{"id":1345393,"date":"2021-04-20T17:41:42","date_gmt":"2021-04-20T16:41:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1345393"},"modified":"2021-04-20T21:59:39","modified_gmt":"2021-04-20T20:59:39","slug":"lessere-umano-e-il-problema-dellessere-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/04\/lessere-umano-e-il-problema-dellessere-umano\/","title":{"rendered":"L&#8217;essere umano \u00e8 il problema dell&#8217;essere umano"},"content":{"rendered":"<p><em>Intervento all&#8217;8\u00b0 Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti \u201cUn nuovo umanesimo per un nuovo mondo \u2013 scambi plurali da un mondo in crisi\u201d svoltosi dal 16 al 18 aprile scorsi in forma virtuale con interventi da varieparti del mondo. L&#8217;intervento di Vito Correddu \u00e8 di Venerd\u00ec 16.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo umanisti. E lo siamo perch\u00e9 ci sta a cuore l\u2019essere umano. Ci occupiamo e preoccupiamo del e per l\u2019essere umano. In questo nostro prenderci cura dell\u2019essere umano formuliamo un\u2019etica, una morale. Definiamo valori e in base a questi, leggiamo la realt\u00e0 e formuliamo le nostre analisi, facciamo le nostre proposte e denunciamo il disumano e l\u2019antiumano.<\/p>\n<p>Quando affermo che siamo umanisti, non lo faccio riferendomi a un particolare umanesimo. Ogni umanesimo che \u00e8 sorto nella storia umana, ogni momento umanista che la storia \u00e8 riuscita a raccontare aveva come elemento comune l\u2019essere umano come preoccupazione centrale.<\/p>\n<p>In questo senso ci prendiamo la libert\u00e0 di considerare umanesimi tutti quei momenti della storia umana che nelle diverse civilizzazioni hanno visto l&#8217;emergere di un certo interesse per l&#8217;essere umano e con l&#8217;aiuto degli storici e degli antropologi, oggi possiamo quindi constatare la presenza di momenti umanisti che precedettero l&#8217;umanesimo rinascimentale, non solo in Europa ma anche nell\u2019antico Egitto, nell\u2019America precolombiana, nell\u2019Islam dall\u2019VIII al X secolo d.C. o nella Cina confuciana.<\/p>\n<p>\u00c8 certo per\u00f2 che gli umanisti del Rinascimento europeo non si definivano come tali. Solo nel 1538, per designare un certo tipo di studioso, cominci\u00f2 ad essere usata la parola <i>umanista<\/i> e solo nel 1808 si conia per la prima volta la parola <i>umanesimo<\/i>.<\/p>\n<p>Nel corso del XX secolo sar\u00e0 tutto un fiorire di umanesimi, per lo pi\u00f9 in ambito prettamente filosofico. Agli inizi non ci sono ancora movimenti di opinione che si riconoscano e si autodefiniscano umanisti. Solo a partire dagli anni \u201880, ispirato al pensiero di Mario Rodriguez Cobos, pi\u00f9 conosciuto con lo pseudonimo letterario di Silo, nasce il Movimento Umanista e quasi contestualmente troviamo i primi Partiti Umanisti e la nascita della prima Internazionale Umanista nel 1989.<\/p>\n<p>Oggi la parola umanesimo trova declinazioni della pi\u00f9 svariata foggia. Si parla di umanesimo non solo in campo filosofico, politico, economico o educativo, ma anche in agricoltura, e addirittura nella gastronomia, il tutto spesso accompagnato dall\u2019aggettivo <i>nuovo. <\/i>L\u2019umanesimo o quanto meno la parola umanesimo, sembra oggi ottenere un certo consenso che mai ebbe nel passato. Ed \u00e8 cos\u00ec che di tanto in tanto nei discorsi di diversi leader politici e religiosi si sente parlare della necessit\u00e0 di un nuovo umanesimo.<\/p>\n<p>Lungi da noi giudicare la bont\u00e0 di quelle affermazioni, perch\u00e9 questo ci ridurrebbe a censori e portatori illegittimi di un presunto vero umanesimo. Ci\u00f2 che invece ci preme evidenziare, come del resto gi\u00e0 esposto, \u00e8 che ogni umanesimo cerca di porre al centro dell\u2019attenzione il tema dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Ma se l\u2019essere umano \u00e8 il centro delle nostre preoccupazioni e dei nostri valori dovremmo chiederci se ci\u00f2 che conosciamo dell\u2019essere umano, se la rappresentazione, se il vissuto e la definizione che abbiamo dell\u2019essere umano, sia non solo sufficiente ma sia inoltre esaustivo e completo, avendo quindi esaurito e messo la parola \u2018fine\u2019 al nostro bisogno di ricerca. In altre parole, dovremmo chiederci, cos\u00ec come andavano affermando gli Adib, i letterati della Spagna musulmana, l\u2019essere umano \u00e8 ancora il problema dell\u2019essere umano?<\/p>\n<p>La storia del pensiero occidentale come ci insegna Heidegger sembra esser stata risucchiata dall\u2019ente, dall\u2019oggetto. Nella sua critica Heidegger evidenzia come ogni umanesimo \u00e8 in ultima istanza una metafisica, che non \u00e8 riuscito a sottrarre l\u2019essere umano dall\u2019angusta dimensione dell\u2019<i>animale rationale<\/i>, o da quel <i>zoon logon echon<\/i> di aristotelica memoria.<\/p>\n<p>Egli scrive in Lettera sull\u2019\u201dUmanismo\u201d:<\/p>\n<p>\u201c<i>Per quanto queste forme di umanismo possano essere differenti nel fine e nel fondamento, nel modo e nei mezzi previsti per la rispettiva realizzazione, nella forma della dottrina, nondimeno esse concordano tutte nel fatto che l\u2019humanitas dell\u2019homo humanus \u00e8 determinata in riferimento a un\u2019interpretazione gi\u00e0 stabilita della natura, della storia, del mondo, del fondamento del mondo, cio\u00e8 dell\u2019ente nel suo insieme\u201d<\/i><\/p>\n<p>L\u2019<i>humanitas<\/i> dell\u2019umano \u00e8 ancora pensata, come direbbe Heidegger, dall\u2019al di l\u00e0 e non dall\u2019al di qua. Nel senso che continua ad essere pensata a partire dal mondo, dal mondo degli enti, delle cose.<\/p>\n<p>Quando si pensa l\u2019essere umano dall\u2019al di l\u00e0 non si dice il falso, piuttosto non si dice tutta la verit\u00e0 o per lo meno si pensa l\u2019essere umano da un particolare sguardo. In definitiva, si resta nella metafisica e si riduce l\u2019essere umano a un ente come gli altri, osservandolo come un qualunque fenomeno naturale. Il problema si pone quando quel particolare sguardo si universalizza o pretende di ergersi a fondamento dell\u2019essenza dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Se immaginassimo per assurdo la scomparsa dell\u2019essere umano dal pianeta Terra, non come una eventualit\u00e0 o un pericolo incombente, ma come se questo fosse gi\u00e0 accaduto, ci troveremmo ad immaginare la Terra, il sistema solare, e l\u2019universo intero continuare ad esistere. Potremmo immaginare il tutto semplicemente senza la presenza dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>In questo esercizio immaginativo, la scomparsa dell\u2019essere umano, dai dati che ci fornisce la scienza, presumibilmente, non produrrebbe nessun cambiamento rilevante sul piano cosmico. Ovviamente sul pianeta Terra la natura ricomincerebbe a riprendersi quegli spazi lasciati vuoti dall\u2019essere umano, ma nulla pi\u00f9 di questo. Le leggi che sorreggono e governano l\u2019universo sarebbero ancora valide e continuerebbero ad agire senza nessun sconvolgimento. Se l\u2019essere umano \u00e8 un ente come gli altri la sua scomparsa non sarebbe quindi per nulla significativa, non cambierebbe di una virgola la realt\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p>In definitiva parleremmo dell\u2019essere umano come di un epifenomeno, la cui estinzione, all\u2019interno della storia della vita su questo pianeta, si aggiungerebbe a quelle di altre specie.<\/p>\n<p>Al termine del gioco immaginativo ne ricaviamo appunto uno sguardo esterno sull\u2019essere umano e come si diceva uno sguardo dall\u2019al di l\u00e0. Uno sguardo che ci lascia pensare l\u2019estinzione come se non fossimo parte di questa, come se l\u2019estinzione dell\u2019essere umano non implicasse anche la nostra scomparsa. In sostanza in questo esercizio saremmo degli osservatori esterni. Saremmo nella prospettiva del chi guarda.<\/p>\n<p>Questo esperimento dell\u2019immaginazione ci \u00e8 possibile grazie alla capacit\u00e0 astrattiva del pensiero umano. \u00c8 un pensiero che ci permette di prendere distanza, di fermare il trascorrere del tempo e di astrarre (o forse in questo caso sarebbe meglio dire \u201cestrarre\u201d) elementi da un contesto e trarne le dovute conseguenze.<\/p>\n<p>Ma cosa succederebbe se si provasse a immaginare la stessa cosa da dentro, dall\u2019al di qua? Come dunque posso immaginare la stessa scena se non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019osservatore? O pi\u00f9 precisamente come posso immaginare quella stessa situazione senza l\u2019essere-nel-mondo?<\/p>\n<p>Nell&#8217;esercizio di prima il genere umano era scomparso ma erano rimaste le piante, gli animali, la Terra, i pianeti, le stelle e cos\u00ec via l&#8217;universo intero, ma c&#8217;era ancora chi quel paesaggio l\u2019osservava, indifferente del fatto che tutto ci\u00f2 lo riguardasse da vicino. Dato che chi osserva \u00e8 il nostro pensiero e si presume non appartenga alla categoria del disumano, al non-umano o all&#8217;antiumano bens\u00ec ancora all&#8217;umano, quello che ora chiediamo di fare all&#8217;immaginazione \u00e8 di sottrarre ci\u00f2 che ancora resta dell&#8217;umano. Sottraiamo quindi anche noi stessi dalla scena.<\/p>\n<p>Ma d&#8217;un tratto \u00e8 come se si spegnessero le luci. Si interrompe la corrente e ci troviamo in black-out. L&#8217;immaginazione si arresta, incapace di dire qualcosa su ci\u00f2 che non \u00e8.<\/p>\n<p>Il mondo non ha pi\u00f9 la nostra presenza. Ma cos&#8217;\u00e8 quel mondo senza la nostra esistenza? \u00c8 il nulla. Ecco che di fatto l&#8217;esperimento dell\u2019immaginazione ci risulta impossibile non perch\u00e9 non siamo capaci di immaginare il nulla ma perch\u00e9 nemmeno il nulla sarebbe un oggetto osservabile, senza un osservatore. Ci risulta impossibile perch\u00e9 devo fare i conti con il fatto che continuo ad esistere o meglio devo fare i conti con quello che Heidegger chiama l\u2019esser-ci.<\/p>\n<p>Cosa traggo, cosa comprendo, quali conseguenze deduco da questa esperienza?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Comincio a dubitare che il mondo esista al di l\u00e0 dell&#8217;essere umano. <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Che l&#8217;e-sistenza precede il pensare di esistere. <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Che coscienza e mondo, dal punto di vista esistenziale, appartengono a una sola struttura: coscienza-mondo.<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Che l&#8217;essere umano \u00e8 un essere storico, portatore e creatore di Senso e significati. L\u2019essere umano \u00e8 un progetto. <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Che i valori e un&#8217;etica devono sorgere dalla particolarit\u00e0 dell&#8217;esistenza umana. <\/b><\/p>\n<p>Cerchiamo ora di approfondire queste considerazioni. La prima: <b>Comincio a dubitare che il mondo esista al di l\u00e0 dell&#8217;essere umano. <\/b><\/p>\n<p>Qui non si dubita sul mondo in una logica metafisica. Qui non si tratta di negare il pensiero scientifico e quindi la realt\u00e0 ma dubitare che questa sia indipendente dallo sguardo umano. In altre parole non stiamo dicendo, per esempio, che la forza di gravit\u00e0 non esista e che questa operi cos\u00ec come la scienza ci va mostrando. Stiamo dicendo che la forza di gravit\u00e0 \u00e8, in quanto c\u2019\u00e8 un essere un umano che la esperisce, e che se a esperire non fosse l\u2019umano, altro sarebbe l\u2019effetto che produrrebbe (Silo 1981). In questo senso si pu\u00f2 avanzare con l\u2019ipotesi, tutta da verificare, che il pensare metafisico occulti pi\u00f9 di quanto sveli.<\/p>\n<p>Seconda considerazione: <b>Che l&#8217;e-sistenza precede il pensare di esistere.<\/b><\/p>\n<p>Qui si sta dicendo che la riflessione sulla propria esistenza \u00e8 un\u2019astrazione del pensare. Il <i>cogito ergo sum<\/i> \u00e8 una deduzione all\u2019interno del pensare metafisico. \u00c8 un pensiero che segue le regole della logica ma, come a volte accade nella logica, seppur coerente, nasconde l\u2019arbitrariet\u00e0 della scelta dei termini sui quali si sviluppa.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Nietzsche evidenziava come il cogito cartesiano fosse quantomeno superficiale nella sua definizione perch\u00e9 era il risultato di concetti definiti a priori. Per questo motivo egli ribalta l\u2019affermazione di Cartesio formulando una sorta di circolarit\u00e0: \u201csum ergo cogito: cogito ergo sum\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019e-sistenza non \u00e8 una deduzione del pensare ma il registro che la coscienza ha di s\u00e9, del suo essere-nel-mondo e precede il pensare e il fare nel mondo.<\/p>\n<p>Ecco come Heidegger descrive l\u2019e-sistenza:<\/p>\n<p>\u201c<i>Di e-sistenza si pu\u00f2 parlare solo in relazione all\u2019essenza dell\u2019uomo, cio\u00e8 solo in relazione al modo umano di \u00abessere\u00bb; perch\u00e9 solo l\u2019uomo, per quanto ne abbiamo esperienza, \u00e8 coinvolto nel destino dell\u2019e-sistenza. Perci\u00f2 l\u2019e-sistenza non pu\u00f2 mai essere pensata come una specie particolare tra le altre specie di esseri viventi, dato che l\u2019uomo \u00e8 destinato a pensare l\u2019essenza del suo essere, e non solo a raccontare storie naturali e storiche sulla sua costituzione e la sua attivit\u00e0.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Terza considerazione:<b> Che coscienza e mondo, dal punto di vista esistenziale, appartengono a una sola struttura: coscienza-mondo.<\/b><\/p>\n<p>Nell\u2019esperimento immaginativo che si \u00e8 proposto, quando si \u00e8 sottratto definitivamente l\u2019umano e l\u2019immaginazione non arrivava pi\u00f9 a concepire l\u2019esistenza, potremmo aver avvertito qualcosa di interessante. Potremmo aver avvertito l\u2019atto puro della coscienza che cercava l\u2019oggetto, in altre parole l\u2019intenzionalit\u00e0 della coscienza. Ed \u00e8 cos\u00ec che osserviamo che la coscienza \u00e8 in continua attivit\u00e0 alla ricerca degli oggetti che compensino la sua condizione di finitezza.<\/p>\n<p>\u201c<i>La coscienza, quindi, non \u00e8 una copia della realt\u00e0, ma una trasformazione continua che opera nei due sensi: da fuori verso dentro, attraverso la rappresentazione operata dall\u2019immagine nel paesaggio interno, e da dentro verso fuori, attraverso l\u2019azione sul paesaggio esterno. Concepita in tal modo, cio\u00e8 nell\u2019azione di coordinare i dati dei sensi, della memoria e dei centri di risposta, la coscienza diventa l\u2019intrecciarsi di questi due paesaggi che definiamo interno ed esterno secondo gli elementi che prendiamo in considerazione, ma che in realt\u00e0 vanno a configurare una struttura unica, la coscienza-mondo. Il funzionamento della struttura coscienza-mondo si esplica nel corpo.\u201d<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/i><\/sup><\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 quindi il destino della coscienza umana. Una coscienza che si costituisce e si plasma nel mondo, ma il mondo a sua volta si costituisce e si realizza nella coscienza umana.<\/p>\n<p>Solo questo modo di intendere la relazione coscienza-mondo che ci permette di superare le dicotomie soggetto-oggetto o personale-sociale e restituisce la possibilit\u00e0 di uscire dal solipsismo e scoprire l\u2019intersoggettivit\u00e0. \u00c8 nel prendere contatto con l\u2019e-sistenza e quindi con questa dimensione dell\u2019intenzionalit\u00e0 che posso riconoscere l\u2019intenzionalit\u00e0 dell\u2019altro e a qualificarlo come umano.<\/p>\n<p>Quarta considerazione: <b>Che l&#8217;essere umano \u00e8 un essere storico, portatore e creatore di Senso e significati. L\u2019essere umano \u00e8 un progetto. <\/b><\/p>\n<p>Questo essere-nel-mondo, questa coscienza-mondo, questa e-sistenza non \u00e8 statica, piuttosto \u00e8 in divenire. Quell\u2019idea di morte che l\u2019esercizio immaginativo ci ha proposto non ha potuto annichilire l\u2019intenzionalit\u00e0 della coscienza che ci appare ora come costitutiva dell\u2019essere umano. L\u2019e-sistenza o \u00e8 per il futuro o non \u00e8. In questo senso l\u2019essere umano si trova immerso in un processo storico, o meglio \u00e8 esso stesso il processo storico, \u00e8 egli stesso il Senso che tanto anela. Da questo punto di vista, tanto il paesaggio naturale (il corpo incluso), quanto quello sociale diventano il bersaglio di un progetto di umanizzazione. Da ci\u00f2 discende la discriminante tra umano, disumano e non-umano. Da questo si traccia il limite tra libert\u00e0 e malafede.<\/p>\n<p>A tal proposito qual \u00e8 la patria dell\u2019essere umano? Si pu\u00f2 ancora dire che la sua casa sia la Terra? piuttosto non dovremmo gi\u00e0 dire che la sua casa, il suo esser-ci, il suo abitare abbia gi\u00e0 travalicato questo confine?<\/p>\n<p>Quinta e ultima considerazione: <b>Che i valori e un&#8217;etica devono sorgere dalla particolarit\u00e0 dell&#8217;esistenza umana.<\/b><\/p>\n<p>Se l\u2019essere umano non \u00e8 un ente qualunque, se l\u2019essere umano \u00e8 portatore di un progetto, ci\u00f2 che chiamiamo valori e disvalori e ci\u00f2 che chiamiamo etica non possono che partire dall\u2019e-sistenza. Perch\u00e9 schierarsi per la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 umana se l\u2019essere umano fosse solo un epifenomeno nella fisica dell\u2019universo? Perch\u00e9 promuovere l\u2019uguaglianza tra gli esseri umani e la diversit\u00e0 personale e culturale se l\u2019essere umano non fosse altro che un <i>animale rationale<\/i>, un riflesso di condizioni oggettive, una macchina termodinamica, un essere vivente la cui essenza \u00e8 determinata da una serie di elementi come il codice genetico o i circuiti neurali? Perch\u00e9 mai dovremmo porci contro la guerra e aspirare a relazioni nonviolente tra gli esseri umani se tutto alla fine terminasse nel nonsenso?<\/p>\n<p>Ogni teoria che anteponga all\u2019essere umano entit\u00e0 astratte quali Dio, lo Stato o il denaro, ogni teoria che cercasse di interpretare in senso naturale l\u2019essere umano, o nello sforzo di interpretare l\u2019essere umano, scambiasse le possibili analogie col mondo naturale con dati di realt\u00e0, non solo descrive teorie prive di fondamento, ma ci consegna ancora una volta un umano visto dall\u2019al di l\u00e0, visto da fuori. Queste teorie, che potrebbero appartenere pi\u00f9 alla narrazione mitologica, sono paradossalmente quanto di pi\u00f9 lontano ci sia dall\u2019esperienza del Mito.<\/p>\n<p>Un Nuovo Umanesimo per un mondo nuovo richiede che si espliciti come si pensa l\u2019essere umano. A quale essere umano ci stiamo riferendo? Chi siamo, dunque?<\/p>\n<p>A tali domande, il linguaggio espositivo, se chiuso nelle regole della logica e della grammatica non riuscir\u00e0 mai a dare risposte esaustive. Pertanto nemmeno io, credo, finora ci sia riuscito, perch\u00e9 qui stiamo parlando di un\u2019esperienza fenomenologica, di un\u2019esperienza interna ed ogni descrizione della stessa finisce quasi sempre per essere un pensare metafisico, ma per non ridurre ad una mera perdita di tempo questo mio intervento al Simposio, vorrei offrire un passo di un\u2019opera di Silo che, attraverso un linguaggio poetico, a mio avviso, ci propone un\u2019immagine dell\u2019essere umano che sintetizza quanto qui si \u00e8 tentato di dire.<\/p>\n<p>Egli scrive: \u201cCreatore di mille nomi, costruttore di significati, trasformatore del mondo&#8230; i tuoi padri ed i padri dei tuoi padri continuano in te. Non sei una meteora che cade ma una freccia luminosa che vola verso i cieli. Sei il senso del mondo; quando chiarifichi il tuo senso, illumini la terra. Quando perdi il tuo senso, la terra si oscura e l\u2019abisso si apre.\u201d<\/p>\n<p>Grazie.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup>\u0002<\/sup><span style=\"font-size: small;\"> Roberta Consilvio &#8211; <\/span><span style=\"color: #231f20;\"><span style=\"font-size: small;\">Psicologia e sviluppo della coscienza: l\u2019evoluzione possibile dell\u2019essere umano<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento all&#8217;8\u00b0 Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti \u201cUn nuovo umanesimo per un nuovo mondo \u2013 scambi plurali da un mondo in crisi\u201d svoltosi dal 16 al 18 aprile scorsi in forma virtuale con interventi da varieparti del 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