{"id":1391306,"date":"2021-07-03T17:17:47","date_gmt":"2021-07-03T16:17:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1391306"},"modified":"2021-11-06T16:45:44","modified_gmt":"2021-11-06T16:45:44","slug":"opere-e-gesta-delle-donne-di-casa-cuticchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/07\/opere-e-gesta-delle-donne-di-casa-cuticchio\/","title":{"rendered":"Opere e gesta delle donne di casa Cuticchio"},"content":{"rendered":"<p><em>Di seguito all&#8217;articolo dedicato alle donne di casa Cuticchio, famiglia d&#8217;arte che ancora adesso mantiene viva la cultura del Teatro dei Pupi siciliani con le sue novazioni e le sue contestualizzazioni allegoriche, pubblichiamo il testo della nostra redattrice, apparso nel 1997 sulle pagine di \u201c\u00c7iumilatu\u201d, dopo aver raccolto la testimonianza di Anna Cuticchio, prima donna-pupara a rompere con la tradizione teatrale dove le saghe carolingie venivano realizzate esclusivamente dai pupari e le figure femminili venivano animate dietro le quinte da braccia e voci in falsetto maschili<\/em><\/p>\n<p>Dopo circa 16 mesi dalla chiusura imposta ai teatri, a seguito dell\u2019emergenza epidemiologica da Covid-19, sabato 12 giugno ha riaperto i battenti lo storico <em>Teatro dell\u2019 Opera dei Pupi<\/em> di via Bara all\u2019Olivella a Palermo con la messa in scena de <em>L\u2019Eneide, dalla fuga di Enea alla ricerca di una nuova patria<\/em>, ultima creazione di Mimmo Cuticchio e della sua compagnia.<\/p>\n<p>Noi siamo stati ospiti dell\u2019<em>opra <\/em>il sabato successivo, quando \u00e8 andato in scena un episodio del repertorio della storia dei paladini di Francia \u2013 <em>Avventure e morte di Ruggiero dell\u2019Aquila Bianca<\/em> \u2013 abilmente diretto dal figlio di Mimmo, Giacomo che porta avanti lo spettacolo a puntate dell\u2019opera con entusiasmo e cultura filologica: bella l\u2019occasione che c\u2019\u00e8 stata offerta prima della rappresentazione, all\u2019interno di quello scrigno magico che \u00e8 il locale di fronte al<em> teatrino <\/em>adibito ad esposizione permanente, di ascoltare Giacomo che si \u00e8 soffermato a illustrare alcune peculiarit\u00e0 dei pupi appesi alle pareti mentre il piccolo Mimmo junior di un anno e mezzo armeggiava con il pianino.<\/p>\n<p>Giacomo che porta il nome del nonno, il capostipite di questa famiglia di pupari, \u00e8 anche un raffinato musicista e la sua musica ha dato nuova linfa agli spettacoli dei Cuticchio, innovando, ancora una volta, questo teatro della tradizione con lo stesso senso critico che aveva mosso gi\u00e0 il padre Mimmo, divenuto personaggio internazionale del mondo dello spettacolo: artista visionario, puparo, narratore di <em>cunti<\/em> e attore, lanciato sulle scene non dal padre \u2013 come lui stesso racconta \u2013\u00a0 ma dalla madre Pina che, in occasione di un malore del marito, chiese al figlio di dirigere lo spettacolo di quella sera: in cartellone \u2013\u00a0 manco a volerlo fare apposta \u2013\u00a0 l\u2019episodio in cui <em>Orlandino<\/em> guadagnava le armi divenendo il primo paladino di Francia, Orlando.<\/p>\n<p>Con Pina Patti Cuticchio, come orgogliosamente si presenta nel bellissimo docufilm <em>In viaggio coi pupi<\/em> del 2008, entrano in campo le donne nell\u2019opera dei pupi. Pina, che giovanissima era fuggita da casa in groppa alla canna di una bicicletta guidata da Giacomo senior, \u00e8 stata la prima donna a partecipare al teatro dei pupi, riservato esclusivamente a spettatori uomini, mettendosi alla cassa e incoraggiando, cos\u00ec, alcuni clienti a portare con s\u00e9 le mogli. Ma non volle fermarsi al solo governo dell\u2019impresa perch\u00e9 Pina inizia a vestire, come abile costumista, i pupi e in seguito si tuffa \u2013 sono le sue parole \u2013 nel mondo della pittura copiando gli antichi cartelloni che presentavano le gesta a puntate dei paladini, nel frattempo divenuti oggetti ricercatissimi dai turisti. Lei stessa spiega che se il risultato della copia, almeno nei primi esperimenti, risultava <em>sciancato<\/em> (zoppicante) la critica artistica successiva definir\u00e0 il suo fare <em>na\u00cff.<\/em><em> Nel<\/em> dopoguerra quando il marito, sotto l\u2019incalzante concorrenza prima del cinema e dopo della televisione, penser\u00e0 di chiudere l\u2019attivit\u00e0 vendendo i pupi, sar\u00e0 proprio Pina ad impedirlo, ricordando a Giacomo che con i pupi avevano cresciuto sette figli.<\/p>\n<p>L\u2019animo imprenditoriale della Patti, scamparsa nel 2013, o meglio la sua cura nel salvaguardare il <em>teatro dei pupi<\/em> e il futuro dei Cuticchio, oggi \u00e8 passato nelle abili mani di Elisa Puleo, la moglie di Mimmo, donna riservata che non si mostra al pubblico ma che \u00e8 colei che tiene le fila dell\u2019 \u201dorganizzazione generale\u201d della <em>Compagnia figli d\u2019arte Cuticchio<\/em>, curandone i progetti e la comunicazione. La vocazione artistica di Pina, invece, la esercita da oltre un decennio un\u2019altra donna che, pur non facendo strettamente parte del nucleo familiare, \u00e8 figura essenziale e vitale della squadra: costumista, pittrice, artista fantasiosa e infine anche <em>pupara<\/em>, Tania Giordano in ultimo ha iniziato a mostrare il proprio estro in esposizioni monografiche sempre sotto le insegne dei Cuticchio.<\/p>\n<p>Ad aprire la strada del palcoscenico alle donne nell\u2019opera dei pupi, fino agli anni \u201970 dello scorso secolo riservato a soli manovratori maschi, \u00e8 stata Anna Cuticchio la secondogenita di Pina e Giacomo, sorella di Mimmo poco pi\u00f9 giovane di lei, che nel 1979, lavorando assieme ai fratelli, diventa prima <em>donna pupara<\/em>. Una carriera folgorante la sua che nel 1985 si rende indipendente dalla famiglia fondando il teatro polivalente nei quartieri nuovi di Palermo intitolato alla paladina <em>Bradamante. <\/em>Nel \u201997 porta sulle scene la vita di <em>santa Marina di Bitinia<\/em> che rappresenta la svolta esistenziale della sua vita segnata da sofferenze e dolore, per cui nel 2001 recide la <em>bruna chioma<\/em>, dismette <em>l\u2019armatura<\/em>, indossa saio e sandali facendosi suora basiliana con il nome di Marina e va in missione in Africa. Una scelta forte, controversa se dobbiamo dare ascolto all\u2019emozione che si prova dinanzi alla messa in scena improvvisata nel documentario del 2008, quanto sotto le sollecitazioni di Rosa \u2013 altra donna pupara della famiglia Cuticchio, la pi\u00f9 piccola dei figli di Pina e Giacomo, prematuramente scomparsa nel 2018 \u2013\u00a0 Anna presta la voce a <em>Bradamante<\/em> marionetta abilmente manovrata dalla pi\u00f9 giovane sorella i cui occhi luccicano di gioia mentre l\u2019altra declama<em>: Maledetta la sorteee! \u2026 Marfisaaa, Marfisa \u2026. Maledeeetto Agramanteee<\/em> \u2026 e i familiari intonano all\u2019unisono: <em>Maledeeetto Agramante, maledeeetto, maledettooo\u2026<\/em> Subito dopo l\u2019esibizione Anna smarrita confessa che l\u2019opera dei pupi l\u2019agita ancora e le fa perdere &#8220;un po\u2019&#8230;&#8221; la testa, <em>Bradamante<\/em> poi \u00e8 un personaggio vero: la passione per <em>Ruggiero<\/em> l\u2019ha portata a compiere grandi gesta fino all\u2019ultimo atto in cui, una volta vendicata l\u2019uccisione del marito, esce di scena: trover\u00e0 ricovero all\u2019interno di una caverna dove potr\u00e0 prendersi cura del figlio.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile per le donne di casa Cuticchio tenere separate la vita e il teatro: mentre Pina Patti, girovaga di paese in paese assieme a Giacomo, ogni sera dopo lo spettacolo realizzava la camera da letto che condivideva con le figlie nel palcoscenico, e organizzava i giacigli dei figli maschi sulle panche capovolte sopra cui disponeva i materassi, Anna da <em>pupara<\/em> amava interpretare eroine che di volta in volta la conquistavano rimanendo imbrigliata nelle storie. Storie di donne esemplari che si travestono \u2013\u00a0 <em>Bradamante<\/em> indossa l\u2019armatura dei paladini e s<em>anta<\/em> <em>Marina<\/em> il saio dei frati \u2013\u00a0 per potere compiere azioni fuori dall\u2019ordinario. Donne mosse dall\u2019amore per il compagno, per il figlio proprio o dell\u2019altra e, infine, come testimonia suor Marina con la sua scelta, per le\/i figlie\/i povere\/i e abbandonate\/i d\u2019Africa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Una donna pupara. Conversazione con Anna Cuticchio <\/em><\/strong><em>di <\/em><em>Ketty Giannilivigni, \u00c7iumilatu\u201d (1997)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 una mattina di marzo, il cielo inquieto delle prime ore del giorno si \u00e8 disteso, sono le nove circa, ed il sole risplende sul mercato del Capo: tappeto orientale intessuto da mille mercanzie, pervaso da un odore pungente e speziato che fa strizzare gli occhi e il naso. Mi trovo in un quartiere formato da stradine e da vicoletti, in cui \u00e8 facile perdersi e di colpo ritrovarsi, come il filo alla cruna dell&#8217;ago a Porta Carini, oltre cui via Volturno, larga e spaziosa, \u00e8 un respiro profondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Risalendo corso Olivuzza mi viene in mente il tintinnio della latta a cui d\u00e0 voce il puparo, i paladini impiumati, i colori brillanti della corte di Carlo Magno. Preparo cos\u00ec il mio incontro con Anna Cuticchio, che portando avanti l&#8217;attivit\u00e0 della famiglia, d\u00e0 al teatro dell&#8217;opera dei pupi una per\u00adsonale continuit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi riceve una donna dall&#8217;aspetto imponente, penso subito a una colonna dorica, la sua chioma bruna e lucente le d\u00e0 il fascino di una guerriera saracena. Una volta sedute l&#8217;una di fronte all&#8217;altra Anna si anima e si appassiona al racconto della sua vita intensa; sin da bambina dietro le quinte accanto al padre che la invitava a recitare in falsetto le parti dei pupari, cos\u00ec come egli stesso alterava la propria voce per dare vita ai ruoli femminili. <\/em><\/p>\n<p><em>Segna la rottura di una consuetudine il gesto di Anna nel 1979: lavorando con il fratello Mimmo, diventa prima donna pupara. <\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;85 <\/em><em>fonda un teatro polivalente nei quartieri nuovi di Palermo, a cui d\u00e0 il nome significativo dell&#8217;eroina Bradamante: \u00e8 infatti il tempo delle lotte e della passione. Anna sottolinea di questa guerriera pi\u00f9 che l&#8217;aspetto bellicoso il coraggio che nasce dall&#8217;amore e la generosit\u00e0 di un animo femminile. Ma l&#8217;attivit\u00e0 di un centro animato da esperienze artistiche diverse cessa dopo dieci anni, segnato da eventi tristi nella vita di Anna. Rimane la collaborazione con Mancuso proveniente da un&#8217;altra famiglia di pupari palermitani. E un connubio che si pone in una logica diversa da quella della chiusa bottega, gelosa dei propri segreti e della propria arte; \u00e8 uno scambio significativo tra scuole che scongiura la morte di un teatro della tradizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Di origini antiche, riconducibili al &#8216;700, l&#8217;opera dei pupi era lo svago del popolo palermitano e di quello della provincia durante le tourn\u00e9es. Il repertorio riprendeva l&#8217;epopea dei paladini di Francia e veniva diviso in episodi, che di serata in serata riuscivano a catturare il pubblico, tanto che divertita Anna racconta di uno spettatore il quale dopo la rappresentazione, a notte inoltrata, era andato a bussare alla porta del padre chiedendo la liberazione di Rinaldo. Era il tempo in cui la rappresentazione della morte di Orlando era vissuta dalla platea come un avvenimento luttuoso e i bambini, dice Anna, \u201csi innamoravano\u201d dell\u2019opera dei pupi e, se non avevano la possibilit\u00e0 di pagare il biglietto, entravano furtivamente ad assistere alla recita e con lo stesso desiderio, alla fine dello spettacolo, supplicavano il puparo di esibirsi in qualche farsa.<\/em><\/p>\n<p><em>Cosi. probabilmente lo stesso Cuticchio padre aveva iniziato a frequentare la bottega di Achille Greco, assimilando quella tradizione orale che oltre a comprendere testi passionali e bellicosi, quali le storie dei paladini, riservati ad un pubblico maschile, prevedeva un repertorio incentrato su figure femminili di sante per le donne. Questo stesso patrimonio ripreso da Cuticchio negli anni cinquanta e sessanta \u00e8 la fonte a cui attinge Anna per ispirarsi e mettere in scena in prima assoluta la storia di santa Marina di Bitinia. La scelta \u00e8 originale: Marina di Bitinia si distingue dalle figure femminili dei testi popolari, indossa il saio del frate per poter realizzare il proprio desiderio di spiritualit\u00e0 e finisce nella situazione paradossale di essere accusata di aver sedotto una fanciulla. La verit\u00e0 su di lei verr\u00e0 fuori soltanto alla morte. <\/em><\/p>\n<p><em>Con la rappresentazione della vita di Marina al teatro Ippogrifo, gestito dalla madre nel cuore di Palermo, Anna Cuticchio respinge l&#8217;elmo e la corazza di Bradamante e ci dice di agire mediante &#8220;la dolcezza della parola&#8221;. La madre che l&#8217;ha sempre sostenuta nella vita come nel lavoro, realizzando scene costumi e in ultimo burattini, \u00e8 un vulcano di idee attivato dai bisogni e desideri della figlia che afferma alla fine della conversazione: \u00ab la vera artista \u00e8 mia madre, senza di lei, che non ebbe mai &#8220;risetto&#8221; di casa, non esisterebbe Anna Cuticchio pupara! \u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Foto: Anna Cuticchio con il pupo \u201cCagliostro\u201d (1978)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di seguito all&#8217;articolo dedicato alle donne di casa Cuticchio, famiglia d&#8217;arte che ancora adesso mantiene viva la cultura del Teatro dei Pupi siciliani con le sue novazioni e le sue contestualizzazioni allegoriche, pubblichiamo il testo della nostra redattrice, apparso 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