{"id":1421961,"date":"2021-08-31T21:58:43","date_gmt":"2021-08-31T20:58:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1421961"},"modified":"2021-08-31T21:59:56","modified_gmt":"2021-08-31T20:59:56","slug":"intervista-a-vera-pegna-una-vita-intera-tra-attivismo-e-nonviolenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/08\/intervista-a-vera-pegna-una-vita-intera-tra-attivismo-e-nonviolenza\/","title":{"rendered":"Intervista a Vera Pegna: una vita intera tra attivismo e nonviolenza"},"content":{"rendered":"<p><em>In occasione della presentazione del libro di Vera Pegna &#8220;Autobiografia del Novecento. Storia di una donna che ha attraversato la Storia&#8221; edito dal Saggiatore, abbiamo avuto la fortuna di incontrarla e intervistarla. Vera Pegna, con i suoi 87 anni, mantiene una grandissima lucidit\u00e0 e freschezza. Lei ha voglia di raccontare e noi di sapere.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Cara Vera, partiamo dall\u2019inizio.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Sono nata nel 1934 ad Alessandria d\u2019Egitto e l\u00ec ho vissuto per circa 20 anni con la mia famiglia, che ci teneva molto al nostro essere italiani. In Egitto si parlavano tante lingue: oltre all\u2019arabo, l\u2019inglese, il francese, il greco, magari mescolandole, ma a casa nostra guai, si doveva parlare una lingua per volta e bene, e poi c\u2019era un elenco di parole che si potevano usare in una lingua diversa se non esisteva un esatto corrispettivo in quella che stavamo usando. In quel tempo l\u2019Italia era ancora fascista, ad Alessandria c\u2019era una scuola italiana, la Don Bosco, ma quando mio fratello e io tornammo a casa facendo il saluto fascista, mio padre ci tolse immediatamente. Voleva metterci alla scuola inglese, ma dal momento che eravamo \u201cnemici\u201d non ci volevano, per\u00f2 finirono con accettarci grazie all\u2019intervento di un amico inglese altolocato che assicur\u00f2 che eravamo antifascisti. La <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><i>English Girls\u2019 College<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"> era una scuola \u201cstra-borghese\u201d, dove oltre alle lezioni si facevano tante attivit\u00e0 che mi sono poi servite nella vita: per esempio il <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><i>Citizens\u2019 club<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">, una specie di parlamento della scuola: ogni classe eleggeva due alunne, poi c\u2019erano le riunioni plenarie del parlamento, c\u2019era l\u2019ordine del giorno, bisognava essere chiari, non divagare e mai interrompere. Ho studiato l\u00ec fino alla maturit\u00e0. A quel punto mio padre avrebbe voluto che mi sposassi, ma io non ne volevo sapere e fu grazie a mio nonno che disse \u201cNo, no! Deve studiare!\u201d che andai in Svizzera, all\u2019Universit\u00e0 Ginevra. Per iscrivermi alla Scuola d\u2019interpreti dovetti riempire un modulo, e alla voce \u201clingua madre\u201d non seppi cosa rispondere, per cui misi tutte e tre le mie lingue: italiano, inglese e francese. Venni interrogata da tre professori madrelingua e superai le prove. Mi laureai e specializzai velocemente in \u201cInterpretazione di conferenza\u201d, cio\u00e8 il metodo di traduzione simultanea che era stato inventato pochi anni prima a Norimberga, durante il famoso processo alle SS. I nostri insegnanti stessi si erano formati l\u00ec, erano persone magnifiche. Terminai la Scuola di interpreti nel \u201957. All\u2019esame finale eravamo pochissimi, solo in 5. Il fatto di avere tre \u201clingue madri\u201d mi serv\u00ec molto nel mio lavoro e, da libera professionista, ne ebbi sempre tanto. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Come andasti a finire in Sicilia?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">All\u2019universit\u00e0 feci un incontro &#8211; per me vitale &#8211; con uno studente inglese buddista che mi introdusse alla nonviolenza. Ne rimasi folgorata. Poco dopo lessi un articolo su Danilo Dolci, che veniva chiamato \u201cil Gandhi siciliano\u201d, per cui andai a trovarlo a Partinico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Quale fu la prima impressione?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Terribile. Arrivammo all\u2019ora di pranzo, io naturalmente ero vegetariana, e quando arrivai lui stava mangiando una bistecca! A me si strinse il cuore. Danilo era bravissimo, cap\u00ec subito che il fatto che io conoscessi l\u2019inglese e il francese gli sarebbe stato utilissimo e io mi lasciai convincere volentieri a stare l\u00ec. Nel frattempo mi ero fatta un cliente importante, \u201cIl centro internazionale per l\u2019insegnamento del giornalismo\u201d di Strasburgo: lavoravo al loro seminario annuale di un mese e con quel guadagno campavo il resto dell\u2019anno a Partinico. Rimasi quasi due anni con Danilo Dolci, ma presto cominciai a sentirmi a disagio. Quando chiedevo alle mie vicine \u201cPerch\u00e9 non venite alle iniziative di Danilo?\u201d rispondevano che s\u00ec, era un uomo buono che si era preso in moglie la vedova di un pescatore con 6 o 7 figli, ma non capivano cosa ci facesse l\u00e0. Cos\u00ec col tempo ho capito che, tranne qualche eccezione, le iniziative proposte da Danilo avevano poco seguito perch\u00e9 i metodi di lotta nonviolenta che lui proponeva, come lo sciopero della fame, non appartenevano alla cultura locale. E i mariti delle mie vicine mi dicevano: \u201cMa come lo sciopero della fame? io vado a letto tutte le sere con la fame\u2026\u201d. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Cara Vera, ci restituisci con le tue parole una figura di Danilo Dolci pi\u00f9 \u201cumana\u201d, con i suoi limiti, mentre forse in tanti siamo stati abituati a idealizzarla.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Danilo \u00e8 stato utilissimo perch\u00e9 ha fatto conoscere la miseria della Sicilia, l\u2019analfabetismo, la disoccupazione, la mafia (anche se va detto che la mafia non gli ha mai torto un capello, per fortuna). Dove ero molto severa io? Nel fatto che lo vedevo utilizzare, a fin di bene certo, ma pur sempre utilizzare, la Sicilia e i siciliani. Un esempio: era l\u2019anno in cui lo Sputnik russo and\u00f2 in orbita e lui mand\u00f2 noi volontari a fare inchieste, chiedendo: \u201cCosa pensi di questo razzo che va verso la luna?\u201d. A me era toccata la regione delle Madonie, una regione di grande emigrazione, dove erano rimasti vecchi e bambini. Le risposte che mi arrivavano erano del tipo: \u201cEh no! Non va bene un razzo sulla luna, le cose del Signore non si toccano!\u201d. Danilo us\u00f2 come esempio questa frase per dimostrare il &#8220;basso livello tecnico-culturale\u201d dei siciliani! Non era vero, perch\u00e9 per esempio gli operai del cantiere navale facevano tutt\u2019altri discorsi. C\u2019erano insomma queste forzature. Ti do un altro esempio: c&#8217;erano molte visite, persone importanti, uno di questi &#8211; Ren\u00e9 Dumont &#8211; era un agronomo francese, consulente della FAO, persona eccezionale. Era venuto a conoscenza di questa esperienza e io lo accompagnavo, sempre per la questione della lingua. Ricordo che Danilo lo port\u00f2 a vedere una collina coltivata verticalmente, \u201ca rittochino\u201d si dice, facendogli notare che i contadini coltivando in quel modo perdevano i semi con la pioggia. Ren\u00e9 Dumont mi chiese di tornarvi il giorno dopo, guard\u00f2 pi\u00f9 attentamente la terra e disse: \u201channo ragione i contadini, questa terra \u00e8 argillosa, se arassero nell\u2019altro senso l\u2019acqua piovana stagnerebbe e i semi marcirebbero\u2026\u201d Per me non era accettabile forzare su questo presunto \u201cbasso livello tecnico culturale dei contadini\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Come te la cavavi col siciliano?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Benissimo, l\u2019ho adorato subito. Io parlavo molto con la gente, la mia casa era piena di bambini che entravano e uscivano, le vicine mi portavano da mangiare. L\u2019ho imparato presto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Dopo due anni, lasciasti.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Si, furono i miei vicini che erano comunisti e mi introdussero a quel partito. Io ero da poco in Italia e non sapevo niente della politica, la mia famiglia era antifascista, ma anche anticomunista. Invece questa famiglia siciliana mi raccontava che \u201cno, \u00e8 una cosa bellissima, tutti i proletari del mondo si uniranno, faremo un mondo pi\u00f9 bello!\u201d Erano entusiasti, anche se semianalfabeti. C\u2019era un ideale splendido che li faceva lottare. Allora ho pensato: \u201cMa forse sono comunista?!\u201d Nel frattempo, a Danilo Dolci era stato assegnato il premio Lenin per la Pace, consisteva in 17 milioni di lire, tanti soldi. Lui assunse Michael Faber, uno che aveva fatto il piano di sviluppo della Rhodesia; questi arriv\u00f2 con la famiglia e disse: \u201cProvo per tre mesi e poi vediamo\u201d. Faber chiese i dati della Sicilia occidentale, ma non c\u2019erano, e Danilo la fece facile mandando noi volontari in giro a raccoglierli. Io ero la responsabile dei volontari, c\u2019era qualche italiano e qualche straniero, ma nessun siciliano. Per me era tragico, dal momento che Danilo andava in giro per l\u2019Europa raccontando della situazione in Sicilia e chiedendo l&#8217;aiuto di volontari: spesso cos\u00ec arrivavano le persone pi\u00f9 inutili&#8230; cosa potevo far fare ad un norvegese esperto in triangolazioni che non sapeva una parola di italiano? Insomma le cose si complicavano, ci si perdeva d\u2019animo e in 4 o 5 decidemmo di lasciare. <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_1422579\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/San-Giovanni-sezione-pci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1422579\" class=\"wp-image-1422579\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/San-Giovanni-sezione-pci.jpg\" alt=\"\" width=\"372\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/San-Giovanni-sezione-pci.jpg 469w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/San-Giovanni-sezione-pci-201x300.jpg 201w\" sizes=\"auto, (max-width: 372px) 100vw, 372px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1422579\" class=\"wp-caption-text\">San Giovanni, sezione PCI<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Andai a Palermo alla federazione del PCI, suonai alla porta e al compagno che mi apr\u00ec dissi: \u201cCredo di essere comunista e vorrei parlare con voi.\u201d Mi guard\u00f2 con sospetto (poi me lo raccont\u00f2, quando diventammo amici) e mi port\u00f2 da Napoleone Colajanni, persona raffinata, che cap\u00ec subito che ero una studentessa borghese benintenzionata. Colajanni mi diede tre libri da leggere per capire se ero davvero comunista. \u201cIl Manifesto\u201d, \u201cChe fare?\u201d, \u201cUn passo avanti e due indietro\u201d. Dopo averli letti ritornai pi\u00f9 convinta di prima; mi disse che a quel punto mi mancava l\u2019esperienza pratica e mi mand\u00f2 in un comune dove si votava fuori turno per dei brogli alle elezioni precedenti. Disse che era una roccaforte della mafia dove il partito era molto debole e non avevamo nulla da perdere. Cos\u00ec andai a Caccamo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>E l\u00ec cosa \u00e8 avvenuto?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Arrivai sulla piazza, dove mi avevano detto che c\u2019era la sezione, con la mia utilitaria ancora targata Ginevra. Salii e vidi una stanza squallida, qualche panca intorno al muro, dei manifesti alle pareti con Stalin, Togliatti e in mezzo Santa Rita, la santa dei miracoli impossibili. Uno si alz\u00f2 e mi disse: \u201cChi sei? Cosa vuoi?\u201d Io: \u201cMi manda il partito. Sono venuta a vedere se si pu\u00f2 presentare una lista, fare una campagna elettorale\u2026\u201d. &#8220;No, no!\u201d, mi rispose, \u201cQua c\u2019\u00e8 la mafia e non si pu\u00f2 fare niente&#8221;. Mi raccontarono storie di ammazzatine, anche di un compagno, Filippo Intili, ammazzato su un monte l\u00ec vicino, a colpi di accetta. Un giovane compagno per\u00f2 mi disse: \u201cMa noi dobbiamo lottare! Cerchiamo di fare qualcosa! Io, per esempio, sono giovane e non posso lavorare, non trovo lavoro, perch\u00e9 sono comunista\u201d. Eravamo in piena campagna elettorale, quindi si potevano fare comizi, parlare in pubblico, senza permessi. Cos\u00ec ci lanciammo in questa campagna elettorale, con me che non sapevo cosa fosse la mafia. Non avevo nessuna soggezione. A Partinico non se ne parlava, tanto meno la si respirava. Invece qui il territorio e la vita ne erano intrise. Capii velocemente cosa volesse dire la mafia nella vita quotidiana delle persone, la mafia si sostituiva alle istituzioni, allo stato. Anche i carabinieri\u2026. Quando andai alla stazione dei carabinieri, dal maresciallo, a dirgli: \u201cGuardate che io domani vado con i miei compagni sul feudo a dividere il grano secondo la legge\u201d lui mi rispose: \u201cDica a chi la manda che \u00e8 un fetente\u201d. Io insistetti perch\u00e9 mi aiutassero a far rispettare la legge e lui mi url\u00f2 pi\u00f9 forte la stessa frase. Io gli dissi: \u201cSe non viene domani il fetente \u00e8 lei!\u201d E andai via sbattendo la porta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">C\u2019\u00e8 da aggiungere che in quel periodo nelle campagne di Caccamo era ospitato un latitante, Michele Greco, il quale ogni pomeriggio alle cinque veniva al bar centrale a giocare a carte. In quelle ore la stazione dei carabinieri rimaneva chiusa, sbarrata. Questa era la mafia. Io ne sapevo poco, ma sapevo che era qualcosa di inaccettabile, da combattere. Affrontavo i mafiosi di petto. I miei compagni mi avevano messo a fianco un guardaspalle, il compagno Giorgio, piccolino, arrabbiatissimo, che poi ho saputo che \u201c<em>caminava vestuto<\/em>\u201d, ovvero con un lungo coltello nascosto. Un giorno, sul corso mi avvicinarono due giovani ben vestiti, e mi dissero che volevano conoscermi, offrirmi un caff\u00e8. Io guardai Giorgio che fece s\u00ec con la testa. Ci sedemmo al bar e questi cominciarono chiedendomi se fossi fidanzata, sposata\u2026 Io cominciavo a spazientirmi, mentre Giorgio mi dava dei colpi da sotto. Loro continuarono: \u201cPerch\u00e9 se vuole sposare un notaio a Bolzano o un professore a Torino, glielo troviamo noi\u2026\u201d. Giorgio allora mi trascin\u00f2 via, dicendomi a gran voce che non avevo capito la minaccia\u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Il titolo del mio libro \u201cTempo di lupi e di comunisti\u201d, che racconta nei dettagli questa storia, richiama un episodio di quel periodo: in piena campagna elettorale eravamo andati a San Giovanni, una frazione sperduta, a tenere un\u2019assemblea. Stavamo preparandoci a partire con la mia Topolino piena di compagni quando scoppia un temporale tremendo, ci facciamo coraggio, arriviamo, la porta si spalanca col vento e parte un grande applauso perch\u00e9 gi\u00e0 non ci aspettavano pi\u00f9. Si alza una vecchia e dice con tono solenne: \u201cTempo di lupi e di comunisti!\u201d. Solo i lupi e i comunisti uscivano con quel tempo&#8230; E\u2019 stata un\u2019assemblea particolare, densa di emozione, come spesso accadeva, e ancora adesso non riesco a spiegarmelo. Come mai io che venivo da un altro pianeta, famiglia borghese, Egitto, Svizzera, universit\u00e0\u2026 Eppure li adoravo e loro pure. Uno stesso interesse profondo. In quell\u2019assemblea a San Giovanni furono le donne a farsi sentire &#8211; una volta tanto &#8211; e a spiegarmi quanto soffrissero per essere analfabete. La loro consapevolezza , che ho spesso incontrato, mi commuoveva. Davano importanza al sapere leggere e scrivere quanto al mangiare. Mi facevano capire che bisognava realizzare un mondo migliore. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Alla sezione di Caccamo facevamo la lettura a voce alta di articoli de <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><i>l\u2019Unit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">, leggevo io, poche righe, le rileggevo e discutevamo, e mi accorgevo che loro capivano sempre di pi\u00f9 che potevano e dovevano pensare oltre il quotidiano, il qui ed ora, e pensare ai problemi della societ\u00e0, in grande. Si elevavano, e io con loro. Pensavamo insieme allo sfruttamento, al lavoro, ai problemi economici e sociali. Era una sorta di comunione nella quale ci aiutavamo a vicenda a prendere coscienza del mondo. Ecco perch\u00e9 oggi, 65 anni dopo, ancora mi commuovo a pensare a Caccamo. Quando la Rai fece qualche anno fa un documentario su questa mia esperienza, il fatto che a presentarlo fu il procuratore antimafia mi colp\u00ec moltissimo. Finalmente, dopo tanti anni, un\u2019istituzione dello Stato apprezzava quello che avevamo fatto. Perch\u00e9 noi in quegli anni, dalle istituzioni, non avemmo mai un cenno di risposta alle nostre richieste. Anche il partito, in fondo, non aveva capito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Com\u2019era la tua giornata tipo?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Arrivavo in tarda mattinata, mi portavo un frutto o un panino per il pranzo, andavo in sezione, ascoltavo, poi andavo in giro per il paese. Vedevo porte, finestre e scuri che si chiudevano al mio passaggio. Allora capii che un buon luogo per trovare la gente erano le fontanelle, dove le donne stavano molto tempo ad aspettare che arrivasse l\u2019acqua, perch\u00e9 l\u2019acqua arrivava in genere un\u2019ora al giorno ma non si sapeva quando. Cos\u00ec parlavo con loro e gli dicevo: \u201cMa la vostra vita non vale proprio niente? Sapete che la moglie del mafioso che sta l\u00ec, ha l\u2019acqua in casa, sempre\u2019?\u201d. A volte andavo a casa dei compagni, dove spesso l\u2019uomo era nei campi, si mangiava uova e formaggio e poco altro. Poi si leggeva il giornale e si faceva qualche riunione in sezione. Si preparavano le azioni del giorno dopo. Invece poi, quando sono stata eletta, andavo in Comune a vedere i bilanci, e l\u2019impiegata mi sbatteva le porte in faccia, gridando \u201cE\u2019 roba nostra!\u201d. Io dicevo con calma che ero stata eletta e lei mi gridava: \u201cChe eletta ed elettaaaa!!!!\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Le elezioni furono un successo inaudito: venimmo eletti in 4 &#8211; 4 su 30 &#8211; e per la prima volta il PCI entr\u00f2 nel consiglio comunale. Il giorno della prima riunione noi 4 consiglieri sfilammo insieme per il corso e le donne sedute davanti alla loro porta si facevano il segno della croce: io credevo fosse un augurio, poi capii che era uno scongiuro\u2026 Quando arrivammo il messo comunale ci fece entrare nella sala consiliare e ci accompagn\u00e0 alle nostre sedie: erano 4 sedie nere, quando tutti ce le avevano bianche. Vidi davanti a me, accanto alla postazione del sindaco e del segretario, una poltrona di pelle. Chiesi per chi fosse e il messo mi spieg\u00f2 che quella era la poltrona di don Peppino, cio\u00e8 del capomafia! A causa della fedina penale sporca non poteva essere eletto, ma sedeva di autorit\u00e0 all\u2019interno del consiglio comunale e in una poltrona! Io andai e mi ci sedetti, tranquillamente. La sala, che era piena di consiglieri, si svuot\u00f2, per la paura di essere chiamati a testimoniare! Dopo poco torn\u00f2 il messo e disse che doveva togliere quella poltrona che ormai non serviva pi\u00f9, cos\u00ec mi alzai e lui la tolse. Quella storia mi \u00e8 rimasta ben impressa.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_1422589\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Caccamo-ecco-il-punto-2-docx.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1422589\" class=\"wp-image-1422589\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Caccamo-ecco-il-punto-2-docx.jpg\" alt=\"\" width=\"334\" height=\"499\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Caccamo-ecco-il-punto-2-docx.jpg 402w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Caccamo-ecco-il-punto-2-docx-201x300.jpg 201w\" sizes=\"auto, (max-width: 334px) 100vw, 334px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1422589\" class=\"wp-caption-text\">Caccamo, &#8220;Ecco il punto&#8221;<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Tornando ad allora: la lotta per la divisione del raccolto fu durissima. Era tradizione consolidata in tutta la Sicilia che il raccolto si dividesse a 50 e 50 e i semi e il concime li mettesse il mezzadro, malgrado la legge Gullo che divideva il raccolto a 60% al mezzadro e 40% con sementi e concime a carico del padrone. I mezzadri conoscevano la legge, ma dicevano \u201cNon si pu\u00f2\u2026\u201d. Invece parlammo con molti di loro dicendo e ripetendo che si poteva. Chiedemmo aiuto anche ai dirigenti politici, ma nessuno volle venire a Caccamo. Un bel giorno, ci eravamo ben preparati, andammo sul feudo di un certo Ciaccio, dove c\u2019erano dei mezzadri nostri che si erano impegnati a provarci, a forzare, a dividere secondo la legge: 60 e 40. Arrivai sul posto con due compagni, Ciaccio ci aspettava, gi\u00e0 lo sapeva, venne verso di me e grid\u00f2: \u201c<em>Chi \u00e8 questa fimmina tinta?<\/em>\u201d (donna cattiva). Io gli tesi la mano per presentarmi e gli dissi: \u201cBuongiorno signor Ciaccio mi chiamo Vera Pegna\u201d. Lui cominci\u00f2 a inveire, urlando. Io dissi che eravamo venuti ad applicare la legge, lui grid\u00f2 che l\u00ec la legge \u00e8 una sola, la sua, cominci\u00f2 a minacciare chi stava per separare il grano e i mezzadri cominciarono a esitare. Come sempre in quelle occasioni c\u2019erano le famiglie e i bambini, e le donne iniziarono a piangere e a pregare mentre Ciaccio urlava con la bava alla bocca. La situazione era molto tesa, allora dissi che andavamo a chiamare i carabinieri, e Ciaccio url\u00f2 che li chiamava lui e parl\u00f2 all\u2019orecchio di suo figlio. In realt\u00e0 mandava a chiamare il capomafia! A quel punto capimmo che la situazione era troppo tesa. I mezzadri non avevano il coraggio, davanti a noi, di tornare alla vecchia usanza. Cos\u00ec decidemmo di toglierci di mezzo, dicendo qualcosa del tipo che chi avesse preso la sua giusta parte non solo avrebbe avuto un po\u2019 di raccolto in pi\u00f9, ma avrebbe portato a casa la sua dignit\u00e0, e con le lacrime agli occhi ce ne andammo. Quando arrivammo in paese, distrutti, dissi: \u201cFacciamo un comizio!\u201d. Il barbiere, dopo molte esitazioni, ci attacc\u00f2 la corrente per l\u2019altoparlante e cominciai a raccontare la storia. Vennero in tanti, erano curiosi, l\u2019esperienza era fresca. Raccontavo: \u201cCiaccio chiama il figlio e gli dice di andare a chiamare i carabinieri\u2026 Il figlio, meschinetto, sbaglia l\u2019uscio e va da don Peppino!\u201d Risata generale! Il barbiere stacc\u00f2 la spina e la mia voce si spense. In quel momento preciso, sent\u00ec\u00ec \u201cBella ciao\u201d in lontananza e vidi una macchina con sopra un grande simbolo del partito: erano i compagni di Milano mandati a sostenere la campagna elettorale regionale. Uno scese, mi tese un megafono e la mia voce di nuovo riemp\u00ec la piazza. Quel compagno si chiamava Paolo ed \u00e8 stato il mio compagno di vita per molti anni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Come fin\u00ec il periodo a Caccamo? <\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Beh, la seconda minaccia fu pi\u00f9 esplicita: una sera avevo da poco lasciato Caccamo e, lungo i tornanti che scendono verso Termini Imerese, una macchina si accost\u00f2 alla mia spingendomi verso il burrone. Mi fermai a pochi centimetri dal vuoto e la macchina sfrecci\u00f2 via. Quando il giorno dopo lo dissi ai compagni mi chiesero: \u201cDove, quale curva?\u201d. Vedo ancora le loro facce tirate mentre mi raccontano che quella era la curva dove avevano ammazzato quello e poi quell\u2019altro\u2026 Rimanemmo in silenzio a lungo. Subito dopo &#8211; eravamo nel \u201962 \u2013 ci fu la strage dei Ciaculli . A Palermo in uno scontro tra due clan mafiosi una Giulietta carica di tritolo salt\u00f2 per aria uccidendo sette carabinieri, una strage. Il giorno dopo il giornale <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><i>l\u2019Ora<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"> usciva con le foto dei capimafia probabili mandanti: uno era don Peppino Panzeca di Caccamo che si diede subito alla latitanza. L\u2019articolo raccontava che don Peppino era capo di un grande mandamento che trafficava eroina e anche presidente del tribunale della mafia della Sicilia Occidentale. Noi non sapevamo che era un pezzo da novanta e la cosa ci spavent\u00f2 ancora di pi\u00f9. Nessuno al partito ci diede ascolto. Decisi di andarmene.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Come hai fatto ad inserirti cos\u00ec bene? Tu giovane donna del nord, da sola, al volante\u2026<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Forse perch\u00e9 era cos\u00ec sincera la mia indignazione e cos\u00ec diverso il mio modo di affrontare la mafia. Una volta un compagno mi disse \u201ctu nostra sorella sei, <em>frate e sore<\/em>, <em>core a core<\/em>\u201d. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Ricordi in qualche modo Peppino Impastato?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Certo, anche se non l\u2019ho conosciuto. E<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">ntrambi usammo l\u2019ironia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Quando tornai a Caccamo nel 2015 ci fu un\u2019assemblea partecipatissima, incredibile, c\u2019erano molti giovani che mi dicevano \u201cNoi vogliamo combattere la mafia, ma non abbiamo esempi di antimafia!\u201d. \u201cVi sbagliate\u201d- dissi- \u201cCi sono stati compagni ammazzati, che dovete riscoprire, ricordare\u2026 Io magari sono stata pi\u00f9 visibile, ma loro sono andati fino in fondo e sono morti\u201d. Feci notare che un compagno, Intili, ammazzato ad accettate, non aveva neanche una tomba in cimitero. Andammo poi insieme al sindaco a ricostruire dove fosse stato ammazzato e posammo un cippo lass\u00f9 e una lapide in cimitero con una bella cerimonia. La mafia ha perfino il potere di cancellare chi ha lottato contro di lei.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>E dopo la Sicilia?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Mi sono trasferita a Milano e ho vissuto con Paolo. Ho ripreso il mio lavoro, che ho amato molto, di interprete di conferenza, e militato nella vivace sezione del PCI, dove c\u2019era anche Rossana Rossanda. L\u00ec abbiamo fatto rivivere le cellule: quella della Scala, quella dei pompieri, dell\u2019INPS\u2026 Sono uscita dal partito nel \u201969 insieme ad altri 17 compagni, sul Viet Nam, perch\u00e9 la federazione comunista di Milano voleva che \u201climassimo\u201d le nostre posizioni e non dicessimo pi\u00f9, con i vietnamiti, \u201cRivoluzione fino alla vittoria\u201d\u2026 Insomma, dovevamo smetterla di parlare di rivoluzione. Fu uno scontro durissimo e alla fine uscimmo, poco dopo la vicenda del Manifesto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Negli anni \u201990 diventai rappresentante dell\u2019UAAR (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) presso la FHE, Federazione umanista europea, l\u2019organizzazione ombrello di tutte le associazioni laiche, umaniste, atee, agnostiche, di liberi pensatori e di non credenti. Secondo il giurista Margiotti Broglio la met\u00e0 della popolazione europea \u00e8 indifferente alle religioni, atea, agnostica, umanista, senza trascendenza, eppure presso l\u2019Unione Europea la FHE aveva un unico rappresentante, a differenza della cinquantina dei rappresentanti religiosi, compresa Scientology e qualche altra setta\u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Le tue parole sono ancora importanti per i giovani.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Me ne sono accorta nel 2019, nella campagna elettorale per le europee che feci nelle isole, come candidata nella lista \u201cLa Sinistra\u201d: ho incontrato dei giovani compagni, attivisti, magnifici, commossi che una compagna \u201cstorica\u201d, come mi chiamavano, facesse campagna elettorale a 85 anni. Loro faticano a vedere il futuro, il loro e quello del pianeta, il momento \u00e8 tragico. D\u2019altra parte sta sempre a noi scegliere se subire quello che di orribile ci tocca vedere in questo mondo o reagire, dando in qualche modo un contributo attivo per cercare di migliorare le cose, almeno intorno a noi. Cos\u00ec dicevo e dico loro che ci sono tantissimi movimenti che si raggruppano spesso su un solo tema (l\u2019acqua, l\u2019immigrazione, o altro). Dico loro: &#8220;Fatelo, impegnatevi, date il meglio di voi stessi, non vi risparmiate&#8221;. Penso che questo sia il modo migliore per avere una vita con delle soddisfazioni e poi si tessono relazioni meravigliose con altre persone.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Due parole che ti ho sentito usare parecchio: giustizia ed intransigenza.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Tutte le proteste, gli scioperi, sono dovute a ingiustizie, a quello che percepiamo come un\u2019ingiustizia. Quindi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo coltivare la giustizia. Riporto le parole di Gandhi: \u201cUn compromesso \u00e8 giusto se ti avvicina al tuo obiettivo\u201d. Io ho scelto un\u2019estrema intransigenza sui principi, sulla correttezza nel modo di comportarmi e ho scelto anche la mitezza, che non \u00e8 da deboli, da sottomessi o da rinunciatari, anzi, la mitezza \u00e8 dei forti. Valorizzi molto di pi\u00f9 le tue idee e i tuoi principi se non li urli, non li butti in faccia agli altri e se vivi in modo sobrio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><b>Un\u2019ultima domanda: \u00e8 difficile il compromesso tra la vita pubblica e quella privata?<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Calibri, serif;\">Si, io ho una figlia e dei nipotini, \u00e8 difficile, ma \u00e8 la qualit\u00e0 del tempo che hai passato o che passi con loro che conta, non tanto la quantit\u00e0. Puoi stare con loro tutto il giorno e starci distrattamente, puoi starci poco, ma dando significato e valore allo stare insieme. Io ho un nipotino di 14 anni che si dice comunista e vegetariano, vi pare poco?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della presentazione del libro di Vera Pegna &#8220;Autobiografia del Novecento. Storia di una donna che ha attraversato la Storia&#8221; edito dal Saggiatore, abbiamo avuto la fortuna di incontrarla e intervistarla. 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