{"id":1456468,"date":"2021-10-22T16:25:24","date_gmt":"2021-10-22T15:25:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1456468"},"modified":"2021-10-22T16:25:24","modified_gmt":"2021-10-22T15:25:24","slug":"afghanistan-storie-di-guerre-e-di-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/afghanistan-storie-di-guerre-e-di-resistenza\/","title":{"rendered":"Afghanistan: storie di guerre e di resistenza"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ambito del <a href=\"https:\/\/serenoregis.org\/evento\/festival-della-nonviolenza-declinare-il-confine-barriera-o-passaggio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">terzo festival della nonviolenza e della disobbedienza civile<\/a> si \u00e8 svolta gioved\u00ec della scorsa settimana la conferenza <em>Afghanistan: storie di guerre e di resistenza<\/em> organizzata dal coordinamento <a href=\"https:\/\/www.agite-to.org\/\">AGITE<\/a>; l\u2019obiettivo della conferenza era quello di tenere viva l\u2019attenzione sul paese asiatico e di raccontarlo dal punto di vista storico e dal punto di vista degli attivisti afgani e dei loro corrispondenti italiani.<\/p>\n<h2>Il punto di vista storico sull\u2019Afghanistan<\/h2>\n<p><strong>Lorenzo Kamel, <\/strong>professore associato del dipartimento di Studi Storici dell\u2019Universit\u00e0 di Torino e direttore del Research Studies dell\u2019Istituto Affari Internazionali (IAI), interviene dal punto di vista storico cercando di fare luce sugli antecedenti degli avvenimenti attuali.<\/p>\n<p>George St Patrick Lawrence (1804-84), un veterano della prima guerra anglo-afghana, scrive nel 1839: <em>\u201cIl disastroso ritiro da Kabul dovrebbe rappresentare un eterno monito per i futuri statisti affinch\u00e9 non ripetano le politiche che hanno portato a un risultato tanto amaro quanto lo \u00e8 stato quello registrato nel 1839-1842\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/em>;\u00a0 queste parole assumono valore profetico alla luce del disordinato ritiro delle forze internazionali dall\u2019Afghanistan dell\u2019agosto scorso.<\/p>\n<p>Ai tempi di Lawrence, Londra invest\u00ec ingenti risorse per imporre a capo della regione Shah Shuja Durrani, un sovrano \u00absensibile\u00bb agli interessi di Londra, ma considerato un uomo violento e corrotto da larga parte della popolazione locale che protest\u00f2 contro questa imposizione. Questa forma mentale (dividere la popolazione allo scopo di imporre regimi) rimase anche nei decenni successivi e trova la sua rappresentazione pi\u00f9 plastica nella cos\u00ec detta <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Linea_Durand\">linea Durand<\/a>, la linea di confine tra Afghanistan e Pakistan tracciata dagli inglesi senza considerare l\u2019etnia delle popolazioni coinvolte.<\/p>\n<p>Nel 2001, la sete di vendetta dell\u2019allora presidente Bush e dei suoi alleati nei confronti di Al Qaida, che in realt\u00e0 aveva basi pi\u00f9 solide in Pakistan ed Arabia Saudita, non lasci\u00f2 molto spazio alle analisi storiche, politiche e culturali sull\u2019Afghanistan; ancora oggi il dibattito dei media si concentra su taluni aspetti contemporanei rendendo la realt\u00e0 afgana incomprensibile ed avulsa da una qualche logica che invece appare chiara con un\u2019analisi dal punto di vista storico.<\/p>\n<p>Per esempio, si parla dei diritti delle donne e del loro miglioramento negli ultimi vent\u2019anni grazie all\u2019intervento di USA ed alleati, confrontando la situazione attuale con quella del periodo 1996-2001 in cui erano gi\u00e0 al potere i Talebani<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Sarebbe pi\u00f9 corretto fare un confronto con altri periodi, ad esempio con il periodo del regno di Mohammed Zahir Shah (1933-1973) in cui la condizione femminile in Afghanistan era migliore e l\u2019emancipazione delle donne era un obiettivo possibile.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile ritrovare al potere un movimento talebano che giustifica mutilazioni e lapidazioni nel 2021?<\/p>\n<p>I talebani originali erano ex orfani con istruzione elementare e non hanno prodotto nessuna opera o discussione teologica degna di nota. Il loro potere si basa sulla produzione di eroina che ha consentito loro di controllare oltre met\u00e0 dell\u2019Afghanistan gi\u00e0 nel 2013; eroina che viene consumata per il 95% in Europa (in particolare Regno Unito ed Italia) e rappresenta ancora una delle pochissime boccate di ossigeno del regime.<\/p>\n<p>Gli stati occidentali non stanno aiutando gli afgani anzi con la loro azione hanno peggiorato la situazione; il destino degli afgani ci deve preoccupare perch\u00e9 da un punto di vista storico sappiamo che ci\u00f2 che inizia in Afghanistan non rimane in Afghanistan.<\/p>\n<h2>Il punto di vista degli attivisti afgani e dei loro corrispondenti italiani<\/h2>\n<p><strong>Anna Santarello,<\/strong> attivista di <a href=\"https:\/\/www.cisda.it\/\">CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane)<\/a>, racconta l\u2019Afghanistan dal punto di vista di chi sta ed opera sul posto; il CISDA lavora con associazioni di donne afgane dal 1999 e dal suo punto di vista \u00e8 possibile dire che si sta riproponendo la stessa situazione dell\u2019inizio del regime talebano.<\/p>\n<p>Gli attivisti del CISDA sono rimasti spiazzati dal rapido susseguirsi degli avvenimenti di agosto anche se i referenti in Afghanistan sapevano che la situazione si sarebbe evoluta in questo senso dopo gli accordi di Doha; gli Stati Uniti hanno deciso di cambiare strategia, ovvero togliere gli uomini dal campo e difendere i propri interessi in altro modo, sono infatti previsti altri incontri tra Stati Uniti e Talebani a Doha di cui solo in futuro vedremo le conseguenze.<\/p>\n<p>Sul posto si \u00e8 creato un terribile problema umanitario, con milioni di profughi interni.<\/p>\n<p>Il CISDA ha chiesto alle donne afgane di cosa avessero bisogno ed ha fatto partire una raccolta fondi per le emergenze. Un\u2019altra azione \u00e8 stata quella di avviare la piattaforma <em>Stand up for change with Afgan Woman<\/em> con eventi in tutta Italia per mantenere viva l\u2019attenzione sull\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p><strong>Samia<\/strong>, attivista di RAWA (Revolutionary Association of Women of Afghanistan), \u00e8 intervenuta a distanza in inglese.<\/p>\n<p>RAWA \u00e8 una delle pi\u00f9 vecchie associazioni di donne afgane: \u00e8 stata fondata nel 1977 da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Meena_Keshwar_Kamal\">Meena Keshwar Kamal<\/a> e ha un\u2019impostazione fortemente politica che la costringe da tempo alla clandestinit\u00e0, in parte anche durante l\u2019occupazione occidentale. La stessa fondatrice \u00e8 stata assassinata nel 1987 dai servizi segreti afgani.<\/p>\n<p>Da RAWA, che ha deciso di restare e continuare ad operare in Afghanistan, arriva questo messaggio: \u201cTroveremo il modo di proseguire la nostra lotta a seconda della situazione. \u00c8 difficile dire come, ma sicuramente porteremo avanti le nostre attivit\u00e0 clandestine come negli anni \u201990, durante il precedente governo dei talebani. Certamente questo non sar\u00e0 esente da rischi e pericoli, ma qualsiasi tipo di Resistenza ha bisogno di sacrifici\u201d.<\/p>\n<p>Samia \u00e8 attivista di RAWA da otto anni, da quando era adolescente in un campo profughi in Pakistan. Il focus principale dell\u2019organizzazione \u00e8 politico-sociale con alcuni progetti umanitari: per cambiare la situazione delle donne bisogna attuare cambiamenti che devono essere rivoluzionari ed a medio-lungo periodo.<\/p>\n<p>Tra i progetti umanitari c\u2019\u00e8 l\u2019alfabetizzazione dei bambini nelle aree remote dell\u2019Afghanistan anche se non si possono specificare meglio i luoghi per ragioni di sicurezza.<\/p>\n<p>Secondo Samia<\/p>\n<p>L\u2019Afghanistan \u00e8 stato regalato ai Talebani dopo 20 anni di occupazione USA e NATO, crediamo che alcune forze fondamentaliste siano legate ai Servizi Segreti americani.<\/p>\n<p>I talebani dicono che renderanno l\u2019Afghanistan indipendente; venti anni fa gli USA ed i loro alleati hanno occupato l\u2019Afghanistan parlando di democrazia, diritti delle donne e diritti umani; in quel periodo RAWA aveva l\u2019obbiettivo di liberare il paese perch\u00e9 l\u2019occupazione ha sempre generato violenza e caos, il paese \u00e8 diventato uno dei luoghi pi\u00f9 corrotti e pericolosi per le donne.<\/p>\n<p>Si poteva prevedere l\u2019esito attuale perch\u00e9 i poteri imperialisti hanno una loro agenda che non comprende gli interessi delle donne.<\/p>\n<p>La gente dell\u2019Afghanistan \u00e8 terrorizzata e pensa di non avere un futuro, la situazione per le donne diventa \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile e problematica. I talebani dichiarano di aver concesso l\u2019amnistia generalizzata, ma in realt\u00e0 uccidono persone tutti i giorni soprattutto durante le dimostrazioni ed arrestano e torturano giornalisti ed attivisti.<\/p>\n<p>I talebani sono lo stesso gruppo fondamentalista e misogino di un tempo: le donne non possono andare in ufficio od all\u2019universit\u00e0. Molte attiviste devono operare e vivere in clandestinit\u00e0, ma non restano in silenzio, manifestano contro l\u2019oppressione.<\/p>\n<p>Non possiamo cambiare la situazione con nuove occupazioni straniere armate, \u00e8 una responsabilit\u00e0 degli afgani combattere per la propria libert\u00e0. RAWA ed altre organizzazioni rivoluzionarie stanno lottando all\u2019interno dell\u2019Afghanistan e chiediamo la vostra solidariet\u00e0 ed il vostro appoggio.<\/p>\n<p><em>Giampiero Leo<\/em>, presidente esecutivo del comitato diritti umani e civili del consiglio regionale del Piemonte, ha chiesto a Samia come aiutare la popolazione afgana, Samia chiede sostegno politico e finanziario, veicolando i messaggi dall\u2019Afghanistan per far comprendere alle opinioni pubbliche europee che il popolo afgano \u00e8 una vittima.<\/p>\n<p>Chiede di fare pressione sui governi nazionali per non riconoscere il governo talebano a causa delle sue politiche contro i diritti umani e delle donne.<\/p>\n<p>Chiede di tenersi in contatto tramite il CISDA con le attiviste in Afghanistan.<\/p>\n<p>Leo annuncia la proposta di un ordine del giorno del consiglio regionale che chieda al governo italiano di non riconoscere il governo talebano.<\/p>\n<p>Mustapha, rappresentante della comunit\u00e0 afgana di Torino aggiunge alle richieste di Samia quella di creare corridoi umanitari per gli attivisti, per chi \u00e8 in pericolo di vita e per consentire a studenti e studentesse di completare gli studi in Italia in modo da garantire un futuro diverso all\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>Secondo Mustapha la comunit\u00e0 internazionale ha fatto come un chirurgo che inizia un\u2019operazione e se ne va senza chiudere il paziente e concludere l\u2019intervento; ventenni che sognavano di costruire un Afghanistan nuovo si trovano ora a vivere in questo incubo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Lorenzo Kamel, \u201cAfghanistanismi, passati e presenti\u201d Il Manifesto del 18 settembre 2021 https:\/\/ilmanifesto.it\/afghanistanismi-passati-e-presenti\/<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Il regime talebano del Mullah Omar fu riconosciuto solo da tre stati: Pakistan, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita, tutti fedeli alleati degli USA nella regione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ambito del terzo festival della nonviolenza e della disobbedienza civile si \u00e8 svolta gioved\u00ec della scorsa settimana la conferenza Afghanistan: storie di guerre e di resistenza organizzata dal coordinamento AGITE; l\u2019obiettivo della conferenza era quello di tenere viva l\u2019attenzione 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