{"id":1415,"date":"2009-09-25T00:00:00","date_gmt":"2009-09-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2009-09-25T08:54:05","modified_gmt":"2009-09-25T08:54:05","slug":"dalle-parole-ai-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2009\/09\/dalle-parole-ai-fatti\/","title":{"rendered":"Dalle parole ai fatti"},"content":{"rendered":"<p>di Angelo Baracca<\/p>\n<p>A Obama va il grande merito di avere finalmente riportato nell\u2019agenda politica il problema del disarmo nucleare (anche se Putin prima di lui aveva proposto riduzioni). Io penso che Obama creda veramente in quello che dice. Ma tra il dire e il fare &#8230; (basta pensare a come sono naufragate le buone intenzioni sul conflitto Israele Palestina). Un Presidente degli Stati Uniti non potr\u00e0 mai abdicare al compito di mantenere la supremazia mondiale degli Usa, oggi in primo luogo militare, n\u00e9 di ledere gli interessi del poderoso complesso militare industriale.<br \/>\nPer ora si tratta di parole, la cui rilevanza principale sta forse nel fatto che per la prima volta almeno dalla fine della Guerra Fredda, e dopo l\u2019incontro con Medvedev, sono pronunciate dal Consiglio di Sicurezza, in cui siedono le potenze nucleari, con l\u2019esclusione di Israele, India e Pakistan (e, se vogliamo, Nord Corea). Quelle potenze che 39 anni fa avevano sottoscritto l\u2019art. 6 del Trattato di Non Proliferazione (Tnp), che impegnava ad avviare trattative in buona fede per arrivare al disarmo nucleare, ma poi hanno fatto fallire sette Conferenze di revisione. Obama ora afferma che i trattati, e il diritto internazionale devono essere rispettati: non \u00e8 poco visti gli scempi del suo predecessore.<br \/>\nN\u00e9 questa resipiscenza del Consiglio di Sicurezza sembra riflettere volont\u00e0 incrollabili. In diplomazia le parole pesano, e la Francia ha preteso che l\u2019obiettivo di un mondo libero da armi nucleari fosse sostituito con le parole \u201ccreare le condizioni\u201d per tale obiettivo. D\u2019altra parte tanto Sarkozy quanto Gordon Brown hanno subito ribadito la loro preoccupazione che le azioni intraprese contro Iran e Corea del Nord non siano sufficienti: porre la priorit\u00e0 su questi problemi (reali, ma non dirimenti) rischia di frapporre ulteriori ostacoli o pretesti, mentre nessuno, tra i potenti, si decide a denunciare il problema principale su questo cammino, e cio\u00e8 l\u2019arsenale nucleare di Israele!<br \/>\nIn sede Onu \u00e8 stato sottolineato come, per rendere vincolanti le decisioni future, occorre rendere pi\u00f9 vincolanti le restrizioni sulle esportazioni nucleari: Obama ha promesso (?) in tempi brevi un trattato di sospensione della produzione di materiali fissili (Fmct), su cui i negoziati stagnano da tempo, ma non si pu\u00f2 mancare di ricordare il perfido accordo di scambio di tecnologie nucleari con l\u2019India voluto da Bush, che ha avallato lo status nucleare di un paese al di fuori del Tnp.<br \/>\nNel pomeriggio (sera da noi) vi \u00e8 stata anche una conferenza sul Trattato di bando totale dei test nucleari (Ctbt): gli Usa avevano bocciato la ratifica nel 1999, vediamo che impegni prenderanno.<br \/>\nUna nota positiva \u00e8 che Obama, per quanto riguarda gli Usa, ha rifiutato un primo draft della nuova Nuclear Posture Review, chiedendo di includere opzioni pi\u00f9 restrittive: riduzione dell\u2019arsenale a centinaia piuttosto che migliaia di testate, restrizioni delle condizioni per l\u2019uso delle armi nucleari, ma anche la ricerca di metodi atti a garantire l\u2019affidabilit\u00e0 delle testate senza ricorrere ai test. Non si pu\u00f2 mancare di sottolineare in primo luogo come il mantenimento dell\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019arsenale nel futuro appaia in contrasto con la volont\u00e0 di eliminarlo, mentre i metodi sviluppati a tale scopo consentono anche la progettazione di armi nucleari nuove (del resto \u00e8 entrata in funzione pochi mesi fa, al Lawrence Livermore National Laboratory, la National Ignition Facility, gigantesco impianto militare dotato di 192 super-laser per testare la fusione nucleare).<br \/>\nIl cammino comunque si prospetta lungo e irto di ostacoli, trabocchetti e imprevisti. Un test cruciale sar\u00e0 la prossima Conferenza di Revisione del Tnp nel 2010.<br \/>\n\u00c8 importante non farsi abbagliare da notizie a effetto, tipo \u201criduciamo a 1000 il numero delle testate per parte\u201d: non perch\u00e9 questo non sia importante, ma perch\u00e9 rischia di mascherare, o mistificare i veri problemi e rischi di fondo. In primo luogo ci vorranno impegni per le quasi 1000 testate delle altre potenze nucleari (Israele in primis!). E poi bisogna sempre ricordare che, se le testate strategiche operative di Usa e Russia sono oggi circa 5000 (2.800 Russia, 2.100 Usa; pi\u00f9 circa 2500 testate tattiche, di cui per ora non si parla, ma che porta il numero a pi\u00f9 di 8.000), rimangono ancora circa 15.000 testate non operative ma non smantellate! Fino ad oggi le riduzioni sono avvenute pi\u00f9 sulla carta che in termini reali, perch\u00e9 negli Usa hanno trasferito la propriet\u00e0 delle testate dal Dipartimento della Difesa a quello dell\u2019Energia, lasciandone la maggior parte nelle basi in cui erano perch\u00e9 il secondo non ha la capacit\u00e0 di immagazzinarle. Mentre la capacit\u00e0 di smantellamento \u00e8 ridotta a poche centinaia all\u2019anno (e ancor meno in Russia), perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 principale della Pantex Plant \u00e8 l\u2019estensione della vita operativa delle testate: che non suona propriamente come una volont\u00e0 di disarmo!<br \/>\nMa, soprattutto, pi\u00f9 che il numero conta il loro stato operativo, perch\u00e9 ancora oggi un migliaio di testate per parte sono in stato di allerta, pronte al lancio su allarme, puntate su obiettivi strategici dell\u2019\u00abavversario\u00bb: con enormi rischi di scatenare la guerra nucleare per errore. Molti esperti sostengono giustamente che un provvedimento molto pi\u00f9 efficace, e immediato, per allontanare il rischio di guerra nucleare consisterebbe nel \u201cde-allertare\u201d le testate, separandone le parti in modo che occorrano giorni o settimane per riportarle allo stato operativo.<br \/>\nPi\u00f9 di 20.000 testate sono ormai inutili e anacronistiche: forti riduzioni sono nell\u2019ordine delle cose. Il pericolo \u00e8 che esse potrebbero non corrispondere a un vero passo verso il disarmo, perch\u00e9 potrebbero invece portare ad una razionalizzazione e potenziamento del sistema militare, con un numero minore di testate integrate con sistemi di difesa antimissile a molti strati e armi basate nello spazio.<br \/>\nA questo proposito si deve osservare che \u00e8 sicuramente positiva la recente decisione di Obama di rinunciare a schierare difese antimissile in Repubblica Ceca e in Polonia, ma che difficilmente egli potr\u00e0, o vorr\u00e0, fare marcia indietro sull\u2019intero progetto (e i colossali interessi del sistema militare-industriale): progetto che \u00e8 composto appunto da una decina di progetti diversi di difese \u2013 strategiche, di teatro, basate in terra, in mare, su aerei, ecc. \u2013 che configura un colossale sistema a molti strati (multi-layered). Si tratta di un salto nel sistema militare paragonabile a quello che avvenne con l\u2019introduzione dei missili balistici intercontinentali al posto dei bombardieri strategici. Almeno per il momento non sembra proprio prospettarsi un mondo di pace<br \/>\nIn definitiva, ben vengano gli impegni, sia pure verbali, delle potenze nucleari in sede Onu, ma i veri passi avanti avverranno solo con scelte concrete, e soprattutto trasparenti. Non si dimentichi che dal 2005 l\u2019autorevole Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato in avanti le lancette del suo Atomic Clock a soli 5 minuti dalla fatidica \u201cMezzanotte\u201d dell\u2019olocausto nucleare! E in occasione delle oscure vicende recenti della nave russa Arctic Sea, che sicuramente trafficava materiale nucleare militare, sul Bulletin sono apparse proposte di spostare ancora in avanti le lancette!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Dobbiamo passare dalle parole ai fatti&#8221; dichiara Angelo Baracca nella sua prima collaborazione con Pressenza.<br \/>\nAngelo Baracca, professore universitario, si occupa da tempo della battaglia contro le armi nucleari. 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