{"id":148689,"date":"2014-11-14T12:10:52","date_gmt":"2014-11-14T12:10:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=148689"},"modified":"2014-11-18T16:40:34","modified_gmt":"2014-11-18T16:40:34","slug":"muri-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/muri-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Muri di ieri e di oggi, seconda parte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In occasione del <strong><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/berlino-festeggia-25-anni-dalla-caduta-del-muro\/\" target=\"_blank\">25 anniversario della caduta del muro di Berlino<\/a><\/strong>, questa settimana vogliamo parlare dei <strong>muri che dividono il mondo<\/strong>. Nella <a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/muri-di-ieri-e-di-oggi-prima-parte\/\" target=\"_blank\">prima parte di questo approfondimento<\/a>, avevamo parlato della <strong>barriera di separazione israeliana<\/strong>, della barriera di <strong>confine tra Stati Uniti e Messico<\/strong> e del <strong>muro marocchino<\/strong> nel Sahara Occidentale. Oggi vogliamo continuare il nostro viaggio attraverso quei muri che ancora oggi, alla fine del 2014, in un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato ancora esistono e resistono.<\/p>\n<div id=\"attachment_148691\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/slide-291148-2321723-free.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148691\" class=\"wp-image-148691 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/slide-291148-2321723-free-600x450.jpg\" alt=\"Alcuni dei muri nel mondo\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/slide-291148-2321723-free-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/slide-291148-2321723-free-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/slide-291148-2321723-free.jpg 728w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148691\" class=\"wp-caption-text\"><em>Mappa di alcuni dei muri nel mondo<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono pi\u00f9 di 50 i muri che dividono Paesi, famiglie, comunit\u00e0, culture, religioni e popolazioni, ma vediamo quali sono quelli pi\u00f9 controversi, pi\u00f9 impressionanti e contestati oggi. Dall\u2019Europa, all\u2019Africa, alle Americhe, al Pacifico, gli esseri umani continuano ad erigere frontiere <strong>come mai nella storia prima d\u2019ora<\/strong>. Tentativo di soluzione ai conflitti, oppressione, occupazione e apartheid, sono questi i muri di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ultimo muro d\u2019Europa, quello tra Grecia e Turchia<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148694\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/evros.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148694\" class=\"wp-image-148694 size-full\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/evros.jpg\" alt=\"Barriera di filo spinato a Evros, confine tra Grecia e Turchia\" width=\"600\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/evros.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/evros-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148694\" class=\"wp-caption-text\"><em>Barriera di filo spinato a Evros, confine tra Grecia e Turchia<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il muro di <strong>Evros,<\/strong> al confine tra <strong>Grecia<\/strong> e <strong>Tuchia,<\/strong> \u00e8 stato costruito dal governo greco nel 2012 per fermare l\u2019immigrazione clandestina alla frontiera terrestre tra Grecia e Turchia. Segno di un continente che <strong>si chiude verso sud<\/strong> (e non pi\u00f9 verso est), questa barriera, una recinzione costata alla Grecia 3 milioni di euro, avrebbe dovuto comprendere anche un fossato, ma a causa dei costi molto elevati, la Grecia ha deciso di mantenere soltanto una doppia barriera di reticolato e filo spinato alta quattro metri. L\u2019Unione Europea non ha finanziato questa barriera (ritenendola un \u201c<strong>affare interno<\/strong>\u201d) ma non l\u2019ha messa in discussione, e altri Paesi, come la Francia, hanno incoraggiato la sua costruzione. Lunga 12 chilometri e mezzo, si estende lungo il confine naturale del fiume Evros, uno dei confini pi\u00f9 oltrepassati negli ultimi dieci anni (Frontex ha stimato una media di 250\/300 tentativi di ingresso al giorno) il <strong>confine naturale tra Europa ed Asia<\/strong>. Da qui arrivano immigranti da Afghanistan, Pakistan, Armenia, Kurdistan, Iraq, Siria, Somalia, Egitto e dal Nord Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre pi\u00f9 dura diventa la realt\u00e0 dei migranti in Grecia, dove da qualche anno \u00e8 cresciuto a dismisura un sentimento forte di <strong>xenofobia<\/strong> e ostilit\u00e0 verso gli immigrati e le <strong>comunit\u00e0 rom<\/strong>. Numerosi sono stati gli <strong>attacchi razzisti<\/strong> da parte dei membri del partito di estrema destra Alba dorata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il muri delle enclavi spagnole in Nord Africa, Melilla e Ceuta<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148696\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ceuta-road-at-night.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148696\" class=\"wp-image-148696 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ceuta-road-at-night-600x401.jpg\" alt=\"La barriera di Ceuta illuminata di notte\" width=\"600\" height=\"401\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ceuta-road-at-night-600x401.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ceuta-road-at-night-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ceuta-road-at-night.jpg 1701w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148696\" class=\"wp-caption-text\"><em>La barriera di Ceuta illuminata di notte<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro esempio del <strong>fallimento europeo<\/strong> in fatto di gestione della crisi umanitaria \u00e8 quello di Ceuta e Melilla, le enclavi spagnole in Nord Africa. Fino agli anni &#8217;90, il confine tra il Marocco e queste citt\u00e0 spagnole era appena percettibile, vi erano poche barriere fisiche e un flusso continuo di persone e merci. Marocchini e spagnoli andavano e venivano senza restrizioni, il che rendeva difficile capire esattamente dove finiva un Paese e iniziava l&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quando l&#8217;immigrazione di massa dall&#8217;Africa occidentale verso l&#8217;Europa \u00e8 decollata, la richiesta europea di una barriera fisica permanente ha portato allo sviluppo della recinzione che oggi si erige per pi\u00f9 di sei metri, con sensori hi-tech, filo spinato e guardie armate 24 ore su 24. Qui \u00e8 dove la <strong>Fortezza Europa<\/strong> incontra l&#8217;Africa del nord.<\/p>\n<div id=\"attachment_148697\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/melilla.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148697\" class=\"wp-image-148697 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/melilla-600x450.jpg\" alt=\"La barriera di Melilla\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/melilla-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/melilla-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/melilla.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148697\" class=\"wp-caption-text\"><em>La barriera di Melilla<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prezzo di questi muri metallici, <strong>30 milioni di euro<\/strong>, \u00e8 stato pagato dalla Comunit\u00e0 Europea e sono formati da barriere parallele di 6 metri di altezza, con posti di vigilanza alternati. Dei cavi posti sul terreno connettono una rete di <strong>sensori elettronici acustici e visivi<\/strong>. \u00c8 dotata di un&#8217;illuminazione ad alta intensit\u00e0, di un sistema di videocamere di vigilanza a circuito chiuso e strumenti per la visione notturna. La barriera \u00e8 lunga 8 km a Ceuta e 12 km a Melilla ed \u00e8 costata all\u2019Ue <strong>140 milioni di investimenti in 15 anni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha denunciato recentemente la proposta avanzata dal governo spagnolo di legalizzare i respingimenti automatici di coloro che cercano di oltrepassare le recinzioni di confine per entrare nelle sue enclavi in Nord Africa. La proposta introduce il concetto di &#8220;<strong>rifiuto alla frontiera<\/strong>&#8221; (&#8220;rechazo en frontera&#8221; in spagnolo) e mira a legalizzare l&#8217;attuale prassi dei respingimenti. Una pratica simile non permetterebbe pi\u00f9 ai migranti in fuga da persecuzioni e conflitti di fare richiesta di asilo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I 99 muri di Belfast<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148773\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/peacelines.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148773\" class=\"wp-image-148773 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/peacelines-600x425.jpg\" alt=\"Un tratto delle Peace Lines di Belfast\" width=\"600\" height=\"425\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/peacelines-600x425.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/peacelines-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/peacelines.jpg 620w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148773\" class=\"wp-caption-text\"><em>Un tratto delle &#8216;Peace Lines&#8217; di Belfast<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono 99 i muri che dividono Belfast. Li chiamano &#8220;Peace Lines&#8221; (<strong>muri della pace<\/strong>), un ossimoro quando si parla di muri che dividono religioni, classi sociali e popolazioni. In questo caso la separazione \u00e8 quella tra le <strong>comunit\u00e0 protestanti<\/strong> e quelle <strong>cattoliche.<\/strong> Sono stati costruiti a partire dal 1969 dopo lo scoppio della fase pi\u00f9 recente del conflitto nordirlandese, anche detto <em><strong>Troubles.<\/strong> <\/em>I residenti di Short Strand, una parte cattolica di East Belfast, per difendersi dagli attacchi dei lealisti crearono dei muri di protezione che furono in seguito rinforzati e ai quali si aggiunsero nuovi tratti di barriere fino a raggiungere gli attuali 15 km di lunghezza, gran parte dei quali tra Belfast e Derry.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costano allo stato circa 1 miliardo di sterline l&#8217;anno e sono alti fino a 8 metri, composti di metallo, cemento e di reticolati di filo spinato. Hanno dei cancelli sorvegliati dalla polizia che vengono chiusi di notte.<span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"> Dividono e<strong> segregano le due comunit\u00e0<\/strong> che hanno ben pochi contatti l&#8217;una con l&#8217;altra perch\u00e9 la paura gioca ancora un ruolo molto importante. I cittadini si sentono al sicuro al riparo delle barriere, che da quasi mezzo secolo li proteggono dai lanci di sassi, bottiglie e petardi della parte avversa. La <strong>povert\u00e0 persistente<\/strong> mantiene vivo il <strong>risentimento<\/strong> e le <strong>barriere psicologiche<\/strong> tanto quanto quelle fisiche. Le condizioni di vita dei quartieri popolari infatti non sono migliorate rispetto a quarant\u2019anni fa e questo impedisce lo sviluppo di quel progresso che porterebbe ad <strong>abbattere i muri<\/strong> invece che nascondersi dietro di essi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo gli <strong>Accordi del Venerd\u00ec Santo<\/strong>, che hanno spento il conflitto almeno apparentemente e trovato una soluzione definitiva nel primo governo di coalizione fra i repubblicani del Sinn Fein e gli unionisti del Dup, nel 2007, nessuna delle barriere che dividono le due comunit\u00e0 \u00e8 stata distrutta. Anzi, ne sono sorte di nuove e quelle esistenti sono state rinforzate, segno che questi muri hanno davvero poco a che vedere con la pace. Oggi le Peace Lines sono una delle principali <strong>attrazioni turistiche<\/strong> della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La barriera tra le due Coree<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148774\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/AtouristinSouthKoreatouches.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148774\" class=\"wp-image-148774 size-full\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/AtouristinSouthKoreatouches.jpg\" alt=\"Messaggi di carta colorata sulla barriera che divide le due Coree che incitano alla loro riunificazione.\" width=\"496\" height=\"331\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148774\" class=\"wp-caption-text\"><em>Messaggi di carta colorata sulla barriera che divide le due Coree che incitano alla loro riunificazione.<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><span class=\"hps\">La <strong>Guerra di Corea<\/strong> (1950-1953) separ\u00f2 la Corea del Nord da quella del Sud con la <\/span><\/span><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><span class=\"hps\">zona demilitarizzata o <\/span><\/span><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><span class=\"hps\"><strong>ZDC.<\/strong> L&#8217;attrito, creato alla fine della Seconda Guerra Mondiale da <strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>Unione Sovietic<\/strong>a che occuparono l&#8217;area e dividendola in zone d&#8217;influenza lungo il 38\u00b0 parallelo, si prolung\u00f2 durante i decenni successivi a causa di divergenze politiche sociali ed economiche che hanno mantenuto i due stati tecnicamente in conflitto dalla Guerra Fredda fino ad oggi. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><span class=\"hps\">La<\/span> <span class=\"hps\">DMZ<\/span> <span class=\"hps\">si estende<\/span> <span class=\"hps\">per 155<\/span> <span class=\"hps\">miglia da<\/span> <span class=\"hps\">est a ovest ed<\/span> <span class=\"hps\">\u00e8 fiancheggiata<\/span> lungo il <span class=\"hps\">suo<\/span> <span class=\"hps\">perimetro<\/span> <span class=\"hps\">nord e sud<\/span> <span class=\"hps\">da<\/span> <span class=\"hps\">recinzioni<\/span> <span class=\"hps\">con filo spinato.<\/span> Una fascia di quattro chilometri, <strong>disseminata di mine<\/strong> e sorvegliata da oltre 1.000 posti di guardia, <span class=\"hps\">per impedire<\/span> <span class=\"hps\">invasioni e<\/span> <span class=\"hps\">defezioni<\/span>. Queste barriere sono state e<span class=\"hps\">rette<\/span> <span class=\"hps\">nel 1953<\/span> <span class=\"hps\">dopo che<\/span><span class=\"hps\"> l&#8217;armistizio tra le due Coree<\/span> <span class=\"hps\">ha definito<\/span> <span class=\"hps\">l&#8217;esatto confine <\/span>entro cui <span class=\"hps\">entrambe le parti<\/span> <span class=\"hps\">dovevano<\/span> <span class=\"hps\">ritirarsi<\/span>. <span class=\"hps\">La recinzione<\/span> <span class=\"hps\">\u00e8 regolarmente<\/span> <span class=\"hps\">pattugliata<\/span> <span class=\"hps\">da soldati<\/span> <span class=\"hps\">che indossano<\/span> <span class=\"hps\">contrassegni<\/span> <span class=\"hps\">speciali per indicare<\/span> <span class=\"hps\">al nemico<\/span> <span class=\"hps\">che le loro intenzioni<\/span> <span class=\"hps\">non<\/span> <span class=\"hps\">sono ostili<\/span>. <span class=\"hps\">I soldati<\/span> <span class=\"hps\">di entrambe le parti<\/span> <span class=\"hps\">possono<\/span> <span class=\"hps\">pattugliare<\/span> <span class=\"hps\">all&#8217;interno della<\/span> <span class=\"hps\">DMZ<\/span>, <span class=\"hps\">ma non \u00e8 loro permesso<\/span><span class=\"hps\"> attraversare la<\/span> <span class=\"hps\">linea di demarcazione militare<\/span> <span class=\"hps\">che<\/span> <span class=\"hps\">divide<\/span> <span class=\"hps\">le due zone<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega <a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/world\/ng-interactive\/2013\/nov\/walls#korea\" target=\"_blank\"><em>The Guardian<\/em><\/a><em>,<\/em> a<span class=\"hps\">l confine<\/span> <span class=\"hps\">si trovano<\/span> numerosi <span class=\"hps\">posti di sorveglianza<\/span> <span class=\"hps\">e<\/span> <span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><span class=\"hps\">quasi <strong>due milioni di<\/strong><\/span><strong> <span class=\"hps\">soldati <\/span><\/strong><\/span><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><strong><span class=\"hps\">nascosti<\/span> <\/strong><span class=\"hps\">tra le colline<\/span> <span class=\"hps\">e le<\/span> <span class=\"hps\">montagne vicine<\/span>, <span class=\"hps\">di questi circa<\/span> <span class=\"hps\">640.00 <\/span><span class=\"hps\">sono sudcoreani<\/span> <span class=\"hps\">e<\/span> <span class=\"hps\">28.000<\/span> <span class=\"hps\">degli Stati Uniti<\/span>. <span class=\"hps\">Gli esperti ritengono<\/span> <span class=\"hps\">circa il 60<\/span>% delle risorse <span class=\"hps\">militari<\/span> <span class=\"hps\">della Corea del Nord<\/span>, <span class=\"hps\">tra cui<\/span> <span class=\"hps\">600.000<\/span> <strong><span class=\"hps\">truppe<\/span>, <\/strong><\/span><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><strong>armi convenzionali e nucleari<\/strong>, <\/span><span id=\"result_box\" class=\"\" lang=\"it\" tabindex=\"-1\"><span class=\"hps\">si trovano nell&#8217;area della<\/span> <span class=\"hps\">DMZ<\/span>. <span class=\"hps\">Centinaia di<\/span> <span class=\"hps\">sudcoreani<\/span>, <span class=\"hps\">nord<\/span><span class=\"hps\">americani<\/span> <span class=\"hps\">e <\/span><span class=\"hps\">nordcoreani<\/span> <span class=\"hps\">sono stati uccisi<\/span> <span class=\"hps\">durante<\/span> <span class=\"hps\">scontri<\/span> <span class=\"hps\">nel corso degli<\/span> <span class=\"hps\">ultimi 60 anni<\/span>.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_148783\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148783\" class=\"wp-image-148783 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cina-600x419.jpg\" alt=\"Dandong, Cina. La Cina a lungo alleata della Corea del Nord, ha deciso nel 2003 di costruire un muro lungo i suoi confini; il progetto ha avuto un'accelerazione in seguito agli esperimenti nucleari condotti dal governo di Pyongyang e alla fuga di numerosi profughi nord-coreani che chiedevano asilo politico in Cina: lasciare la Corea del Nord senza un permesso ufficiale \u00e8 infatti considerato alto tradimento ed \u00e8 un reato che viene punito con la pena capitale.\" width=\"600\" height=\"419\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cina-600x419.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cina-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cina.jpg 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148783\" class=\"wp-caption-text\"><em>Dandong, Cina. La Cina ha costruito nel 2003 un muro lungo il confine con la Corea del Nord in seguito agli esperimenti nucleari condotti dal governo di Pyongyang<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti altri sono i muri che dividono il mondo. L\u2019<strong>Arabia\u00a0Saudita<\/strong> ha costruito recentemente un muro di cemento al confine con lo <strong>Yemen,<\/strong> attrezzato con le pi\u00f9 sofisticate e moderne tecnologie di sorveglianza, per \u201cproteggere\u201d il Paese dagli immigrati provenienti dallo Yemen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Botswana<\/strong>\u00a0ha eretto una barriera elettrica metallica, lunga 500 chilometri, al confine con lo <strong>Zimbabwe.<\/strong> Un muro di due metri di altezza edificato con lo scopo di prevenire la diffusione di malattie infettive tra il bestiame ma che effettivamente voleva essere una barriera contro i civili in fuga dallo Zimbabwe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra <strong>India<\/strong> e <strong>Pakistan<\/strong> esiste una linea di demarcazione militare chiamata \u201cLinea di Controllo\u201d, che si estende per 3.300 chilometri e dal 1949 divide la regione del <strong>Kashmir<\/strong> in due zone: quella sotto il controllo indiano e quella sotto il controllo pachistano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conflitto siriano ha portato invece alla costruzione di muri nella citt\u00e0 di <strong>Homs<\/strong> per dividere la popolazione sulla base della religione e della fedelt\u00e0 al regime di Assad, mentre in <strong>Brasile,<\/strong> nel 1978, sono stati eretti muri per edificare un santuario metropolitano, <strong>Alphaville,<\/strong> che difendesse l&#8217;elit\u00e8 metropolitana dalla criminalit\u00e0 della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri muri sono stati costruiti tra <strong>Thailandia<\/strong> e <strong>Malesia, Israele<\/strong> ed <strong>Egitto, Iran<\/strong> e <strong>Pakistan<\/strong> e la lista potrebbe continuare ancora a lungo a dimostrazione che il muro di Berlino e la storia non hanno in fondo molto sulla risoluzione dei conflitti. Mentre il muro di Berlino con la sua caduta accendeva la speranza di un mondo libero e senza frontiere, altre barriere venivano erette con lo scopo di &#8220;portare la pace&#8221;. Tuttavia nessuna pace \u00e8 mai arrivata con un muro o una frontiera. Mai un muro potr\u00e0 risolvere un conflitto, ma solo placarlo temporaneamente, quando non lo alimenta creando attriti e risentimenti sempre maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mondo fatto di muri e frontiere in cui gli esseri umani sono segregati, bloccati o semplicemente nascosti non sar\u00e0 mai un mondo fatto di <strong>pace, nonviolenza<\/strong> e <strong>cooperazione.<\/strong> In un momento storico come questo, in cui la crisi umanitaria aumenta di pari passo ai conflitti, i governi e gli stati dovrebbero invece optare per soluzioni che guardano alla cooperazione e alla solidariet\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del 25 anniversario della caduta del muro di Berlino, questa settimana vogliamo parlare dei muri che dividono il mondo. 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