{"id":146799,"date":"2014-11-10T21:01:44","date_gmt":"2014-11-10T21:01:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=146799"},"modified":"2014-11-12T20:34:06","modified_gmt":"2014-11-12T20:34:06","slug":"simposio-2014-regola-doro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/11\/simposio-2014-regola-doro\/","title":{"rendered":"Simposio 2014: la regola d&#8217;oro"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"text-decoration: underline;\">La Regola<\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"> d\u2019oro, principio di solidariet\u00e0 e di liberazione.<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento di Emanuaela Widmar al IV Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti, Parco di Studi e Riflessione di Attigliano, 1 Novembre 2014<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"La Regola d&#039;oro - Emanuela Widmar\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8V-2Zxh41aY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>\u201cVerso la scoperta dell\u2019Umano, dal mondo dello stabilito alla libert\u00e0\u201d, il tema di questo Simposio \u00e8 racchiuso nella Regola d\u2019oro, principio etico che si trova in tutte le grandi religioni, nelle varie tradizioni sapienziali, nelle culture pi\u00f9 antiche e distanti, fino ad arrivare ai nostri tempi.<\/p>\n<p>Questo concetto illuminante \u00e8 stato presente, nel corso dei millenni, nelle pi\u00f9 profonde espressioni dell\u2019essere umano perch\u00e9 non solo \u00e8 il cuore e la sintesi di ogni sistema etico universale, ma \u00e8 anche una pratica che indica il cammino e le azioni conseguenti da intraprendere per un\u2019evoluzione della qualit\u00e0 del rapporto fra gli esseri umani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La pi\u00f9 antica formulazione scritta rinvenuta \u00e8 quella di Zaratustra (VII sec. a.C): <em>\u201cQuello che \u00e8 bene per tutti e per chiunque, quello \u00e8 bene per me&#8230;.quello che ritengo sia buono di per s\u00e9, io lo devo per tutti..\u201d<\/em> (Gathas, 43.1)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel III secolo a.C. nell\u2019Induismo, la regola appare sia nella sua forma negativa, che in quella positiva: <em>\u201cEcco la somma della vera onest\u00e0: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu stesso, non fare al tuo vicino ci\u00f2 che non vorresti che egli poi rifacesse a te.\u201d <\/em>(Mahabharata XIII.114.8)<\/p>\n<p>Alcuni studiosi affermano che questo testo induista trasmetta una testimonianza della tradizione vedica molto pi\u00f9 antica, risalente a circa tremila anni a.C., trascritta solo pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel Taoismo Lao Tzu (604 a.C.- 531a.C.): <em>\u201cConsidera il guadagno\u2028 del tuo vicino come il tuo\u2028 e la sua perdita come \u2028la tua stessa perdita.\u201d<\/em> (Tai Shang Kan Ying Pien 213-218)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Budda (566 a.C. &#8211; 486 a.C.) afferma: <em>\u201cNon trattare gli altri, in modi che tu stesso troveresti dannosi.\u201d <\/em>(Dharmapada o Udanavarga 5.18)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Confucio (551 a.C.- 479 a.C.)\u2028: <em>\u201c<\/em><em>&#8230;ci\u00f2 che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri\u201d e \u201c..l\u2019uomo dotato di benevolenza, desiderando essere saldo, fa s\u00ec che lo siano gli altri; desiderando progredire, fa s\u00ec che gli altri progrediscano. Assumi come esempio quel che puoi fare per chi ti \u00e8 vicino&#8230; \u201d<\/em> (Lunyu, I Dialoghi, 12,2-6,30)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019ebraismo il Rabbino Hillel (60 a.C.-7<em>):\u201d Quello che non vorresti per te non farlo al tuo prossimo. Questa \u00e8 tutta la Tor\u00e0h<\/em>\u2026.\u201d (Talm\u00f9d B. Shabbath 31a)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per il Cristianesimo, ricordiamo due citazioni per tutte, che si trovano nel Vangelo di Matteo 7.12: <em>\u201c<\/em><em>Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa, infatti, \u00e8 la Legge e i Profeti&#8230;\u201d<\/em> e nel Vangelo di Luca 6,31: <em>\u201cE il bene che gli uomini fanno a voi, fate pure a loro.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Maometto (570 &#8211; 632): <em>\u201cNessuno di voi \u00e8 credente se non desidera per il fratello ci\u00f2 che desidera per se stesso.\u201d<\/em> (Hadith di Nawawi 13\/40)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo stesso principio, solo per riportare alcuni movimenti, credi religiosi e pensatori, si ritrova nel Giainismo, nello Scintoismo, nel Sikhismo, nella fede Baha\u2019i, in molti scrittori del periodo greco e romano fra cui Seneca e Erodoto, negli studi di San Paolo, San Tommaso e Sant\u2019Agostino, in Voltaire e in Kant.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 presente, inoltre, nella maggior parte delle tradizioni popolari come, per esempio, in quella degli Indiani d\u2019America o in molti proverbi e credenze africane, fra cui la pi\u00f9 importante \u00e8 l\u2019Ubuntu: <em>\u201cUbuntu \u00e8 il principio secondo il quale l\u2019umanit\u00e0 di ogni persona \u00e8 idealmente rivelata attraverso la sua relazione con gli altri, che a loro volta esprimono la loro umanit\u00e0 attraverso il riconoscimento di quella del singolo. Ubuntu significa che le persone sono persone attraverso altre persone. \u00c8 anche una forma di riconoscimento dei diritti e delle responsabilit\u00e0 che ciascun cittadino ha nel sostenere il benessere individuale e sociale.<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ritroviamo la Regola d\u2019oro negli studi di Tolstoj, in Gandhi, in Martin Luther King, in Jean Marie Muller. Pi\u00f9 recentemente nello scrittore italiano Umberto Eco: <em>\u201cNoi, cos\u00ec come non riusciamo a vivere senza mangiare o senza dormire, non riusciamo a capire chi siamo senza lo sguardo e la risposta dell\u2019altro&#8230; si potrebbe morire o impazzire se si vivesse in una comunit\u00e0 in cui sistematicamente tutti avessero deciso di non guardarci mai e di comportarsi come se non esistessimo.\u201d<\/em> <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come principio di solidariet\u00e0 lo troviamo nei Principi di Azione Valida del pensatore argentino Mario Rodriguez Cobos, conosciuto come Silo, che dichiara :<\/p>\n<p><em>\u201cQuando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi.\u201d<\/em> <a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>E\u2019 un principio trasformatore che parla di solidariet\u00e0 ma che, come dice quest\u2019ultima formulazione, non pu\u00f2 mai essere distante dal concetto di libert\u00e0 interna di un essere umano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa etica della reciprocit\u00e0, anche se con differenti enunciati, \u00e8 l\u2019unica regola universalmente accolta e testimoniata nei millenni con incredibile perseveranza. E\u2019 la base della convivenza nonviolenta, del riconoscimento dell\u2019umano in se stessi e negli altri e, forse, si pu\u00f2 affermare che una delle cause radicali della violenza fra gli individui potrebbe avere origine dall\u2019inosservanza di questo principio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcune enunciazioni che abbiamo letto, si poggiano sulla versione negativa, quella del: \u201cNon fare agli altri ci\u00f2 che non vorresti fosse fatto a te.\u201d La versione negativa sembra porre l\u2019accento su una condizione minima della reciprocit\u00e0 relazionale. Si ferma al rispetto per l\u2019altrui esistenza e, in generale, limita la portata della negativit\u00e0 che ci possiamo recare reciprocamente, ma l\u2019evoluzione della qualit\u00e0 del rapporto con l\u2019altro non si pu\u00f2 limitare a questo perch\u00e9 include, per registro interno, la solidariet\u00e0, l\u2019appoggio, l\u2019aiuto e il trattarsi bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cerchiamo di capire e analizzare a grandi linee quello che succede oggi con la Regola d\u2019oro. In questi ultimi tempi la reciprocit\u00e0 e la solidariet\u00e0 sembrano essere venute meno sia a livello personale, che sociale. Oggi per molti esseri umani \u00e8 il tempo della chiusura, della solitudine, della disattenzione, della mancanza di comunicazione. Anche se siamo inseriti in famiglie, in gruppi, in comunit\u00e0, molto spesso, non ci sentiamo capaci di poter contare sulle relazioni affettive e, frequentemente, compensiamo con forme mediatiche questa nostra presunta incapacit\u00e0, questi nostri comportamenti erratici, questa mancanza di fiducia che proviamo nel portare avanti delle relazioni armoniose.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019altro\u201d, per\u00f2, inizia ad \u201cesserci\u201d solo se gli si concede spazio e, per fare posto \u201call\u2019altro\u201d, il nostro io non pu\u00f2 pi\u00f9 sentirsi al centro del mondo, deve in qualche modo riubicarsi. In molte culture attuali dare meno importanza al proprio io e pi\u00f9 attenzione \u201call\u2019altro\u201d \u00e8 percepito come un annullamento della personalit\u00e0, una perdita di potere, come un fallimento. Il riproporzionamento del proprio io viene registrato, come una fine, un estinguersi, un morire dell\u2019io stesso. In queste situazioni c\u2019\u00e8 il sapore, del tutto illusorio, di una scomparsa che nessuno vuole accettare, neppure allegoricamente. Nell\u2019immaginario di questo tipo di societ\u00e0 non si ammettono perdite, dunque \u00e8 meglio non \u201cperdere\u201d pezzi del proprio io. Si arriva a registrare internamente e a collegare la relazione verso \u201cl\u2019altro\u201d con la sensazione della fine dell\u2019io e, quindi, a causa di questa posizione contraddittoria, si tende, anestetizzando il proprio io, a evitare di instaurare un rapporto coinvolgente o a gestire in modo negativo la relazione con \u201cl\u2019altro\u201d. Chiudiamo, cos\u00ec, l\u2019altro nel suo orizzonte temporale e spegniamo il futuro, con le sue innumerevoli possibilit\u00e0, ad entrambi. Sentire l\u2019umano dell\u2019altro, dunque, ci offre l\u2019opportunit\u00e0 di liberarci e di donare libert\u00e0 all\u2019altro.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che quando applichiamo il principio di solidariet\u00e0 in modo consapevole, diamo forma alla disposizione fondamentale di esserci per \u201cl\u2019altro\u201d e ci collochiamo immediatamente allo stesso livello dell\u2019altro, n\u00e9 al di sopra, n\u00e9 al di sotto. E\u2019 questa posizione mentale che ci permette di vivere una coesistenza sociale nonviolenta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando una persona riesce a svegliare il proprio io dall\u2019anestesia e a dare spazio all\u2019altro, intraprende un cammino, perch\u00e9 la Regola d\u2019oro non \u00e8 un codice teorico, ma offre un esempio, un ideale da seguire ed \u00e8 un impegno costante: \u00e8 il tentativo di comprendere la struttura della vita umana nella sua totalit\u00e0, \u00e8 una disciplina che pu\u00f2 generare forza e gioia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo principio che abbiamo letto, Silo dice:<\/p>\n<p><em>\u201cQuando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi.\u201d <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bisogna arrivare a comprendere, a registrare profondamente che dare spazio all\u2019altro \u00e8 un approccio graduale di liberazione. E\u2019 un liberarsi passo dopo passo, in un processo di adattamento crescente, seguendo coerentemente non una morale imposta o lontana, ma una costruzione di evoluzione e di unit\u00e0 interna che, nel cambiamento, coinvolge anche l\u2019altro e ci impegna a discernere quali sono i pensieri, i sentimenti e le azioni unitive e quali sono quelle contraddittorie. Gli individui sono sempre pi\u00f9 persi nelle loro contraddizioni che causano sofferenza e che si diffondono sempre di pi\u00f9, per cui lo sguardo che abbiamo su noi stessi, sull\u2019altro e sul mondo diventa un esercizio continuo per capire come superare la sofferenza. Nella comunicazione con l\u2019altro scopri l\u2019umanit\u00e0 in te stesso, cosicch\u00e9 l\u2019esperienza di unit\u00e0 interiore acquisita, diviene non solo patrimonio di conoscenza e pratica comune, ma costituir\u00e0 anche il nuovo punto di partenza per ulteriori evoluzioni. Il mio sguardo sull\u2019altro che guarda me, mi fa capire che cosa ci aiuta e cosa ci danneggia. Sicuramente le azioni che terminano in noi stessi causano sofferenza e l\u2019individualismo e l\u2019egoismo con i loro recinti, le loro barriere stanno producendo una disintegrazione dell\u2019essere umano. Ogni volta che l\u2019essere umano supera questi condizionamenti e segue la direzione dell\u2019agire con unit\u00e0 interna guadagna, non solo per se stesso, spazi di libert\u00e0. Gli atti unitivi con il sapore della libert\u00e0 interiore si sprigionano da noi stessi e vanno verso il mondo; dunque l\u2019impegno \u00e8, per rompere ogni schema stabilito, di compiere sempre pi\u00f9 atti unitivi per crescere internamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando ci renderemo conto che questo stato di crescita perdura nel tempo e quando proveremo un desiderio crescente di ripetere queste azioni, mai pi\u00f9 ci dimenticheremo che:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019altro essere umano \u00e8 un altro me; un altro come me non pu\u00f2 essere che un altro felice come io desidero esserlo.\u201d<\/em> <a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Possiamo concludere affermando che questa Regola universale, quando viene messa in pratica, indica il cammino e le azioni coerenti conseguenti che ogni essere umano, individualmente e insieme agli altri, pu\u00f2 intraprendere per instaurare una qualit\u00e0 empatica e solidale del rapporto con l\u2019altro, con gli altri, con il mondo. Questa regola, se fosse seguita da pi\u00f9 insiemi umani, potrebbe portare al superamento di ogni violenza. Quando gli esseri umani si renderanno conto che, spesso, le loro migliori intenzioni sono state anestetizzate e scopriranno la grandezza, la profondit\u00e0 dell\u2019umano in se stessi e negli altri, saranno in grado di spezzare ogni determinismo sia personale, che sociale.<\/p>\n<p>Termino con le parole di tre autori: Nazim Hikmet, scrittore e poeta turco, Carmelo Vigna, Professore Ordinario di Filosofia Morale presso la Ca\u2019 Foscari, e Silo, fondatore del Nuovo Umanesimo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono parole che riescono a dare un\u2019immagine sul nostro futuro di libert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cNasceranno da noi <\/em><em>\u2028uomini migliori, la generazione \u2028che dovr\u00e0 venire\u2028 sar\u00e0 migliore\u2028 di chi \u00e8 nato\u2028 dalla terra, dal ferro e dal fuoco\u2026e intoneranno\u2028 una canzone nuovissima,\u2028 profonda come gli occhi dell\u2019uomo,\u2028 fresca come un grappolo d\u2019uva,\u2028 una canzone libera e gioiosa\u2026nasceranno da noi \u2028uomini migliori.\u201d <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u201c\u2026tanto te stesso quanto l\u2019altro sono prima di tutto lati interni di te. Finch\u00e9 non vedrai te stesso come un altro e finch\u00e9 non vedrai un altro come te stesso, non potrai dire d\u2019aver posto la buona relazione con altri e con te stesso. Identit\u00e0 e alterit\u00e0 non sono altrove, ma sono, appunto, dentro di te. Sei tu il luogo trascendentale, dove tutto accade quanto al senso dell\u2019esser tuo.\u201d <a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><strong>[6]<\/strong><\/a> <\/em><\/p>\n<p><em>\u201c<\/em><em>La Regola<\/em><em> d\u2019Oro non pu\u00f2 convertirsi in un nuovo strumento del moralismo ipocrita, utile per misurare il comportamento altrui. Quando una tavola della &#8220;morale&#8221; serve a controllare invece di aiutare, a opprimere invece di liberare, deve essere infranta. Pi\u00f9 in l\u00e0 di ogni tavola della morale, pi\u00f9 in l\u00e0 dei valori del \u2018bene\u2019 e del \u2018male\u2019, si erge l&#8217;essere umano e il suo destino, sempre inconcluso e sempre in crescita<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><strong>[7]<\/strong><\/a>\u2026amo, quindi, dell\u2019essere umano la sua umanizzazione crescente e in questi momenti di crisi, di cosificazione, in questi momenti di disumanizzazione, amo la sua possibilit\u00e0 di riabilitazione futura<\/em>.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> South African Governmental White Paper on Social Welfare-<a href=\"http:\/\/www.gov.za\/sites\/www.gov.za\/files\/foreignpolicy_0.pdf\">http:\/\/www.gov.za\/sites\/www.gov.za\/files\/foreignpolicy_0.pdf<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Umberto Eco, \u201cChe cosa crede chi non crede\u201d, Roma, Atlantide,1996 \/<a href=\"http:\/\/www.tolerance.kataweb.it\/ita\/cap_due\/due\/letture_tre.html\">http:\/\/www.tolerance.kataweb.it\/ita\/cap_due\/due\/letture_tre.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Silo, \u201cOpere complete\u201d, Ed. Multimage, 2000, Vol.1, pag. 40<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Introduzione di C. Vigna, pag. XXIX, \u201cLa Regola D\u2019Oro come Etica Universale\u201d a cura di C. Vigna e S. Zanardo 2005 V&amp;P<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Brani scelti dalla poesia di Nazim Hikmet: \u201cNasceranno uomini migliori\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.poesie.reportonline.it\/poesie-di-nazim-hikmet\/nasceranno-uomini-migliori-di-nazim-hikmet.html\">http:\/\/www.poesie.reportonline.it\/poesie-di-nazim-hikmet\/nasceranno-uomini-migliori-di-nazim-hikmet.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Introduzione di C. Vigna, pag. XXXII, \u201cLa Regola D\u2019Oro come Etica Universale\u201d a cura di C. Vigna e S. Zanardo 2005 V&amp;P<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>Silo \u201cManuale temi formativi e pratiche dei messaggeri\u201d <a href=\"http:\/\/silosmessage.net\/materiales.asp?LANG=IT\">http:\/\/silosmessage.net\/materiales.asp?LANG=IT<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Silo \u201cA proposito dell\u2019Umano\u201d Torino, Multimage, 1996, pag.8<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Regola d\u2019oro, principio di solidariet\u00e0 e di liberazione. 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