{"id":148143,"date":"2014-11-11T15:19:48","date_gmt":"2014-11-11T15:19:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=148143"},"modified":"2014-11-18T16:43:13","modified_gmt":"2014-11-18T16:43:13","slug":"muri-di-ieri-e-di-oggi-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/muri-di-ieri-e-di-oggi-prima-parte\/","title":{"rendered":"Muri di ieri e di oggi, prima parte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>9 novembre<\/strong> di 25 anni fa cadeva il<strong> muro di Berlino<\/strong>, l\u2019emblema della separazione tra Est ed Ovest. Con la sua caduta, l\u2019Europa ha iniziato un percorso verso <strong>l\u2019unificazione,<\/strong> fatto di parole di <strong>libert\u00e0, democrazia<\/strong> e <strong>pace.<\/strong> La fine del mondo diviso in due e la morte della Guerra Fredda e delle dittature erano delle buone premesse per un mondo che finalmente parlasse il linguaggio della pace e della <strong>nonviolenza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, oggi, 25 anni dopo la caduta di quel muro che divideva l\u2019Europa a met\u00e0, sono ancora molte le barriere che continuano a <strong>dividere popolazioni e culture diverse<\/strong>. Per ragioni politiche o di sicurezza queste barriere alimentano tensioni e conflitti. In un\u2019epoca in cui la globalizzazione avrebbe dovuto abbattere le barriere, nuovi muri continuano ad essere eretti, ottenendo effetti, come dimostra la storia, totalmente <strong>opposti a quelli desiderati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo di oggi, di fronte ad una <strong>crisi umanitaria<\/strong> che sta mettendo in ginocchio Oriente ed Occidente, invece di eliminare le frontiere continua a costruirne. Il muro \u00e8 un <strong>paradosso dei nostri tempi, <\/strong>difficile da spiegabile in un mondo in cui la libera circolazione di merci e di persone dovrebbe essere un obiettivo fondamentale e un valore irrinunciabile per una crescita economica e sociale. Oltre ad <strong>impedire lo sviluppo economico<\/strong> dei Paesi, i muri a volte, come quello tra Israele e Gaza, <strong>imprigionano<\/strong> e violano i diritti fondamentali e le libert\u00e0 delle persone, primi tra tutti il <strong>diritto di movimento<\/strong>, al lavoro e alla salute. I muri <strong>limitano l\u2019accesso alle risorse<\/strong> e non permettono di condurre una vita dignitosa. Nel caso della Palestina poi, il muro di separazione, dichiarato illegale dall\u2019Onu gi\u00e0 dal 2004, invece di essere una \u201csoluzione temporanea\u201d al conflitto diventa una realt\u00e0 permanente di <strong>apartheid<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne aveva parlato <em>The<\/em> <em>Guardian<\/em> l\u2019anno scorso con un <a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/world\/ng-interactive\/2013\/nov\/walls#intro\" target=\"_blank\">articolo interattivo<\/a> che spiegava quanti muri esistono e resistono e continuano ad essere eretti ancora oggi. Di acciaio o di cemento, con torrette di guardia o filo spinato, gli esseri umani continuano a costruire barriere di separazione e \u201c<strong>muri della vergogna<\/strong>\u201d in numero sempre pi\u00f9 elevato. Come spiegano le analisi del <em>Guardian<\/em>, circa <strong>6.000 miglia di muri<\/strong> sono state costruite solo nell\u2019ultimo decennio. Ecco alcune tra le barriere di separazione pi\u00f9 controverse, impressionanti e contestate oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La barriera di separazione israeliana<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148152\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/qalqilya.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148152\" class=\"wp-image-148152 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/qalqilya-600x397.jpg\" alt=\"Un palestinese davanti al muro eretto dal governo israeliano nella citt\u00e0 di Qalqilya, in Cisgiordania\" width=\"600\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/qalqilya-600x397.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/qalqilya-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/qalqilya.jpg 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148152\" class=\"wp-caption-text\"><em>Un palestinese davanti al muro eretto dal governo israeliano nella citt\u00e0 di Qalqilya, in Cisgiordania.<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche detto \u201cil muro della vergogna\u201d o \u201cmuro dell\u2019apartheid\u201d \u00e8 un sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania a partire dal 2002 sotto il nome di <em>security fence<\/em> (chiusura di sicurezza), allo scopo, secondo Israele, di impedire fisicamente l&#8217;intrusione di \u201cmilitanti\u201d palestinesi nel territorio israeliano. Secondo i palestinesi invece lo scopo \u00e8 quello di<strong> rubare altra terra<\/strong> ed imporre un <strong>confine de facto<\/strong>. La barriera occupa il 9,4% della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Lunga 730 km, ingloba la maggior parte delle <strong>colonie illegali israeliane<\/strong> (circa l&#8217;85% dei coloni israeliani vivono tra la Linea Verde e la barriera) e la quasi totalit\u00e0 dei <strong>pozzi d&#8217;acqua<\/strong>. Essa si discosta in certi posti a pi\u00f9 di 28 chilometri dalla Linea Verde, il che significa che <strong>i confini della Linea<\/strong> <strong>non vengono rispettati<\/strong> da Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa barriera consiste in una successione di muri, trincee e porte elettroniche ed \u00e8 l\u2019emblema dell\u2019<strong>occupazione israeliana<\/strong> in Cisgiordania, in quanto gran parte di essa \u00e8 costruita su <strong>terre confiscate ai palestinesi<\/strong>. I contadini sono ormai costretti a chiedere permessi alle autorit\u00e0 israeliane per accedere alle loro terre situate dall&#8217;altra parte della barriera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle aree che pi\u00f9 hanno sofferto per la costruzione di questo muro \u00e8 sicuramente il <strong>distretto di Qalqilya<\/strong> che \u00e8 passato da area in forte espansione a zona cuscinetto con la pi\u00f9 alta disoccupazione di tutta la Cisgiordania. Nel 2003, la costruzione del muro israeliano ha diviso in due il distretto, rendendo <strong>inaccessibili la met\u00e0 dei terreni agricoli<\/strong>, fonte di reddito primaria per la popolazione. Gli agricoltori sono stati privati di gran parte dei loro mezzi di sussistenza, il muro ha spaccato in due i terreni agricoli, parte dei quali, rimasti dal lato israeliano, sono diventati inaccessibili. Qui si trova anche la <strong>principale falda acquifera<\/strong> di tutta la Cisgiordania e secondo le stime della Banca Mondiale, Israele estrae circa l\u201980% del \u201cpotenziale stimato\u201d da questa falda mettendo cos\u00ec a <strong>rischio la sostenibilit\u00e0<\/strong> di questa risorsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia dell&#8217;Aia ha fortemente criticato la costruzione della barriera ricordando che il muro ed il regime che gli \u00e8 associato sono <strong>contrari al diritto internazionale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti artisti esponenti della &#8220;<strong>guerrilla art<\/strong>&#8220;, tra cui <strong>Banksy,<\/strong> hanno eseguito sul muro disegni e graffiti a sfondo provocatorio e di protesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La barriera al confine tra Stati Uniti e Messico<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148158\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/messico-usa-border.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148158\" class=\"wp-image-148158 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/messico-usa-border-600x349.jpg\" alt=\"Croci appese sul lato messicano del muro di confine a Nogales, in Messico, per commemorare le 4.000 persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il deserto in cerca di una vita migliore negli Stati Uniti\" width=\"600\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/messico-usa-border-600x349.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/messico-usa-border-300x174.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148158\" class=\"wp-caption-text\"><em>Croci appese sul lato messicano del muro di confine a Nogales, in Messico, per commemorare le 4.000 persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il deserto in cerca di una vita migliore negli Stati Uniti.<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa barriera \u00e8 chiamata \u201cmuro della vergogna\u201d. Prima dell\u2019amministrazione Clinton erano poche e distanziate le barriere fisiche lungo questo confine. A partire dal 1993, con la barriera tra El Paso e Ciudad Ju\u00e1rez e poi nel 1994 tra San Diego e Tijuana, gli Stati Uniti hanno iniziato un vero e proprio giro di vite intorno ai principali punti di attraversamento secondo l&#8217;ottica di un <strong>triplice progetto antimmigrazione<\/strong>: il progetto <em>Gatekeeper<\/em>, in California, il progetto <em>Hold-the-Line<\/em> in Texas ed il progetto <em>Safeguard<\/em> in Arizona. Gli attacchi dell\u201911 settembre e la guerra al terrorismo che ne \u00e8 seguita hanno poi rafforzato l\u2019idea che il Paese avesse bisogno di <strong>impedire il passaggio di terroristi<\/strong> insieme ai migranti, ma il motivo principale era quello di <strong>limitare l\u2019immigrazione<\/strong> dal Sud e Centro America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bush e poi Obama hanno costruito barriere sempre pi\u00f9 salde e controlli sempre pi\u00f9 robusti lungo questo confine. La barriera tra Tijuana e San Diego \u00e8 fatta di lamiera metallica ed \u00e8 alta dai 2 ai 4 metri ed illuminata ad alta intensit\u00e0. \u00c8 dotata di una rete di <strong>sensori elettronici<\/strong> e di <strong>strumentazione per la visione notturna<\/strong>, oltre ad un sistema di vigilanza permanente effettuato dagli elicotteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il confine tra Stati Uniti d&#8217;America e Messico, lungo 3.140 km, attraversa territori di diversa conformazione, aree urbane e deserti. Dal lato statunitense la barriera \u00e8 situata nelle sezioni urbane del confine, come San Diego, mentre dal lato messicano \u00e8 situata nel <strong>deserto di Sonora<\/strong>. Migliaia di persone, soprattutto messicani, sono morte in questi anni tentando di superare la barriera. Il risultato immediato della sua costruzione, contrariamente agli scopi per cui \u00e8 stata eretta, \u00e8 stato un <strong>numero sempre crescente di persone<\/strong> che hanno cercato di varcare illegalmente il confine, attraverso il deserto di Sonora, o valicando il monte Baboquivari, in Arizona. Questi clandestini hanno dovuto percorrere circa <strong>80 km di territorio inospitale<\/strong> prima di raggiungere la prima strada. Tra il 1 ottobre 2003 ed il 30 aprile 2004, <strong>660.390 persone sono state arrestate<\/strong> dalla polizia di confine statunitense mentre cercavano di attraversare illegalmente il confine. Nello stesso periodo dalle 43 alle 61 persone sono morte mentre cercavano di attraversare il deserto di Sonora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il muro marocchino<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_148164\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sahara-occidentale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-148164\" class=\"wp-image-148164 size-large\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sahara-occidentale-600x399.jpg\" alt=\"Il muro del Sahara Occidentale, confine tra Mauritania e Marocco \" width=\"600\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sahara-occidentale-600x399.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sahara-occidentale-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sahara-occidentale.jpg 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-148164\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il muro del Sahara Occidentale, confine tra Mauritania e Marocco.<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una <strong>berma di sabbia e pietra<\/strong> di lunghezza superiore ai 2.720 km, costruita dal <strong>Marocco<\/strong> nel <strong>Sahara Occidentale<\/strong> per difendersi, a suo dire, dal <strong>Fronte Polisario<\/strong>. Tuttavia non \u00e8 una struttura solo difensiva ma una <strong>zona militare<\/strong> a tutti gli effetti con <strong>bunker, fossati, reticolati di filo spinato e campi minati<\/strong>. Il campo minato che corre lungo il perimetro \u00e8 quello con la pi\u00f9 alta concentrazione di mine al mondo e si stima sia formato da circa <strong>4.000 mine anti uomo per chilometro quadrato<\/strong>. Si tratta della barriera pi\u00f9 grande del mondo dopo la muraglia cinese. Una parte del muro marocchino si estende per diversi chilometri anche nel territorio mauritano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da decenni, il Marocco avanza pretese su quest\u2019area ricca di fosfati, inducendo la popolazione locale, i <strong>Saharawi,<\/strong> ad opporre resistenza attraverso il Fronte Polisario, che combatte dal 1975 per l\u2019<strong>autodeterminazione<\/strong> del popolo Saharawi. Gi\u00e0 nel 1960 l&#8217;ONU vot\u00f2 la risoluzione n.1514 con la quale si riconosceva il diritto all&#8217;indipendenza per le popolazioni dei Paesi colonizzati e nel 1963 il Sahara Occidentale fu incluso nell&#8217;elenco dei paesi da decolonizzare. Il Polisario \u00e8 riuscito ad allontanare la Spagna e la Mauritania che rinunciarono a quel territorio rispettivamente nel 1975 e nel 1979, ma i marocchini non si sono mai arresi e con l\u2019aiuto della <strong>Francia,<\/strong> di <strong>Israele<\/strong> e degli <strong>Stati Uniti<\/strong>, hanno messo a punto una <strong>strategia basata sulla costruzione di muri<\/strong> nel deserto. Quando l\u2019Onu ordin\u00f2 il cessate il fuoco nel 1991 erano stati eretti sei muri che si estendevano per tutto il territorio del Sahara Occidentale. Oggi gran parte dei Saharawi vive nei <strong>campi per rifugiati<\/strong> allestiti in una striscia di deserto tra Algeria e Marocco, in condizioni durissime <strong>ai limiti della sopravvivenza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Continua&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggi anche: <a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/muri-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte\/\" target=\"_blank\">Muri di ieri e di oggi. Seconda parte<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 9 novembre di 25 anni fa cadeva il muro di Berlino, l\u2019emblema della separazione tra Est ed Ovest. Con la sua caduta, l\u2019Europa ha iniziato un percorso verso l\u2019unificazione, fatto di parole di libert\u00e0, democrazia e pace. 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