{"id":1459478,"date":"2021-10-27T15:39:56","date_gmt":"2021-10-27T14:39:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1459478"},"modified":"2022-03-17T13:58:43","modified_gmt":"2022-03-17T13:58:43","slug":"scuola-italiana-al-bivio-una-riflessione-sul-rinnovo-contrattuale-degli-insegnanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/scuola-italiana-al-bivio-una-riflessione-sul-rinnovo-contrattuale-degli-insegnanti\/","title":{"rendered":"Scuola italiana al bivio: una riflessione sul rinnovo contrattuale degli insegnanti"},"content":{"rendered":"<p>La scuola italiana ha vissuto, dagli anni \u201970, profondi cambiamenti sociali e culturali che ne hanno cambiato, in modo irreversibile, il volto. La sempre maggiore richiesta di istruzione da parte delle famiglie e la crescita esponenziale del numero degli studenti, alcune riforme miliari come la nascita della scuola media unica (1962), la liberalizzazione degli accessi alle universit\u00e0 (1969), l\u2019entrata in vigore dei Decreti Delegati (1974), avevano innescato sul tessuto della societ\u00e0 italiana esigenze e bisogni non pi\u00f9 eludibili. Anche il ruolo tradizionale dell\u2019insegnante era mutato: la figura \u201cgentiliana\u201d di libero pensatore, la cui formazione universitaria e la vasta cultura ne garantivano, <em>tout court,<\/em> il prestigio sociale agli occhi delle famiglie e degli studenti, si ritrova negli anni a fare i conti con le nuove istanze di partecipazione di giovani che contestano la cultura tradizionale e i metodi obsoleti di insegnamento.<\/p>\n<p>Gli anni \u201980 si aprono nel segno di una grande spinta innovativa per la scuola; il nuovo reclutamento del personale docente che avvia il meccanismo di selezione concorsuale, pi\u00f9 volte previsto nel passato ma sempre scavalcato dalle assunzioni <em>ope legis<\/em>, sembra presagire la nascita di un modello di insegnante in possesso di strumenti didattici adeguati al percorso di crescita e ai bisogni, non solo culturali, ma realmente inclusivi, di tutti gli studenti. Sono anni cruciali, in cui molto si sarebbe potuto fare per affrontare il tema della formazione dei docenti, anche se rimaneva ancora forte la convinzione che una buona preparazione disciplinare (oltre che una forte consapevolezza del ruolo professionale) fosse sufficiente a trasmettere agli studenti il sapere appreso all\u2019universit\u00e0. Ci\u00f2 nonostante, il nuovo sistema d\u00e0 i suoi frutti, con l\u2019arrivo di numerosi docenti appena usciti dal percorso universitario, motivati e attenti alle esigenze di una scuola in grado di soddisfare i bisogni di una societ\u00e0 in continua evoluzione.<\/p>\n<p>La crescente femminilizzazione del corpo docente, in misura maggiore nelle scuole dell\u2019infanzia ma nel tempo anche negli altri ordini, dovuta alle modeste retribuzioni e alla convinzione che un lavoro \u201cdi cura\u201d potesse essere non solo pi\u00f9 adatto al genere femminile ma maggiormente conciliante con il carico dei lavori familiari e domestici, ha reso, negli anni, poco appetibile l\u2019insegnamento, inteso pi\u00f9 come secondo lavoro di ripiego all\u2019interno di una famiglia e ha contribuito enormemente a calmierare gli stipendi dei docenti; un \u201cpatto scellerato\u201d che pu\u00f2 essere considerato una delle cause del declino di prestigio sociale della figura dell\u2019insegnante oltre che uno degli stereotipi che maggiormente ha condizionato le scelte universitarie (e di lavoro conseguentemente) delle donne.<\/p>\n<p>Il decennio degli anni \u201990 riceve una spinta propulsiva dall\u2019Autonomia scolastica, introdotta dalla Legge 59\/1997 (riforma Bassanini), un processo che proseguir\u00e0 con le riforme degli anni successivi che trasformeranno l\u2019istituzione scolastica in soggetto giuridico. La variegata offerta progettuale messa in campo e che si inserisce nel Piano dell\u2019Offerta Formativa (POF) delle scuole, apre uno scenario di innovative esperienze tanto che le opportunit\u00e0 di formazione in servizio per gli insegnanti si moltiplicano, talvolta con dubbi effetti sul piano dei risultati.<\/p>\n<p>Ma la possibilit\u00e0 per le scuole di gestire in maniera autonoma i fondi stanziati dal Ministero e di adeguare gli interventi formativi al contesto di riferimento e alle differenti esigenze dei propri alunni, \u00a0se da una parte responsabilizza la singola istituzione scolastica (e i docenti che ne fanno parte) sulle scelte dei percorsi pi\u00f9 adatti per il raggiungimento degli obiettivi didattico-educativi e sugli strumenti in grado di realizzarli, apre le porte a quel <em>vulnus <\/em>che rappresenta, ancora oggi, uno dei nodi inestricabili dell\u2019aspetto contrattuale della professione docente: il lavoro straordinario, non retribuito, degli insegnanti, un carico di ore sensibilmente aumentato negli anni, dalla preparazione delle lezioni, alla correzione delle verifiche, alla formazione, svolto al di fuori dei normali impegni didattici e la cui reale quantificazione porterebbe ad un aumento sostanziale delle retribuzioni.<\/p>\n<p>Un tentativo di differenziare la carriera dei docenti non legandola esclusivamente all\u2019anzianit\u00e0 di servizio (tema ancora oggi non risolto), viene previsto dal contratto di lavoro del quadriennio 1994-97, attraverso un sistema di progressione tra fasce stipendiali subordinato alla partecipazione ad almeno 100 ore di aggiornamento.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di garantire a tutto il personale opportunit\u00e0 di formazione non sempre trov\u00f2 riscontro nella programmazione di attivit\u00e0 in grado di soddisfare i criteri di qualit\u00e0 e i bisogni reali dei docenti. L\u2019impatto del contratto su una scuola che muoveva i primi passi verso l\u2019autonomia e non ancora dotata di strumenti valutativi in grado di recepire le novit\u00e0, fu direttamente proporzionale alla velocit\u00e0 con cui tale sistema venne cancellato, senza alcuna seria riflessione sulle motivazioni del fallimento. Una \u201cmeteora\u201d nel panorama scolastico, oltre che un <em>tour de force<\/em> di impegni aggiuntivi per i docenti, nel tentativo di raggiungere le tanto agognate ore. Dai successivi contratti la partecipazione ad attivit\u00e0 di formazione e aggiornamento ritorna ad essere solo un diritto, evitando cos\u00ec il pagamento di un eventuale straordinario. Anche la proposta di riforma del Ministro Berlinguer, recepita dal contratto 1998-2001, che prevedeva la possibilit\u00e0 per una esigua quota di docenti di accedere ad un trattamento economico accessorio vincolato al superamento di un concorso selettivo per prove e titoli, fu duramente contestata dagli stessi docenti, tanto da costringere il Ministro al ritiro del \u201cconcorsone\u201d e ad un repentino cambio di rotta. Ma con la serenit\u00e0 di giudizio che la lontananza pu\u00f2 facilitare, appare chiaro come la protesta abbia aperto l\u2019annoso dibattito sul sistema di valutazione dei docenti e sulle modalit\u00e0 e l\u2019efficacia dei risultati anche in termini di carriera. Il \u201crifiuto di sottoporsi a valutazione\u201d, come allora venne semplicisticamente definita la protesta, fu in realt\u00e0 il primo tentativo di rivendicare stipendi adeguati al ruolo professionale di tutti i docenti e non solo di una minoranza le cui competenze didattiche, oltre che disciplinari, difficilmente potevano essere valutate attraverso dei test.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 la Legge 107 del 2015, la cosiddetta \u201cBuona scuola\u201d, che trasformer\u00e0 la formazione in \u201cobbligatoria, permanente e strutturale\u201d, creando un vero e proprio pasticcio legislativo, ai limiti della incostituzionalit\u00e0. Le ore di formazione, se obbligatorie, andrebbero infatti inserite all\u2019interno delle attivit\u00e0 funzionali all\u2019insegnamento, superate le quali scatta necessariamente il diritto ad una retribuzione supplementare per il docente. La questione potrebbe apparire un semplice cavillo contrattuale, ma cos\u00ec non \u00e8. Il tema della formazione si intreccia fortemente con quello della valutazione degli insegnanti, di una carriera professionale legata alla sola anzianit\u00e0 anagrafica e, contestualmente, agli stipendi degli insegnanti italiani tuttora tra i pi\u00f9 bassi in Europa.<\/p>\n<p>Di fatto, poco \u00e8 cambiato da allora nel panorama fin qui tracciato. Le modeste risorse a disposizione delle scuole non possono di certo considerarsi sufficienti a soddisfare i bisogni formativi e il carico di lavoro sommerso e mai riconosciuto dei docenti, sempre pi\u00f9 pressati da richieste di innovazione metodologica (basti pensare agli strumenti tecnologici per la didattica digitale). L\u2019aggiornamento rimane ancora un atto volontario e personale, senza alcun riconoscimento professionale oltre che economico, poco valorizzato o semplicemente imposto dai Dirigenti, un \u201cdiritto-dovere\u201d che molti docenti non esercitano affatto.<\/p>\n<p>La scuola italiana \u00e8 dunque ad un bivio. Il prossimo contratto, di cui finalmente si inizia a discutere, dovr\u00e0 necessariamente normare questo aspetto, riconoscendo le ore dedicate alla formazione, nella carriera di un insegnate, come strutturali, legate ad una attivit\u00e0 continua, ordinaria e ad un incremento della retribuzione che, come previsto dall\u2019art. 36 della Costituzione, deve necessariamente corrispondere ad un aumento della prestazione professionale. Dovr\u00e0 far emergere quella sacca di \u201clavoro nero\u201d, che contribuisce a rendere un docente competente nella sua professione e nel lavoro con i propri studenti, al di l\u00e0 e oltre gli adempimenti burocratici richiesti. \u00a0Da questo punto di vista, le esigue risorse messe in campo per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da quasi un triennio, mi pare continuino a perpetrare le stesse logiche fin qui analizzate e a non affrontare il problema del lavoro straordinario dei docenti.<\/p>\n<p>Non si tratta di una rivendicazione meramente sindacale, sul nuovo contratto si giocher\u00e0 il futuro della scuola italiana, del riconoscimento della funzione intellettuale dei docenti, della motivazione nell\u2019affrontare una professione sempre pi\u00f9 impegnativa. Solo dopo aver fatto questo sar\u00e0 possibile riaprire una seria discussione sulla valutazione dell\u2019intero sistema scolastico e non solo dei docenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola italiana ha vissuto, dagli anni \u201970, profondi cambiamenti sociali e culturali che ne hanno cambiato, in modo irreversibile, il volto. 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