{"id":1385498,"date":"2021-06-23T20:13:05","date_gmt":"2021-06-23T19:13:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1385498"},"modified":"2021-06-23T20:32:56","modified_gmt":"2021-06-23T19:32:56","slug":"stefano-rodota-il-visionario-di-un-mondo-migliore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/06\/stefano-rodota-il-visionario-di-un-mondo-migliore\/","title":{"rendered":"Stefano Rodot\u00e0 \u00abil visionario di un mondo migliore\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em>Proponiamo una raccolta di alcuni estratti\u00a0 redatti in ricordo di Stefano Rodot\u00e0 a quattro anni dalla sua scomparsa, pubblicati nel 2017 nel Focus di Operaviva Magazine sul magistero e sulla eredit\u00e0 del grande giurista.\u00a0<\/em><em>Abbiamo voluto ripubblicare per Pressenza questi brevi interventi evitando cos\u00ec di cadere nel \u00a0possibile tranello di \u201ctirar per la \u00a0giacchetta\u201d la memoria del grande giurista con i condizionamenti che attraversano il nostro tempo pandemico<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La separazione prodotta dal femminismo dall\u2019idea di soggetto giuridico neutro ha interrogato profondamente il pensiero di Rodot\u00e0, spingendone la forza critica fino a mettere in discussione quella stessa idea di astrazione, il modello stesso della \u00abgrande divisione\u00bb tra norma e fatti sociali, tra diritto e vita. La riflessione sulla vita, sui problemi del suo inizio e della sua fine, annoda tutti questi punti critici: il corpo \u00e8 non a caso citato continuamente da Rodot\u00e0 come immagine dell\u2019inappropriabile, contro ancora una volta quella tradizione \u00abproprietaria\u00bb, che, con Locke, aveva esordito proprio affermando la propriet\u00e0 sulla propria persona come prima e fondamentale propriet\u00e0. Differenza e corporeit\u00e0 nutrono la critica del soggetto giuridico astratto e sempre pi\u00f9 fanno emergere un\u2019idea alternativa di centralit\u00e0 della persona e della sua dignit\u00e0, concetti capaci di trattenere e potenziare tutti quegli elementi trasformativi e relazionali della vita, che l\u2019astrazione del soggetto giuridico rischia di bloccare.<\/p>\n<p>Il pensiero di Rodot\u00e0 si inoltra cos\u00ec, sempre pi\u00f9 intensamente, nel mondo delle intensissime trasformazioni delle soggettivit\u00e0 che appaiono \u00abdopo\u00bb il moderno. Dalla critica alla propriet\u00e0, all\u2019emersione della rete, fino all\u2019attenzione \u2013 centralissima nel suo pensiero pi\u00f9 recente \u2013 per l\u2019interazione uomo-macchina, fino all\u2019universo cyborg: il \u00abgarante della privacy\u00bb ha colto in profondit\u00e0 come, nelle nuove reti comunicative, la questione non fosse tanto la protezione dell\u2019idea classica di \u00absoggetto\u00bb e della sua \u00abprivatezza\u00bb, ma comprendere come la stessa relazione con la macchina comportasse una modifica cruciale del senso stesso dell\u2019identit\u00e0 personale, dei suoi stessi confini. Differenza, corporeit\u00e0, rete, macchina, da un lato: dall\u2019altro lato, la necessit\u00e0 di ripensare la norma giuridica fuori dalla sua trascendenza, di immaginare una giurisprudenza capace di leggere questo divenire delle differenze e delle soggettivit\u00e0 in modo da riconoscere, senza soffocare, le nuove forme di vita.<\/p>\n<p>Questa relazione, esposta in tutta la sua criticit\u00e0, tra forme di vita e norma, probabilmente \u00e8 l\u2019interrogativo fondamentale che unisce le riflessioni antiproprietarie sui beni comuni a quelle su vita e diritto, sulle trasformazioni della soggettivit\u00e0, su genere e famiglia, su reti e tecnologie. Le forme di vita non sono pi\u00f9 trattenibili dentro le mediazioni normative tradizionali: il diritto \u00ablegislativo\u00bb e \u00absovrano\u00bb della tradizione moderna \u00e8 completamente spiazzato. La strada di Rodot\u00e0 \u00e8 quella di una lettura dei diritti fondamentali tutta attraversata da una tensione che definir\u00e0 come \u00abcostituzionalismo materiale dei bisogni\u00bb: ma dove questa materialit\u00e0 \u00e8 il segno dell\u2019intensificazione qualitativa delle forme di vita, dell\u2019irrobustimento della forza delle differenze e del dinamismo delle soggettivit\u00e0. Una nuova intensit\u00e0 \u2013 soggettivamente qualificata \u2013 che nasce nel centro dell\u2019effettivit\u00e0 sociale e che produce una tensione dinamica \u2013 non pacificabile \u2013 con la macchina astratta della validit\u00e0 giuridica. Questa tensione tra forme di vita e invenzione giuridica, in Rodot\u00e0, \u00e8 pienamente riconosciuta e, soprattutto, mantenuta sempre aperta. Ogni tentazione pangiuridicista qui \u00e8 lontanissima: non si tratta di pretendere di giuridificare anche l\u2019amore, secondo la facile obiezione che possono muovere a questa tesissima riflessione sul diritto i mistici delle forme di vita \u00abin purezza\u00bb, i retorici e teologi dello sganciamento assoluto tra vita e norma, tra divenire e istituzione, tra processi sociali e \u00abcostituzione\u00bb. Si tratta, al contrario, di mettere in discussione le forme canoniche del diritto moderno \u2013 i suoi soggetti, la sua macchina ordinamentale, la sua potente ma ambigua astrazione \u2013 per riaprire la discussione sulla \u00abforma\u00bb che le forme di vita possono produrre per se stesse.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/smontare-la-logica-proprietaria\/\">Smontare la logica proprietaria<\/a>, <\/em><strong><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/schede\/giso-amendola\/\">Giso Amendola<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rodot\u00e0 coglieva da tempo i rischi presenti nei processi di deregolamentazione e di privatizzazione della produzione del diritto; e al contempo del diritto coglieva il ruolo fondamentale e strategico, a partire dai suoi dispositivi, dalle sue pratiche e in relazione a una dimensione di agita conflittualit\u00e0 da parte dei soggetti, in ordine a condizioni e situazioni concrete. Se il diritto non era mai disgiunto, nelle sue parole e nella sua pratica di vita, dalla politica e dalle istanze della societ\u00e0, i diritti fondamentali nella loro fondazione sociale erano sempre collegati a soggetti plurali e alla materialit\u00e0 delle loro vite, oltre qualsiasi dicotomia del passato (in primis tra sfera pubblica e sfera privata).<\/p>\n<p>Nei suoi inviti continui a una ricostituzionalizzazione dell\u2019Europa (cos\u00ec come ad una \u00abcostituzionalizzione\u00bb della persona), nei suoi appelli alla necessit\u00e0 di una politica costituzionale, volta a rafforzare il sistema delle tutele e delle garanzie, volta a dare attuazione a diritti costituzionalmente garantiti, protagonismo della giurisdizione e protagonismo della politica andavano di pari passo (con un forte monito, anzi, a che a questa ultima proprio non si rinunciasse). La politica intesa in senso arendtiano, come ambito in cui si realizza la natura umana, come attivit\u00e0 relazionale dell\u2019agire: vita activa.<\/p>\n<p>Rodot\u00e0 ha incarnato quel continuo anelito \u2013 proprio anche del costituzionalismo democratico \u2013 volto a funzionalizzare il potere ai bisogni della societ\u00e0 e alle istanze degli individui, prime tra tutte quelle dell\u2019<em>\u00e9galibert\u00e9<\/em>, in un percorso espressosi entro il fondamento materiale della \u00ablotta per i diritti\u00bb, esito e orizzonte, ideale e normativo, di conflitti incessanti agiti in nome di tali aspirazioni (\u00abanche quando \u2013 scriveva in\u00a0<em>Il diritto di avere diritti<\/em>\u00a0\u2013 i tempi e le contingenze sembrano pi\u00f9 avversi\u00bb). L\u2019anelito alla realizzazione dell\u2019uguaglianza sostanziale ha accompagnato quello teso a una \u00ab\u00abegualizzazione\u00bb della libert\u00e0\u00bb e ad una liberazione dell\u2019eguaglianza (per usare una efficace espressione)<strong><sup>3<\/sup><\/strong>, senza mai perdere il profondo nesso costitutivo fra l\u2019una e l\u2019altra (fra libert\u00e0 ed uguaglianza).<\/p>\n<p>La sua \u00e8 stata anche una grande lezione per gli storici: si pensi soltanto all\u2019interpretazione della storia d\u2019Italia \u2013 consegnata nelle pagine di un saggio originalissimo (<em>Le libert\u00e0 e i diritti<\/em>, 1995) \u2013 attraverso il paradigma delle libert\u00e0 e dei diritti, capace di cogliere gli aspetti qualificanti delle vicende nazionali dall\u2019Unit\u00e0 sino agli anni Novanta del Novecento. Una lettura imperniata sulle mancanze e il particolarismo dello Stato unitario e della sua classe dirigente, sulla pervasivit\u00e0 della logica privatistica e del diritto proprietario; sul carattere totalitario del regime fascista; sull\u2019innovazione costituzionale della Repubblica; sul campo di tensione successivo (tra \u00abla logica della \u00abcittadella assediata\u00bb e l\u2019apertura di nuovi spazi di libert\u00e0); su quell\u2019\u00abaddensamento di atti riformatori\u00bb senza paragoni degli anni Settanta sino alle preoccupazioni della fine del secolo relative al palesarsi di \u00abuna frettolosa cultura maggioritaria\u00bb lesiva dell\u2019idea stessa di costituzione e quindi del \u00abfondamento moderno del sistema dei diritti\u00bb.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/i-doveri-del-diritto\/\">I doveri del diritto<\/a><\/em>, <strong><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/schede\/chiara-giorgi\/\">Chiara Giorgi<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stefano Rodot\u00e0 \u00e8 stato il maestro di pi\u00f9 generazioni; io appartengo a una di queste e, in particolare, a un gruppo di studiose e studiosi di diritto che sono cresciuti all\u2019epoca dei beni comuni, un percorso giuridico e politico che non poteva non segnare il nostro punto di vista. Ricorderemo sempre la Commissione Rodot\u00e0, sebbene il professore preferisse l\u2019espressione\u00a0\u00abcosiddetta Rodot\u00e0\u00bb\u00a0per significare un lavoro e uno sforzo che erano stati collettivi: la ricorderemo perch\u00e9 i beni comuni sono stati un sintagma strepitoso con cui forzare le categorie del diritto esistente \u2013 la propriet\u00e0, il contratto, la necessit\u00e0 di una analisi ecologica delle istituzioni giuridiche \u2013 senza rinunciare a osservare la realt\u00e0 politica in cui, per forza di cosa, siamo immersi.<\/p>\n<p>Una generazione di ricercatrici e ricercatori precari aveva e ha bisogno di trasformare in dispositivi giuridici il messaggio politico del 99%; cresciuti negli anni delle grandi dismissioni del patrimonio pubblico, non potevamo che cercare nuove istituzioni della solidariet\u00e0 che difendessero i beni comuni ripensando la partecipazione e la rappresentanza. Stefano Rodot\u00e0 \u00e8 stato un maestro generoso, che amava ascoltare e dialogare, in modo discreto e sempre acuto. Per queste ragione e per molte altre, a me e a tanti altri pareva il Presidente della Repubblica che volevamo provare a costruire ed \u00e8 per questo che alcune frasi \u2013 dall\u2019ottuagenario riabilitato dal web di Beppe Grillo al cognato di Fassina \u2013 oggi ci sembrano ancora pi\u00f9 dolorose perch\u00e9 pronunciate da chi si candida \u2013 indirettamente o direttamente \u2013 a essere classe dirigente del nostro paese.<\/p>\n<p>Il professore Rodot\u00e0 ci ha insegnato a non essere supponenti e a essere sempre disponibili, pronti a misurare i nostri studi con i bisogni delle persone. Si tratta di un monito rivolto a tutti e soprattutto ai giuristi, troppo spesso chiusi in torri di avorio, dimentichi di essere scienziati sociali. I beni comuni, il diritto all\u2019acqua, le disobbedienze proprietarie, il grande conflitto tra esclusione e inclusione, il retroterra non proprietario sono parte della mia formazione anche grazie a Stefano Rodot\u00e0.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/un-sintagma-strepitoso\/\">Un sintagma strepitoso<\/a><\/em>, <strong><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/schede\/alessandra-quarta\/\">Alessandra Quarta<\/a> <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per Rodot\u00e0, il diritto non \u00e8 pi\u00f9 riducibile alla somma delle leggi dell\u2019ordinamento o degli articoli che compongono il Codice civile e il ruolo del giurista non consiste pi\u00f9 nel raccogliere a \u00absistema\u00bb le leggi del Parlamento, ma nell\u2019orientare questa caotica produzione normativa alla luce di quei princ\u00ecpi generali, ricchi di contenuto assiologico, che stanno nella Costituzione. In questa prospettiva, ideologia e tecnica giuridica devono ricongiungersi, perch\u00e9 soltanto in questo modo il giurista pu\u00f2 riacquistare il senso profondo della propria funzione, sapendone cogliere anche i limiti intrinseci: \u00ab\u2026 se il diritto non \u00e8 soltanto un umile strumento di retroguardia, infatti, neppure pu\u00f2 ritenersi che le strutture giuridiche siano in grado di sottrarre una societ\u00e0 alle vicende della storia o al quotidiano accrescimento che solo pu\u00f2 venirle da una fervida e rigorosa lotta politica\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, a scorno dei suoi (in realt\u00e0 non molti) detrattori, questa \u00e8 stata la cifra di tutta la luminosa parabola di Rodot\u00e0, la stella polare della sua azione di studioso militante: la consapevolezza \u2013 che si direbbe istintiva, se non fosse anche cos\u00ec lucidamente riflettuta e argomentata \u2013 dell\u2019incompletezza del diritto, della necessit\u00e0 per il giurista di sporgersi incessantemente sul fuori dell\u2019ordinamento. Un fuori che per\u00f2 \u2013 paradosso topologico \u2013 \u00e8 strutturalmente interno alla Legge, attraversata com\u2019\u00e8 in lungo e in largo dalle fessure del reale:\u00a0\u00abIl sistema giuridico [\u2026] non deve essere riguardato come un insieme compatto di norme, ma come un\u2019entit\u00e0 discontinua, percorsa da fratture, in cui trova espressione la logica antagonistica delle forze produttive\u00bb<strong><sup>3<\/sup><\/strong>.<\/p>\n<p>Di qui il senso profondo del suo realismo, del rifiuto netto di ogni formalismo dogmatico, di ogni pretesa autonomia del giuridico, nella convinzione che \u00abla legittimit\u00e0 della presenza del diritto discende cos\u00ec anche dalla sua capacit\u00e0 di negare se stesso\u00bb<strong><sup>4<\/sup><\/strong>. Di qui il suo posizionamento eccentrico, la sua scelta di abitare con ostinata coerenza quello spazio \u00abtra diritto e non diritto\u00bb che si apre solo a chi \u00e8 in grado di spingersi oltre le tecnicalit\u00e0 e i bizantinismi accademici. Dalle sue pagine affiora sempre una tensione costante verso quei territori di frontiera \u2013 la libert\u00e0, la vita, l\u2019amore, la politica \u2013 che altri giuristi meno coraggiosi avevano preferito lasciare all\u2019<em>hic sunt leones<\/em>\u00a0delle cartografie giuridiche, come se il diritto non fosse per lui un\u00a0<em>hortus conclusus<\/em>\u00a0in cui prendere dimora ma un avamposto da cui partire per esplorare il mondo. No, non per esplorarlo: per cambiarlo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Rodot\u00e0 non ha mai inteso la sua decennale frequentazione della materia giuridica come un prolungato pranzo di gala, ma come una serie successiva di azioni di\u00a0\u00abguerriglia\u00bb. Anche la sua grande passione per i diritti (civili, innanzitutto, ma anche sociali) non \u00e8 stata mai fine a se stessa, residuo magari di una visione illuministica della trasformazione politica. Tutt\u2019al contrario: i diritti sono per lui il grimaldello \u2013 meglio, uno dei grimaldelli \u2013 con cui tentare di incrinare il modello culturale capitalistico e il suo assetto di poteri<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/il-terribile-maestro\/\">Il terribile maestro<\/a><\/em><strong>, <\/strong><strong><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/schede\/2107\/\">Antonello Ciervo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/schede\/lorenzo-coccoli\/\">Lorenzo Coccoli<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il terribile diritto, <\/strong>Un omaggio a Stefano Rodot\u00e0,<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/operavivamagazine.org\/focus\/il-terribile-diritto\/\">\/focus\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proponiamo una raccolta di alcuni 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