{"id":1454898,"date":"2021-10-20T07:28:37","date_gmt":"2021-10-20T06:28:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1454898"},"modified":"2021-10-20T09:20:41","modified_gmt":"2021-10-20T08:20:41","slug":"una-riflessione-sulla-riconciliazione-il-caso-di-francia-e-algeria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/una-riflessione-sulla-riconciliazione-il-caso-di-francia-e-algeria\/","title":{"rendered":"Una riflessione sulla \u201criconciliazione\u201d: il caso di Francia e Algeria"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">In occasione della cerimonia istituzionale per il sessantesimo anniversario della strage degli algerini, una delle pagine pi\u00f9 tragiche del colonialismo francese, avvenuta a Parigi il 17 ottobre 1961, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha riconosciuto i contorni e la tragedia della strage come una \u00abverit\u00e0 indiscutibile\u00bb. Tuttavia, la commemorazione non ha registrato un discorso da parte del presidente francese, come sarebbe stato forse giusto e opportuno aspettarsi, viceversa \u00e8 stata accompagnata da un comunicato della Presidenza, tracciato nel senso di indicare, al tempo stesso, la gravit\u00e0 della strage e le responsabilit\u00e0 storiche di parte francese. Come ha <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.france24.com\/fr\/france\/20211016-17-octobre-1961-emmanuel-macron-va-reconna%C3%AEtre-une-v%C3%A9rit%C3%A9-incontestable\">riportato la stampa<\/a><\/u><\/span>, \u00abquesta tragedia \u00e8 stata a lungo taciuta, negata o nascosta\u00bb, mentre i tragici eventi del 17 ottobre 1961 non possono essere qualificati se non come una \u00absanguinosa repressione\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il comunicato prosegue segnalando che \u00abla Francia guarda con lucidit\u00e0 a tutta la sua storia e ne riconosce le responsabilit\u00e0 chiaramente accertate. Lo deve innanzitutto a s\u00e9 stessa, a tutti coloro che la guerra d\u2019Algeria e il suo susseguirsi di crimini, commessi da tutte le parti, hanno ferito nel corpo e nell\u2019anima. Lo deve in particolare ai suoi giovani, perch\u00e9 non rimangano prigionieri nei \u201cconflitti della memoria\u201d e sappiano costruire, nel rispetto e nel riconoscimento reciproco, il proprio futuro\u00bb. Se da un lato, viene riconosciuto che \u00abi crimini commessi quella notte sotto l\u2019autorit\u00e0 di Maurice Papon sono imperdonabili per la Repubblica\u00bb, dall\u2019altro viene indicata l\u2019autorit\u00e0 del prefetto di Parigi, Papon, e non dello Stato francese, quale nucleo della responsabilit\u00e0 della repressione, che si inserisce peraltro nel contesto pi\u00f9 ampio del colonialismo francese in terra d\u2019Algeria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Torna, in queste parole, il tema, delicato e controverso, per altri aspetti discutibile e ambiguo, del \u201cconflitto della memoria\u201d, gi\u00e0 al centro di analoghe prese di posizione da parte dell\u2019Eliseo. A Sciences Po a Parigi, \u00e8 attivo un gruppo di lavoro sul rapporto dello storico Benjamin Stora su \u201cMemoria della colonizzazione e della guerra d\u2019Algeria\u201d. Il rapporto \u00e8 stato redatto nel gennaio 2021 come base per una commissione di \u201cMemoria e Verit\u00e0\u201d allo scopo di impostare \u00abiniziative congiunte tra la Francia e l\u2019Algeria sui temi della memoria\u00bb con l\u2019obiettivo ultimo della \u201criconciliazione\u201d. Il rapporto, <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"http:\/\/www.lefigaro.fr\/politique\/document-rapport-de-benjamin-stora-sur-les-memoires-de-la-colonisation-et-de-la-guerre-d-algerie-20210120\">pubblicato da Le Figaro<\/a><\/u><\/span>, propone una ricostruzione in base alla quale immaginare un percorso di \u201cmemoria e verit\u00e0\u201d, e si sofferma, in particolare, su <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.vie-publique.fr\/rapport\/278186-rapport-stora-memoire-sur-la-colonisation-et-la-guerre-dalgerie\">dieci proposte<\/a><\/u><\/span>:<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\">l\u2019istituzione in Francia di una commissione \u201cMemoria e Verit\u00e0\u201d incaricata di promuovere iniziative congiunte tra Francia e Algeria sui temi della memoria (le \u201cquestioni della memoria\u201d);<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">la commemorazione delle date simboliche del conflitto, tra le quali l\u2019accordo di Evian del 19 marzo 1962, l\u2019omaggio agli harkis, i lealisti algerini sostenitori delle forze francesi tra il 1954 e il 1962, il 25 settembre, e la repressione, appunto, dei manifestanti algerini in Francia il 17 ottobre 1961, nonch\u00e9 la proposta di erigere \u201c<a href=\"https:\/\/enseignants.lumni.fr\/fiche-media\/00000001159\/pierre-nora-presente-son-ouvrage-les-lieux-de-memoire.html\"><span style=\"color: #0563c1;\"><u>luoghi<\/u><\/span><u> <\/u><span style=\"color: #0563c1;\"><u>della<\/u><\/span><u> <\/u><span style=\"color: #0563c1;\"><u>memoria<\/u><\/span><\/a>\u201d in quattro campi di internamento per algerini in Francia;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">la restituzione all\u2019Algeria della spada dell\u2019emiro <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Abdelkader_ibn_Muhieddine\">Abdelkader<\/a><\/u><\/span>, eroe della resistenza nel XIX secolo;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">il riconoscimento dell\u2019assassinio dell\u2019avvocato e militante <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Ali_Boumendjel\">Ali Boumendjel<\/a><\/u><\/span> (1919 &#8211; 1957), figura di primo piano del movimento progressista e del Consiglio Mondiale per la Pace, nella battaglia di Algeri (1957);<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">l\u2019istituzione di una commissione mista di storici francesi e algerini per fare luce sui rapimenti e gli assassinii di cittadini europei ad Orano nel 1962;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">lo sviluppo dei lavori sui test nucleari francesi nel Sahara e sulle loro conseguenze, nonch\u00e9 quelli riguardanti le mine antipersona durante la guerra;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">la facilitazione degli spostamenti degli harkis e dei loro discendenti tra la Francia e l\u2019Algeria;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">la conservazione dei cimiteri europei in Algeria, nonch\u00e9 dei cimiteri ebraici e delle tombe dei soldati algerini morti per la Francia durante la guerra;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">lo sviluppo della ricerca sugli archivi, con l\u2019obiettivo di trasferire alcuni archivi dalla Francia all\u2019Algeria e consentire ai ricercatori dei due Paesi l\u2019accesso agli archivi francesi ed algerini;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">infine, la ripresa del progetto (2010) di un \u201c<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.midilibre.fr\/2014\/06\/19\/montpellier-abandonne-le-projet-du-musee-de-l-histoire-de-la-france-et-de-l-algerie,1011168.php\">Museo di Storia della Francia e dell\u2019Algeria<\/a><\/u><\/span>\u201d a Montpellier.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">Tuttavia, lungi dall\u2019imbastire un vero e proprio percorso di costruzione di commissioni per la verit\u00e0 e la riconciliazione, si tratta in sostanza di una iniziativa unilaterale della parte francese, che non ha mancato di suscitare polemiche e scatenare anche, recentemente, un vero e proprio scontro politico-diplomatico con l\u2019Algeria, liberatasi, \u00e8 bene ricordarlo, al prezzo di una dura guerra di liberazione nazionale dal giogo francese, costata, secondo stime, la vita di almeno trecentomila algerini, non meno di un milione secondo le autorit\u00e0 algerine.<\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo quanto <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/afrique\/article\/2021\/10\/04\/entre-paris-et-alger-une-crise-a-la-mesure-des-espoirs-decus-d-emmanuel-macron_6097013_3212.html\">riferito dai media<\/a><\/u><\/span>, non sarebbero mancate addirittura prese di posizione riecheggianti echi neo-coloniali o quanto meno venature provocatorie da parte del presidente francese, che avrebbe evocato una presunta rendita della memoria nel percorso di costruzione dell\u2019Algeria post-indipendenza e che avrebbe parlato delle istituzioni algerine in termini di un sistema politico-militare, portando il governo algerino a denunciare, di conseguenza, i \u00abcommenti irresponsabili\u00bb e l\u2019\u00abinammissibile ingerenza negli affari interni\u00bb dell\u2019Algeria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo scorso 2 ottobre l\u2019Algeria ha quindi deciso di richiamare il proprio ambasciatore a Parigi in segno di protesta di fronte alle dichiarazioni attribuite al presidente francese, e il 3 ottobre \u00e8 arrivata la comunicazione della chiusura dello spazio aereo (spazio di sorvolo) algerino agli aerei militari francesi, una zona dello spazio aereo normalmente utilizzata dall\u2019aviazione francese per raggiungere o lasciare la regione sahariana e subsahariana.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se da un lato la Francia ha annunciato, anche con l\u2019iniziativa del rapporto, la propria intenzione di avviare un percorso di \u201criconciliazione\u201d legato al proprio passato coloniale, mai, tuttavia, fermamente e radicalmente messo in discussione e condannato, dall\u2019altro continua a mantenere <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"http:\/\/www.defense.gouv.fr\/operations\/rubriques_complementaires\/dispositif-operationnel-francais-deploye-a-travers-le-monde\">una presenza militare imponente nella regione<\/a><\/u><\/span>. La Francia \u00e8 presente in Senegal, Costa d\u2019Avorio, Gabon e Gibuti con contingenti, che, nell\u2019insieme, assommano ad oltre tremila unit\u00e0; allo stesso tempo, \u00e8 presente con oltre cinquemila uomini in Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Chad nella missione \u201cBarkhane\u201d; nell\u2019ambito del dispositivo militare europeo \u00e8 presente nel Mediterraneo e nell\u2019Africa subsahariana e ha una missione marittima nel Golfo di Guinea. Sono oltre trentamila gli effettivi francesi dislocati nelle diverse missioni militari, bilaterali e multinazionali, nel mondo. La presenza militare francese, di carattere imperialistico, nella regione, \u00e8 dunque pi\u00f9 che mai eclatante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo le dichiarazioni dei veterani della Guerra d\u2019Indipendenza (1954-1962), lo storico francese autore del rapporto, Benjamin Stora, ha celato i crimini coloniali della Francia in Algeria e non ha affrontato, nel rapporto, i numerosi crimini perpetrati dallo Stato francese. La stessa cerimonia del 17 ottobre ha suscitato la prevedibile reazione da parte algerina: il presidente dell\u2019Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha respinto l\u2019approccio, il \u00abpensiero colonialista\u00bb, in merito alle questioni di natura storica con la Francia e ha ribadito, in un messaggio in occasione dell\u2019anniversario della strage del 17 ottobre 1961, \u00abla preoccupazione di affrontare i temi della storia e della memoria, senza compiacimenti o compromessi, e con vivo senso di responsabilit\u00e0 [&#8230;] lontano dall\u2019infatuazione e dal predominio del pensiero colonialista arrogante da parte di gruppi incapaci di liberarsi dal loro estremismo cronico\u00bb, <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.france24.com\/fr\/france\/20211017-17-octobre-1961-la-d%C3%A9claration-d-emmanuel-macron-critiqu%C3%A9e-de-toute-part\">come si legge in un comunicato<\/a><\/u><\/span> pubblicato sul sito internet della presidenza algerina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gi\u00e0 a suo tempo <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.leparisien.fr\/international\/algerie-les-anciens-combattants-rejettent-le-rapport-stora-01-02-2021-8422463.php\">i veterani avevano indicato<\/a><\/u><\/span> che \u00abgli algerini non si aspettano che lo Stato francese fornisca un risarcimento economico per i milioni di vite perse; invitano, piuttosto, lo Stato francese a riconoscere i propri crimini contro l\u2019umanit\u00e0\u00bb, e, da pi\u00f9 parti, \u00e8 stato deplorato il fatto che l\u2019Eliseo abbia sinora rifiutato sistematicamente di pronunciare scuse ufficiali e di intraprendere passi effettivi e concreti per impostare, <i>con<\/i> l\u2019Algeria, un percorso di riconoscimento dei crimini commessi. Se, come \u00e8 noto, di fronte alle lacerazioni e ai conflitti della storia, non \u00e8 praticabile alcuna \u201cmemoria comune\u201d, cos\u00ec non \u00e8 realizzabile l\u2019idea \u201cdi scrivere una storia comune tra l\u2019Algeria e la Francia\u201d. Dunque, come si diceva sopra, mancano due degli elementi necessari per attivare un vero e proprio percorso di \u00abverit\u00e0 e riconciliazione\u00bb: il pieno riconoscimento dei torti e delle ingiustizie, e un approccio condiviso, non unilaterale, animato da sincere intenzioni di comprensione e di convivenza, che sia, al tempo stesso, capace di gettare luce sul passato e aprire le porte a una nuova speranza e a rinnovati rapporti in direzione dell\u2019avvenire, una diversa, cio\u00e8, <i>propensione verso il passato<\/i> e <i>immagine al futuro<\/i>, che non pu\u00f2 prescindere dalla parola, dall\u2019ascolto e dalla partecipazione delle persone, della societ\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019esempio offerto dalla Commissione per la Verit\u00e0 e la Riconciliazione, per il superamento dell\u2019apartheid in Sudafrica, la cessazione della segregazione etnica e la riparazione dei torti conseguenti \u00e8 un esempio positivo, in un contesto del tutto diverso, di giustizia \u201criabilitativa\u201d piuttosto che di giustizia \u201cretributiva\u201d in cui il punto non \u00e8 solo distinguere tra il (chi ha) torto e la (chi ha) ragione, punire il colpevole e risarcire la vittima, sanzionare il reo perch\u00e9 sia ridotta la possibilit\u00e0 della recidiva; il punto \u00e8, in particolare, quello di individuare con rigore e nettezza i torti e le responsabilit\u00e0, espungere dal contesto sociale contenuti e fattori che possano disarticolare il tessuto delle relazioni e la qualit\u00e0 della democrazia, distinguere il colpevole dalla colpa commessa e, per questa via, proteggere l\u2019umanit\u00e0 di tutti e tutte e offrire al colpevole stesso una possibilit\u00e0, affinch\u00e9 la colpa sia riconosciuta e confinata e, nella misura del giusto e del possibile, il colpevole sia reinserito. Quella rottura esige di salvaguardare l\u2019umanit\u00e0 delle persone e, al tempo stesso, la compiutezza dei rapporti sociali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tale <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/10\/la-memoria-tra-vendetta-e-riconciliazione-2\/\">modello di giustizia<\/a><\/u><\/span>, nel caso sudafricano ed altri casi simili, ha consentito alla popolazione di acquisire consapevolezza condivisa delle ingiustizie patite per evitare che potessero e possano ripetersi ancora in futuro; ha dato una possibilit\u00e0 ai responsabili di acquisire consapevolezza delle colpe commesse, della violenza compiuta e del dolore provocato, chiedendo perdono non solo di fronte alla vittima ma di fronte alla intera comunit\u00e0; e ha offerto uno spazio e un tempo alle vittime per condividere, a livello pubblico e sociale, il dolore, la violenza, l\u2019ingiustizia subita, facendo del loro il caso esemplare di giustizia da esigere, non solo per s\u00e9, ma per tutti e tutte. Non si tratta di \u201cperdonare\u201d e \u201cdimenticare\u201d, ma di trascendere il dolore e il trauma e traguardare una prospettiva di giustizia e di inclusione. Ci\u00f2 \u00e8 valso in Sudafrica, e pu\u00f2 valere nei casi in cui ciascuna delle parti abita un medesimo spazio pubblico, che risulterebbe del tutto sfigurato senza una tale \u201ccompresenza\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Riconoscere il portato dei movimenti storici di liberazione, all\u2019insegna dell\u2019autodeterminazione, resta centrale, in ogni caso, per contrastare ogni forma di colonialismo e neo-colonialismo e per ribadire la centralit\u00e0 dei diritti e della libert\u00e0 dei popoli, fondamento dell\u2019amicizia e della solidariet\u00e0 tra le nazioni. Non \u00e8 un caso che il 4 luglio 1976 proprio ad Algeri, per iniziativa di Lelio Basso, fosse proclamata la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli, vale a dire la <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"http:\/\/permanentpeoplestribunal.org\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Carta-di-Algeri_IT1.pdf\">Carta di Algeri<\/a><\/u><\/span>, proposta di paradigma dei diritti dei popoli e compimento, al tempo stesso, del processo di decolonizzazione inaugurato all\u2019indomani della seconda guerra mondiale. Qui si riconosce, in premessa, che \u00abl\u2019imperialismo, in forza di meccanismi e di interventi perfidi o brutali, con la complicit\u00e0 di governi spesso da esso stesso imposti, continua a dominare una parte del mondo\u00bb, e si rivendica, all\u2019art. 28, che \u00abogni popolo i cui diritti fondamentali sono gravemente misconosciuti ha il diritto di farli valere soprattutto attraverso la lotta politica o sindacale e anche, in ultima istanza, attraverso il ricorso alla forza\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della cerimonia istituzionale per il sessantesimo anniversario della strage degli algerini, una delle pagine pi\u00f9 tragiche del colonialismo francese, avvenuta a Parigi il 17 ottobre 1961, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha riconosciuto i contorni e la 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