{"id":1371280,"date":"2021-05-30T08:49:36","date_gmt":"2021-05-30T07:49:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1371280"},"modified":"2021-05-30T08:53:24","modified_gmt":"2021-05-30T07:53:24","slug":"1943-1945-giorgio-latis-partigiano-e-poeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/05\/1943-1945-giorgio-latis-partigiano-e-poeta\/","title":{"rendered":"1943\/1945. Giorgio Latis, partigiano e poeta"},"content":{"rendered":"<p><em>I brani che seguono sono tratti dal libretto \u201cPagine di Giorgio Latis\u201d, pubblicato in proprio subito dopo la guerra dai suoi amici. Si ringrazia Natalia Latis per aver fornito tutta la documentazione.<\/em><\/p>\n<p><strong>Cenni biografici<\/strong><\/p>\n<p>Giorgio Latis, il partigiano Albertino, era nato a Modena nel 1920 da una famiglia ebraica con cui da bambino si era trasferito\u00a0 a Milano. Chi lo aveva conosciuto nei primi anni della guerra ricordava un ragazzo esuberante, pieno di iniziative e curiosit\u00e0 molteplici nel campo del teatro, della fotografia e dell\u2019arte.<\/p>\n<p>Molti dei suoi parenti e conoscenti, dopo l\u20198 settembre, avevano cercato scampo in Svizzera. Anche i suoi familiari \u2013 madre, padre e sorella poco pi\u00f9 giovane &#8211; avevano tentato di varcare la frontiera, ma, respinti e denunciati, erano stati arrestati e deportati; non se n\u2019\u00e8 pi\u00f9 avuta notizia. Cosciente della sua solitudine e del suo compito, egli era rimasto in Italia e si era dedicato anima e corpo alla lotta clandestina.<\/p>\n<p>Dapprima lavor\u00f2 in Brianza e a Milano organizzando squadre di combattenti ed entr\u00f2 in contatto con il Partito d\u2019Azione. Nel 1944 venne arrestato, ma riusc\u00ec a fuggire da San Vittore con un\u2019audace evasione. Venne quindi inviato a Torino, dove fu un instancabile organizzatore di collegamenti, lanci, sabotaggi.<\/p>\n<p>La sua causa pi\u00f9 importante era la fraternit\u00e0 con i compagni in pericolo, amici o sconosciuti che fossero: organizzava l\u2019assistenza ai detenuti di cui cercava di ottenere la liberazione con scambi di prigionieri nazifascisti\u00a0 o evasioni. Riusc\u00ec a far evadere due partigiani condannati alla fucilazione dalle carceri di Vercelli e di Alessandria spacciandosi per un repubblichino ed esibendo documenti falsi. \u201cQuello che ho fatto prima non conta, ma ora ho salvato la pelle a quei due\u201d disse in quell\u2019occasione.<\/p>\n<p>Il suo destino lo spinge avanti. Le nubi dell\u2019ultima tempesta sono vicine. Albertino vuole liberare i prigionieri delle Carceri Nuove di Torino per timore di un\u2019ultima rappresaglia, ma il piano fallisce all\u2019ultimo momento.<\/p>\n<p>Il 26 aprile 1945 Torino \u00e8 insorta, ma le formazioni partigiane sono bloccate sulle colline da un contrordine degli Alleati. Nel pomeriggio arriva l\u2019ordine di avanzata. Albertino si offre di portarlo e parte in macchina per l\u2019ultimo incarico, passa un posto di blocco con falsi documenti da medico e consegna l\u2019ordine di insurrezione ai compagni. Al ritorno viene di nuovo fermato da un altro gruppo di fascisti, che lo perquisiscono trovando documenti compromettenti e la pianta delle Carceri Nuove. Una scarica di mitra lo abbatte sul limitare della collina, del mondo forte, ridente e sereno che tanto amava.<\/p>\n<p>Le pagine che ha lasciato, scritte nei rari momenti di riposo, sono un messaggio di profonda\u00a0 sensibilit\u00e0 poetica e ci parlano di tutti quelli che sono morti per noi.<\/p>\n<p><strong>La piccola e la grande storia del mercante \u2013 Racconto scritto nell\u2019aprile 1945<\/strong><\/p>\n<p>Quando cade qualcuno nel grande viaggio attraverso il deserto, di rado si rialza; giace l\u00e0 dove le forze gli sono mancate a un tratto, senza difesa alcuna dalla furia\u00a0 degli elementi che si accaniscono su di lui.<\/p>\n<p>Poi spesso giunge la Morte consolatrice ed \u00e8 una grazia; se tarda sono infatti tormenti e sofferenze quali l\u2019inferno medesimo non saprebbe riservare ai peccatori pi\u00f9 colpevoli e abbietti; sicch\u00e9 il caduto giunge ad invocarla come una sorella benefica e misericordiosa.<\/p>\n<p>Il deserto reca le tracce di molte strade e di assai cadute: l\u00e0 si interrompono repentine, simili a gomitoli di lana lanciati su un immenso tappeto e non interamente srotolati. Il Mercante anch\u2019egli giace al termine di una di queste tracce, senza volont\u00e0 apparente di vita per quanto gli sia riuscito di adagiarsi, nel cadere, in simile posa che il sollevarsi ove non manchi di forze, non gli sia impresa del tutto irraggiungibile.<\/p>\n<p>Le sue mani stringono disperatamente alcune rade collane di pochi\u00a0 grandi coralli che forse sono la sua unica ricchezza. Gli chiedevano, nei rari e subitanei incontri nel deserto: \u201d Cosa vuoi, Mercante, delle tue collane?\u201de lui rispondeva tranquillo : \u201cNon le vendo; ma anche se le vendessi tu non avresti tant\u2019oro che me le potesse pagare\u201d. L\u2019altro rideva come a uno scherzo e poi diceva: \u201dE allora che te le porti in giro a fare, se non ti danno da vivere?\u201d<\/p>\n<p>Era stanco il Mercante di ripetere sempre la stessa cosa; e s\u00ec che anche gli altri, tutti, avevano le loro collane: \u201cAppunto per vivere le devo conservare e mai denaro mi potrebbe dare tanta vita:\u201d Ma nessuno, quasi, capiva e lui seguitava da solo a sgranare le sue collane come fossero rosari, da una mano all\u2019altra, carezzando i coralli con dita lievi e golose, quasi al tatto avessero potere di rivelargli il mistero della loro opaca lucentezza.<\/p>\n<p>Ma ora anche lui \u00e8 caduto, il Mercante: forse aveva creduto di sostenersi per virt\u00f9 magica delle sue collane e questo pensiero lo aveva veramente sostenuto fino allora; pensa agli altri, partiti come lui, prima di lui, e poi incontrati, morti o morenti, o sfiniti dalla solitudine del deserto, senza un segno, un ricordo, una croce; anzi anch\u2019essi bruciati, come la sabbia, loro che erano sempre vissuti tra delicate immagini di fiori e venti profumati.<\/p>\n<p>Dio, quanti fiori in quella citt\u00e0, mai se ne videro tanti come allora ed i giardini invadevano le corti e le strade: chi non aveva serra collocava vasi di rose sui balconi e sui davanzali, oppure le dipingeva sui muri in ingegnose imitazioni che mutavano le case in aiuole fiorite: ognuno guardava i vicini e pensava a com\u2019erano tutti contenti, senza per\u00f2 saper penetrare \u2013 o senza forse \u201dvoler\u201d penetrare- l\u2019artificio di quel mondo che ciascuno colorava per il suo prossimo affinch\u00e9 il prossimo lo colorasse per lui medesimo e la sua tranquillit\u00e0: pari a tanti struzzi\u00a0 essi, i cittadini, miravano stolidamente il suolo per consolarsi alla bruna solidit\u00e0 della Madre Terra, ma specialmente per non leggere negli occhi degli altri l\u2019ansia che questi avrebbero potuto apprendere dai loro stessi occhi.<\/p>\n<p>Allora il Mercante non era il Mercante: aveva un nome, una professione, una casa e non portava collane. Non ci aveva pensato sino al mattino in cui fu chiaro d\u2019improvviso il senso dei segni premonitori che da qualche tempo tutti avevano potuto scorgere e quasi nessuno comprendere: quelle larve di un mondo in cancrena recate dal vento, le nuvole di sabbia che si affacciavano all\u2019orizzonte\u00a0 e l\u2019orribile atmosfera presaga di sventura e di morte che ciascuno si sforzava di soffocare coltivando fiori, quasi l\u2019odore di questi la potesse davvero trasformare in freschi alisei.<\/p>\n<p>Ma quel mattino nessuno pot\u00e9 ritrarsi davanti alla catastrofe: l\u00e0 dove maggiormente fioriva la loro terra, una immane tempesta aveva disteso sui giardini una fitta coltre di sabbia. Sin quando l\u2019occhio poteva spaziare all\u2019orizzonte, la campagna era sommersa da un deserto senza limite, che giungeva sin sotto le prime case: nella notte tutti i fiori erano avvizziti e con essi l\u2019euforia dei cittadini. Si guardavano adesso negli occhi finalmente sinceri per l\u2019orrore, ma senza sapersi riconoscere, i pi\u00f9, dopo tanta incosciente cecit\u00e0.<\/p>\n<p>I pi\u00f9 esposti al pericolo del deserto avanzante furono i soli o quasi, a riconoscerlo a viso aperto, disposti e forse decisi ad affrontarlo; sebbene i ricchi, anche fra essi, ed erano la maggior parte, abbandonassero silenziosi le case ormai segnate per rifugiarsi coi loro soldi in altre terre pi\u00f9 sicure, senza dir nulla ad anima viva per timore di non trovarsi poi, essi medesimi, a tutto loro agio.<\/p>\n<p>Quanto agli altri che non si credevano minacciati, cintarono solidamente le loro case per non correre rischi di esser costretti a dividerle coi pericolanti e invece di rose allevarono cani robusti e feroci che facessero guardia alla loro sicurezza. \u00a0Questo fu tutto l\u2019insegnamento che ne seppero trarre.<\/p>\n<p>Cadere nel deserto significa rimanere sottratti agli sguardi del mondo circostante; vuol dire naufragare e confondersi nel perpetuo ondeggiare delle falde immote di sabbia e in esse giacere prigionieri. Non c\u2019\u00e8 invocazione di aiuto che possa vincere il clamore del silenzio e della solitudine, n\u00e9 orecchio di viandante che lo possa raccogliere, cos\u00ec chi cade \u00e8 veramente perduto e mai nessuno potr\u00e0 aiutarlo a sollevarsi se egli\u00a0 non ne avr\u00e0 forze sufficienti.<\/p>\n<p>Questo sa il Mercante assai bene; vi era gi\u00e0 da prima preparato e anzi si stupiva che non gli fosse capitato ancora, tanto pi\u00f9 che non aveva, come altri, il sostegno di un bastone e solo invece le esili collane. Anche ora che \u00e8 caduto non rimpiange il bastone che gli avrebbe ricordato ad ogni istante d\u2019esser randagio e pellegrino, mentre lui ha proceduto serenamente, godendo delle rade bellezze della natura nel suo andare: sgrana i coralli e\u00a0 li ritrova ancora intatti.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la sua serenit\u00e0 \u00e8 intera anche la sua forza non ha limite, cos\u00ec sul fare della sera il Mercante \u00e8 di nuovo in piedi. Solo allora una figura umana che l\u2019aveva rincorso al suo cadere lo ritrova e finalmente lo raggiunge ai margini della notte profonda: allora si ricorda di una fidanzata che aveva laggi\u00f9 in citt\u00e0 quando possedeva ancora un nome, una famiglia, una casa.<\/p>\n<p>Vorrebbe al primo impulso stringerla a s\u00e9 e invece si trattiene, ma questo non gli costa sforzo ormai: la saluta indifferente e la ringrazia di essersi preoccupata di lui. E lei lo guarda senza pi\u00f9 quasi riconoscerlo, come se i suoi sguardi potessero trapassare l\u2019ignota maschera del Mercante per ritrovare l\u2019immagine di lui, quella vera: \u201dOra ritornerai, vero?\u201d gli dice.<\/p>\n<p>Ma il Mercante non riconosce la voce che quella di prima aveva amato : \u201cNo, tu sai che io non torner\u00f2\u201d risponde pacato.<\/p>\n<p>\u201cSei pazzo, sei caduto ed \u00e8 un miracolo che non sei finito come gli altri, confuso nella terra\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer questo ora devo continuare.\u201d Gli trema la voce e la fidanzata se ne accorge, ma non lo d\u00e0 a vedere.<\/p>\n<p>\u201cPensi davvero di non poter ricadere?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPenso che ricadr\u00f2, ma non posso tornare.\u201d<\/p>\n<p>Rivede la strada percorsa e gli altri che sono caduti sul cammino e l\u00ec sono rimasti, fresche e vive carni che involgevano i suoi stessi pensieri e ora si dissolvono all\u2019orribile arsura di quel deserto che li richiama e li raggiunge e li reclama. \u201cAmore, lasciami andare\u201d le dice quasi con dolcezza, mentre le mani corrono alle collane e riprendono l\u2019interminabile rosario: ma ad esse s\u2019\u00e8 aggiunto un altro corallo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il Mercante riprende il suo cammino. Ora che il termine si avvicina le tracce sul deserto si fanno pi\u00f9 rade e le cadute pi\u00f9 numerose; anche il suo passo \u00e8 stanco e greve, lo sguardo affannato e il volto rigato dai pensieri e dalle fatiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I brani che seguono sono tratti dal libretto \u201cPagine di Giorgio Latis\u201d, pubblicato in proprio subito dopo la guerra dai suoi amici. Si ringrazia Natalia Latis per aver fornito tutta la documentazione. 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