{"id":1415084,"date":"2021-08-18T09:22:40","date_gmt":"2021-08-18T08:22:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1415084"},"modified":"2021-08-18T09:46:48","modified_gmt":"2021-08-18T08:46:48","slug":"belgrado-la-mostra-il-compagno-tito-e-morto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/08\/belgrado-la-mostra-il-compagno-tito-e-morto\/","title":{"rendered":"Belgrado: la mostra \u00abIl Compagno Tito \u00e8 morto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">\u00abTito \u00e8 stato il simbolo pi\u00f9 riconoscibile, rilevante e inviolabile della Jugoslavia socialista, e in questa cornice ci occupiamo soprattutto di questo aspetto. La sua morte ha finito col decapitare l\u2019ordine simbolico e col causare una drammatica crisi nella societ\u00e0 jugoslava, cui questa ha risposto attraverso manifestazioni collettive, di massa, e con varie forme di comunicazione simbolica: onori, irruzioni emotive incontrollate, funerali, canti, doni, celebrazioni. Alcuni hanno visto l\u2019evento come un\u2019occasione di cambiamento, e sono seguite critiche, provocazioni e controversie. In quel dramma collettivo, attraverso il quale \u00e8 passata la Jugoslavia socialista, abbiamo individuato tre livelli: il primo \u00e8 ufficiale &#8211; statale, normativo; il secondo \u00e8 popolare &#8211; diretto, personale; il terzo \u00e8 oppositivo o contestativo. Combinando questi livelli, potremo contribuire ad una comprensione migliore della complessit\u00e0 della Jugoslavia socialista e del ruolo stesso di Tito, nonch\u00e9 della loro eredit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec Tatomir Toroman, etnologo presso il Museo della Jugoslavia, a Belgrado, curatore della mostra <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.muzej-jugoslavije.org\/en\/exhibition\/umro-je-drug-tito\">\u00abIl Compagno Tito \u00e8 morto\u00bb<\/a><\/u><\/span>, in corso dal 25 maggio e fino al 25 maggio 2022, incorniciata cio\u00e8 nella ricorrenza simbolica del 25 maggio, giornata di una delle celebrazioni pi\u00f9 caratteristiche del socialismo jugoslavo. La <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/05\/25-maggio-giornata-della-gioventu-e-raffigurazioni-della-memoria\/\">\u00abGiornata della Giovent\u00f9\u00bb<\/a><\/u><\/span> (Dan Mladosti) trovava infatti la sua ricorrenza proprio il 25 maggio, compleanno non ufficiale di Tito. Sebbene la sua data di nascita fosse in realt\u00e0 il 7 maggio, egli stesso modific\u00f2 la data nel 25 maggio, per commemorare l\u2019epopea che si consum\u00f2 quel giorno, nel 1944, quando riusc\u00ec a sfuggire ad un assalto nazista, nel pieno della lotta partigiana, presso Drvar. In quella che sarebbe passata alla storia come la \u00abSettima Offensiva Nemica\u00bb, i paracadutisti delle Waffen SS si lanciarono contro il quartiere partigiano di Drvar (Bosnia) per catturare Tito, che sembr\u00f2 essere senza scampo, trincerandosi nella difesa del presidio; l\u2019eroica azione di poche decine di studenti partigiani, armatisi con le armi sottratte ai nazisti, diede corpo a una strenua resistenza, dando modo a Tito di sfuggire all\u2019assalto. Quel 25 maggio assurse, allora, a vera e propria giornata di rinascita, di riscossa e di palingenesi, oltre che, tra vari altri, a mito costituente della Jugoslavia socialista.<\/p>\n<p align=\"justify\">La \u00abGiornata della Giovent\u00f9\u00bb costituiva, in Jugoslavia, non solo il riverbero di un mito costituente, ma anche un vero e proprio <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"http:\/\/www.campodellacultura.it\/discutere\/i-luoghi-della-memoria\">\u201cluogo della memoria\u201d<\/a><\/u><\/span>: riduttivo banalizzarlo a mera celebrazione di culto della personalit\u00e0, pi\u00f9 opportuno considerarlo, invece, come uno di quei momenti in cui, ripercorrendo la traccia della storia e del mito, la memoria collettiva, nella pratica sociale, veniva rivissuta, e la narrazione pubblica, nell\u2019evento celebrativo, aggiornata. Era, in fondo, una celebrazione della \u00abgiovent\u00f9 del socialismo\u00bb e, prima ancora, della \u00abfratellanza e unit\u00e0\u00bb tra i popoli e le nazionalit\u00e0 della Jugoslavia, al tempo stesso, federale e socialista, una delle ragioni fondative della federazione. Come si diceva: \u00absei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito\u00bb. In quarant\u2019anni, dal 1945 al 1988, ventimila testimoni della staffetta hanno percorso in lungo e in largo la Jugoslavia. Non a caso, proprio il Museo della Jugoslavia, con la raccolta gi\u00e0 nota come \u201cFigure se\u0107anja\u201d (<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.muzej-jugoslavije.org\/en\/exhibition\/figure-secanja\">\u00abRaffigurazioni della Memoria\u00bb<\/a><\/u><\/span>), ne conserva oggi una straordinaria collezione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con questa nuova mostra, \u00abIl Compagno Tito \u00e8 morto\u00bb, ancora il Museo della Jugoslavia, dunque, sviluppa la riflessione su argomenti e fatti, temi ed eventi che appartengono alla storia della Jugoslavia del Novecento, stavolta letti attraverso la vicenda umana e pubblica di Tito. Non a caso, la mostra \u00e8 tutt\u2019altro che retorica o celebrativa: da un lato, rende evidente la caratura complessa e multidimensionale di una figura, peraltro, cruciale non solo della storia jugoslava ma dell\u2019intero Novecento (e questa \u201cinquadratura\u201d \u00e8 pi\u00f9 che palese nell\u2019organizzazione della mostra); dall\u2019altro, a partire dalla morte di Tito, mostra l\u2019incertezza sociale che ne \u00e8 seguita, come indica l\u2019ampio spazio riservato alle reazioni a livello di massa e alle voci delle persone comuni, i cittadini e le cittadine della Jugoslavia, nell\u2019immediatezza e dopo la morte di Tito. Il tutto attraverso una vasta e multiforme carrellata di materiali e fotografie, documenti e stampe, immagini e poster, manufatti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come ricorda un altro momento della mostra, infatti, \u00abin occasione della morte del presidente Tito, fu rispettato il lutto nazionale dal 5 all\u20198 maggio 1980 in tutta la Jugoslavia. Fu durante queste giornate di lutto, spesso ricordate come le <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.grafickikolektiv.org\/html\/en\/krozdurbingk%20gmatic.php\">\u00abGiornate del dolore e dell\u2019orgoglio\u00bb<\/a><\/u><\/span>, che una serie di foto con lo stesso nome fu realizzata a Belgrado a cura di Goranka Mati\u0107. Un totale di settanta fotografie mostravano allora vetrine di negozi in cui i ritratti di Tito venivano esposti e decorati con nastri neri. Questa inusuale manifestazione del lutto, avviata spontaneamente dai cittadini e dalle cittadine, si svolgeva al di l\u00e0 dei protocolli ufficiali, e delle modalit\u00e0 commemorative rigorosamente regolamentate\u00bb. \u00c8 questa, del resto, una delle chiavi di lettura possibili di questa mostra: da una parte, la prossimit\u00e0 del dolore, con quell\u2019insieme di manifestazioni personali e pubbliche che finirono per accompagnare uno dei pi\u00f9 gravi eventi della storia del secondo Novecento; dall\u2019altra, il riconoscimento, vasto e risonante, di <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/www.lastoriatutta.org\/l\/e-morto-il-compagno-tito\">una grande figura della storia<\/a><\/u><\/span>, non solo del socialismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTito \u00e8 stato il simbolo pi\u00f9 riconoscibile, rilevante e inviolabile della Jugoslavia socialista, e in questa cornice ci occupiamo soprattutto di questo aspetto. 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