{"id":1317347,"date":"2021-03-12T08:54:04","date_gmt":"2021-03-12T08:54:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1317347"},"modified":"2021-03-15T19:20:05","modified_gmt":"2021-03-15T19:20:05","slug":"donne-che-costruiscono-il-futuro-moema-viezzer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/03\/donne-che-costruiscono-il-futuro-moema-viezzer\/","title":{"rendered":"Donne che costruiscono il futuro: Moema Viezzer"},"content":{"rendered":"<p>Educatrice popolare, sociologa, ambientalista, femminista e attivista dei diritti umani, la brasiliana<strong> Moema Viezzer<\/strong> \u00e8 anche autrice del libro &#8220;Se mi permettono di parlare&#8221; sulla vita dell&#8217;operaia mineraria boliviana Domitilla Barros de Chungara, conosciuta durante l\u2019esilio in Messico. Il libro \u00e8 stato tradotto in quattordici lingue. Oggi vive in Brasile; a 82 anni, il suo attivismo non si \u00e8 fermato.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/IFBa1Up6WeQ\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Trascrizione dell\u2019intervista<\/strong><\/p>\n<p><strong>Buongiorno Moema.<\/strong><\/p>\n<p>Buongiorno Juana, piacere di conoscerti.<\/p>\n<p><strong>Piacere mio. Benvenuta a Pressenza, in questo spazio di donne che costruiscono il futuro, benvenuta a casa.<\/strong><\/p>\n<p>Molte grazie per avermi invitata.<\/p>\n<p><strong>Stiamo dialogando con Moema Viezzer. E\u2019 difficile spiegare brevemente la traiettoria di una donna, scrittrice, educatrice, femminista, che ha fatto cos\u00ec tanto e che si mantiene attiva da decenni. Puoi dirci la tua et\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Ho 82 anni, sono brasiliana, mi definisco attivista nell&#8217;ambito del femminismo da pi\u00f9 di sessant&#8217;anni, per\u00f2 in particolare dal 1975, quando andai al primo convegno internazionale delle donne, parallelo alla prima Conferenza delle Nazioni Unite su Donne, Sviluppo e Pace in Messico. Io ero in esilio in Messico, a causa del mio lavoro come educatrice popolare discepola di Paolo Freire. L\u00ec ebbi l&#8217;opportunit\u00e0 di conoscere una donna che proveniva dai campi delle miniere di stagno della Bolivia e fui molto colpita dalla sua saggezza popolare. Aveva frequentato solamente la scuola elementare, per\u00f2 sapeva parlare molto del suo paese a partire dalla sua condizione di classe. Dopo questo evento che a poco a poco mi coinvolsi nelle cause femministe e scrissi il libro &#8220;Se mi permettono di parlare&#8221;, che fu tradotto in quattordici lingue e divenne uno strumento di comunicazione popolare.<\/p>\n<p><strong>Scusa, Moema&#8230; Per chi non lo conoscesse, questo libro racconta la storia e la testimonianza di vita dell&#8217;operaia mineraria boliviana Domitilla Barros de Chungara. Di sicuro, secondo ci\u00f2 che ho visto, \u00e8 il libro pi\u00f9 pubblicato in Bolivia dopo alcuni testi religiosi.<\/strong><\/p>\n<p>All&#8217;inizio mi sembr\u00f2 interessante poter lavorare all&#8217;interno di questa dimensione nuova che il femminismo stava aprendo per l&#8217;umanit\u00e0. E fu una sfida, a volte un rischio, entrare in ambienti misti, ma tendenzialmente maschili: sindacati, chiese, sempre con questa possibilit\u00e0 di un lavoro che partisse dall&#8217;educazione popolare. Abbiamo fatto parecchie cose e continuiamo a farle. Una cosa che mi ha aiutata moltissimo a progredire \u00e8 stata la riflessione e la pratica dell&#8217;eco-femminismo. Questo mi ha anche aiutata molto a percepire quella dimensione cos\u00ec forte portata dalle donne, l&#8217;importanza di tornare a pensare e a ripensare al modo in cui la riproduzione della vita \u00e8 stata trattata, poich\u00e9 \u00e8 stata messa totalmente in disparte, dando importanza soltanto alla questione della produzione di beni e di servizi. Questo \u00e8 ci\u00f2 che ha condotto le persone negli spazi del potere economico, politico, militare, religioso, sempre occupati dagli uomini. Abbiamo gi\u00e0 un mucchio di cose scritte, dette, dichiarate, per\u00f2 \u00e8 davvero difficile metterle realmente in pratica, quando vediamo che un signore come il direttore della banca Santader muore perch\u00e9 non pu\u00f2 respirare&#8230; Sono cose che ci portano a ripensare tutto, questo nostro modello egemonico, che ha messo l&#8217;economia al primo posto rispetto a tutto quello che si fa e si decide, la nostra vita e la societ\u00e0 e il modo in cui si usa e abusa dei beni comuni e della natura&#8230; Credo che le donne abbiano portato questo genere di riflessione con molta forza.<\/p>\n<p><strong>Hai toccato una quantit\u00e0 di temi, ma torniamo un poco indietro: cosa ti ha portato a diventare un&#8217;attivista, a lavorare per tante cause, non solamente quelle relative alla donna, all&#8217;ambiente, ai popoli indigeni&#8230; Voglio dire, che esperienza personale ti ha portato ad attivarti e a mantenerti nel corso di tanti decenni nell&#8217;attivismo?<\/strong><\/p>\n<p>Dunque&#8230; Non c&#8217;\u00e8 un momento specifico, ci sono molte cose che confluiscono&#8230; Credo che fin dalla mia infanzia ne fossi attratta e ho accompagnato molte volte mia nonna e mia madre in questioni relative al benessere generale. In seguito sono entrata in convento. Sono stata suora per diciassette anni, in una comunit\u00e0 che non era contemplativa, ma attiva. L\u00ec aiutai molto a rinnovare quella comunit\u00e0 e proprio in questo contesto ebbi l&#8217;opportunit\u00e0 di conoscere Paolo Freire, la sua opera, soprattutto la sua pedagogia degli oppressi. In Brasile c&#8217;era tutto un contesto interessante, stimolato dalla Teologia della Liberazione e tutto il lavoro delle comunit\u00e0 di base in cui mi sono coinvolta. E poi non mi sono pi\u00f9 fermata.<\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;hanno in comune tutte le cause che difendi? Qual \u00e8 il filo conduttore tra di loro? <\/strong><\/p>\n<p>Credo che la base di tutto sia la questione dei diritti umani. Ossia, tutti e tutte siamo esseri umani, indipendentemente dalla razza, dal colore, dall&#8217;et\u00e0, dalla religione, dalla cultura, dal territorio. Perch\u00e9 questo \u00e8 tanto difficile da accettare? Credo che ci si coinvolga a partire da una certa posizione, ma alla fine \u00e8 questo il tema quando si lavora, ad esempio a partire dal femminismo. \u00a0Vedo tutta l&#8217;evoluzione che abbiamo avuto; all&#8217;inizio c&#8217;erano per lo pi\u00f9 donne di classe media, lavoratrici, che hanno dato il via. Con l&#8217;educazione popolare siamo riuscite a fare un lavoro molto interessante e grande, soprattutto nelle periferie delle citt\u00e0. Poi le donne organizzate nelle zone rurali, ad esempio nel movimento &#8220;Sin Tierra&#8221;, sono andate sviluppando una forma peculiare di essere femministe, a partire dalla loro realt\u00e0. Anche le donne nere ci hanno portato molti elementi riguardo alla loro oppressione. Ultimamente mi rende molto felice vedere come stiamo imparando a tener conto delle riflessioni delle donne indigene. E\u2019 qualcosa che si va unendo e credo che anche se abbiamo iniziato da altri movimenti, ad esempio quello nero, qualunque sia l&#8217;inizio del filo, in ogni caso ci porta a guardare tutta la bobina, come dico io. Questa \u00e8 una visione importante da avere all&#8217;interno dei movimenti. Siamo nel momento giusto per vedere come tutto ci\u00f2 abbia una convergenza, un substrato comune. Abbiamo bisogno di imparare molto di pi\u00f9 a guardare come affrontare questo in un modo pi\u00f9&#8230; pi\u00f9 olistico, pi\u00f9 sistemico. Credo che questa sia una grande sfida per il momento attuale.<\/p>\n<p><strong>Certo. Rispetto al tema della convergenza, del lavoro in rete, come facciamo a partire dai diversi femminismi a integrare anche gli uomini? Perch\u00e9 sono il cinquanta per cento dell&#8217;umanit\u00e0&#8230; Come pensi si possa fare per sviluppare il femminile?<\/strong><\/p>\n<p>Io credo che si debba avere uno spazio proprio, svelando la realt\u00e0 di quanto accade, ma credo allo stesso tempo che ci sia stata &#8211; e ci sia ancora &#8211; molta reattivit\u00e0 da parte di alcune istituzioni millenarie, come sono le chiese. Ed \u00e8 molto triste notare che questo sistema patriarcale millenario sia tanto legato a quello che fu il sistema coloniale, e dunque di dominio. Il dominio dell&#8217;uomo sulla donna, che a volte ha significato anche il dominio su genti di altre razze, eccetera&#8230; E allora io penso che s\u00ec, \u00e8 importante il dialogo delle donne con gli uomini. Credo inoltre che tutto questo possa essere demolito anche a partire da certi uomini, che lavorano tra loro all&#8217;interno di questa dimensione del femminile unito al maschile e che vedono con molta chiarezza ci\u00f2 che \u00e8 la natura umana e i ruoli sociali che sono stati attribuiti agli uomini e alle donne. Si rendono conto di come questi si siano cristallizzati a partire dalle istituzioni di base come la famiglia, per poi perpetuarsi con l&#8217;educazione e nelle istituzioni in cui lavoriamo. E anche gli uomini che iniziano ad avere questa attitudine incontrano difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Penso ad esempio alla Bolivia, in cui fu creato un vice ministero di depatriarcalizzazione e decolonizzazione&#8230; ma se tutto questo non entra a far parte della cultura delle persone, per quanti documenti si facciano, per quanti ministeri si costituiscano, non funzioner\u00e0. \u00c8 un lavoro educativo a ogni livello&#8230;<\/p>\n<p><strong>Moema, quali elementi, sintetizzando, ti sembrano imprescindibili per questo futuro?<\/strong><\/p>\n<p>Non lo so, ma ho l&#8217;impressione che ci siano una grande quantit\u00e0 di riflessioni, per\u00f2 alla fine quello che va fatto \u00e8 un cambiamento totale riguardo alla relazione dell&#8217;essere umano con la natura: come valorizzare l&#8217;economia, l&#8217;abbondanza che ancora esiste al servizio della vita e come non mettere il mercato al di sopra di tutto. Gli Stati, le Nazioni non contano pi\u00f9 perch\u00e9 sono alcune grandi corporazioni che comandano gli Stati e stanno comandando persino le Nazioni Unite. C&#8217;\u00e8 qualcosa di molto grande che ci tocca vivere in questo momento della storia dell&#8217;umanit\u00e0. Come si fa? Beh, le iniziative sono numerosissime, non esiste un&#8217;unica ricetta. Tutti hanno un ruolo da svolgere in questo momento, ma \u00e8 importante avere chiaro il fatto che si debba cambiare tutto, per mettere tutto al servizio della comunit\u00e0 vivente, che non \u00e8 solamente dell&#8217;essere umano ma tutta la comunit\u00e0 vivente. Per questo \u00e8 cos\u00ec importante la difesa dei beni comuni. Non possiamo vivere senza aria pura, tante persone muoiono a causa della mancanza di acqua buona, quando si lascia morire un fiume a causa dei disastri &#8211; che non sono incidenti ma disastri provocati dalla sete di profitto. Dovr\u00e0 essere un cambiamento strutturale; oggi siamo in un momento molto difficile, ma credo che sia nello stesso tempo un momento privilegiato nella storia dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quale aspetto salveresti di questo momento?<\/strong><\/p>\n<p>Tutto questa accumulazione di studi, di informazioni, di riflessioni, di analisi che l&#8217;umanit\u00e0 ha prodotto cinquant&#8217;anni fa non esisteva; tutto questo penso va considerato un privilegio. Credo che sia un momento privilegiato; una delle cose positive della globalizzazione \u00e8 ad esempio che io ora sia con te in tempo reale a parlare dal Brasile alla Spagna. Ho visto al Forum Sociale Mondiale, a cui ho partecipato a gennaio, l&#8217;incredibile tavola rotonda delle donne con la testimonianza e l&#8217;analisi di una donna che parlava in spagnolo dal Saharawi e un&#8217;altra che riportava una riflessione dall&#8217;India e un&#8217;altra da Haiti. E come ciascuna mostrasse come l\u00ec, nei suoi luoghi, si vivano questioni che sono globali. Credo che questo sia un privilegio, o almeno io mi sento cos\u00ec, una persona privilegiata, nell&#8217;avere accesso a tutte queste informazioni.<\/p>\n<p>Di sicuro, di sicuro&#8230; e credo che questo ci dia coraggio per andare avanti&#8230;<\/p>\n<p><strong>Certo, certo. Molte grazie, Moema.<\/strong><\/p>\n<p>Di niente. Mi ha fatto molto piacere avere da te questa opportunit\u00e0, Juana.<\/p>\n<p><strong>Un abbraccio enorme. Grazie, Moema e restiamo in contatto.<\/strong><\/p>\n<p>Traduzione dallo spagnolo di Manu Donati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Educatrice popolare, sociologa, ambientalista, femminista e attivista dei diritti umani, la brasiliana Moema Viezzer \u00e8 anche autrice del libro &#8220;Se mi permettono di parlare&#8221; sulla vita dell&#8217;operaia mineraria boliviana Domitilla Barros de Chungara, conosciuta durante l\u2019esilio in Messico. 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