{"id":1458940,"date":"2021-10-26T14:38:47","date_gmt":"2021-10-26T13:38:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1458940"},"modified":"2021-10-26T16:18:38","modified_gmt":"2021-10-26T15:18:38","slug":"un-altro-regalo-a-erdogan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/un-altro-regalo-a-erdogan\/","title":{"rendered":"Un altro regalo a Erdogan"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo scorso fine settimana \u00e8 passato con una impressionante crisi politica tra Ankara e alcuni paesi stranieri. 10 ambasciatori presenti in Turchia hanno firmato una breve lettera in cui chiedevano l&#8217;immediata scarcerazione di Osman Kavala, il filantropo turco in carcere da quattro anni e accusato, tra le altre cose, di essere uno dei finanziatori della rivolta popolare del 2013, Gezi, in collaborazione con le fondazioni appartenenti al filantropo ungherese Soros. Gli ambasciatori firmatari sono dei seguenti paesi; USA, Germania, Francia, Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia, Olanda, Svezia, Canada e Norvegia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In poche ore le reazioni dei media main stream, controllati da cinque aziende edili che operano principalmente nel campo dell&#8217;energia e lavorano come mezzi di propaganda di Ankara, sono state di un solo tipo; &#8220;vogliono intervenire nei nostri affari interni&#8221;. Mentre nel Paese veniva diffusa di nuovo la paranoia del &#8220;tutti ce l&#8217;hanno con noi&#8221;, arrivavano le prime reazioni anche dal mondo istituzionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Consiglio Superiore dei Giudici e Procuratori, nel suo breve<\/span><a href=\"https:\/\/www.trthaber.com\/haber\/gundem\/hskdan-10-buyukelci-aciklamasi-620066.html\"> <span style=\"font-weight: 400;\">comunicato<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> diceva cos\u00ec: &#8220;\u00c8 una dichiarazione che supera i limiti della critica nei confronti del sistema giuridico turco. I nostri giudici sono indipendenti come lo prevede anche l&#8217;articolo 138 della Costituzione. Nessuno pu\u00f2 dare ordini ai nostri giudici e procuratori. Nessun intervento dall&#8217;esterno, lanciato con l&#8217;intento d&#8217;intervenire nei processi giudiziari, pu\u00f2 essere tollerato&#8221;. Nel giro di poche ore \u00e8 arrivato un<\/span><a href=\"https:\/\/www.cumhuriyet.com.tr\/turkiye\/erdogan-10-buyukelci-icin-talimat-verdim-dedi-resmi-surec-baslatilmadi-1879368\"> <span style=\"font-weight: 400;\">commento<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> netto e chiaro anche dal capo dello Stato, il Presidente della Repubblica che ha detto: &#8220;Kavala \u00e8 il rappresentante di Soros. Questi dieci ambasciatori si permettono di rivolgersi al Ministro degli Esteri chiedendo la scarcerazione di Kavala. Pensano che la Turchia sia un paese governato da un trib\u00f9. Voi non potere dare ordini al Ministro degli Esteri. Ho chiesto al Ministro di definire questi dieci ambasciatori come persone non gradite. Questi devono comprendere e rispettare la Turchia altrimenti possono lasciare il nostro paese&#8221;. Anche se nelle ore successive sia il Ministero degli Esteri sia gli ambasciatori coinvolti avevano specificato che non era stata presa o comunicata nessuna decisione ufficiale ormai si trattava di una crisi diplomatica gigantesca e ancora una volta il Presidente della Repubblica era salito sul palco per fare il suo spettacolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Durante i suoi 20 anni di governo, Recep Tayyip Erdogan \u00e8 riuscito a decifrare e analizzare bene l&#8217;Europa: ha capito che l&#8217;Unione di oggi non \u00e8 pi\u00f9 in grado di prendere una decisione comune, la maggior parte dei paesi che la compongono sono incapaci di difendere i propri valori e che la loro pi\u00f9 grande preoccupazione \u00e8 ormai prevenire l&#8217;afflusso di rifugiati. Un&#8217;unione composta dai partiti politici che non hanno un vero, sostenibile e condiviso programma per trovare una soluzione alla crisi economica e sanitaria. Un&#8217;unione composta da quei partiti politici che se non inseriscono nel loro programma &#8220;la lotta contro l&#8217;immigrazione irregolare&#8221; non possono cantare gli inni della vittoria nelle tornate elettorali. Un&#8217;unione che si \u00e8 legata la Turchia sempre di pi\u00f9 nel suo ombelico e un&#8217;unione che ormai fa basare la sua economia sulla vendita delle armi verso i paesi in pieno conflitto; un punto su cui la dipendenza da Ankara \u00e8 decisamente molto forte. Ovviamente la stessa analisi \u00e8 fattibile anche per Washington che oltre a fare i conti con un leader pazzo in casa sua, ha dovuto fare delle manovre obbligatorie e rischiose in Siria, Libia e Afghanistan. Quelle manovre molto criticate e che per la maggior parte hanno lasciato i territori ad una serie di paesi non alleati della NATO.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dunque Erdogan, in questi anni, si \u00e8 reso conto che il capitale occidentale si preoccupa solo dei suoi interessi e profitti, non della democrazia, dei diritti umani o della laicit\u00e0 dello Stato. Le decisioni della Cedu oppure della sua Grande Camera sono ormai delle piccole e deboli sollecitazioni che restano nell&#8217;ombra di tutti quegli accordi commerciali e militari firmati tra i leader europei ed Erdogan, anche se da alcuni era stato definito come un &#8220;dittatore&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Turchia ormai non \u00e8 parte integrante della famiglia europea, ma \u00e8 la guardia di frontiera del continente europeo con il suo bacino di consumatori. Pertanto \u00e8 evidente che l&#8217;intenzione dell&#8217;Europa \u00e8 &#8220;un&#8217;Unione senza Turchia&#8221; mentre quella di Erdogan, con il passare del tempo, \u00e8 diventata &#8220;una Turchia senza Europa&#8221;. Almeno in questo caso gli interessi coincidono!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il 25 ottobre, il Presidente della Repubblica ha incontrato, in modo imprevisto, il suo alleato, il segretario generale del Partito del Movimento Nazionalista, Devlet Bah\u00e7eli e poche ore dopo ha partecipato alla riunione ordinaria del Consiglio dei Ministri. Gi\u00e0 un giorno prima, ossia il 24 di ottobre, l&#8217;agenzia stampa internazionale Reuters aveva iniziato a parlare di un\u2019eventuale &#8220;correzione dei toni&#8221; per gestire la crisi diplomatica in atto. Insomma non era troppo tardi per nulla. Infatti, nelle prime ore del pomeriggio del 25, \u00e8 partita una serie di tweet lanciati dagli account ufficiali dalle ambasciate che hanno firmato quella famosa lettera. Un messaggio breve e non del tutto chiaro,con l&#8217;ambasciata statunitense a fare da capofila: &#8220;In risposta alle questioni riguardanti la dichiarazione del 18 ottobre, gli Stati Uniti notano il mantenimento della conformit\u00e0 con l&#8217;articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle\u00a0 relazioni diplomatiche&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ovviamente non \u00e8 cos\u00ec difficile immaginare che in Turchia i media della fognatura, compreso il canale televisivo statale, TRT, abbiano interpretato tutto come un &#8220;passo indietro&#8221;. Infatti nel lungo<\/span><a href=\"https:\/\/www.trthaber.com\/haber\/gundem\/hskdan-10-buyukelci-aciklamasi-620066.html\"> <span style=\"font-weight: 400;\">articolo<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> pubblicato sul sito web del TRT, la redazione ha deciso di usare proprio questo, come titolo. Sono esattamente le stesse parole che nella prima serata del 25 ottobre, il Presidente della Repubblica ha usato mentre parlava in diretta televisiva. Quindi lo spettacolo \u00e8 stato messo in scena perfettamente e Ankara ha incassato ancora per un&#8217;altra volta un ottimo &#8220;successo&#8221;, a costo zero. La partita vinta \u00e8 stata presentata anche dai media main stream, a tutto il popolo, anche con queste parole; &#8220;Gli ambasciatori hanno specificato che non vogliono intervenire nei nostri affari interni&#8221;. Insomma esattamente quello che aveva detto e chiesto Erdogan, e non solo lui: lo aveva chiesto anche il Consiglio Superiore dei Giudici e Procuratori, quel famoso ente ormai totalmente al servizio di Ankara e riempito da militanti di diverse comunit\u00e0 religiose che reclutano elettori e denaro per il partito al governo. Magari i tweet degli ambasciatori, ufficialmente, non chiedevano scusa oppure non dicevano che avrebbero ritirato la loro richiesta ma Ankara ha saputo ben approfittare dell&#8217;incidente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questi ultimi venti anni possiamo parlare di almeno venti casi analoghi in cui l&#8217;amico\/nemico Bruxelles o Washington mostra il suo bastone ma comunque nutre il coniglio dandogli anche un po&#8217; di carota. Ogni volta che si alza il bastone, Erdogan riesce ad approfittare dell&#8217;ipocrisia dei leader occidentali utilizzando una serie di meccanismi per ricattarli e nella maggior parte dei casi incassando successo. E dopo, \u201cin casa\u201d si fa grande festa con Erdogan che passa alla storia come quel &#8220;leader che ha messo in ginocchio gli occidentali, tanto non ci vogliono nell&#8217;unione perch\u00e9 siamo musulmani&#8221;. Questa retorica (in parte anche vera), molto diffusa anche nel Medio Oriente e nel Nord Africa, \u00e8 fortemente sostenuta da tutti i membri appartenenti alla sua coalizione ma soprattutto da quell&#8217;enorme macchinario mediatico che monopolizza l&#8217;informazione e disinforma i cittadini ogni giorno. Il processo di Osman Kavala, quello di Selahattin Demirtas, il caso di Grup Yorum e anche l&#8217;esperienza del Parco Gezi sono solo alcuni risultati di questa grande collaborazione; il mondo politico insieme al mondo dell&#8217;imprenditoria che abbraccia quello dei media che collabora e manipola il sistema giuridico. Per questo Demirtas e Grup Yorum sono dei &#8220;terroristi&#8221;, Kavala \u00e8 un &#8220;infiltrato degli stranieri&#8221; e i manifestanti di Gezi sono dei &#8220;traditori della patria&#8221;. Quando non lo dicono soltanto due giornali ma quando la magistratura condanna all&#8217;ergastolo le persone con delle prove inesistenti la situazione va fuori controllo. Insomma la divisione dei poteri \u00e8 un vecchio ricordo in Turchia e ormai sono anni che non \u00e8 pi\u00f9 uno Stato di diritto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma la domanda che sorge, per me, \u00e8 la seguente: &#8220;L&#8217;occidente non ha ancora capito come funziona il gioco oppure gli conviene non lasciare il tavolo?&#8221;. E&#8217; ormai evidente che la politica estera dell&#8217;Unione europea e Washington, verso Ankara, \u00e8 una politica ipocrita, opportunista e anche incapace. Il Presidente della Repubblica di Turchia lo sa molto bene e ha costruito, in collaborazione con una serie di leader occidentali, il suo percorso di &#8220;successo&#8221; su questo binario, in questi ultimi venti anni.<\/span><\/p>\n<p>Forse i paesi occidentali ormai devono fare una scelta; o togliere il disturbo, perch\u00e9 quasi ogni mossa loro crea dei danni irreperibili e fa incassare successo a Erdogan, oppure devono veramente prendere degli atti decisivi, coraggiosi e coerenti smettendo di esprimersi ipocritamente e soltanto &#8220;preoccupati&#8221;. Perch\u00e9 la Turchia di oggi; depressa, povera e isolata non ha pi\u00f9 bisogno dei voyeur preoccupati ma dei veri amici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso fine settimana \u00e8 passato con una impressionante crisi politica tra Ankara e alcuni paesi stranieri. 10 ambasciatori presenti in Turchia hanno firmato una breve lettera in cui chiedevano l&#8217;immediata scarcerazione di Osman Kavala, il filantropo turco in 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