{"id":1450805,"date":"2021-10-13T16:25:49","date_gmt":"2021-10-13T15:25:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1450805"},"modified":"2021-10-14T09:01:11","modified_gmt":"2021-10-14T08:01:11","slug":"greenwashing-di-ankara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/10\/greenwashing-di-ankara\/","title":{"rendered":"Greenwashing di Ankara"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Turchia era l\u2019unico paese del G20 a non firmare l\u2019Accordo di Parigi. Grazie a una manovra parlamentare fatta il 6 di ottobre questo vuoto \u00e8 stato riempito. Tuttavia la stessa sera sono stati approvati due disegni di legge che potrebbero trasformare la Turchia in una discarica di rifiuti nucleari.<\/span><\/p>\n<p><b>Accordo di Parigi, emissioni e fondi<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questi ultimi 18 anni, la crescente industria pesante, l\u2019inquinamento generato dal consumo della carne e l\u2019utilizzo del mezzo di trasporto privato, la deforestazione e il mal funzionante sistema della raccolta dei rifiuti facevano s\u00ec che l\u2019emissione del gas serra aumentasse del 138%, e nel mentre Ankara avanzava dei motivi per legittimare la sua mancata firma sull\u2019Accordo di Parigi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Una delle motivazioni accampate da Ankara era quella di trovarsi in difficolt\u00e0 nel raggiungere i fondi del Green Climate Fund; fondo istituito nell&#8217;ambito dell&#8217;UNFCCC come entit\u00e0 operativa del meccanismo finanziario per assistere i paesi in via di sviluppo nelle pratiche di adattamento e mitigazione per contrastare i cambiamenti climatici. Tuttavia, secondo i rappresentati del fondo, il motivo che impediva di accedere ai finanziamenti era legato sempre alle mancate politiche di Ankara nell\u2019ambito della lotta contro il riscaldamento globale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oltre ci\u00f2 bisognerebbe tenere in considerazione il fatto che la Turchia sia stata dal 2013 al 2016 il paese che ha usufruito di pi\u00f9 dei fondi rilasciati dagli istituti europei per strutturare nuovi piani di lotta contro il riscaldamento globale; circa 667 milioni di Euro all\u2019anno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Secondo l\u2019organizzazione ambientalista internazionale, 350.org, tra le motivazioni legate alla mancata firma della Turchia su questo accordo ci sarebbero diversi punti. Per esempio, tenendo in considerazione che il Paese compra il 70% del suo fabbisogno nazionale dell\u2019energia dai paesi stranieri, diminuire l\u2019emissione dei gas serra farebbe crescere il PIL del 7% gi\u00e0 il primo anno, dato che scenderebbe la spesa legata all\u2019acquisto dell\u2019energia dall\u2019estero.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche se diminuisse lo spreco e l\u2019inutile consumo tornasse come un introito al Paese, il fatto che la Turchia dipenda dall\u2019estero per le fonti di energia non rinnovabile fa pensare all\u2019ipotesi di una serie di dinamiche geopolitiche in cui i conti economici e i pesi commerciali perversi spesso e volentieri sono dominanti. In poche parole la Turchia si trova in obbligo di comprare gas e petrolio dai suoi vicini invece che investire sulle fonti di energie rinnovabile.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Todo Cambia<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nell\u2019ambito della settantaseiesima riunione del Consiglio Generale delle Nazioni Unite, tenuta a New York, negli Stati Uniti d\u2019America, il 21 ottobre, la Turchia \u00e8 stata rappresentata dal Presidente della Repubblica, che nel suo discorso ha anticipato la notizia che nel mese di ottobre il Parlamento nazionale avrebbe messo al voto l\u2019Accordo di Parigi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti il 6 di ottobre, di notte, con un percorso straordinario, il Parlamento nazionale ha fatto ci\u00f2 che aveva promesso al Presidente della Repubblica, negli USA, l\u2019Accordo di Parigi \u00e8 stato approvato. La stessa notte numerosi ministri e parlamentari appartenenti alla coalizione del governo e vari parlamentari dell\u2019opposizione hanno lanciato diversi post sui social media per festeggiare questo momento \u201cstorico\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Pochi giorni dopo, l\u201911 ottobre, in un intervento televisivo, il Presidente della Repubblica ha pure annunciato che al nome del \u201cMinistero dell\u2019Ambiente e Urbanizzazione\u201d sarebbe stato aggiunto anche il \u201cCambiamento climatico\u201d. Nel suo discorso il Presidente annunciava con questa novit\u00e0 l\u2019inizio di una \u201crivoluzione verde\u201d.<\/span><\/p>\n<p><b>Ma nel mentre\u2026<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Erano le 22.08 quando il Parlamento nazionale aveva concluso l&#8217;approvazione dell\u2019Accordo di Parigi. Una buona parte della popolazione in Turchia si avvicinava verso il letto oppure verso le infinite serie tv. Il canale televisivo ufficiale del Parlamento, Meclis Tv, aveva smesso di trasmettere il dibattito parlamentare in diretta.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Esattamente 7 minuti dopo la novit\u00e0 storica, \u00e8 arrivato il secondo punto dell\u2019ordine del giorno: approvare un nuovo disegno di legge. La legge numero 88, depositata negli archivi del Parlamento il 26 aprile del 2019 e il 30 maggio dello stesso anno le carte erano state consegnate al Ministero degli Esteri per discuterne. Dopo un\u2019attesa da 895 giorni, il Parlamento nazionale, proprio il giorno in cui l\u2019Accordo di Parigi era stato approvato, aveva deciso di mettere al voto anche questa legge, numero 88. Di cosa si tratta?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In tutto questo tempo solo il parlamentare dell\u2019opposizione Ahmet \u00dcnal \u00c7evik\u00f6z (CHP) si \u00e8 opposto a questa legge. Secondo \u00c7evik\u00f6z si tratta di un cambiamento radicale che far\u00e0 diventare la Turchia una discarica per i rifiuti nucleari provenienti da diversi paesi. Secondo la Camera degli Ingegneri Elettrici la legge definisce i rifiuti nucleari come prodotti che possono essere rigenerati e utilizzati.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tranne \u00c7evik\u00f6z nessun parlamentare si \u00e8 opposto a questa legge. Durante la votazione, l\u2019opposizione ha avuto addirittura 13 parlamentari che hanno votato a favore, mentre 82 deputati votavano contro e 137 deputati si sono astenuti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo altri 7 minuti, il terzo punto dell\u2019ordine del giorno \u00e8 stato messo al voto del Parlamento. Si chiama legge 210 ed \u00e8 stata presa in considerazione per la prima volta nel mese di novembre del 2019 ed \u00e8 stata discussa nel mese di aprile del 2020. Dunque per 18 mesi questa legge ha atteso le riflessioni del Consiglio Generale e il voto del Parlamento. Anche in questo caso, sorprendentemente, proprio nella notte dell\u2019Accordo di Parigi la minestra \u00e8 stata riproposta. Si tratterebbe di un accordo internazionale che diventa legge e tutela le terze parti nel caso d&#8217;incidenti e danni avvenuti presso gli stabilimenti nucleari costruiti dai paesi stranieri. Si tratterebbe di una preoccupazione legale molto attuale. Nel 2019 erano state scoperte delle crepe nella base della prima centrale nucleare del Paese ossia ad Akkuyu. La centrale costruita con la tecnologia e l\u2019investimento di Mosca.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche in questo caso soltanto una parlamentare si era opposta alla proposta di legge. Si chiama Tulay Hat\u0131mo\u011fullar\u0131 Oru\u00e7 e fa parte del secondo partito di opposizione ossia il Partito Democratico dei Popoli. Oru\u00e7 aveva obiettato con argomenti come il mancato rispetto da parte della Turchia dei suoi obblighi negli accordi internazionali, la possibilit\u00e0 di un incidente e l&#8217;importo del risarcimento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nonostante tutto anche questa legge \u00e8 stata approvata con i voti della maggioranza e nell\u2019opposizione soltanto 23 parlamentari hanno votato contro mentre 196 si sono astenuti.<\/span><\/p>\n<p><b>Non \u00e8 la prima volta\u00a0<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Come racconta in modo preciso il giornalista Onder Algedik, sul sito d\u2019informazione Gazete Duvar, non \u00e8 la prima volta che Ankara provi a fare una manovra furba nascondendo dietro a un gesto green una serie di cambiamenti legislativi che aprono la strada alle vecchie strategie d&#8217;investimento, sviluppo economico e produzione energetica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2004, il Parlamento nazionale approv\u00f2 il primo Accordo sull\u2019Ambiente e lo stesso giorno approv\u00f2 anche la legge che permetteva allo Stato di esternalizzare la costruzione delle miniere del carbone e l\u2019acquisto del carbone dall\u2019estero con l\u2019obiettivo di produrre energia elettrica. Praticamente un modello di produzione energetica che gi\u00e0 nel 2004 in alcune parti del mondo si iniziava ad abbandonare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2009 invece con una votazione massiccia il Parlamento nazionale si dichiarava a favore del Protocollo di Kyoto. La stessa settimana erano stati deliberati i permessi necessari per la costruzione delle grandi opere di enorme cementificazione, inutilit\u00e0 e distruzione ambientale; il terzo ponte sul Bosforo, il ponte sullo stretto dei Dardanelli, il terzo aeroporto d&#8217;Istanbul e il Palazzo Presidenziale del Presidente della Repubblica. Progetti costosi, alcuni illegali, figli di una sistematica distruzione delle vaste aree verdi ed enormi fallimenti progettuali che hanno generato ulteriore traffico, inquinamento e perdita di denaro pubblico.<\/span><\/p>\n<p><b>Akkuyu, Mosca e rifiuti<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">8 giorni dopo l\u2019intervento a New York, il Presidente della Repubblica della Turchia si \u00e8 recato a Sochi in Russia per incontrare il Presidente russo. In quest\u2019incontro, durato circa 3 ore, i due leader hanno parlato di una serie di temi legati alla geopolitica, investimenti militari e rapporti economici ma anche dell\u2019energia nucleare. Il Presidente turco ha dichiarato che sarebbe possibile inaugurare la prima unit\u00e0 della centrale nucleare di Akkuyu gi\u00e0 nel 2022.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La prima centrale nucleare della Turchia <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">sar\u00e0 finanziata dagli investitori russi, con il 93% dalla filiale Rosatom. Dopo i primi 8 anni dalla sua inaugurazione totale sar\u00e0 in grado di coprire soltanto il 5.5% del fabbisogno elettrico del Paese. Inoltre numerosi esperti che hanno lavorato per il controllo del progetto l\u2019hanno definito insufficiente e di vecchia tecnologia. Nel 2017, all\u2019interno della relazione in merito all\u2019integrazione della Turchia nell\u2019Unione europea, \u00e8 stato consigliato vivamente ad Ankara di rinunciare a questo progetto dato che la zona di Akkuyu risulti fortemente sismica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Secondo la relazione dell\u2019Unione delle Camere degli Architetti e degli Ingeneri (TMMOB), pubblicata nel 2019, la centrale nucleare di Akkuyu sarebbe un progetto fallimentare dal punto di vista ecologico, economico ed energetico.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Secondo i dati dell\u2019\u200b\u200bEurostat, nel 2019, la Turchia risulta la destinazione principale per i rifiuti dei paesi europei e tra quelli che arrivano nel Paese, in prima posizione si vedono i prodotti di plastica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo il voto del Parlamento nazionale si aprono due strade: per accogliere i rifiuti nucleari dall\u2019estero e per creare una base legale per i futuri danni che un progetto fallimentare potrebbe creare come quello della centrale nucleare di Akkuyu. Dall\u2019altra parte l\u2019Accordo di Parigi trova un nuovo firmatario.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Turchia era l\u2019unico paese del G20 a non firmare l\u2019Accordo di Parigi. Grazie a una manovra parlamentare fatta il 6 di ottobre questo vuoto \u00e8 stato riempito. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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