{"id":1472771,"date":"2021-11-17T23:28:28","date_gmt":"2021-11-17T23:28:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1472771"},"modified":"2021-11-17T23:29:22","modified_gmt":"2021-11-17T23:29:22","slug":"i-portuali-genovesi-contro-le-armi-saudite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/11\/i-portuali-genovesi-contro-le-armi-saudite\/","title":{"rendered":"I portuali genovesi contro le armi saudite"},"content":{"rendered":"<p><em>Nei moli di Genova, uno dei porti pi\u00f9 importanti d\u2019Europa, transitano navi saudite cariche di armi. Ufficialmente, l\u2019Italia ha revocato l\u2019esportazione di armamenti verso l\u2019Arabia Saudita, permettendo per\u00f2 che le navi attracchino nei propri porti. Di fatto viene aggirato il vincolo e le armi raggiungono contesti di guerra\u2014Yemen in primis. Le organizzazioni dei portuali genovesi non sono disposte a collaborare con questo traffico di morte e si stanno rifiutando di operare sui carichi di navi battenti bandiera saudita.<\/em><\/p>\n<p>Durante l\u2019aggressione militare degli Stati Uniti d\u2019America in Vietnam, i portuali genovesi decisero di sostenere attivamente il popolo vietnamita: nel novembre 1973 la nave Australe salpava dalla Liguria, con una dozzina di ore di ritardo a causa del falso allarme bomba e presunti problemi burocratici. All\u2019interno era colma di viveri e materiale sanitario di primo soccorso, tra cui il sangue donato dai civili: destinazione fu il porto di Haiphong, minato e sotto i bombardamenti dell\u2019aviazione militare statunitense. Attracc\u00f2 dopo quasi sessanta giorni e tredici miglia percorse. \u00c8 nel DNA di questa citt\u00e0 e di questo porto avere una certa sensibilit\u00e0 contro le guerre.<\/p>\n<p>Il porto di Genova \u00e8 il pi\u00f9 grande d\u2019Italia: \u00e8 lungo ventidue chilometri, ha una superficie totale di 290.000 metri quadrati e, soprattutto, ha il maggiore traffico merci del Paese. A livello internazionale occupa il 31esimo posto per il\u00a0<em>port liner shipping connectivity index<\/em>, ossia il grado di connettivit\u00e0 di un porto alla rete logistica globale.<\/p>\n<p>A beneficiare del porto di Genova c\u2019\u00e8 anche la compagina saudita della Bahri e le sue sei navi adibite al trasporto di armi, che vengono impiegate anche nello Yemen.<\/p>\n<p>Qui, nel solo anno 2018 gli attacchi aerei e quindi le bombe hanno causato la maggior parte delle morte dei civili: 3.820 vittime (79% delle morti totali), tra cui 952 bambini e 581 donne.<\/p>\n<p>La commessa ed il relativo trasporto delle bombe saudite \u00e8 affidata alla Bahri, che si\u00a0rifornisce e fa tappa nei porti dei paesi occidentali con il beneplacito dei governi ospitanti. In altre parole, la guerra inizia in Occidente.<\/p>\n<p>Si prenda il caso della Francia. Nel 2020 il governo Macron ha venduto armi all\u2019Arabia Saudita per circa dieci miliardi di euro di cui 224.681.660 di bombe, siluri e razzi: \u00e8 quindi scontato che la compagnia saudita con cargo di armi abbia accesso ai porti francesi. Nella compravendita di armamenti sull\u2019asse Parigi-Riyad vengono erogati anche agenti per la cosiddetta \u201cguerra chimica\u201d, che nello stesso periodo hanno fruttato 83.245.000 euro. Uno dei punti focali delle inchieste del giornalista Khashoggi, verosimilmente ammazzato ad Istanbul su mandato dei regnanti sauditi,\u00a0<a href=\"https:\/\/english.alaraby.co.uk\/news\/khashoggi-murdered-over-report-saudi-chemical-warfare-secrets\">sembra fosse proprio l\u2019utilizzo di armi chimiche dell\u2019esercito saudita in Yemen<\/a>.<\/p>\n<p>Oppure la Spagna, che nel solo 2019 ha venduto armamenti all\u2019Arabia Saudita per 392.795.258 euro e, pur di far accomodare le navi saudite, \u00e8 finita al centro di una discussione presso il Parlamento europeo: il 1 marzo 2021 un\u2019imbarcazione Bahri\u00a0<a href=\"https:\/\/dossierlibia.lasciatecientrare.it\/la-nave-saudita-delle-armi-bahri-jazan-mente-sulla-sua-rotta-ed-attracca-a-genova\/\">attraccava presso Sagunto<\/a>, verosimilmente carica di armi con annessi equipaggiamenti militari caricati a Valencia. Pur di piegarsi ai principi sauditi, il governo spagnolo viola la posizione comune 2009\/944\/PESC.<\/p>\n<p>In Italia, invece, nonostante la revoca dell\u2019export di armi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, si \u00e8 deciso di aggirare il problema applicando un modus operandi \u201cfurbo\u201d: le armi non vengono vendute ma le navi che trasportano armamenti hanno libero passaggio. Del resto l\u2019Italia \u00e8 l\u2019ottavo partner commerciale dell\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p><strong>Il CALP e le sei sorelle Bahri<\/strong><\/p>\n<p>In questo contesto, i portuali genovesi riuniti sotto il CALP (Collettivo autonomo lavoratori portuali) stanno conducendo una battaglia per sabotare gli ingranaggi, apparentemente indistruttibili, di questo mercato che collega il capoluogo ligure alla capitale saudita. Genova per le navi Bahri \u00e8 una tappa fissa: nonostante il porto italiano abbia il 40% in meno rispetto a Rotterdam (primo posto) nel\u00a0<em>Port liner shipping connectivity index<\/em>, i sauditi preferiscono per i loro traffici la Liguria e l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Le sei sorelle Bahri (Yanbu, Tabuk, Jazan, Jeddah, Abha, Hofuf) nascono da una commessa affidata dal governo saudita alla\u00a0<strong>Hyundai Mipo Dockyard<\/strong>\u00a0e le imbarcazioni sono state consegnate tra il 2013 ed il 2014. L\u2019azienda sudcoreana ha la sede principale ad Ulsan ed \u00e8 all\u2019interno del gruppo\u00a0<strong>Hyundai Heavy Industries<\/strong>, che con la compagnia saudita fa affari multimilionari ormai da anni. A maggio \u00e8arrivata la consegna della portarinfusa SARA, a seguito dell\u2019accordo ufficiale sull\u2019asse Riyad-Ulsan; in ultimo, una commessa da 410 milioni di dollari per la costruzione di dieci chimichiere a medio raggio (49999 DW) da consegnare entro il primo trimestre del 2022 porter\u00e0 la flotta saudita a quota 101 navi.<\/p>\n<p>Nel maggio 2020, i portuali genovesi hanno detto no al transito delle Bahri, portando le proteste al rifiuto di caricare sulla Bahri Yanbu due casse con all\u2019interno i generatori elettrici della\u00a0<strong>Defence Tecnel di Roma<\/strong>, talvolta utilizzati nelle operazioni belliche.<\/p>\n<p><strong>Associazione per delinquere<\/strong><\/p>\n<p>Le proteste dei portuali hanno portato ad un\u2019inchiesta, da parte della Procura di Genova, che vede cinque indagati per \u201c<em>associazione per delinquere<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Jos\u00e9 Nivoi, coordinatore CALP Genova, lavora nel porto da quindici anni:\u00a0<\/strong>ha iniziato ventunenne, oggi \u00e8 padre di famiglia e di anni ne ha 36. Ha origine sarde, viene da una famiglia di delegati sindacali. Sembra cosciente di essere finito in qualcosa pi\u00f9 grande di lui, pur nascondendo il peso con un sorriso. \u00c8 tra cinque indagati dalla Procura di Genova.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl 24 di febbraio, alle cinque del mattino, ci ha citofonato la Digos per perquisire casa: hanno sequestrato cellulari, computer, hard disk, documenti politici; ad alcuni anche caschi, bandiere e adesivi\u201d, spiega Nivoi. \u201cQuando ci hanno preso dalle case e ci hanno portato gi\u00f9 in porto per sequestrare tutto il materiale che avevamo all\u2019interno della nostra sede e dentro il nostro container, c\u2019erano circa sessanta poliziotti, tutta la Digos di Genova, artificieri, la scientifica, la cinofila, il pm. Sembrava una maxi operazione di polizia di quelle che a Genova non si vedevano da vent\u2019anni. Non potevamo parlare tra di noi e ci hanno sequestrato i cellulari: non potevamo neanche comunicare con i nostri avvocati. Di fatto, siamo stati in arresto otto ore\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p>Alla fine l\u2019accusa della procura \u00e8 associazione a delinquere finalizzata alla resistenza a Pubblico Ufficiale e all\u2019attentato alla sicurezza pubblica dei trasporti. Nell\u2019inchiesta \u00e8 finita anche l\u2019accensione di fumogeni.<\/p>\n<p>\u201cCose prescrivibili con delle multe. Non credo ci sia neanche una pena che superi i sei mesi per robe del genere. Tranne che per il blocco del servizio pubblico. Eppure si tratta del blocco legato alla compagnia Bahri, non \u00e8 un servizio pubblico, ma privato. Ma il blocco non \u00e8 stato fatto cos\u00ec, in maniera estemporanea e mettendoci di fronte, bens\u00ec durante uno sciopero. Stanno cercando di bloccare tutti quei movimenti che si palesano per la solidariet\u00e0 attiva, perch\u00e9 per noi bloccare la compagnia Bahri era una maniera attiva di dare solidariet\u00e0 uscendo dalle solite logiche che vediamo: noi volevamo fare un\u2019azione concreta\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p>Di concreto, secondo i membri del Calp, non avrebbe niente in mano la procura.\u00a0<em>\u201c<\/em>Quando saremo in tribunale decadr\u00e0 tutto. Serve solo a mantenerti in uno stallo giudiziario: da quando sei indagato rischi con pi\u00f9 facilit\u00e0 domiciliari, sorveglianza speciale o addirittura il carcere. Si tratta di un modo per dirci: \u2018vi tengo sott\u2019occhio\u2019\u201d.<\/p>\n<p><strong>Leggi non applicate<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia revoca l\u2019esportazione di armamenti verso Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita, ma lascia invece attraccare le Bahri cariche di armi utilizzate nella guerra nello Yemen. Un controsenso, che va contro la legge 185\/1990, \u201cche di fatto vieta il transito ed in qualche modo il commercio a quei Paesi che usano come risoluzione finale l\u2019atto della guerra. E la Costituzione ripudia la guerra tramite l\u2019articolo 11. Noi abbiamo chiesto a pi\u00f9 riprese l\u2019applicazione della 185\/1990\u201d. Tra gli interlocutori la Farnesina: \u201cIl portavoce del Ministero degli Esteri Luigi Di Maio ci ha detto che il conflitto tra Arabia Saudita e Yemen non \u00e8 da considerarsi guerra perch\u00e9 un governo fantoccio yemenita ha chiesto aiuto per risolvere le controversie interne allo Yemen\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il caso della\u00a0<strong>RWM<\/strong>, sita in Sardegna a Iglesias, che produce armamenti per conto della\u00a0<strong>Rheinmetall<\/strong>\u00a0tedesca poich\u00e9 dopo la Seconda guerra mondiale \u00e8 stato stabilito che alcune tipologie di armi non posso essere pi\u00f9 prodotte in Germania<em>. \u201cIn questo modo l\u2019Italia riesce a raggirare le leggi, sia quelle locali, sia quelle europee, sia quelle internazionali\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La delocalizzazione produttiva \u00e8 in contrasto con la gi\u00e0 citata\u00a0<a href=\"http:\/\/documenti.camera.it\/leg18\/dossier\/pdf\/DI0267.pdf\">185\/1990<\/a>\u00a0(modificata dal DDL S. 1049 del 7 aprile 2019), che nell\u2019articolo uno vieta espressamente l\u2019esportazione ed importazione di armamenti verso quegli Stati che usano la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Nel quinto articolo viene vietato il\u00a0<em>business<\/em>\u00a0nel momento in cui non sussistono\u00a0<em>\u201c<\/em>adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento<em>\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Lo stesso vale per il governo di Riyad, che evidentemente non rispetta i requisiti per intrattenere il\u00a0<em>business<\/em>\u00a0di armi: all\u2019ascesa del principe ereditario \u00e8 corrisposta una sequela di violazioni repressive di enorme portata con esecuzioni macabre, processi farsa contro gli oppositori del regime,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.amnesty.it\/dieci-cose-da-sapere-arabia-saudita\/\">attivisti arrestati e condannati a lunghe pene detentive<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019asse Roma-Riyad \u00e8 rimasto solido, anzi \u00e8 stato rinsaldato. Si veda il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/italy-inks-strategic-dialogue-mou-with-saudi-arabia_5ntUwZIfzA4UY72iL5JQGS\">Memorandum of understanding<\/a>\u00a0firmato all\u2019alba del nuovo anno tra il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio e quello saudita Faisal bin Farhan al-Saud. Di aziende italiane presso l\u2019Arabia Saudita ce ne sono circa una cinquantina ed il passo che viene registrato sembrerebbe quindi un ampliamento dei rapporti, non un ridimensionamento.<\/p>\n<p>La sensazione \u00e8 che ai sauditi, nonostante la pericolosit\u00e0 di armare un governo cos\u00ec belligerante, nessuno vuole rinunciare: immediatamente dopo lo stop all\u2019export di armamenti firmato dall\u2019allora premier Giuseppe Conte,\u00a0<strong>RMW<\/strong>\u00a0ha fatto ricorso: a maggio 2021, per\u00f2, il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/solidarieta\/diritti-umani\/2021\/05\/04\/news\/yemen_il_tar_del_lazio_conferma_la_decisione_basta_con_le_bombe_italiane_nel_conflitto_respinto_il_ricorso_di_rmw_italia_-299372574\/\">TAR del Lazio ha confermato il blocco<\/a>.<\/p>\n<p>Oltre alla questione morale e alla dubbia legalit\u00e0 dei transiti, c\u2019\u00e8 un problema con la sicurezza pubblica. Quanto \u00e8 grande il rischio di incappare in una esplosione come quella del porto di Beirut, quando il 4 agosto 2020 2.750 tonnellate di nitrato d\u2019ammonio esplose in una nave abbandonata hanno ucciso 214 persone e ferite altre 7.000?<\/p>\n<p><strong>\u201cAltro che Beirut\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Quanto \u00e8 grande il rischio di ripetere una nuova Beirut visto il traffico di navi di armi nei porti? \u201cSecondo noi \u00e8 molto alto il rischio: una distrazione, una vite messa male, potrebbe incidere su un potenziale incidente nell\u2019area portuale\u201d, spiega Nivoi. \u201cSenza considerare che nella Bahri ci sono dei container con una portata di trenta tonnellate con all\u2019interno esplosivi, materiale infiammabile e proiettili. In un caso come questo basterebbe che cadendo un piedino da stiva buchi il tetto e faccia la scintilla. Altro che Beirut\u2026\u201d<\/p>\n<p>I portuali affiliati al Calp sono inoltre preoccupati per il progetto di rinnovo dell\u2019area portuale, che sposterebbe la zona del petrolchimico di Pegli all\u2019interno del porto, aumentando a livello \u201cesponenziale\u201d il rischio di esplosione. \u201cAbbiamo esposto sia alla giunta comunale sia all\u2019autorit\u00e0 portuale questa problematica, chiedendo un piano di evacuazioni in caso di incidente cos\u00ec che la cittadinanza, che vive molto vicino a dove attraccano le navi, sappia cosa fare\u201d. Pur consci del problema, \u201cle autorit\u00e0 ci hanno detto che c\u2019\u00e8 un interesse sovranazionale e quindi non si pu\u00f2 intervenire a bordo di queste navi\u201d.<\/p>\n<p>Non meno delicata \u00e8 la questione della sicurezza degli operai portuali. La difficolt\u00e0 palese dello svolgere questo lavoro \u00e8 aggravata dal contesto burocratico. Pochi sanno che il porto di Genova \u00e8 gestito da tredici aziende diverse: \u201cOgnuna gestisce una banchina che \u00e8 del demanio ed ogni azienda ha un DVR (Documento di Valutazione dei Rischi). Noi chiediamo che ci siano degli standard generalizzati cos\u00ec che se scoppia un incendio anche quelli dei terminal vicini sappiano come comportarsi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Armi smembrate<\/strong><\/p>\n<p>La prevenzione degli incidenti diventa pi\u00f9 complessa se non si conoscono i materiali depositati nei container. Per legge i cargo che pesano pi\u00f9 di cento tonnellate sono etichettati con dei codici (IMO) che identificano la tipologia di pericolosit\u00e0. Le etichette, quindi, permettono di conoscere la pericolosit\u00e0 grazie agli adesivi applicati su tutti i lati dei container. \u201cAd esempio abbiamo scoperto per caso che in un container diretto in Israele ci fossero delle armi: abbiamo visto un camion andare verso il porto di Genova con l\u2019etichetta 1A, quindi missili gi\u00e0 composti con l\u2019esplosivo\u201d.<\/p>\n<p>Ma le armi non vengono spedite tutte come pericolose e spesso vengono usati i porti civili: \u201cHanno trovato questa \u2018magnifica\u2019 idea di smontare le armi e mandare su un container l\u2019involucro del missile, su un altro il detonante, sull\u2019altro l\u2019esplosivo. In questa maniera tu hai due container che viaggiano come merci normali perch\u00e9 sono pezzi di ferro ed un altro esplosivo, diminuendo i costi: pagano un terzo di quello che dovrebbero pagare per il commercio di armi\u201d.<\/p>\n<p>A volte per capire dove finisce realmente la merce contenuta nei container servono degli stratagemmi: \u201cUn giorno, quando avevamo iniziato da poco la nostra lotta, ci siamo accorti che all\u2019interno della sopraelevata del porto c\u2019era una fila di quei fuoristrada bianchi che si vedono nelle zone di guerriglia\u201d. Gli operai hanno applicato gli adesivi con la direzione dei mezzi, in questo caso \u201cporto di Tangeri\u201d.<em>\u00a0\u201c<\/em>Un giorno, sar\u00e0 passato un anno, scopriamo un video su YouTube in cui si vede un fuoristrada color sabbia con sopra una mitragliatrice utilizzata da un uomo che sparava come un pazzo;\u00a0 c\u2019era un adesivo mezzo strappato ma ancora leggibile: \u2018Tangeri\u2019. Vuol dire che facevano una triangolazione Genova-Tangeri-Libia, dove montavano l\u2019artiglieria\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una sfida globale<\/strong><\/p>\n<p>I membri del CALP si sono messi in contatto con i lavoratori portuali di altre citt\u00e0: Livorno, Trieste, Napoli e poi Amburgo, Anversa, Inghilterra<em>.\u00a0<\/em>\u201cEd effettivamente anche in quei porti c\u2019\u00e8 un aumento dei traffici di armi: l\u2019unica risposta era fare fronte comune. Ognuno con le proprie modalit\u00e0, ognuno con i propri mezzi contro gli armamenti\u201d.<\/p>\n<p>Comunicando, ad esempio, i nomi delle agenzie che gestiscono gli imbarchi. A Genova gli imbarchi della compagnia Bahri sono curati dalla Delta Agenzia Marittima srl, che ha pubblicato un documento rivolto alla regione, al prefetto, al comune ed all\u2019autorit\u00e0 di sistema portuale per denunciare il rischio concreto che la compagnia Bahri abbandonasse come scalo Genova. Nella\u00a0<a href=\"https:\/\/calp238599372.files.wordpress.com\/2020\/05\/delta-aperto.pdf\">missiva<\/a>\u00a0\u00e8 scritto: \u201c\u00c8 accettabile che nelle stive di una nave che \u00e8 territorio straniero, ovvero territorio sovrano dello Stato di cui questa nave batte la bandiera, vengano inviati lavoratori portuali, per fotografare il carico e pubblicare poi che nella stiva erano presenti anche mezzi militari imbarcati in America e regolarmente denunciati con destinazione Arabia Saudita?\u201d<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>Bahri<\/strong>\u00a0sembra temere questo fronte unico pensato dai portuali genovesi: nei primi mesi del 2021 si affaccia nelle acque territoriali spagnole la Bahri Jazan con cargo di armi. I sauditi tracciano rotte strane, mentono sulla destinazione. \u201cIn ogni porto dove andava questa nave era presente o una contestazione oppure uno sciopero. Rendendosi conto che aveva delle difficolt\u00e0 ha mandato un marinaio sulla fiancata a cancellare la scritta Bahri: la compagnia che \u00e8 prima al mondo in commercio di petrolio ed armi si sente messa in una posizione di imbarazzo da venti portuali genovesi\u201d.<\/p>\n<p>I blocchi degli operai portuali hanno portato a vari problemi diplomatici per l\u2019Italia: soprattutto con Israele per un carico di bombe destinato a Gaza e, per l\u2019appunto, con l\u2019Arabia Saudita, dopo il congelamento delle licenze all\u2019esportazione di circa ventimila bombe da aerei agli Emirati Arabi e ai sauditi a giugno 2021.<\/p>\n<p>Proprio nello stesso periodo, il senatore Matteo Renzi volava a Riyad nell\u2019ambito del ben noto <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2021\/01\/26\/in-piena-crisi-di-governo-matteo-renzi-vola-a-riad-per-una-conferenza-fa-parte-del-board-di-un-ente-saudita-che-ha-promosso-levento\/6079363\/\">meeting<\/a>\u00a0del board saudita di cui \u00e8 membro. Se non \u00e8 ben chiaro il senso del viaggio, \u00e8 certo che negli anni in cui era premier abbia intrattenuto un rapporto remunerativo con Salman. Rispetto ai precedenti governi, l\u2019export di armi verso l\u2019Arabia Saudita \u00e8 aumentato del +581%. Nel 2013 (Monti-Letta) le esportazioni verso Riyad erano 2,1 miliardi di euro, nel 2016 (ultimo anno di Governo Renzi) valevano 14,6 miliardi.<\/p>\n<p><strong>Un alleato inatteso<\/strong><\/p>\n<p>Papa Francesco ha recentemente citato indirettamente proprio i portuali genovesi. \u201cTramite un professore della Sapienza, siamo entrati in contatto col Cardinale Coccopalmerio a cui abbiamo consegnato una lettera da consegnare al Papa: noi pensavamo finisse l\u00ec, invece poi ci hanno chiamato per un appuntamento con il Pontefice, il 23 giugno 2021. Se il Papa si spende per noi, la Questura di Genova fa veramente una brutta figura: vallo a spiegare alla cittadinanza che il Papa ha dato la solidariet\u00e0 a un gruppo di lavoratori che sono un\u2019associazione per delinquere\u201d.<\/p>\n<p>Ma la paura, per Jos\u00e9 Nivoi e gli altri operai sotto inchiesta, non svanisce: \u201cAbbiamo molteplici esempi di dissidenti politici finiti in una certa maniera. La mia \u00e8 una famiglia di sindacalisti, anche mio padre, tra il \u201970 e l\u201980 ha avuto una serie di problematiche politiche. Mia madre \u00e8 terrorizzata, mi dice: \u2018Ma chi te lo fa fare? Hai una figlia\u2026\u2019\u201d.<\/p>\n<p><strong>Da Genova alla Spagna<\/strong><\/p>\n<p>La ribellione dei portuali genovesi ha avuto eco in altri porti europei. Nella battaglia contro le Bahri ha avuto e ha un ruolo di primo piano il movimento\u00a0<em>no-war<\/em>\u00a0\u201cLa guerra empieza aqu\u00ec\u201d (\u201cLa guerra inizia qui\u201d), nata da una piattaforma cittadina spagnola in difesa dei rifugiati come risposta al traffico d\u2019armi verso l\u2019Arabia Saudita che coinvolgeva il porto di Bilbao.<\/p>\n<p>Frontiere News ha chiesto al suo coordinatore\u00a0<strong>Luis Arbide<\/strong>\u00a0se la Spagna rispetta le leggi nazionali per la regolamentazione del traffico di armamenti. \u201cNo, non rispetta n\u00e9 le leggi internazionali delle Nazioni Unite n\u00e9 la stessa legislazione interna spagnola, poich\u00e9 entrambe vietano espressamente l\u2019esportazione di armi verso determinati Paesi \u2018qualora vi siano ragionevoli indizi che il materiale possa essere utilizzato per perturbare la pace, la stabilit\u00e0 o la sicurezza a livello mondiale o regionale\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Arbide, in Spagna c\u2019\u00e8 un problema di trasparenza sulle aziende private o a capitale pubblico implicate nel commercio di armamenti con i sauditi. \u201cSi tratta di un tema opaco e nascosto, che il governo nasconde dietro una vecchia legge franchista e antidemocratica denominata \u2018Legge sui segreti ufficiali\u2019, ombrello su cui si basa per non dare informazioni n\u00e9 a mezzi di informazione n\u00e9 a commissioni o iniziative parlamentari\u201d. Sebbene le proteste degli attivisti spagnoli non abbiano avuto risvolti giudiziari sostanziali come quelli di Genova, \u00e8 nata una forte solidariet\u00e0 verso i colleghi italiani, il cui modello di battaglia \u00e8 \u201cun modello di sensibilit\u00e0 ed etica non comune all\u2019interno di un collettivo lavorativo. Credo che siano un esempio: hanno tutta la mia ammirazione. Vorremmo che con la disponibilit\u00e0 dei lavoratori portuali catalani, questo modello di gestione sindacale con un marcato profilo sociale possa diffondersi in tutti i porti e fabbriche\u201d.<\/p>\n<p>Se il business della guerra inizia in Europa, per molti lavoratori portuali la battaglia contro i trafficanti di armi \u00e8 appena iniziata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>di Pietro Giovanni Panico (ripreso da https:\/\/frontierenews.it)<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei moli di Genova, uno dei porti pi\u00f9 importanti d\u2019Europa, transitano navi saudite cariche di armi. Ufficialmente, l\u2019Italia ha revocato l\u2019esportazione di armamenti verso l\u2019Arabia Saudita, permettendo per\u00f2 che le navi attracchino nei propri porti. 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