{"id":1272921,"date":"2021-01-05T17:13:25","date_gmt":"2021-01-05T17:13:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1272921"},"modified":"2021-01-05T18:15:57","modified_gmt":"2021-01-05T18:15:57","slug":"turchia-proteste-repressione-giornalismo-migranti-intervista-a-murat-cinar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2021\/01\/turchia-proteste-repressione-giornalismo-migranti-intervista-a-murat-cinar\/","title":{"rendered":"Turchia, proteste, repressione, giornalismo, migranti. Intervista a Murat Cinar"},"content":{"rendered":"<p><em>Ricordo quando una volta alla radio un sindacalista disse: \u201cE\u2019 diverso fare il sindacalista a Bologna o in Sicilia\u2026\u201d Quando ho sentito gli interventi di Murat Cinar ho pensato: \u201cE\u2019 diverso fare il giornalista in Italia o in Turchia\u2026\u201d Cos\u00ec ho pensato che una volta tanto potevo intervistare un giornalista.<\/em><\/p>\n<p><strong>Murat, raccontaci della tua infanzia<\/strong><\/p>\n<p>Sono nato nel 1981 a Istanbul, la citt\u00e0 pi\u00f9 grande del paese, in piena dittatura militare dopo che nel 1980 un gruppo preparato dalla CIA aveva organizzato un colpo di stato. Una dittatura di estrema destra, fascista; c\u2019era un completo monopolio dello Stato, dal latte al formaggio, dal pane al giornale, era tutto di produzione statale, divieto di importare prodotti stranieri, di usare moneta straniera. Nell\u201984 siano entrati in una fase nuova di libero commercio. Parlando della \u201cdottrina dello shock\u201d Naomi Klein descrive il golpe in Turchia in parallelo a quello cileno; se in Cile stanno riuscendo a riscrivere la Costituzione, in Turchia c\u2019\u00e8 ancora quella della dittatura di allora. Le storie di questi due paesi hanno parecchio in comune.<\/p>\n<p>Io sono cresciuto in un quartiere a due passi dalla vecchia Costantinopoli, pieno di armeni e con alcuni vicini ebrei e alla fine la zona dei Rom, dove \u201cera bene non andare\u2026\u201d. Alle elementari in classe eravamo in 81! La maestra era formidabile, molto severa, riusc\u00ec ad insegnare a tutti noi a leggere e scrivere. Quando facevamo educazione fisica in cortile, lei stava alla finestra al secondo piano, con un occhio guardava noi che dovevamo obbedire ad un compagno e una compagna un po\u2019 grossi e con l\u2019altro correggeva i compiti. Nel pomeriggio tutti in strada a giocare, ma senza attraversare quella linea di confine col quartiere Rom. Io sono cresciuto attorniato da diverse lingue, religioni, feste e pregiudizi. Armeni, ebrei, rom, erano tutte \u201cminacce\u201d\u2026 Un quartiere strano, c\u2019era anche paura, ma alla Pasqua ortodossa i nostri amici armeni ci regalavano uova colorate. Era un quartiere duro, dove c\u2019era di tutto. Malgrado la dittatura siamo cresciuti con tanti stimoli e poi siamo diventati di tutto: dal fondamentalista, al boss mafioso, a ottime persone e siamo ancora in contatto!<\/p>\n<p><strong>La tua famiglia?<\/strong><\/p>\n<p>Mio padre era un operaio tessile, sindacalista, comunista; la mia prima scuola fu a casa. Mio padre, nato nel 1948, veniva da una famiglia particolare: mia nonna era molto istruita, aveva una macchina da scrivere e sapeva far di conto, ma era mio nonno che lavorava, era un ferroviere e costrinse mio padre a lavorare fin dai 13 anni. Riusc\u00ec comunque a formarsi e divenne un attivista nel pi\u00f9 grande sindacato, che si chiamava Sindacato dei lavoratori rivoluzionari della Turchia. L\u2019attivismo negli anni Settanta era in gran parte clandestino e con il colpo di stato mio padre divenne un ricercato. Furono sul punto di trasferirsi negli USA, ma alla fine rimasero in Turchia; forse la sua condanna cadde in prescrizione. Ricominci\u00f2 a lavorare in una fabbrica tessile e col passare degli anni divenne un dirigente. I suoi compagni di quell\u2019epoca sono diventati politici, scrittori, intellettuali. Comunque i libri li ho conosciuti grazie a mio padre. Ha formato me e mio fratello: ogni sera c\u2019era un \u201cripasso storico\u201d, davanti a un libro o a un dibattito politico in TV.<\/p>\n<p>Non ero bravo sul piano del comportamento, ma sono sempre stato un secchione; grazie a delle borse di studio ho fatto medie e superiori in una scuola privata laica e rinomata, da cui \u00e8 uscita buona parte dell\u2019intellighenzia turca.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Che rapporto c\u2019era fra la dittatura che hai conosciuto da bambino e la religione musulmana?<\/strong><\/p>\n<p>Apparentemente erano laici e ben vestiti, nulla a che vedere con i \u201cbarbuti\u201d, ma in realt\u00e0 tutti i passaggi che hanno aperto la strada al fondamentalismo sono avvenuti allora: hanno aperto un sacco di scuole coraniche statali, hanno reso pi\u00f9 dogmatico il contenuto dei testi universitari, hanno sostenuto le comunit\u00e0 religiose. Dall\u2019Italia fino all\u2019Afganistan, passando per la Grecia, qualsiasi gruppo di destra in funzione \u201canticomunista\u201d ha ricevuto sostegno, a partire da Gladio qui in Italia. In Turchia quel colpo di stato organizzato e finanziato dalla CIA fa parte di questo quadro. Gi\u00e0 pochi anni dopo il golpe alti dirigenti della polizia turca ammettevano tranquillamente di essere stati formati in centri illegali dalla CIA, per esempio in Anatolia.<\/p>\n<p>In quegli anni tutti gli oppositori &#8211; che fossero armeni, curdi, sindacalisti, socialisti o comunisti, insegnanti sindacalizzati, musulmani moderati (gli alawiti, per esempio, sono un po\u2019 come i valdesi per i cristiani\u2026) \u00a0-venivano imprigionati, torturati, impiccati. A un congresso degli alawiti in Belgio uno dei leader disse che in quegli anni in Turchia circa due milioni di alawiti erano stati sospesi dall\u2019impiego pubblico, arrestati, incarcerati, assassinati o obbligati a lasciare il paese; se ne sono salvati 3 o 4 milioni solo grazie all\u2019accoglienza europea.<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta e Sessanta l\u2019emigrazione turca era fatta soprattutto di persone povere, con precedenti o poco istruite, mentre negli anni Settanta e Ottanta ci fu la prima emigrazione in massa per motivi politici. D\u2019altra parte la Germania aveva bisogno di mano d\u2019opera, braccia a basso costo, non voleva \u201cmal di testa\u201d\u2026 Il golpe avviene nell\u201980, ma gi\u00e0 negli anni Settanta gli scontri di piazza erano violenti, c\u2019erano gruppi armati di destra che attaccavano gli oppositori. Dopo la Germania negli anni Ottanta le principali destinazioni sono state Francia, Belgio, Austria e Svizzera. Dopo altre due ondate di emigrazione politica negli anni Novanta, dal 2013 in poi c\u2019\u00e8 stata una nuova diaspora di gente molto istruita &#8211; studenti, professori, avvocati, giudici, alti funzionari anche dell\u2019esercito o della polizia.<\/p>\n<p><strong>Torniamo a te<\/strong><\/p>\n<p>Ho studiato finanzia internazionale all\u2019universit\u00e0, grazie ad un\u2019altra borsa di studio, ma la mia passione era diventare avvocato o giornalista. Mio padre me lo ha impedito fino a che ha potuto, poi siamo arrivati a un compromesso: avrei studiato queste materie, ma all\u2019estero e con i miei soldi. Ho scelto l\u2019Italia, dove sono arrivato nel 2001, prima a Siena per studiare bene l\u2019italiano. Ho fatto il lavapiatti, l\u2019aiuto cuoco, il cameriere e intanto studiavo. Certo arrivare direttamente a Siena ebbe un forte impatto, se tutta l\u2019Italia era cos\u00ec, dov\u2019ero capitato!! Poi scoprii Firenze e Roma e capii che esistevano anche delle strade larghe\u2026 Dopo un anno mi trasferii a Torino.<\/p>\n<p>Avevo il sogno di diventare giornalista, ma dovevo capire a fondo la lingua e la cultura del paese dove mi trovavo. Ho studiato cinema, televisione, giornalismo. Ci ho messo 10 anni per poter scrivere un articolo comprensibile e che valesse la pena di leggere. Avrei potuto scrivere prima per dei media turchi, ma a loro interessavano solo gli scandali di Berlusconi, le idiozie dette dal Papa sui musulmani, il calcio o la cucina e nulla di tutto ci\u00f2 mi interessava. Da 20 anni i corrispondenti turchi delle grandi testate si occupano in sostanza di questo. Ho lavorato invece parecchio nel campo degli audiovisivi, ero stato abile e fortunato: al DAMS, dove avevo studiato, la preparazione tecnica era scarsa, ma io ero uno \u201csmanettone\u201d e con un computer avevo imparato a usare i microfoni, montare, tutto. Questo perch\u00e9 avevo seguito uno studente serbo: se andavi dietro ai serbi imparavi, erano i pi\u00f9 bravi. Poi ho lavorato molto come traduttore, anche per il carcere e il tribunale e l\u00ec ho imparato tantissimo, anche del linguaggio tecnico, che poi mi sarebbe servito come giornalista. Ora da 10 anni lavoro nel campo del giornalismo. Sono sempre pi\u00f9 specializzato sul giornalismo su internet, che \u00e8 sempre pi\u00f9 una categoria a parte.<\/p>\n<p><strong>Come si \u00e8 evoluto il tuo rapporto con la Turchia?<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2010 ci fu un referendum importante, pericoloso e mi sentii in dovere di raccontare quello che stava accadendo nel mio paese. Scrissi un lavoro di sette pagine, che poi ridussi a due; fu il mio primo articolo per Pressenza, che avevo appena conosciuto per caso (durante uno sciopero della fame a staffetta contro il TAV che stavamo facendo in una tenda in piazza Castello a Torino). Da quel periodo ho cominciato a scrivere sempre di pi\u00f9 su quello che avveniva in Turchia e i riscontri erano positivi. La Turchia era in subbuglio, c\u2019erano moltissimi prigionieri politici in carcere. In quegli anni ero molto attivo nelle lotte antirazziste a Torino, ho conosciuto persone molto belle le quali a poco a poco mi hanno invitato in varie situazioni a parlare di Turchia e cos\u00ec i due mondi si sono intrecciati. Ho parlato da radio Black Out alla Rai.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1272942 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Murat-radio-rit.jpg\" alt=\"\" width=\"740\" height=\"622\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Murat-radio-rit.jpg 740w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Murat-radio-rit-300x252.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Murat-radio-rit-720x605.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px\" \/><\/p>\n<p>Fino a quattro anni fa sono sempre rientrato in Turchia; avevo un po\u2019 di paura, ma non \u00e8 mai successo niente. Dopo il mio secondo libro che parlava di repressione alcuni miei amici avvocati in Turchia mi hanno consigliato di non tornare pi\u00f9. I miei familiari erano d\u2019accordo con questa decisione. Non ci vado pi\u00f9 da quattro anni; all\u2019inizio mi pesava un sacco, soprattutto perch\u00e9 la vivevo come una privazione della mia libert\u00e0, di un mio diritto, ma poi mi \u00e8 passata.<\/p>\n<p><strong>Ci aiuti a ricostruire la lotta di Gezi Park?<\/strong><\/p>\n<p>Inizi\u00f2 come presidio di 4 o 5 ragazzi con delle tende, perch\u00e9 dopo anni di raccolte firme, ricorsi e altro, il Comune di Istambul non aveva cambiato posizione ed era deciso a tagliare questi alberi secolari dell\u2019unico parco nel cuore della vecchia Bisanzio. I giovani si erano piazzati l\u00ec sapendo che il giorno dopo ci sarebbe stato il taglio. La risposta della polizia fu quella classica: una violenza spropositata, botte, lacrimogeni e un enorme fal\u00f2 con le loro poche cose, alle dieci di sera del 30 maggio 2013 in pieno centro. Tutta la gente lo vide e questa azione poliziesca si trasform\u00f2 in un boomerang. La voce si sparse, il video gir\u00f2 in una citt\u00e0 di 17 milioni di abitanti. Nel giro di poche ore i giovani erano centinaia e quando il giorno dopo sono arrivate le ruspe c\u2019erano anche dei parlamentari. Tutti hanno saputo la storia del parco, ma soprattutto si \u00e8 riversata l\u00ec tutta la rabbia accumulata negli ultimi anni nei confronti del governo (spazio dato a gruppi religiosi fondamentalisti, scuole coraniche, divieto di alcolici in molti luoghi, spionaggio diffuso, repressione, galera). Considera che nel 2008 c\u2019erano 66 giornalisti in carcere, il capo dello stato maggiore venne imprigionato e tenuto in isolamento per tre anni e poi sindacalisti, avvocati, professori. La societ\u00e0 era stremata dai soprusi. Cos\u00ec in tre giorni la polizia fin\u00ec tutte le scorte di lacrimogeni e ne compr\u00f2 di scaduti in tutta fretta dal Brasile e dalla Corea del Sud. Molti delle vittime successive morirono per aver respirato il fumo di quei lacrimogeni scaduti.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza intorno a quel parco fu sensazionale, senza precedenti, orizzontale, di mille colori, musulmani e anticapitalisti, anarchici e tifoserie dello stadio, fricchettoni che facevano yoga in centinaia. Secondo dati del Ministro degli interni in Turchia ci furono tre mesi di manifestazioni in 67 delle 81 citt\u00e0 del paese. Nei primi quindici giorni la polizia uccise otto giovani. La rabbia cresceva e i media tacevano. Tutti hanno capito che i canali televisivi che seguivano ogni sera mentivano, manipolavano o tacevano. Sono sorti media alternativi, il governo si \u00e8 spaventato ancora di pi\u00f9 e la repressione \u00e8 cresciuta in maniera esponenziale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1272932 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/parco-gezi-jpg.jpeg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"674\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/parco-gezi-jpg.jpeg 1200w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/parco-gezi-jpg-300x169.jpeg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/parco-gezi-jpg-720x404.jpeg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/parco-gezi-jpg-768x431.jpeg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/parco-gezi-jpg-750x422.jpeg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p>Foto http:\/\/turchia.over-blog.com\/<\/p>\n<p>La resistenza \u00e8 durata fino al mese di ottobre, poi la gente, di fronte a tanta violenza e repressione, non ce l\u2019ha pi\u00f9 fatta. Hanno arrestato e arrestato, perfino i medici che soccorrevano i feriti per strada, perfino gli imam che aprivano le porte delle moschee per accogliere i manifestanti che scappavano, hanno punito i poliziotti che si rifiutavano di manganellare. Il governo ha represso duramente e ha investito grandi quantit\u00e0 di denaro nei media affinch\u00e9 mentissero e pubblicassero foto e video truccati. La protesta \u00e8 stata criminalizzata agli occhi di chi era rimasto a casa, fino a dire che si era trattato di un tentativo di colpo di stato finanziato dall\u2019estero. Hanno polarizzato la societ\u00e0 in \u201cbrave persone\u201d e \u201cnemici dello stato\u201d. Il governo turco alla fine ce l\u2019ha fatta e tanti giovani se ne sono andati dal paese.<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 rimasto? Nel cuore e nelle menti di chi vi ha partecipato \u00e8 rimasta un\u2019esperienza senza precedenti, la gente ha VISTO come dal nulla, dal basso (senza dietro un leader, un filosofo, un gruppo armato\u2026) sia possibile costruire un\u2019alternativa a questo sistema corrotto, un\u2019alternativa basata sulla democrazia diretta. Si \u00e8 davvero detto: \u201cIl re \u00e8 nudo!\u201d C\u2019erano assemblee di mille, duemila persone che arrivavano a delle conclusioni senza votazioni, cercando delle sintesi di consenso generale. Questo ricordo rimane. Come \u00e8 rimasta, nel governo, una paura pazzesca che tutto ci\u00f2 ritorni. Tanto che ancora adesso, dopo sette anni, vi sono processi contro presunti istigatori o finanziatori di quel movimento. Comunque gli alberi di Gezi Park sono stati salvati, anche se la cementificazione ha fatto danni enormi.<\/p>\n<p><strong>Che funzione ha il governo turco rispetto alle politiche migratorie europee?<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;accordo sui rifugiati ha un taglio di reciproco sfruttamento ed egoismo. I governi europei delegano alla Turchia la gestione del flusso migratorio, accettano di lasciare il futuro di milioni di persone nelle mani di un governo corrotto e criminale, che reprime gi\u00e0 il suo popolo e aumenta di giorno in giorno la censura. Ma facendo cos\u00ec, la parte europea ovviamente tiene il suo giardino pulito, anche perch\u00e9 oggi in Europa esistono pochissimi partiti politici che sarebbero in grado di vincere le elezioni senza inserire la famosa voce di &#8220;lotta all&#8217;immigrazione irregolare&#8221; nel loro programma elettorale. Questa fantomatica &#8220;lotta&#8221; \u00e8 ovviamente un&#8217;ottima copertura, dal momento che nessuno ha elaborato una seria e reale politica per affrontare la crisi economica e climatica che cresce dal 2006 ad oggi.<\/p>\n<p>Ankara punta ovviamente sull&#8217;incasso di una sostanziosa somma che diverse ONG in Turchia userebbero per organizzare dei sistemi di accoglienza. Dal punto di vista politico, grazie all&#8217;accordo sui migranti Ankara possiede ormai un elemento di ricatto sia nella politica interna sia in quella estera nei confronti di tutti coloro che vorrebbero mettere in discussione le sue politiche, soprattutto\u00a0in Siria.<\/p>\n<p>Erdogan ha assunto in toto la funzione di gendarme e \u201cspazzino\u201d delle vergogne, ipocrisie, miserie, dell\u2019Unione Europea. In sei anni sono entrati in Turchia circa 5 milioni di rifugiati, facendone il paese con il maggior numero di rifugiati al mondo. Vivevano inizialmente in gran parte in enormi campi profughi alle porte della Siria, poi si sono sparsi per il territorio. Solo poco pi\u00f9 di 40.000 hanno il permesso di lavoro; tutti gli altri \u201csi arrangiano\u201d. Per molti profughi la Turchia era la meta prima e necessaria nella loro fuga dalla guerra; se per molti c\u2019era la speranza di passare poi in Europa, questa \u00e8 terminata quando la Turchia ha accettato di fungere da contenitore-gendarme.\u00a0 La Turchia \u00e8 diventata una trappola; l\u2019Europa non voleva queste masse di migranti neanche a Lesbo, figuriamoci a Berlino. All\u2019inizio cercavano di scappare in Bulgaria, poi quel confine \u00e8 stato chiuso duramente. La via di fuga \u00e8 diventata la Grecia, il fiume che segna il confine e il tratto di mare che separa le sue isole. I punti di passaggio cambiano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1272922 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/RefugiadosEuropa0035-1-720x480-1.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/RefugiadosEuropa0035-1-720x480-1.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/RefugiadosEuropa0035-1-720x480-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Foto di Medici senza Frontiere<\/p>\n<p>A partire dall\u2019incapacit\u00e0 dimostrata nella gestione del dramma siriano, la Turchia ha assolto il compito di fermare milioni di persone e ha potuto tenere pi\u00f9 volte sotto scacco l\u2019UE, ricattandola. Ci sono stati momenti in cui il governo di Erdogan ha \u201caperto i rubinetti\u201d e in certi casi addirittura accompagnato coi pullman i rifugiati fino al confine con l\u2019Europa, per poter poi alzare la posta. Ha guadagnato tanto, sia economicamente che politicamente. E continua a comprare armi in quantit\u00e0 da Germania, Francia, Spagna e Italia, armi che magari rivende in Somalia, Etiopia, Afghanistan o Pakistan\u2026 Insomma, con la Turchia si fanno ottimi affari.<\/p>\n<p><strong>Veniamo all\u2019ultimo tema: come \u00e8 possibile che avvengano queste morti in seguito a lunghissimi scioperi della fame senza che vi sia una forte reazione popolare? A volte erano personaggi assai noti. Penso alla cantante, all\u2019avvocata\u2026.<\/strong><\/p>\n<p>In quei casi c\u2019\u00e8 stata una campagna denigratoria gigantesca: sono stati velocemente criminalizzati e indicati come terroristi. Queste campagne sono in buona parte riuscite. I media hanno avuto un ruolo centrale, ogni deontologia professionale \u00e8 saltata. Erano dei simboli radicali, in quanto tali hanno potuto essere molto amati (penso ad un Mandela), ma anche diventare in pochi giorni dei \u201cpazzi criminali\u201d. I mix di criminalizzazione mediatica e repressione poliziesca (arresti, sequestri, chiusure, maxiprocessi) sono potenti. I dati al 24 marzo del 2020 dicono che nelle sovraffollate carceri turche sono detenute 318.000 persone. Secondo Amnesty International dal 2016 al 2019 160.000 persone sono state sottoposte a detenzione provvisoria e una buona parte di queste \u00e8 ancora in carcere. In Turchia, come negli Usa, si continuano a costruire nuove carceri private.<\/p>\n<p>Mi auguro che la coalizione al potere che strozza il paese se ne vada il prima possibile. L\u2019alternativa c\u2019\u00e8, eccome, senn\u00f2 il governo non avrebbe tutta questa paura e non riempirebbe le carceri di oppositori. Le elezioni sarebbero previste per il 2023, ma io spero che, una volta lasciata alle spalle la pandemia, si vada a un voto anticipato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordo quando una volta alla radio un sindacalista disse: \u201cE\u2019 diverso fare il sindacalista a Bologna o in Sicilia\u2026\u201d Quando ho sentito gli interventi di Murat Cinar ho pensato: \u201cE\u2019 diverso fare il giornalista in Italia o in Turchia\u2026\u201d Cos\u00ec&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1537,"featured_media":1272952,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,56,60,47,157,52],"tags":[5199,5332,361,2636,1119,1100,3788],"class_list":["post-1272921","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-cultura","category-diritti-umani","category-europa","category-interviste","category-medio-oriente","tag-erdogan","tag-gezi-park","tag-media","tag-migranti","tag-repressione","tag-turchia","tag-unione-europea"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Turchia, proteste, repressione, giornalismo, migranti. 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