{"id":1267793,"date":"2020-12-24T17:34:11","date_gmt":"2020-12-24T17:34:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1267793"},"modified":"2020-12-24T17:39:38","modified_gmt":"2020-12-24T17:39:38","slug":"luisa-morgantini-una-donna-indispensabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/12\/luisa-morgantini-una-donna-indispensabile\/","title":{"rendered":"Luisa Morgantini: una donna indispensabile"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cCi sono donne che lottano un giorno e sono brave, altre che lottano un anno e sono pi\u00f9 brave, ci sono quelle che lottano pi\u00f9 anni e sono ancora pi\u00f9 brave, per\u00f2 ci sono quelle che lottano tutta la vita: esse sono le indispensabili.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(Liberamente tratto da Bertolt Brecht)<\/em><\/p>\n<p><strong>Intervisto Luisa Morgantini il 13 dicembre e le chiedo di iniziare da qui.<\/strong> <strong>Eri a Milano quel 12 dicembre 1969. Che cosa ricordi?<\/strong><\/p>\n<p>Il clima di Milano era straordinario. Nel pieno dell\u2019autunno caldo\u00a0io lavoravo al sindacato metalmeccanico, alla FLM, c\u2019erano scioperi e lotte quotidiane. Operai e studenti uniti nella lotta.\u00a0La bomba di piazza Fontana e l\u2019assassinio di Pinelli sono indelebili nella mia memoria; ricordo come scendevamo in piazza, come invademmo il Palazzo di Giustizia cantando la ballata di Pinelli. Gi\u00e0 allora si parlava di \u201cstrategia della tensione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Torniamo indietro. Raccontami le tue origini<\/strong><\/p>\n<p>La mia \u201cmilitanza\u201d \u00e8 iniziata molto presto: a dieci anni sono stata con mia madre per mesi nella fabbrica tessile occupata, a undici ero nei pionieri del Partito Comunista nella valle dell\u2019Ossola dove sono nata nel 1940. Mio padre era partigiano nella Brigata Garibaldi. Ho ricordi vivi di allora, anche se lui non ci teneva a raccontarmeli. Mi diceva: \u201cLa guerra \u00e8 brutta da qualunque parte la si faccia.\u201d<\/p>\n<p>Quando sono cresciuta ho deciso di lasciare quella valle. Avevo fatto solo le scuole \u201ccommerciali\u201d e volevo\u00a0<em>rompere le montagne<\/em>\u00a0che la circondavano,\u00a0scappare, capire chi ero e vedere oltre. Volevo la libert\u00e0, non essere condizionata e scoprire il mondo. Leggevo qualsiasi cosa mi capitasse; diffondendo l\u2019Unit\u00e0 alla domenica avevo letto un articolo dove si parlava di Bologna, \u201ccitt\u00e0 dotta e comunista\u201d.\u00a0A diciotto anni decisi di partire. Mia madre mi chiuse in casa, ma riuscii a scappare con l\u2019aiuto di mio fratello pi\u00f9 piccolo con 10.000 lire in tasca datemi da due operai della Sisma.<\/p>\n<p>Presi il treno per Bologna, dove mi presentai alla Camera del Lavoro, facendo una certa impressione: una ragazzina con i capelli cortissimi, blue jeans che ancora non si usavano. Pesavo 47 chili, ero solo naso e occhi, forse un po\u2019 spiritata. Chiamarono la Camera del Lavoro di Novara, con cui avevo collaborato e loro confermarono: \u201cSi, la Morgantini \u00e8 un po\u2019 matta, ma \u00e8 intelligente\u2026\u201d Cos\u00ec mi diedero un lavoro all\u2019Inca Cgil e cominciai a conoscere il mondo. Ero comunista, avrei potuto iscrivermi alle superiori, ma la scuola era borghese, la vera scuola erano le strade, i compagni, gli operai, le fabbriche, le osterie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1267836 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luisa-giovane.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"960\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luisa-giovane.jpg 960w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luisa-giovane-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luisa-giovane-720x720.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luisa-giovane-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luisa-giovane-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p>I primi mesi abitai da una signora della \u201cprotezione della giovane\u201d che affittava stanze, ma dopo un po\u2019 mi butt\u00f2 fuori perch\u00e9 leggevo \u201cI fiori del male\u201d di Baudelaire e tornavo a casa tardi. Era un\u2019ipocrita e ci faceva pagare settemila lire a testa, quando a quel tempo ne guadagnavo 27 mila. Ma scacciarmi fu positivo: con alcuni amici e una coppia, lei nordamericana, abbiamo formato una Comune molto politicizzata, leggevamo il Capitale di Marx. Gli altri erano studenti o artisti, io facevo una fatica enorme a seguire quelle letture, spesso usavo il vocabolario per\u00a0capire le parole. Fu un\u2019esperienza straordinaria, che purtroppo si concluse per questioni di amore e tradimenti della coppia.<\/p>\n<p><strong>Poi c\u2019\u00e8 stato l\u2019impegno nel Partito Comunista e nel sindacato\u2026<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. Ero attiva nel Partito Comunista; mi proposero per la scuola di partito alle Frattocchie, una bellissima villa sui colli laziali, dove rimasi sei mesi. C\u2019era una grande disciplina e un bisogno di studiare e di approfondire enormi. Studiavamo storia ed economia dalle 9 di mattino alle 5 di pomeriggio. Alla sera si cantava nelle osterie. Quell\u2019esperienza andrebbe recuperata, magari introducendo elementi pi\u00f9 libertari. Rientrata a Bologna cominciai a star stretta dentro al partito: la linea di Ingrao che seguivo era stata sconfitta, c\u2019era il Vietnam e ci si divideva.<\/p>\n<p>Alla fine sono uscita dal partito e sono entrata in una crisi esistenziale fortissima. Avevo 26 anni, non parlavo pi\u00f9 e non sopportavo le parole. Volevo partire per Cuba con un amico dell\u2019Ossola; invece fu un articolo che raccontava delle lotte dei sindacati in Inghilterra che mi appassion\u00f2 e decisi di andarci. Non sapevo una parola di inglese, ma per una serie di coincidenze mi ritrovai a tenere corsi di italiano al Technical College di Cambridge (la divisione in classi era talmente forte che siccome vivevo con italiani che erano tutti al college, davano per scontato che io fossi laureata!!). Mi feci mandare una grammatica italiana, ma era troppo complicata, cos\u00ec decisi di conversare, discutere, portare tematiche vive nell\u2019aula, dai movimenti, alle droghe, al Vietnam. Univo poi pastasciutte con gli studenti; fu un successo, un periodo molto bello, in cui imparai molto. In seguito mi formai al Ruskin College di Oxford, una scuola \u201csocialista\u201d stile\u00a0Umanitaria di Milano<em>,\u00a0<\/em>un ponte tra i poveri e l\u2019universit\u00e0. Ebbi molta fortuna.<\/p>\n<p>Tornai in Italia e scelsi Roma e il sindacato. Io volevo entrare nella FIOM, quella era la mia \u201cappartenenza\u201d. Invece trovai lavoro all\u2019Umanitaria di Milano facendo formazione sindacale. A quel punto il mio riferimento era la FIM Cisl, che in quel periodo era molto combattiva e contribu\u00ec a trasformare il sindacato italiano. Da l\u00ec a poco arriv\u00f2 l\u2019autunno caldo e le lotte si fecero continue.<\/p>\n<p>Insomma dall\u2019ottusit\u00e0 piemontese mi aveva salvato la pazzia della mia mamma romagnola, con la quale poi avevo ricucito e che quando andavo a trovare mi preparava i miei piatti preferiti.<\/p>\n<p>A Milano sono rimasta fino all\u201985, con un intervallo straordinario di un anno, il 1980, passato in Irpinia in un piccolo paese terremotato, Teora. Ero partita per stare una settimana e vi rimasi un anno, vivendo in una roulotte. Facemmo di tutto, dal seppellire i morti a montare una cooperativa di donne, a formare comitati popolari.<\/p>\n<p>Video: <a href=\"https:\/\/fb.watch\/1ZarN6J74X\/\">https:\/\/fb.watch\/1ZarN6J74X\/<\/a><\/p>\n<p>Le lotte degli anni \u201970 sono state potenti e indimenticabili, soprattutto a Milano, con la riscossa e la conquista dei diritti\u2026 \u00a0Non ho mai avuto il mito della classe operaia, per me la classe operaia erano mio padre e mia madre, le persone del mio paese, non erano idealizzate, erano in carne ed ossa con pregi e difetti. Gi\u00e0 allora avevo maturato una cultura della nonviolenza e pi\u00f9 di una volta mi sono messa in mezzo agli scontri con le braccia alzate.<\/p>\n<p>Con la crescita della repressione e del terrorismo tutto si fece pi\u00f9 complicato, non eravamo pi\u00f9 liberi di lottare, venivamo subito accusati di essere terroristi.\u00a0 Sono anni sui quali dovremmo tornare a riflettere, fu un periodo complesso. Anche il femminismo fu fondamentale: ha scosso i movimenti, portato a galla le discriminazioni di genere, aperto le porte del mondo.<\/p>\n<p>Nel sindacato mi hanno eletta nella segreteria di Milano, un evento in un sindacato maschile. Credo portassi anche un modo diverso di agire: non rispettavo le gerarchie, nelle trattative, per esempio alla Borletti, chiedevo il parere di tutti, anche dell\u2019ultimo delegato, volevo che tutti partecipassero. Il fatto che fossi donna qualche volta poneva dubbi sulla mia capacit\u00e0 di trattare. Una volta un delegato mi ha detto: \u201cTi ho sognata, eri in mezzo alla trattativa con gli industriali, discutevi, ma avevi le tette di fuori senza rendertene conto e io cercavo di coprirti.\u201d<\/p>\n<p><strong>Parlaci delle esperienze internazionali cominciate negli anni Ottanta<\/strong><\/p>\n<p>Ormai il sindacato per me era finito, non era pi\u00f9 un\u2019esperienza di lotta e cambiamento. Ho continuato a lavorarci, ma a Roma, nella sezione internazionale. Gi\u00e0 a Milano con la Flm ero impegnata nei movimenti di liberazione in Africa e America Latina. Il Nicaragua con la sua rivoluzione suscitava le speranze in una terza via, una sintesi tra cristianesimo e comunismo. E poi il no agli armamenti e il tentativo di riconvertire le industrie belliche. Ho scoperto la Palestina soprattutto dopo Sabra e Chatila nell\u201982 e in quel momento sono come impazzita. Ricordo che c\u2019era il campionato di calcio e tutti erano altrove, io ero sola nella sede del sindacato a sentire via radio queste corrispondenze tragiche. Abbiamo subito lanciato manifestazioni e iniziative. Da l\u00ec il mio impegno con il popolo palestinese \u00e8 stato un crescendo. Nell\u201987 abbiamo dato vita a Bari all\u2019Associazione per la Pace con una grande assemblea, un\u2019idea di Luciana Castellina. Nell\u201988 in seguito alla prima Intifada \u00e8 nato il gruppo delle Donne in nero, contro la violenza e contro le guerre, con donne israeliane e palestinesi. In quegli anni il movimento pacifista era forte e si batteva contro tutte le guerre, dalla prima guerra del Golfo alla ex Jugoslavia.<\/p>\n<p><strong>Sei stata anche al Parlamento Europeo\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Fausto Bertinotti, che conoscevo dal sindacato, e Giuliano Pisapia hanno insistito perch\u00e9 mi candidassi. Io non ci avevo mai pensato. E invece funzion\u00f2: venni eletta come indipendente nelle liste di Rifondazione. Furono anni importanti, dal 1999 al 2009. Lavorai tantissimo. Spesso le istituzioni cambiano le persone; io non sono cambiata, ma certo non sono riuscita a cambiarle\u2026 Ho mantenuto stretti contatti con i movimenti, con la Palestina, l\u2019Afghanistan, i kurdi, i turchi.<\/p>\n<p>Nel 2007 sono stata eletta Vicepresidente del Parlamento Europeo, presentata dal gruppo della sinistra e verdi nordici; presi molti voti, alcuni anche da persone del Partito Popolare.\u00a0Lavorai trasversalmente, con tutti, tranne che coi leghisti; quelli no, non li sopportavo. Tentavo di parlare con tutti, cercando le persone pi\u00f9 sensibili anche in altri gruppi e ne ho coinvolti molti su questioni che fino ad allora per loro erano lontane. Il Parlamento era un pullulare di iniziative sui diritti, la pace, le donne, la cooperazione internazionale. Un\u2019israeliana e un palestinese sono stati insigniti del Premio Sacharov. Ho organizzato e accompagnato molte delegazioni, viaggiando in zone di conflitto. Penso che il mio approccio sia stato importante: non puntavo il dito accusatore, ma coinvolgevo me stessa e anche loro nelle responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La Palestina \u00e8 per te una questione centrale<\/strong><\/p>\n<p>In effetti c\u2019erano molte speranze e invece nel 1993 siamo finiti con gli accordi di Oslo, che sono stati una trappola formidabile per i palestinesi. Io ero gi\u00e0 fortemente scettica rispetto a quella soluzione, ma ricordo che dicevo ad Arafat come l\u2019esperienza sindacale mi avesse insegnato che dopo un accordo bisognava comunque lottare per applicarlo. E invece la dirigenza, una volta firmato, si \u00e8 adagiata. Il vero problema \u00e8 che la comunit\u00e0 internazionale, l\u2019Europa e l\u2019ONU sono complici dell\u2019occupazione militare e della colonizzazione della Palestina. Non hanno mai osato imporre sanzioni a Israele per la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale. L\u2019 Olocausto viene strumentalizzato e usato per impedire ogni critica allo Stato di Israele. Chi lo critica diventa antisemita e gli ebrei critici vengono accusati di odiare gli ebrei.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1267848 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Arafat.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Arafat.jpg 1024w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Arafat-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Arafat-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Arafat-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1267858 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Moni-Ovadia.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Moni-Ovadia.jpg 1024w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Moni-Ovadia-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Moni-Ovadia-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Moni-Ovadia-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>In questi ultimi anni \u00e8 stato un crescendo di colonizzazione, di furto della terra e dell\u2019acqua, di espulsioni e di una politica di apartheid.\u00a0 E\u2019 drammatico, tragico e ogni volta di pi\u00f9 mi vergogno nell\u2019incontrare i palestinesi, che sono sempre pi\u00f9 stremati. In questi ultimi anni giovani e non solo dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta si sono organizzati per lottare contro il muro e difendere la loro terra. Quello che i palestinesi ci chiedono \u00e8: \u201cParlate di noi! Raccontate, la verit\u00e0, sosteneteci\u2026\u201d Anche a livello culturale sono sorprendenti: continuano a inventare, hanno una capacit\u00e0 straordinaria di continuare a creare, anche a Gaza dove da anni vivono sotto assedio. Dicono semplicemente: \u201cVogliamo essere liberi! Abbiamo diritto alla libert\u00e0!\u201d E invece sono abbandonati, da noi, dai paesi arabi. A Gaza sono bloccati non solo da Israele, ma anche dall\u2019Egitto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1267868 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-donna-palestinese.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-donna-palestinese.jpg 1024w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-donna-palestinese-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-donna-palestinese-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-donna-palestinese-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Abbiamo perso troppe persone care: ricordo su tutti un giovane palestinese che chiamavamo affettuosamente l\u2019Elefante perch\u00e9 era grande e grosso. Veniva alle manifestazioni col suo aquilone, l\u2019hanno colpito allo stomaco con un lacrimogeno ed \u00e8 morto.<\/p>\n<p>Io vado avanti e continuo a credere che valga la pena cercare di creare un mondo migliore. Ho da poco compiuto 80 anni e Luciana Castellina mi ha detto: \u201cFino a 90 anni ce la si fa bene, poi le cose si complicano\u2026\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1267878 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Luciana-Castellina.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Luciana-Castellina.jpg 1024w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Luciana-Castellina-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Luciana-Castellina-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/con-Luciana-Castellina-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Qui a Supino, in Ciociaria, ho dato vita al centro Bab al Shams, che vuol dire la Porta del sole, titolo di un libro dello scrittore libanese Elias Khoury sulla tragedia della Nakba. E\u2019 anche il nome di un villaggio di tende &#8211; nato in una notte \u2013 a cui hanno dato vita i comitati popolari palestinesi nella valle del Giordano per impedire la crescita delle colonie, distrutto dai soldati israeliani sei giorni dopo. A Supino ho trovato delle case intere che costavano pochissimo, 4.500, 5.000 e 8.000 euro. Non avevo mai avuto una propriet\u00e0, le ho comprate e le usiamo come AssoPacePalestina per organizzare incontri, dando ospitalit\u00e0 a bambini e giovani palestinesi e italiani e alla rete dei comitati popolari. Abbiamo accolto anche le Sardine per la loro Scuola di Politica, Giustizia e Pace. E\u2019 faticoso, ma \u00e8 bello costruire comunit\u00e0 impegnate nella solidariet\u00e0 e nella lotta contro le ingiustizie. Ce la faremo.<\/p>\n<p><em>Le foto provengono dall&#8217;archivio di Luisa Morgantini, che ringraziamo per averle messe a disposizione.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCi sono donne che lottano un giorno e sono brave, altre che lottano un anno e sono pi\u00f9 brave, ci sono quelle che lottano pi\u00f9 anni e sono ancora pi\u00f9 brave, per\u00f2 ci sono quelle che lottano tutta la 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