{"id":1398751,"date":"2021-07-14T19:31:33","date_gmt":"2021-07-14T18:31:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1398751"},"modified":"2021-07-15T07:09:04","modified_gmt":"2021-07-15T06:09:04","slug":"il-ginocchio-sul-collo-il-paradigma-del-racial-profiling","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/07\/il-ginocchio-sul-collo-il-paradigma-del-racial-profiling\/","title":{"rendered":"Il ginocchio sul collo: il paradigma del Racial profiling"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Dalla recensione di Bruno Lai <\/em><em>al libro <\/em><em>Il ginocchio sul collo. L\u2019America, il razzismo, la violenza tra presente, storia e immagini di\u00a0 di Alessandro Portelli\u00a0(Donzelli, Roma 2020)<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u00able polizie italiane non sono per nulla lontane dal praticare controlli e azioni repressive con estrema brutalit\u00e0 sino alla tortura e talvolta all\u2019assassinio (si ricordino i casi Aldrovandi, Cucchi e decine di altri per non parlare dei morti nelle carceri \u2026 lo \u201cspirito neocoloniale\u201d diffuso in Italia e in Europa \u00e8 lo stesso che prevale negli States\u00bb (cfr.<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/libri\/autori\/salvatore-palidda\">Salvatore Palidda<\/a><em>,<\/em><em> Polizie, sicurezza e insicurezze, <\/em>Meltemi, 2021)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Le violenze della polizia contro cittadini inermi sono frequenti, ed assai probabili per i cittadini neri, come per i nativi ed i latini. Portelli racconta tantissimi episodi con nomi, cognomi e bibliografia di riferimento. A Portland, nel luglio 2020, l\u2019amministrazione Trump aveva inviato i federali. Un gruppo di donne decise di proteggere i propri figli che manifestavano pacificamente, formando un \u201cWall of Moms\u201d, un \u201cmuro di mamme\u201d. Ma nemmeno loro sono state risparmiate dalla violenza degli agenti. Le mamme erano pi\u00f9 di trecento ed il loro slogan era: \u00abfeds stay clear, moms are here\u00bb, \u00abfederali alla larga, le mamme sono qui\u00bb. \u00abPi\u00f9 tardi, durante la notte, gli agenti federali le hanno gassate con lacrimogeni e granate stordenti: \u201cPare che una delle mamme sia incinta, e gli agenti federali stanno mettendo in pericolo queste manifestanti pacifiche\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Sempre del 2020 sono due storie parallele, che evidenziano il razzismo che guida i frequenti abusi della polizia. Entrambe le vicende avvengono a Lafayette, in Louisiana, ad agosto, quindi successivamente all\u2019omicidio di George Floyd. Il primo caso riguarda Donald Guitry, quarantaduenne armato di coltello, che fugge su un\u2019auto rubata. Raggiunto dagli agenti, viene convinto ad arrendersi senza opporre resistenza e viene arrestato senza venir sparato e senza ginocchio sul collo. La seconda storia \u00e8 quella di Trayford Pellerin; anch\u2019egli armato di coltello. All\u2019intervento dei poliziotti, si allontana a piedi. Lo seguono, provano a fermarlo con il taser, che per\u00f2 non funziona, ed alla fine gli sparano alle spalle senza che avesse accennato una reazione o si fosse mai mostrato pericoloso. La differenza tra queste due storie: \u00abDonald Guitry \u00e8 bianco, ed \u00e8 vivo; Trayford Pellerin era nero, ed \u00e8 morto\u00bb.<\/p>\n<p>Quella in atto contro i cittadini poveri e discriminati \u00e8 una sorta di guerra ed il linguaggio usato dai media ne risente fortemente. Soprattutto nel frequente ricorso ad eufemismi e manipolazioni per nascondere gli abusi. Quando fu sparato Trayford Pellerin, che non aveva armi da fuoco, una tv locale rifer\u00ec che l\u2019uomo \u00abera coinvolto in una sparatoria in cui sono coinvolti agenti di polizia\u00bb. \u00abUn atto di violenza unilaterale viene raccontato come un conflitto reciproco\u00bb.<\/p>\n<p>Quando un razzista diciassettenne bianco uccide due manifestanti con un fucile semiautomatico e ne ferisce gravemente un altro, la reazione della polizia \u00e8 diversa: \u00abIl sospetto sparatore \u00e8 stato poi arrestato senza bisogno di sparargli: \u00e8 un bianco con un fucile mitragliatore, non un nero sospettato di avere un coltello. Per non dire che \u00e8 bianco, i media locali dicono che \u00e8 \u201cfrom the suburbs\u201d; per non dire che vigilanti bianchi girano armati in citt\u00e0, la tv dice che \u201cgira per le strade anche un movimento di protesta ispirato al secondo emendamento\u201d\u00bb. Per nascondere violenze e responsabilit\u00e0, i media usano verbi al passivo e soggetti impersonali: \u00ab(\u201cafroamericano colpito\u201d, \u201cpoliziotto coinvolto\u201d, non poliziotto uccide; \u201csparatoria tra civili\u201d, senza soggetto). La polizia e i vigilanti razzisti bianchi ammazzano (\u00e8 successo a Detroit [\u2026] a Charlottesville [\u2026]), ma la parola \u201cviolenza\u201d appare solo in riferimento alle proteste\u00bb.<\/p>\n<p>Portelli sottolinea come questo travisamento sistematico dei fatti sia profondamente presente nella nostra tradizione culturale. Nel romanzo\u00a0<em>Moby Dick<\/em>, per esempio, non \u00e8 certo il capitano Achab ad essere descritto come essere demoniaco, ma la sua vittima, la balena che egli cerca di uccidere.<\/p>\n<p>L\u2019Autore indica i fattori che alimentano i crimini razziali commessi da agenti di polizia: il disprezzo diffuso nei confronti delle minoranze (neri, latini, nativi, poveri in generale); impunit\u00e0 e spirito di corpo<strong>: \u00abquasi nessun poliziotto ha perso il posto e tanto meno \u00e8 andato in carcere per aver ucciso un nero\u00bb;<\/strong> l\u2019incompetenza, cio\u00e8 non saper controllare i sospetti se non sparando; la paura: \u00abil\u00a0<em>racial profiling<\/em>\u00a0insegna a vedere in ogni giovane nero un potenziale criminale, e in un paese dove tutti sono armati ci si aspetta che anche i sospettati lo siano, e al primo gesto si risponde, come nel mitico West, sparando per primi \u2013 anche ai disarmati\u00bb.<\/p>\n<p>A questi fattori si possono aggiungere i pregiudizi razziali che, secondo diverse ricerche, tra i poliziotti sono pi\u00f9 diffusi che nel resto della popolazione. \u00abPer esempio, in un esperimento condotto dopo l\u2019uccisione di Diallo la maggioranza dei soggetti scambiava oggetti innocui per armi con pi\u00f9 frequenza se l\u2019immagine era accompagnata da una faccia nera anzich\u00e9 da una faccia bianca; e questa tendenza era ancora pi\u00f9 marcata fra gli agenti di polizia che avevano partecipato all\u2019esperimento. Come disse uno dei ricercatori, \u201ci poliziotti sono addestrati ad essere molto sensibili alle armi, ma non a disfare gli stereotipi razziali inconsci\u201d. D\u2019altra parte, le infiltrazioni di organizzazioni suprematiste bianche e di estrema destra nei vari corpi di polizia sono un dato incontrovertibile\u00bb. E non soltanto negli USA, purtroppo. Amadou Diallo, sopra citato, era uno studente guineano, residente a New York, ucciso in circostanze controverse nel 1999, con 41 colpi di arma da fuoco, da quattro agenti della unit\u00e0\u00a0<em>Crimini Stradali<\/em>\u00a0della polizia di New York. Diallo era disarmato.<\/p>\n<p>Se hai la pelle nera (<em>American Skin<\/em>\u00a0la chiama Bruce Springstein in una sua canzone dedicata proprio all\u2019omicidio di Amadou Diallo), qualunque cosa tu stia facendo, corri il rischio di essere arrestato \u2013 se ti va bene \u2013 o sparato. Se sei nero e guidi l\u2019auto, sei automaticamente sospettato di averla rubata. Esiste anche un\u2019espressione ironica per indicare questa condizione: \u201cDriving While Black\u201d \u201cguida in stato di nerit\u00e0\u201d, che ricorda l\u2019espressione \u201cguida in stato di ebbrezza\u201d. \u00abEssere nero, giovane e maschio \u00e8 in s\u00e9 segno di essere sospetto o direttamente criminale: la presunzione di innocenza si rovescia, sei colpevole fino a prova contraria. Puoi essere anche un professore di Harvard di fama internazionale, come Henry Louis Gates, ma se sei nero e stai armeggiando di fronte alla porta di casa tua, rischi lo stesso di essere arrestato e portato in commissariato\u00bb.<\/p>\n<p>Sono pi\u00f9 importanti le statue o le persone?<\/p>\n<p>Tra gli aspetti delle proteste contro la violenza della polizia, seguite all\u2019omicidio di George Floyd, ha fatto molto discutere qualche episodio di distruzione o danneggiamento di statue. Si \u00e8 trattato di monumenti eretti in memoria di personaggi storici che erano coinvolti in crimini razziali del passato: per esempio Edward Colson (mercante di persone ridotte in schiavit\u00f9), Cristoforo Colombo, Winston Churchill, Indro Montanelli (la statua del giornalista, stupratore mai pentito di una bimba dodicenne, non \u00e8 stata abbattuta, ma soltanto sporcata di vernice rossa), e pochi altri.<\/p>\n<p>Portelli si indigna per l\u2019ipocrisia di chi si preoccupa pi\u00f9 delle statue che delle persone: \u00abLo scandalo dei benpensanti sulla cosiddetta \u201cfuria iconoclasta\u201d nei confronti dei monumenti degli eroi del razzismo e della schiavit\u00f9 nel Sud (le onnipresenti statue di Robert E. Lee, Stonewall Jackson, Edwin Bedford Forrest\u2026) \u00e8, fra le altre cose, anche un modo per parlare del vandalismo sui marmi e glissare sul vandalismo sui corpi. \u00c8 davvero sfortunata la metafora di \u201cRepubblica\u201d che denuncia allarmata: \u201cProteste negli USA: dopo le statue, nel mirino finisce anche il Monte Rushmore\u201d, dimenticandosi che nel mirino ci finisce ben altro: tra giugno e agosto,\u00a0<em>dopo<\/em>l\u2019assassinio di George Floyd, la polizia ha distrutto negli Stati Uniti altri 155 esseri umani non fatti di marmo\u00bb.<\/p>\n<p>Del resto, abbattere statue che rappresentano un passato che si vuole superare (superare, non dimenticare!) \u00e8 una pratica comune in democrazia. Nella democrazia americana \u00e8 qualcosa che si \u00e8 verificato fin dalle origini. Pochi giorni dopo la Dichiarazione di indipendenza del 4 luglio 1776, a Philadelphia venne abbattuta e distrutta \u00abla solenne statua equestre in piombo dorato di Giorgio III, re d\u2019Inghilterra\u00bb. Il responsabile delle poste di New York, Ebenezer Hazard, dichiar\u00f2 in quell\u2019occasione: \u00abla statua \u00e8 stata tirata gi\u00f9 per farne palle da moschetto, cos\u00ec che le truppe reali si vedranno sparare addosso con la fusione di Sua Maest\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>La questione, spiega Portelli citando Roland Barthes, \u00e8 che i monumenti non sono semplicemente \u00ab\u201ctracce\u201d della storia ma segni intenzionali con cui il potere presente afferma il proprio diritto di definire il significato del tempo storico e dello spazio pubblico. Non serve a ricordare che certe persone sono esistite ma a celebrarle e proporle come modelli normativi, ideali a cui ispirarsi\u00bb.<\/p>\n<p>Oltre ai neri, sono vittime prevalenti della violenza della polizia anche i nativi americani, i discendenti di coloro che abitavano gi\u00e0 il Nord America al momento della tanto celebrata \u00abscoperta dell\u2019America\u00bb e dell\u2019altrettanto glorificata \u00abconquista del West\u00bb. La narrazione dell\u2019invasione del West \u00e8 corrotta da una doppia mistificazione. Da un lato si nasconde il fatto che la colonizzazione dell\u2019Ovest \u00e8 stata \u00abopera di \u201ccowboy di ogni tipo: bianchi, neri, messicani e indiani\u201d, che il modello dei cowboy americani furono i\u00a0<em>vaqueros<\/em>\u00a0messicani e che almeno un quarto dei cowboy erano neri, spesso ex schiavi\u00bb. La narrazione \u201cufficiale\u201d, consegnata a tantissimi film western, ne ha fatto un\u2019epopea di soli uomini bianchi. Dall\u2019altro lato, c\u2019\u00e8 il solito rovesciamento di responsabilit\u00e0: i nativi, invasi e sterminati, sono sempre stati dipinti come selvaggi e sanguinari, mentre erano le vittime della violenza degli invasori. La conquista del West \u00abha comportato lo sterminio, l\u2019oppressione, la sistematica violazione di impegni e trattati, e la discriminazione razziale\u00bb ai danni dei nativi, i \u201cpellerossa\u201d. Ed i loro discendenti sono discriminati e oggetto di abusi e violenza ancora oggi. \u00abSe \u00e8 necessario ribadire che le vite dei neri contano, \u00e8 dunque altrettanto necessario ricordare che le vite dei nativi americani hanno sempre contato, e continuano a contare, anche di meno: a partire dal fatto che la percentuale di nativi uccisi dalla polizia \u00e8 del 12% pi\u00f9 alta degli afroamericani, e il triplo dei bianchi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Bruno Lai<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/il-ginocchio-sul-collo-di-alessandro-portelli\/\">lettura integrale su \u201cLaBottegaDelBarbieri\u201d<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla recensione di Bruno Lai al libro Il ginocchio sul collo. 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