{"id":1459116,"date":"2021-10-26T17:55:20","date_gmt":"2021-10-26T16:55:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1459116"},"modified":"2021-10-26T18:05:03","modified_gmt":"2021-10-26T17:05:03","slug":"spunti-per-la-nonviolenza-6-la-disconnessione-dalla-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/spunti-per-la-nonviolenza-6-la-disconnessione-dalla-violenza\/","title":{"rendered":"Spunti per la nonviolenza: 6 \u2013 La disconnessione dalla violenza"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Vi presentiamo qui la sesta parte dello studio \u00ab Spunti per la nonviolenza \u00bb realizzato da Philippe Moal, in 12 capitoli. Alla fine dell\u2019articolo trovate i link alle puntate precedenti. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>I capitoli 6, 7 e 8 sono intitolati \u201cDisconnessione, fuga e iper-connessione&#8221;. Il presente capitolo tratta in particolare il tema della disconnessione dalla violenza.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Mi rendo conto che mi disconnetto pi\u00f9 spesso in modo selettivo, da una persona, da un argomento preciso, da una situazione: &#8220;Non voglio pi\u00f9 sentir parlare di tizio, \u00e8 un argomento che non voglio pi\u00f9 affrontare&#8221;. Ma in ogni caso posso anche trovarmi in uno stato di disconnessione globale quando \u00e8 tutta la mia coscienza a essere disconnessa.<\/p>\n<p>In questo stato, le mie sensazioni legate alla percezione, per quanto sempre presenti, si bloccano, le mie rappresentazioni interne si fermano, come se le immagini che portano all&#8217;azione non facessero pi\u00f9 il loro dovere. Mi rendo anche conto che le mie immagini mancano di tono e di chiarezza, e che la loro carica emotiva \u00e8 neutra nel migliore dei casi, quando non \u00e8 proprio negativa.<\/p>\n<p>Senza entrare in una descrizione psicologica dettagliata, mi rendo conto che il registro<a name=\"_ednref1\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn1\">[1]<\/a>\u00a0 che accompagna la disconnessione si esprime come un disinteresse per il mondo, un ripiegamento su me stesso e sui miei interessi personali, uno sguardo individualista sugli eventi, accompagnati da una mancanza di motivazione verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 sociale, uno stato di vuoto emozionale in cui posso arrivare a non provare la minima compassione per gli altri, cos\u00ec come per la sofferenza, la miseria, le ingiustizie&#8230; fino a sprofondare in uno stato di indifferenza per tutto e a non sentire pi\u00f9 alcun tipo di interesse. A poco a poco, mi allontano dai miei sentimenti e dalle mie idee, ossia da me stesso.<\/p>\n<p>A parte il rischio di sprofondare in uno stato di non-senso esistenziale, e di interpretare ed esprimermi nel mondo in modo cinico e nichilista perch\u00e9 non credo pi\u00f9 in niente, la sensazione che accompagna la disconnessione dalla violenza che vedo, che subisco o che provoco, mi fa ripiegare sui miei valori e sulle mie credenze, con il rischio che si rivelino essi stessi semi di violenza.<\/p>\n<p>Posso essere disconnesso dalla violenza quando non vedo che \u00e8 normalizzata e legittimata nella societ\u00e0, e di conseguenza non mi fa pi\u00f9 effetto, e quindi ovviamente non faccio niente per evitarla. Posso essere ugualmente disconnesso dalla violenza nel momento in cui la giustifico per non ammettere che la sto provocando. Posso altres\u00ec essere disconnesso dalla violenza quando non posso sopportare le scene che vedo poich\u00e9, essendo troppo forti, sono insostenibili; allora cerco di ignorarle, di pensare a qualcos&#8217;altro, oppure mi butto freneticamente in un&#8217;attivit\u00e0 per distogliere l&#8217;attenzione e dimenticare. Posso essere disconnesso dalla violenza quando, di fronte alle situazioni violente che si ripetono e si accumulano, mi indurisco, mi intorpidisco, mi anestetizzo, in modo da disconnettermi poco a poco, ma inesorabilmente, dalla violenza. Posso ancora essere disconnesso dalla violenza se non prendo in considerazione il fine delle mie azioni, quando queste possono generare violenza. Le situazioni che mi fanno disconnettere dalla violenza per cercare di evitarla sono varie, ma questo naturalmente non risolve il problema.<\/p>\n<p>Smettere di interrogarmi sulle conseguenze delle mie azioni mi impedisce di connettermi ai registri che le mie azioni producono e questo pu\u00f2 avere come effetto di rendermene complice. Pu\u00f2 anche succedere che io provi un tale sentimento di impotenza e di incapacit\u00e0 a dare delle risposte alla violenza che la elimino dal mio campo di percezione. Non esiste pi\u00f9&#8230; almeno per me.<\/p>\n<p>La maggior parte delle popolazioni vive nella disconnessione, che \u00e8 diventata un valore: si gira la testa dall&#8217;altra parte per evitare di farsi coinvolgere, si ignora l&#8217;altro per non essere infastiditi anche noi, si fa come se niente fosse di fronte a un&#8217;ingiustizia, si crede di essere al di sopra di tutto ci\u00f2, ecc.<\/p>\n<p>La disconnessione impedisce di vedere la violenza e di agire per estirparla, ma permette anche di esercitarla senza scrupoli, provocando le pi\u00f9 orribili crudelt\u00e0, tra cui quelle che portano a uccidere a sangue freddo. La disconnessione dalla violenza \u00e8 un adattamento decrescente al mondo cos\u00ec com&#8217;\u00e8; si \u00e8 codificata e normalizzata, e induce a una sorta di sottomissione alle condizioni di vita violente in virt\u00f9 delle quali ognuno pu\u00f2 usare la violenza a sua volta ed esercitarla senza neanche rendersene conto.<\/p>\n<p><em>Se l&#8217;uomo non si ribella davanti a una violenza causata a un altro, in definitiva rischia di conviverci come se fosse una fatalit\u00e0. E convivere con la violenza non significa altro che essere indifferenti alla sofferenza e alle disgrazie dell&#8217;altro. Solo la compassione permette di riconoscere il dolore di cui soffre l&#8217;altro e comporta la volont\u00e0 di essere al suo fianco per cercare di resistere alla violenza che lo umilia e lo schiaccia<a name=\"_ednref2\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn2\">[2]<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p>In uno stato di disconnessione, tuttavia, la coscienza invia segnali di allarme che indicano che c&#8217;\u00e8 una contraddizione, una discordanza tra ci\u00f2 che penso, ci\u00f2 che sento e ci\u00f2 che faccio. La filosofa Simone Weil esprimeva questo tipo di esperienza nel seguente modo: \u00ab La contraddizione \u00e8 quella che strappa, che trascina l&#8217;anima verso la luce<a name=\"_ednref3\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn3\">[3]<\/a>\u00a0\u00bb. Vedeva nella contraddizione il segnale che ci pu\u00f2 aiutare a liberarci, a cambiare direzione e a cercare una via di uscita.<\/p>\n<p>Ma dobbiamo ancora imparare a riconoscere questo segnale. Il neurologo Viktor Frankl propone una risposta a questo quesito all&#8217;interno delle sue ricerche sulla logoterapia, un metodo terapeutico rivolto verso il senso della vita: \u00ab La libert\u00e0 dell&#8217;uomo consiste semplicemente, unicamente nello scegliere tra due possibilit\u00e0: ascoltare la propria coscienza o non prendere in considerazione i suoi avvertimenti<a name=\"_ednref4\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a><sup>\u00a0<\/sup>\u00bb.<\/p>\n<p>Quante volte ho sentito o percepito una voce interiore che mi diceva &#8220;Non farlo! Non andare l\u00ec! Non dirlo! &#8221; &#8230; e l&#8217;ho fatto comunque, per poi constatare ogni volta che avrei dovuto ascoltarmi.<\/p>\n<p>La disconnessione da se stessi porta anche alla cieca obbedienza ingiustificata. \u00ab Se non pu\u00f2 fare altro che ubbidire, l&#8217;uomo diventa uno schiavo \u00bb, scriveva Erich Fromm<a name=\"_ednref5\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn5\">[5]<\/a>. Poich\u00e9 non mi riferisco pi\u00f9 n\u00e9 a ci\u00f2 che sento n\u00e9 a ci\u00f2 che penso, \u00e8 alto il rischio di dipendenza, come per esempio di sottomettermi a un&#8217;autorit\u00e0 malevola e obbedirle perpetrando le peggiori crudelt\u00e0. Nel corso della storia, enormi sofferenze sono state causate da uomini che obbedivano a degli ordini, come dimostra la filosofa Hannah Arendt nel suo\u00a0<em>Rapporto sulla banalit\u00e0 del male<\/em><a name=\"_ednref6\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn6\">[6]<\/a><em>.\u00a0<\/em>In quest&#8217;opera la filosofa mette in evidenza che chiunque \u00e8 capace di sprofondare nella peggiore delle violenze, dandone la colpa agli altri. La coscienza, in fuga di fronte all&#8217;inammissibile, elimina qualunque possibilit\u00e0 di autocritica.<\/p>\n<p>Il concetto di disobbedienza civile, che \u00e8 possibile solo se si \u00e8 connessi con se stessi, porta a rifiutarsi di ubbidire davanti all&#8217;inammissibile, ma oggigiorno solleva parecchi dibattiti. I poteri cercano di mettere in discussione la sua legittimit\u00e0, sicuramente perch\u00e9 mette il dito sui veri problemi. La disobbedienza all&#8217;ordine stabilito sembra essere l&#8217;ultima risorsa contro gli squilibri e le ingiustizie sociali creati dall&#8217;ordine economico.\u00a0 Henri David Thoreau, da cui deriva l&#8217;espressione <em>disobbedienza civile<\/em>, svilupp\u00f2 il concetto nella sua opera che porta lo stesso nome e che inizia con questa massima \u00ab Il miglior governo \u00e8 quello che governa di meno \u00bb. Quest&#8217;opera era preceduta da una raccolta di cinque saggi intitolata\u00a0<em>Resistere<\/em>\u00a0che esortava a non cedere alla tentazione del lasciar fare<a name=\"_ednref7\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto, certe esperienze sono talmente difficili da processare che portano a una crescente disconnessione dal mondo, per il bisogno di evadere in maniera catartica dalle tensioni che hanno creato, oppure di rimuginare nel proprio immaginario le scene dolorose non ancora superate, che sono ancora ferite aperte.<\/p>\n<p>Mi viene in mente che mio nonno paterno, che aveva vissuto delle scene raccapriccianti nelle trincee di Verdun durante la Prima Guerra Mondiale, non ha mai potuto integrare l&#8217;orribile esperienza del campo di battaglia mentre era in vita. Per il resto della sua vita, ha vissuto completamente disconnesso dalla realt\u00e0, spesso alcolizzato, in una sorta di fuga permanente da se stesso, una fuga da quelle immagini ossessive. Dietro alla sua pipa, ai suoi grandi occhiali di tartaruga, alla gentilezza e alla giovialit\u00e0 che lo mantenevano in vita, a nessuno sfuggiva la copresenza di quelle immagini orribili della guerra che lo ossessionavano, neanche a mia nonna ovviamente, che doveva provvedere ai bisogni della famiglia, mente dirigeva la scuola del villaggio di Festubert, nel nord della Francia.<\/p>\n<p>La disconnessione \u00e8 una specie di rifiuto di vedere la violenza che i miei sensi percepiscono o ricevono, o quella che creo. La violenza si colloca alla periferia del mio spazio di rappresentazione<a name=\"_ednref8\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn8\">[8]<\/a>\u00a0e non permetto che mi raggiunga, n\u00e9 che mi penetri, sfuggendola come la peste, ed effettivamente finisco per non vederla pi\u00f9, non riconoscere le sue manifestazioni, n\u00e9 nella societ\u00e0 n\u00e9 intorno a me, e neanche quella che mi appartiene e mi rende insensibile a tutto e a tutti.<\/p>\n<p>Il fatto di osservarmi, di cercare di cogliere i miei propri registri, di osservare le immagini che percepisco, associate a quelle che mi rappresento interiormente, mi permette di prendere coscienza della mia disconnessione e delle conseguenze a cui mi pu\u00f2 portare. Rendermi conto della mia propria violenza mi permette di vederla da un altro punto di vista e di demistificarla. Quando la osservo tranquillamente in me stesso, allora mi umanizzo.<\/p>\n<p>Senza l&#8217;atto di riconoscimento della violenza, qualunque azione per eliminarla \u00e8 vana; la connessione interiore con la violenza porta a rifiutarla, ad agire per combatterla e per attivare la solidariet\u00e0. Inoltre, cogliere il prima possibile la violenza nel momento stesso in cui si manifesta permette, ovviamente, di agire il pi\u00f9 in fretta possibile per contrastarla.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di lasciare che mi raggiunga e che mi tocchi nel profondo della mia cenestesi<a name=\"_ednref9\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_edn9\">[9]<\/a>, col rischio di esserne io stesso influenzato, mi pu\u00f2 fare soffrire. Questa scelta \u00e8 pi\u00f9 dolorosa che quella di essere indifferente, ma \u00e8 la sola che non sia disumana, la sola che mi renda solidale con l&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;altro &#8211; che \u00e8 anche la mia.<\/p>\n<p>\u00c8 importante vedere come ci si pu\u00f2 connettere al registro della violenza senza identificarcisi, cos\u00ec da poterla contrastare senza essere <em>intrappolato<\/em> dalla sofferenza che provoca, argomento che affronteremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>La strategia che consiste nell&#8217;aiutare altre persone a connettersi alla loro esperienza di violenza ha molto senso. In occasione di un seminario sulla nonviolenza nel corso del quale ogni partecipante era invitato a ricordarsi di una violenza personale vissuta recentemente, una partecipante, Maria, disse che non vedeva nessuna traccia di violenza nella sua vita presente. Gli altri non ci fecero caso e continuarono a confrontarsi sulle loro rispettive esperienze. A un certo punto, Maria riprese la parola e raccont\u00f2 che aveva una vecchia amica che lavorava con lei nella stessa azienda. Poco tempo prima, la direzione dell&#8217;azienda aveva deciso di offrire la possibilit\u00e0 a una persona di andare in pensione in anticipo. Maria era sulla lista dei candidati, ma la sua amica aveva preso l&#8217;iniziativa di proporre alla direzione di dare a lei stessa il benefit. Senza dire niente a Maria, l&#8217;amica aveva lasciato l&#8217;azienda da un giorno all&#8217;altro. Questa situazione sul momento aveva sconvolto Maria, ma non ne aveva parlato con nessuno. Tutto a un tratto, durante il seminario, il ricordo di questa mancanza di onest\u00e0 da parte della sua amica, il tradimento che aveva provato e il suo silenzio colpevole le erano apparsi come una grande violenza. Fino a quel momento era fuggita dalla situazione per non creare problemi con la sua amica. Questa riconnessione con la violenza che aveva subito le ha permesso di prendere coscienza della sua fuga e di rivalutare cosa voleva fare con questa esperienza dolorosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_edn1\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref1\">[1]<\/a>\u00a0Registro : esperienza della sensazione prodotta da stimoli rilevati dai sensi interni o esterni, compresi i ricordi e le immagini,\u00a0<em>Autoliberazione<\/em>, Luis Ammann, Edizioni Multimage 2002.<\/p>\n<p><a name=\"_edn2\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref2\">[2]<\/a>\u00a0<em>Il coraggio della nonviolenza<\/em>, Edizioni du Reli\u00e9, Parigi, 2001, p. 111. Jean-Marie Muller, filosofo francese, direttore degli studi all&#8217;Istituto di Ricerca sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti.<\/p>\n<p><a name=\"_edn3\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0<em>Opere complete, Tomo VI<\/em>, Gallimard, Parigi, 1997. Simone Weil (1909-1943), filosofa, umanista e scrittrice francese.<\/p>\n<p><a name=\"_edn4\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0<em>Scoprire un senso nella propria vita con la logoterapia<\/em>, J\u2019ai lu 2006 (\u00a9 1988). Viktor Frankl, (1905-1997), neurologo e psichiatra austriaco, creatore della logoterapia, che prende in considerazione il bisogno di un senso nella vita e della dimensione spirituale della persona, altrimenti chiamata terapia esistenziale. Leggere anche\u00a0<em>La logoterapia : Teoria e pratica<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.amazon.fr\/s\/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&amp;field-author=Elisabeth+Lukas&amp;text=Elisabeth+Lukas&amp;sort=relevancerank&amp;search-alias=books-fr\">\u00c9lisabeth Lukas<\/a>, Edizioni Pierre T\u00e9qui, 2004.<\/p>\n<p><a name=\"_edn5\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref5\">[5]<\/a>\u00a0<em>Sulla disobbedienza e altri saggi<\/em>, Robert Laffont, 1982. Erich Fromm (1900-1980), sociologo e psicanalista umanista americano di origine tedesca, uno dei primi rappresentanti della scuola di Francoforte, \u00e8 stato uno dei primi pensatori del XX\u00b0 secolo a parlare dell&#8217;idea del reddito di base incondizionato.<\/p>\n<p><a name=\"_edn6\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref6\">[6]<\/a>\u00a0<em>Eichmann a Gerusalemme. Rapporto sulla banalit\u00e0 del male<\/em>, Gallimard, 1966. Hannah Arendt (1906-1978), politologa, filosofa, esperta di fenomenologia e giornalista tedesca naturalizzata americana, conosciuta per i suoi lavori sull&#8217;attivit\u00e0 politica e il totalitarismo.<\/p>\n<p><a name=\"_edn7\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0<em>La disobbedienza civile<\/em>, Edizioni Mille et une nuits, 1996 \u2013\u00a0<em>Resistere<\/em>, Edizioni Mille et une nuits, 2014, Henry David Thoreau (1817-1862), filosofo e poeta americano che,\u00a0 grazie ai suoi scritti e alle sue azioni, \u00e8 considerato il padre del concetto contemporaneo di nonviolenza, e che influenz\u00f2 in particolare Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King.<\/p>\n<p><a name=\"_edn8\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref8\">[8]<\/a>\u00a0Spazio di rappresentazione: nuova teoria concepita da Silo e sviluppata nella sua opera\u00a0<em>Contributi al pensiero<\/em>. Lo spazio di rappresentazione \u00e8 una specie di schermo mentale sul quale vengono proiettate le immagini, create a partire da stimoli sensoriali, di memoria e di attivit\u00e0 propria della coscienza in quanto immaginazione. In se stesso e oltre a servire da schermo di proiezione, \u00e8 formato dall&#8217;insieme delle rappresentazioni interne del senso cinestesico. Viene registrato come una sorta di secondo corpo di rappresentazione interna.\u00a0<em>Autoliberazione<\/em>, Op. Cit., p. 281. Vedere anche lo studio\u00a0<em>Approccio allo spazio di rappresentazione<\/em>, Philippe Moal, agosto 2021, in corso di stampa.<\/p>\n<p><a name=\"_edn9\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/fr\/2021\/10\/quelques-pistes-pour-la-non-violence-6-deconnexion-fuite-et-hyper-connexion-a-deconnexion\/&amp;amp;quot;%20\/l%20&amp;amp;quot;_ednref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a><sup>\u00a0<\/sup>Cenestesi : Sensazione che si registra quando uno stimolo proveniente da un ambiente esterno o interno viene rilevato e modifica il tono del lavoro del senso che percepisce. Niente pu\u00f2 esistere nella coscienza senza che sia stato rilevato dai sensi. Anche i contenuti di memoria e le attivit\u00e0 della coscienza e dei centri sono registrati dai sensi interni. Ci\u00f2 che esiste per la coscienza \u00e8 ci\u00f2 che le si manifesta, inclusa lei stessa, e siccome questa manifestazione deve essere stata registrata, diciamo che anche qui c&#8217;\u00e8 una sensazione. La cenestesi fornisce dati relativi alla pressione, temperatura, umidit\u00e0, acidit\u00e0, alcalinit\u00e0, tensione, rilassamento, ecc., e tutte le altre sensazioni provenienti dall&#8217;intracorpo. Registra anche il lavoro dei centri (emozioni, operazioni intellettuali, ecc.) nonch\u00e9 il livello di lavoro della struttura tramite indicatori come il sonno o la fatica. Infine, registra il lavoro della memoria e dell&#8217;apparato di registro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Elenco dei capitoli e link ai capitoli gi\u00e0 pubblicati:<\/u><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/spunti-per-la-nonviolenza-1-dove-stiamo-andando\/\">1- Dove stiamo andando?<br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/spunti-per-la-nonviolenza-2-la-difficile-transizione-dalla-violenza-alla-nonviolenza\/\">2- La difficile transizione dalla violenza alla nonviolenza.<br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/spunti-per-la-nonviolenza-3-quei-pregiudizi-che-perpetuano-la-violenza\/\">3- Quei pregiudizi che perpetuano la violenza.<br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/spunti-per-la-nonviolenza-4-oggi-ce-piu-o-meno-violenza-di-ieri\/\">4- Oggi c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 o meno violenza di ieri?<br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/spunti-per-la-nonviolenza-5-le-spirali-della-violenza\/\">5- Le spirali della violenza.<\/a><br \/>\n6- Disconnessione, fuga e iper-connessione (a &#8211; Disconnessione).<br \/>\n7- Disconnessione, fuga e iper-connessione (b &#8211; Fuga).<br \/>\n8- Disconnessione, fuga e iper-connessione (c &#8211; iper-connessione).<br \/>\n9- Le diverse forme di rifiuto della violenza.<br \/>\n10- Il ruolo decisivo della coscienza.<br \/>\n11- Trasformazione o paralisi.<br \/>\n12- Integrare e superare la dualit\u00e0 e Conclusioni.<\/p>\n<p><em>Traduzione dal francese di Raffaella Piazza. Revisione di Thomas Schmid.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi presentiamo qui la sesta parte dello studio \u00ab Spunti per la nonviolenza \u00bb realizzato da Philippe Moal, in 12 capitoli. Alla fine dell\u2019articolo trovate i link alle puntate precedenti. 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