{"id":1397593,"date":"2021-07-13T09:54:28","date_gmt":"2021-07-13T08:54:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1397593"},"modified":"2021-07-13T09:55:54","modified_gmt":"2021-07-13T08:55:54","slug":"argentina-ieri-e-oggi-intervista-ad-alfredo-somoza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/07\/argentina-ieri-e-oggi-intervista-ad-alfredo-somoza\/","title":{"rendered":"Argentina ieri e oggi. Intervista ad Alfredo Somoza"},"content":{"rendered":"<p><strong>Alfredo, raccontaci brevemente la tua storia<\/strong><\/p>\n<p>Nato e cresciuto a Buenos Aires, militante politico, ero all\u2019ultimo anno di liceo all\u2019epoca del colpo di stato del \u201976. A quel punto vennero chiuse le facolt\u00e0 \u201csovversive\u201d di sociologia, psicologia e antropologia e io andai a studiare all\u2019universit\u00e0 dei gesuiti, dove chiudevano due occhi nei confronti di coloro che non potevano frequentare l\u2019universit\u00e0 pubblica. A quel tempo l\u2019attuale papa era il capo dei gesuiti in Argentina, lo conobbi allora e fui uno di coloro che lui salv\u00f2 permettendomi di andare in Brasile. In quegli anni di universit\u00e0 ero direttore di una rivista culturale clandestina, stampata e distribuita a mano. Cos\u00ec finii nel mirino della dittatura, venni detenuto per un po\u2019 e liberato poi grazie a dei giri familiari e da l\u00ec scappai dal paese prima che cambiassero idea.<\/p>\n<p>Rimasi due anni a San Paolo in Brasile, poi fu bene andar via anche da l\u00ec. Riuscii a partire nel 1981 grazie all\u2019aiuto di due ex partigiani italiani, dirigenti di imprese italiane a San Paolo, che avevano creato una via di fuga per chi doveva scappare. Uno di loro, dirigente di una ditta di costruzioni torinese, era anche console onorario della Costa d\u2019Avorio; questo gli consentiva di avere un\u2019auto con targa diplomatica sulla quale salii per essere accompagnato a Santos, dove mi fecero salire su una nave cargo della Costa Armatori, di cui l\u2019altro era dirigente. \u00a0Viaggiai insieme a pompelmi e carne e in un mese e mezzo arrivai a Genova. Conclusi gli studi a Milano all\u2019Universit\u00e0 Cattolica grazie ad una borsa di studio delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>L\u2019accoglienza della solidariet\u00e0 italiana, a partire da questo circuito di ex partigiani, fu eccezionale. C\u2019era ancora quel clima culturale e politico che aveva accolto brasiliani, cileni, uruguayani e argentini, scappati dai rispettivi colpi di stato. Nel giro di una settimana avevo casa, lavoro, vestiti, amici\u2026 Certo erano anni in cui in Italia non esisteva quasi l\u2019immigrazione, quindi era pi\u00f9 facile anche per i permessi, non c\u2019erano code in questura.<\/p>\n<p>All\u2019inizio in Italia ho fatto le pulizie nelle case, mi sono improvvisato muratore, ho pulito vetrine, ho insegnato spagnolo, poi ho lavorato a lungo nel campo dell\u2019antiquariato, girando nei fine settimana per i mercatini e occupandomi di quello che mi interessava negli altri giorni. Sono tornato la prima volta in Argentina nell\u201984, col governo Alfonsin, come inviato di Radio Popolare. Poi sono entrato nel mondo della cooperazione internazionale e nel giornalismo a tempo pieno.<\/p>\n<p><strong>Torniamo agli anni Settanta. Come viveste l\u2019inizio della dittatura?<\/strong><\/p>\n<p>La preparazione del golpe fu probabilmente breve; pochi giorni prima noi cogliemmo degli strani annunci nella stampa, con appelli patriottici. La situazione era totalmente caotica e fuori controllo, in molti non vedevano l\u2019ora che qualcuno \u201cmettesse ordine\u201d. Cominciarono col controllo dell\u2019informazione, canali radio, tv, telefoni, ferrovie. Poi seguirono i proclami pubblici e per un paio d\u2019anni furono molto bravi a nascondere la parte peggiore di ci\u00f2 che facevano: il rastrellamento notturno e i campi di concentramento. C\u2019erano state in passato delle dittature in Argentina, ma non avevano avuto queste conseguenze.<\/p>\n<p>Questa era una dittatura civile-militare. Ogni tanto spariva qualcuno e non tornava pi\u00f9. Nel \u201978, quando ci furono i mondiali di calcio, si cominci\u00f2 a sapere qualcosa: che cos\u2019era l\u2019ESMA per esempio, un centro di tortura davanti allo stadio dove giocavano le partite. Dopo tre anni di dittatura tutti sapevano pi\u00f9 o meno cosa stava succedendo, cosa facevano quelle macchine senza targa che si vedevano in giro. La paura fece molto e le forme di resistenza tardarono ad arrivare. La guerra delle Malvine dell\u201982 ridiede fiato ai militari, che altrimenti sarebbero stati in forte declino. Se non avessero perso quella guerra sarebbero rimasti a lungo al potere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile spiegare la realt\u00e0 politica argentina, che \u00e8 davvero un caso a parte anche rispetto agli altri paesi latinoamericani. La politica argentina, come il partito peronista, \u00e8 un grande caos. Il peronismo che \u201ccadde\u201d nel \u201976 era un fascismo sostenuto dal peggio della societ\u00e0 argentina, che aveva gi\u00e0 iniziato l&#8217;opera poi continuata dai militari. C\u2019\u00e8 da dire che in Argentina dagli anni Sessanta c\u2019era il pi\u00f9 grande movimento di lotta armata del continente, i <em>montoneros<\/em> (che erano la punta \u201csinistra\u201d dello stesso movimento peronista!) e poi c\u2019era l\u2019ERP (l\u2019esercito rivoluzionario del popolo). La guerra sporca contro queste guerriglie inizi\u00f2 con Isabelita Peron nel 1975, quando venne creato un gruppo paramilitare denominato \u201cAAA\u201d. I militari continuarono con questa repressione, la generalizzarono, reprimendo tutto il tessuto politico rivoluzionario e progressista e avviarono le politiche neoliberiste che allora non avevano ancora questo nome. Capite bene che fu una storia completamente diversa da quella del golpe contro Salvador Allende e il suo governo. In Argentina, per esempio, i militari avevano un partito vero e proprio. L\u2019Argentina dal 1920 al 1980 \u00e8 stata in balia di questi tre blocchi di potere: esercito, peronismo, poteri forti economici (con qualche comparsa di presidenti radicali, ma poca cosa\u2026). Nel 1976 inizi\u00f2 un massacro come non c\u2019era mai stato. Ma in Argentina la scia di colpi di stato \u00e8 lunga e arriva fino ai primi del \u2018900. Lo stesso Peron era ministro nel \u201943 quando l\u2019Argentina non dichiar\u00f2 guerra alla Germania nazista; non a caso molti nazisti poi si rifugiarono l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Descrivici meglio l\u2019Argentina, un paese immenso, con un\u2019enorme capitale e pochi abitanti<\/strong><\/p>\n<p>Fino al 1950 circa l\u2019Argentina \u00e8 stata uno dei paesi pi\u00f9 ricchi al mondo, anche come reddito pro-capite; fino ad allora c\u2019era ancora immigrazione europea, italiana in particolare. Ai primi del \u2018900 era uno dei primi tre paesi al mondo per ricchezza, poi \u00e8 andata calando, ma nel 1950 era pi\u00f9 ricca dell\u2019Europa mediterranea. Negli anni Ottanta comincia un declino che porta all\u2019attuale 40% di poveri, arrivando a proporzioni \u201clatinoamericane\u201d come non era mai successo nella sua storia. Buenos Aires ha una storia tutta sua e nasce come \u201ccitt\u00e0-stato\u201d che \u201cguarda verso l\u2019Europa e d\u00e0 il culo al resto del paese\u201d. Ha l\u2019ambizione di essere una grande metropoli collegata all\u2019Europa e agli Usa attraverso l\u2019oceano. Non si vede come citt\u00e0 latino-americana o argentina, ma come Buenos Aires punto e basta. La seconda citt\u00e0 al mondo ad avere la metropolitana, la prima con l\u2019acqua potabile in America Latina, costruita con mano d\u2019opera e materiali arrivati dall\u2019Europa.<\/p>\n<p>Il rapporto tra Buenos Aires e il resto dell\u2019Argentina e dell\u2019America Latina \u00e8 stato sempre conflittuale e complicato. All\u2019inizio del \u2018900 ogni tre abitanti, due erano nati in Europa. Era un\u2019entit\u00e0 cosmopolita a s\u00e9 e si riteneva tale. Era soprattutto italiana (in particolare piemontesi, liguri e friulani), ma anche spagnola, francese, tedesca, svizzera, inglese\u2026 Non a caso la sua musica, il tango, non c\u2019entra nulla con il Sudamerica e oramai sono indubbie le sue origini italiane. Il tango riprende le liriche napoletane dell\u2019800 con molti luoghi comuni: l\u2019immigrato solo e maschio che ricorda il passato, le madri sante e le donne puttane. Anche scrittori come Borges o Cortazar potevano essere nati ovunque nel mondo, cos\u00ec come un musicista come Piazzolla.<\/p>\n<p>Ci sono province del Sud dove trovi la \u201csagra della bagna cauda\u201d o nel Nord vicino a Missiones ci sono zone dove si insediarono svizzeri e ucraini e vedi bimbi biondi poveri e scalzi che non ti aspetteresti mai.<\/p>\n<p>Oggi l&#8217;Argentina \u00e8 cambiata molto, eppure attira ancora molti immigrati: questa volta sono soprattutto boliviani, paraguayani, venezuelani e la musica pi\u00f9 tipica \u00e8 la cumbia. Anche la cucina sta cambiando; quelli che non cambiano sono i proprietari delle ricchezze, che sono sempre gli stessi.<\/p>\n<p><strong>Dove vivono gli indigeni in Argentina?<\/strong><\/p>\n<p>Del presunto milione di indigeni, due terzi sono agricoltori poveri che vivono nelle Ande, nelle regioni di Salta e Jujui. Quelli del Chaco, gli ultimi a essere stati sconfitti (gli ultimi massacri risalgono agli anni \u201940 del \u2018900), sono cos\u00ec miseri che ogni tanto i loro bimbi muoiono di fame. Poi ci sono i Guaran\u00ec nella provincia di Missiones e tutto il mondo Mapuche nel Sud. I Mapuche sono soprattutto in Cile, ma lottano anche in Argentina cercando di recuperare e occupare le loro terre (in buona parte accaparrate dalla famiglia Benetton, il pi\u00f9 grande proprietario terriero dell&#8217;Argentina, con pi\u00f9 di un milione di ettari).<\/p>\n<p><strong>Dimmi qualcosa sui gesuiti in America Latina<\/strong><\/p>\n<p>Fin dalla costituzione dell\u2019ordine, i gesuiti si sono dati due compiti prioritari: educare i figli dei nobili e fare i confessori. Questo li ha messi a diretto contatto con il potere e gli ha permesso di conoscerlo molto bene. Sono quindi una punta avanzata, anche della diplomazia vaticana, conoscono gli archivi e i segreti e hanno un importante ruolo nella formazione della classe dirigente. I salesiani, per esempio, hanno il compito di educare i figli dei poveri, i gesuiti no. Draghi e Fidel Castro sono frutto dei gesuiti\u2026<\/p>\n<p>In America Centrale si sono schierati nel campo progressista, anche nella teologia della liberazione, in America Latina sono tutti figli dell\u2019esperienza delle Missioni gesuite, che in effetti sono state un esempio sociale (precedente a Marx) davvero particolare e non a caso represso. Una forma di comunitarismo che non prevedeva la propriet\u00e0 privata. Quando studiavo a Buenos Aires ho avuto accesso agli archivi che erano stati messi in salvo nelle Missioni. Bergoglio \u00e8 un\u2019espressione tipica di quella cultura e non a caso \u00e8 un peronista conservatore. Ecco perch\u00e9 qui fate fatica a capirlo e vi chiedete se \u00e8 di destra o di sinistra\u2026 E\u2019 peronista. Sulla dottrina morale, sull\u2019omosessualit\u00e0, sull\u2019aborto, non si pu\u00f2 \u201cchiedergli molto\u201d\u2026 Sull\u2019economia si trovano molti pi\u00f9 punti in comune e lui vi ha aggiunto l\u2019ambiente. Da buon gesuita ha una visione comunitaria in cui il denaro \u00e8 peccato mortale (sterco del diavolo, etc\u2026). Visto dall\u2019Argentina \u00e8 del tutto normale, \u00e8 tutto e il contrario di tutto. E\u2019 il peronismo, dove negli anni \u00a0Settanta coesistevano fascisti dichiarati e coloro che volevano fare la rivoluzione socialista.<\/p>\n<p><strong>Vedi qualche analogia coi 5 stelle?<\/strong><\/p>\n<p>Moltissime. Come dicevano a suo tempo i peronisti: n\u00e9 con gli USA n\u00e9 con l\u2019URSS. Menem e Kirchner erano dello stesso partito e hanno fatto cose opposte.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019ultima domanda: cosa sono state per voi le madri di Plaza de Mayo?<\/strong><\/p>\n<p>Sono state importantissime: all\u2019inizio erano un gruppo sparuto, qualcuno di noi andava a vedere il gioved\u00ec se c\u2019erano ancora, senza potersi avvicinare perch\u00e9 altrimenti una volta che ti allontanavi ti avrebbero portato via. Inizialmente le hanno represse, poi le hanno lasciate fare, come dentro a una bolla. Solo dopo anni, nell\u201980, hanno potuto uscire dal paese e raccontare. Sono state una fonte di informazione importantissima, hanno rappresentato l\u2019unica forma vera, autentica di resistenza durante la dittatura. Chi ha avuto mano libera durante la dittatura \u00e8 stato il Partito Comunista che sosteneva Videla, con la motivazione che bisognava sostenere le colombe rispetto ai falchi. In realt\u00e0 i militari erano un ottimo alleato economico dell\u2019URSS. Quando nel 1980 i russi invasero l\u2019Afghanistan e venne decretato l\u2019embargo mondiale, l\u2019unico paese che continu\u00f2 a commerciare con loro fu l\u2019Argentina dei militari. Le condanne dell\u2019ONU nei confronti della dittatura argentina non sono mai passate per il veto russo. Cos\u00ec il Partito Comunista argentino, di stretta osservanza sovietica, non venne toccato e i loro cinema e teatri a Buenos Aires continuarono a funzionare durante quegli anni. Quindi avevi la settimana del cinema sovietico o l\u2019opera di Bertold Brecht a teatro, mentre fuori c\u2019erano le macchine in cui sparivano le persone. Surreale. Una delegazione del PC argentino venne in Italia per convincere il PCI che quei militari andavano bene.<\/p>\n<p>Per concludere voglio dirti che il tema sociale in Argentina \u00e8 urgente, la povert\u00e0 \u00e8 tanta e non ci sono ricette n\u00e9 da destra (che lascerebbe mano libera al mercato) n\u00e9 da sinistra (che poi in Argentina vuol dire peronismo). Il governo attuale da anni ha creato un welfare potente, con aiuti e reddito di cittadinanza per molti, dalle donne incinte, ai bambini, ai poveri, ma sappiamo bene che questi aiuti sono una risposta a un\u2019emergenza, non spostano gli equilibri, non creano cambiamento e giustizia. Il clima \u00e8 difficile, quasi insurrezionale, come nel 2001. Staremo a vedere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alfredo, raccontaci brevemente la tua storia Nato e cresciuto a Buenos Aires, militante politico, ero all\u2019ultimo anno di liceo all\u2019epoca del colpo di stato del \u201976. 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