{"id":1468491,"date":"2021-11-12T11:53:19","date_gmt":"2021-11-12T11:53:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1468491"},"modified":"2021-11-12T15:48:40","modified_gmt":"2021-11-12T15:48:40","slug":"afghanistan-chi-e-il-piu-assassino-qui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/11\/afghanistan-chi-e-il-piu-assassino-qui\/","title":{"rendered":"Afghanistan: chi \u00e8 il pi\u00f9 assassino qui?"},"content":{"rendered":"<p>Ha 45 giorni e la pelle grigia. Si chiama Subhan. E a un certo punto, semplicemente, non respira pi\u00f9. Morto di freddo e di fame. Tra gli sfollati del Park Azadi di Kabul, \u00e8 gi\u00e0 l&#8217;undicesimo.Morto cos\u00ec, senza essere sentito, n\u00e9 visto &#8211; la sua immagine \u00e8 una di quelle che le televisioni non trasmettono: una di quelle che turberebbero la nostra sensibilit\u00e0. Dell&#8217;Afghanistan, l&#8217;ONU dice solo: il 95% della popolazione \u00e8 food insecure. Ma significa questo: che cammini, qui, e i bambini ti svengono davanti.E all&#8217;improvviso, semplicemente, non respirano pi\u00f9.<\/p>\n<p>Dopo una guerra durata vent&#8217;anni, e costata 2.300 miliardi di dollari, gli Stati Uniti si sono ritirati dall&#8217;Afghanistan. E sull&#8217;ambasciata americana, ora, sventola la bandiera dei talebani. Ma Kabul \u00e8 come sospesa. Da un lato la comunit\u00e0 internazionale, che non ha ancora deciso se riconoscere o meno il nuovo governo, se e come avere rapporti con i talebani: e per il momento, ha congelato le riserve della Banca Centrale e bloccato gli aiuti umanitari. Che sono il 40% del PIL. Dall&#8217;altro, i talebani. Che giurano di essere cambiati, invece, di non essere pi\u00f9 quelli delle lapidazioni, delle mani tagliate ai ladri, del divieto di musica e cinema. Ma non si aspettavano di tornare subito al potere: e sembrano non avere ancora idee precise. A parte un generico richiamo alle tradizioni, non hanno ancora definito le nuove regole. Di certo, le strade sono molto pi\u00f9 tranquille di prima. Non si sente pi\u00f9 sparare. Ma il vero nemico qui \u00e8 un altro, adesso: \u00e8 l&#8217;inverno.<\/p>\n<p>&#8220;E far\u00e0 molte pi\u00f9 vittime dei jihadisti dell&#8217;ISIS di cui tanto parlate&#8221;, dice Abdul Baseer Rahimi, il coordinatore di Park Azadi. Che in realt\u00e0, pi\u00f9 che un parco, \u00e8 uno slargo alla periferia nord di Kabul, in cui mille dei circa 3,5 milioni di sfollati interni delle mille guerre dell&#8217;Afghanistan si sono accampati in tende di iuta e stracci. Non hanno pi\u00f9 niente da tre giorni. Solo del t\u00e8. Il fuoco acceso bruciando bottiglie di plastica e vecchie scarpe sfondate. &#8220;Prima avevamo le ONG. Ma ora sono andati via tutti. E non arrivano pi\u00f9 donazioni neppure dagli afghani&#8221;, dice. &#8220;I pi\u00f9 ricchi si sono rifugiati all&#8217;estero, e quelli che sono rimasti qui, non ricevono lo stipendio da cinque mesi. E in banca non si possono ritirare pi\u00f9 di 200 dollari a settimana. Sono chiuse persino le Western Union. Non arriva pi\u00f9 un centesimo neppure da chi sta in Europa&#8221;, dice. Sono completamente soli. &#8220;Potessero, tornerebbero tutti a casa. Dove se non altro, avrebbero i vicini. Avrebbero parenti e amici. Ma non hanno di che pagarsi il viaggio&#8221;, dice. &#8220;E comunque, i pullman non hanno di che pagarsi la benzina&#8221;. Insieme alle riserve della Banca Centrale, \u00e8 stata congelata l&#8217;intera economia.<\/p>\n<p>Nei giorni in cui molti sono corsi all&#8217;aeroporto, ad agosto, in cerca di una via di fuga, altri hanno scelto la direzione opposta. Hanno scelto di rientrare. Abdul Baseer Rahimi ha 29 anni, ed era in Russia. Cadetto di un&#8217;accademia militare. E tutti gli hanno consigliato di restarsene l\u00ec. Che opportunit\u00e0 avrebbe mai avuto, a Kabul? &#8220;Ma il problema dell&#8217;Afghanistan non \u00e8 l&#8217;Afghanistan&#8221;, dice. &#8220;Il problema di questo paese sono gli altri. Da sempre. Gli inglesi, i sovietici, gli americani. I pakistani. Non noi afghani&#8221;.<\/p>\n<p>Mentre il mondo discute dei talebani, delle differenze rispetto a vent&#8217;anni fa, e di quelle con al-Qaeda, con l&#8217;ISIS, con l&#8217;Iran, delle differenze tra Kabul e il resto dell&#8217;Afghanistan, tra il sud e il nord, tra i talebani vicini al Pakistan e quelli vicini al Qatar, e la sharia di scuola indiana e quella di scuola saudita, e le ripercussioni di tutto questo sull&#8217;Indonesia, sul Mali, sull&#8217;Iraq, su Gaza, sulla coltivazione dell&#8217;oppio e il prezzo dell&#8217;eroina, gli afghani sono disperati. Giri per Park Azadi, e subito tutti ti vengono dietro, poi intorno: e ti ritrovi assediato, trattenuto per i fianchi, le spalle, le caviglie, tutti che vogliono consegnarti un numero di telefono, o una fotocopia sgualcita di un documento di identit\u00e0, una prescrizione di un medico, il tesserino di quando erano traduttori al servizio degli americani, e non importa che tu sia solo un giornalista: non si arrendono fino a quando non ti appunti il loro nome, Basmina, Yaqoot, Shafiq, Hashmat &#8211; come se avere un nome, poi, fosse sufficiente a rintracciarli, mentre un ragazzo caccia dei venditori ambulanti di dolci, perch\u00e9 qui i bambini non hanno niente, dice, ed \u00e8 crudele: venire proprio qui, con tutti questi dolci. Anche se poi, gli stessi venditori ambulanti sono bambini. E hanno altrettanta fame.<\/p>\n<p>Park Azadi ti travolge. Una ragazza ha un&#8217;emorragia interna, perde sangue dall&#8217;orecchio e dalla bocca, un uomo non ha gli occhi, centrati da schegge di un RPG, un bambino ha il braccio deforme, con le ossa che si sono saldate al contrario dopo una frattura multipla, una bambina ha un cancro, la lingua cos\u00ec gonfia che non deglutisce pi\u00f9, un&#8217;altra la pelle tutta ustionata, un&#8217;altra ancora, semplicemente, \u00e8 orfana, \u00e8 qui da sola, e davanti alla sua tenda, tiri dritto, perch\u00e9 \u00e8 solo un&#8217;orfana, in fondo, un&#8217;orfana di otto anni, non \u00e8 certo una priorit\u00e0, qui, una storia rilevante &#8211; provi a schivare gli sguardi, fissi il terreno: ma un bambino \u00e8 scalzo nel fango, un altro non ha le dita di un piede.<\/p>\n<p>Poi, all&#8217;improvviso, compare del riso. Lasciato da chiss\u00e0 chi. Una casseruola di riso. Ed \u00e8 il caos. Mezzo Park Azadi si accalca intorno. Tutti che si spintonano. Tutti uno sull&#8217;altro, per arrivare alla casseruola. Fino a quando finisce tutto per terra.<\/p>\n<p>Le ONG internazionali sono sparite. Vogliono garanzie sui diritti umani, e soprattutto, la riapertura immediata delle scuole alle bambine. Ammesse ora in classe solo fino al sesto grado. &#8220;Ma per studiare, le bambine intanto devono essere vive&#8221;, mi dice una madre: una delle undici che credeva che qui, i suoi figli sarebbero stati pi\u00f9 al sicuro che in guerra. Tra l&#8217;altro, i talebani, diversamente da molti altri movimenti islamisti, non hanno mai avuto delle proprie charity. Non hanno mai costruito uno stato ombra. Sono combattenti e basta. E spesso, hanno fame quanto gli altri. Alcuni sono addestrati e equipaggiati come forze speciali: ma la maggioranza non ha che un Kalashnikov, e l&#8217;aria di chi dalla vita non ha avuto niente. Al passare di un aereo di linea, di istinto, si fermano: come se stesse per bombardare. Sono delle specie di Robin Hood. Tra i poveri, per i poveri. Quali prevarranno? Quelli sostenuti dall&#8217;estero, o quelli sostenuti dagli afghani? Difficile dirlo. Non hanno distintivi. E sono cos\u00ec diversi, cos\u00ec divisi in cos\u00ec tante unit\u00e0, che ai checkpoint a volte sono controllati pi\u00f9 dei civili: temono infiltrati dell&#8217;ISIS. Basta avvolgersi un turbante in testa, qui, per sembrare talebani.<\/p>\n<p>E agli afghani, intanto, non rimane che tentare di sopravvivere. L&#8217;anima di Park Azadi \u00e8 Abdul Mateen, un fisioterapista di 28 anni con lo stetoscopio al collo e poco altro: per comprare le medicine si \u00e8 venduto l&#8217;oro della madre. E oggi, non ha che un po&#8217; di antidolorifici e il vaccino contro il Covid. &#8220;Quando mi \u00e8 stato consegnato, sono rimasto senza parole&#8221;, dice, mentre svita una fiala, e un uomo protesta: ha fame, e il Covid non ha idea di cosa sia. Sta qui giorno e notte: perch\u00e9 \u00e8 uno sfollato come gli altri. Sta qui anche quando Park Azadi, la sera, scompare. L&#8217;unica luce \u00e8 quella dei fari delle auto per strada. E senti solo tossire. Tossire ovunque. Per il fumo tossico che viene dal fuoco di bottiglie di plastica. Ma la sera, qui o respiri o ti congeli.<\/p>\n<p>Prepara un&#8217;iniezione a una signora anziana che ha la febbre alta, prima di scoprire che da una settimana, non ha che t\u00e8, e cercare piuttosto un po&#8217; di zucchero: e come di giorno, subito gli sono tutti intorno. Una ragazza con la polmonite, poi un&#8217;altra, e poi un&#8217;altra invece che \u00e8 arrivata a Kabul con il femore frantumato in pi\u00f9 punti da un&#8217;esplosione, e chiuso in una specie di tubo rigido, e sigillato. Dice che ha crampi ovunque, ma Abdel Mateen non ha strumenti per tagliare il tubo, e esamina al chiaro di luna le lastre delle radiografie, prima di lasciarle un analgesico, e mormorare solo: &#8220;Finir\u00e0 amputata&#8221;, mentre ripete: &#8220;Solo chi \u00e8 in condizioni critiche! Solo chi \u00e8 in condizioni critiche!&#8221; &#8211; ma \u00e8 inutile, perch\u00e9 gli sono gi\u00e0 tutti addosso: sperano in un po&#8217; di pane, in un po&#8217; di fortuna. Una diabetica si sente confusa, ha la vista annebbiata, la pressione alta, e Abdul Mateen chiede dell&#8217;aglio, non ha di meglio, ma tutti si frugano in tasca, e non c&#8217;\u00e8, in tutto Park Azadi, non c&#8217;\u00e8 neppure dell&#8217;aglio, viene fuori solo un pezzo di mela, mentre altri gli mostrano foto di padri, fratelli, cugini malati: che non stanno qui, ma nel resto dell&#8217;Afghanistan &#8211; dove oltre alle medicine, mancano anche i medici. Gli chiedono una diagnosi a distanza, mentre una madre scheletrica si avvicina con il figlio in braccio, gi\u00e0 livido, senza dire niente, perch\u00e9 lo sa: \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi &#8211; Avete deriso il nuovo governatore della Banca Centrale, che aveva un Kalashnikov sulla scrivania, dice un uomo, ma poi, dice, avete bloccato l&#8217;economia: chi \u00e8 pi\u00f9 assassino?<\/p>\n<p>Un bambino, intanto, si mette sull&#8217;attenti. Gli unici estranei in cui si \u00e8 imbattuto, nella sua vita, sono uomini armati. Ma \u00e8 un&#8217;eccezione. I bambini qui in genere ti fissano immobili. Inespressivi. E n\u00e9 quelli pi\u00f9 piccoli, di pochi mesi, stretti ai padri, alle madri, piangono: non hanno forze. A un certo punto, semplicemente, capisci che sono morti. E sono cos\u00ec piccoli che invece di un lenzuolo bianco, sui loro corpi viene steso un tovagliolo.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 internazionale \u00e8 divisa. Alcuni pensano che riattivare gli aiuti umanitari sia un modo per influenzare i talebani, costringendoli, in cambio, a rispettare i diritti umani, mentre altri, invece, pensano che l&#8217;unico modo per influenzarli sia sospenderli. Secondo te?, chiedo ad Abdul Mateen. Mi guarda. Poi tira fuori il telefono, e mi mostra delle foto di casa sua. Completamente vuota. Si sono venduti tutto. E comunque, ora la casa neppure esiste pi\u00f9. E&#8217; in macerie. Dice solo: Ma che altro volete da noi afghani?<\/p>\n<p>Post originale: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/100057457269697\/posts\/338134761445097\/?d=n\">https:\/\/www.facebook.com\/100057457269697\/posts\/338134761445097\/?d=n<\/a>&lt;\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha 45 giorni e la pelle grigia. Si chiama Subhan. E a un certo punto, semplicemente, non respira pi\u00f9. Morto di freddo e di fame. 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