, che \u00e8 appunto una lingua transnazionale; \u00e8 un po\u2019 come se un giovane palermitano e un milanese, incontrandosi all\u2019estero, non potessero dialogare che in italiano, e non certo nel loro dialetto locale, per comprendersi.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nessuna di queste lingue, per\u00f2, pu\u00f2 essere adottata come lingua ufficiale di uno Stato, dato che in ogni Stato se ne parlano diverse. Ciascun abitante poi ne parla pi\u00f9 d\u2019una, almeno due, oltre alla lingua ufficiale dei colonizzatori, inglese francese spagnolo o portoghese, studiata a scuola. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ecco, dunque, un altro aspetto, apparentemente non cos\u00ec discriminante, che per\u00f2 non pu\u00f2 essere affrontato da una prospettiva europea. In Africa, e soprattutto nell\u2019Africa centro-occidentale, una lingua non corrisponde ad uno Stato e chiamarla dialetto \u00e8 sbagliato data la sua larga diffusione. Definire il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Wolof<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> o il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Fula<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> un dialetto, inoltre, suona come un insulto per chi lo parla e si sente sminuito al rango di un quasi analfabeta. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma allora perch\u00e9 si continua ad insistere nel dire \u201cdialetti\u201d? C\u2019\u00e8, magari inconsapevolmente, una connotazione negativa in questa accezione? Sono disprezzati perch\u00e9 sono solo orali e non anche scritti? E perch\u00e9 gli europei colonizzatori non si sono mai presi la briga di imparare a parlarli? Li consideravano balbettii insulsi, come gli antichi Greci consideravano le lingue dei \u201cBarbari\u201d? Forse finalmente oggi, nella prospettiva di costruire una societ\u00e0 davvero interculturale, si pu\u00f2 porre rimedio a questo: aprirsi all\u2019ascolto e all\u2019apprendimento delle lingue africane, apprezzandone la dignit\u00e0 e la bellezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In conclusione, occorrono attenzione ed empatia per capire che <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">non un Uomo, ma gli Uomini<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e le donne, aggiungiamo noi, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">abitano la terra<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e che l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 essere una meravigliosa <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">pluralit\u00e0 di esseri unici<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (Arendt).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>l&#8217;articolo \u00e8 il prodotto di una discussione tra la nostra redattrice e Ousman Drammeh, giovane meditatore culturale &#8211; Quando Hannah Arendt denunciava la banalit\u00e0 del male che si genera in assenza di pensiero, indicava pi\u00f9 che il rischio la inevitabilit\u00e0&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2071,"featured_media":1491167,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45,56,60,46975,54572],"tags":[97769,97770,97768],"class_list":["post-1491151","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-africa-it","category-cultura","category-diritti-umani","category-giovani","category-migranti","tag-il-fula","tag-il-mandinka","tag-il-wolof"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - 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