{"id":1264545,"date":"2020-12-19T17:22:01","date_gmt":"2020-12-19T17:22:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1264545"},"modified":"2020-12-19T17:26:47","modified_gmt":"2020-12-19T17:26:47","slug":"le-operaie-della-florenzi-e-il-filo-della-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/12\/le-operaie-della-florenzi-e-il-filo-della-resistenza\/","title":{"rendered":"Le operaie della Florenzi e il filo della resistenza"},"content":{"rendered":"<p><em>Ognuna di loro doveva cucire, stirare e impacchettare 25 camici da medico per ciascuna delle otto ore di lavoro. La paga giornaliera era di 9,87 dollari. Ogni camice prodotto nella\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Maquiladora\"><strong>maquiladora<\/strong><\/a>\u00a0Florenzi della capitale salvadoregna veniva pagato alle operaie 5 centesimi ma veniva venduto su Amazon a 30 dollari. A marzo, per\u00f2, con l\u2019arrivo della pandemia, il presidente del Salvador decide di chiudere tutte le maquilas e i call center. A giugno muore il padrone della fabbrica, Roberto Pineda, membro di una delle famiglie storiche dell\u2019oligarchia locale. Il figlio, che eredita, non accetta neanche di parlare con le operaie che pretendono il pagamento di 4 mesi di salari arretrati. Offre, come indennizzo, una macchina da cucire usata. La met\u00e0 delle operaie accetta, 113 di loro, invece, occupano la fabbrica e cominciano a presidiarla facendo diventare la Florenzi uno spazio di consapevolezza dove le donne, le madri e le nonne cominciano una nuova lotta, pi\u00f9 ampia, contro la violenza e la schiavit\u00f9 della cultura patriarcale in un paese dove l\u2019aborto pu\u00f2 arrivare a essere punito con trent\u2019anni di carcere per procurato omicidio.<\/em><\/p>\n<p>Due minuti e mezzo. Tempo necessario per cucire l\u2019uniforme, comprese le rifiniture e gli adesivi, stirarla e impacchettarla. Significa 25 uniformi per ogni ora di lavoro. Con otto ore di lavoro al giorno si arriva a 200 uniformi al giorno.\u00a0<strong>Se ogni uniforme vale 5 centesimi di dollari, si possono ricevere i 9,87 dollari previsti come paga giornaliera.<\/strong><\/p>\n<p>Quasi 140 dollari ogni 14 giorni, la paga pattuita. Spesso consegnata in ritardo. <strong>Ciascuna uniforme, marca Grey\u2019s Anatomy Scrubs, sar\u00e0 venduta su Amazon a circa 30 dollari.<\/strong><\/p>\n<p>La prima parte della storia qui raccontata in numeri si svolgeva a El Salvador, a Soyapango, un Comune industriale dell\u2019area metropolitana di San Salvador.\u00a0Pi\u00f9 precisamente nella\u00a0<em>maquila<\/em> Florenzi, che lavorava per clienti come la BARCO (proprietaria dell\u2019uniforme medica Grey\u2019s Anatomy) o la Pierre Cardin. Spesso subappaltava lavori ad altre piccole imprese.<\/p>\n<p>Con la Ley de Zonas Francas Industriales y de Comercializaci\u00f3n, approvata durante il governo di destra di Calder\u00f3n Sol nel 1998,in El Salvador, le industrie che si insediano in queste zone godono di privilegi fiscali, in cambio di offerta di mano d\u2019opera a basso costo. Sono principalmente le\u00a0<em>maquilas<\/em>\u00a0che lavorano nel campo tessile per grandi firme: tra il 2015 e il 2019, in El Salvador, nelle 17 zone franche, vi erano impiegate annualmente circa 63 mila persone, in prevalenza donne.<\/p>\n<p>Con pochissimi diritti.<\/p>\n<p>Soyapango, con un\u2019alta concentrazione di\u00a0<em>maquilas,<\/em>\u00a0ha visto moltiplicare per sei la sua popolazione in due decenni, passando dai 43 mila abitanti nel 1971 ai 261 mila nel 1992. Secondo le previsioni per il 2020, la cittadina, che ha una superficie di appena 30 km quadrati, potrebbe arrivare a una densit\u00e0 di 10 abitanti per chilometro quadrato.<\/p>\n<p><strong>Dall\u20198 luglio 2020 la Fabbrica Florenzi non \u00e8 pi\u00f9 una\u00a0<\/strong><em><strong>maquila<\/strong><\/em><strong>. Ora \u00e8 una fabbrica occupata dalle sue dipendenti<\/strong>; quelle donne che per anni hanno lavorato duramente otto ore per un salario minimo, ora passeggiano nell\u2019installazione deserta che hanno reso temporaneamente propria.<\/p>\n<p>Le macchine da cucire, i fili e i bottoni hanno cessato di essere materiale di lavoro per produrre camicette o altri capi firmati.\u00a0La fabbrica si \u00e8 trasformata in un accampamento, dove le 113 ex lavoratrici resistono per ricevere i compensi che spettano loro.\u00a0La fabbrica rimarr\u00e0 sotto il loro controllo fino a quando il padrone non pagher\u00e0 loro l\u2019indennit\u00e0 e i quattro mesi di salario; senn\u00f2, cercheranno di ottenere giustizia per via legale, anche se finora \u2013 nonostante le denunce, le richieste e l\u2019occupazione dello stabilimento \u2013 il padrone non ha risposto.<\/p>\n<p>Tutto inizi\u00f2\u00a0<strong>il 18 marzo di quest\u2019anno,\u00a0<\/strong>quando\u00a0<strong>il presidente Nayib Bikele, allo scoppiare della pandemia, ordin\u00f2 la chiusura totale di 152 tra\u00a0<\/strong><em><strong>maquilas<\/strong><\/em><strong>\u00a0e\u00a0<\/strong><em><strong>call center<\/strong><\/em><strong>\u00a0funzionanti nel paese, per la loro alta concentrazione di lavoratrici.<\/strong>\u00a0A differenza di quanto avvenuto in Honduras e Guatemala, il lavoro delle fabbriche tessili salvadoregne non fu considerato essenziale, quindi questa chiusura ebbe come conseguenza un ritardo nelle consegne, una diminuzione dei guadagni sperati dai padroni delle\u00a0<em>maquilas<\/em>:\u00a0<strong>si presume che nel 2020 ci sar\u00e0 una riduzione dei guadagni delle\u00a0<\/strong><em><strong>maquilas<\/strong><\/em><strong>\u00a0del 20%.<\/strong> Alcune di loro non hanno quindi rispettato i tempi di pagamento. L\u2019industria Florenzi \u00e8 stata una di queste.<\/p>\n<p>L\u201911 settembre, una cliente della marca Grey\u2019Anatomy si congratula cos\u00ec: \u00abNel momento pi\u00f9 difficile della pandemia a New York, sono riusciti ad inviarci le loro meravigliose uniformi per la squadra. Non potremo mai dimenticare ci\u00f2 che hanno fatto per noi\u00bb. Senza sapere cosa stava succedendo in una fabbrica come la Florenzi.<\/p>\n<p>Nella nascita della Florenzi, nel 1985, vennero coinvolte persone importanti della vita sociale e politica salvadoregna: nei primi anni, Carlos Humberto Henr\u00edquez, ex direttore esecutivo della Comisi\u00f3n Ejecutiva Hidroel\u00e9ttrica del Rio Lempa, una impresa statale che genera energia idroelettrica, sfruttando le acque del fiume (il pi\u00f9 grande di El Salvador) era il responsabile giuridico.<\/p>\n<p><strong>Il padrone e rappresentante della Florenzi era Roberto Pineda, appartenente a una delle storiche famiglie oligarchiche<\/strong>, ex direttore del Club Campestre Cuscatl\u00e1n, uno dei luoghi pi\u00f9 esclusivi del Paese.\u00a0<strong>\u00c8 morto a giugno di quest\u2019anno, lasciando in eredit\u00e0 la fabbrica al figlio, Sergio Pineda, che non si \u00e8 mai presentato per una trattativa con le operaie,<\/strong>\u00a0nonostante abbia dichiarato pubblicamente di averlo fatto almeno quindici volte; \u00e8 sempre stato smentito dalle operaie.<\/p>\n<p><strong>La famiglia Pineda non ha mai pagato i 4 mesi di salario dovuti alle pi\u00f9 di 200 operaie, n\u00e9 i contributi per gli anni di lavoro; in compenso ha offerto a loro una macchina da cucire, una Singer o una Brother, presenti nello stabilimento; sono macchine che nuove possono costare anche fino a 200 dollari, ma queste hanno almeno una decina di anni di usura.<\/strong>\u00a0Quasi la met\u00e0 delle operaie accett\u00f2, ma\u00a0<strong>113 donne rifiutarono il compromesso:<\/strong>\u00a0il loro salario mensile \u00e8 il minimo salariale, 300 dollari mensili:\u00a0<strong>secondo i loro calcoli, la Florenzi deve loro \u2013 solo per i salari non corrisposti \u2013 almeno 500 mila dollari.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel 2018, secondo i dati ufficiali, gli utili della Florenzi sono stati 160 mila dollari. La multinazionale BARCO, nel 2020 (fino ad oggi) ha invece registrato introiti pari a 36 milioni di dollari.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019occupazione della fabbrica per\u00f2 \u00e8 logorante,\u00a0diventa pesante reggere la situazione, \u00e8 indispensabile lavorare per pagare luce e acqua in casa, oltre a comprare il cibo. Contemporaneamente il silenzio del padrone demoralizza le operaie, alcune si arrendono, lasciano l\u2019occupazione.\u00a0<strong>Delle iniziali 113 sono rimaste in 106.<\/strong> <strong>Chi ha lasciato la lotta, non ha abbandonato le compagne:<\/strong>\u00a0spesso passa portando qualcosa da mangiare, frutta o carne, magari un po\u2019 di soldi\u2026 dei pochi che guadagna.<\/p>\n<p><strong>L\u2019occupazione della Florenzi non \u00e8 soltanto la lotta di donne che combattono contro un sistema neoliberista<\/strong>\u00a0in cui i poveri cuciono per pochi soldi ci\u00f2 che i ricchi indosseranno.\u00a0<strong>C\u2019\u00e8 un cambiamento sostanziale rispetto al modello di protesta operaia tipica dei movimenti sociali salvadoregni\u00a0<\/strong>(e di tutto il mondo) del secolo scorso:\u00a0<strong>questa occupazione ha assunto, con il passare dei mesi, una caratteristica di genere, diventando uno spazio femminista.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Adesso le operaie partecipano a seminari settimanali gestiti da organizzazioni femministe,<\/strong>\u00a0come Ormusa, la Organizaci\u00f3n de Mujeres Salvadore\u00f1as por la Paz; \u00abAbbiamo imparato a rompere con i modelli di violenza, molte donne presenti in questa occupazione incominciano anche a capire che non sono oggetto n\u00e9 schiave della casa; perci\u00f2\u00a0<strong>molti dei loro mariti non accettano la loro partecipazione a questa azione<\/strong>\u00bb afferma Nery Ram\u00edrez, una delle dirigenti riconosciute del gruppo.<\/p>\n<p>Ha 40 anni, ha lavorato 7 anni nella Florenzi, dopo essere stata licenziata in due altre\u00a0<em>maquilas<\/em>\u00a0dove aveva cercato di creare un sindacato, azione osteggiata dai padroni. <strong>Nery passa tutto il tempo lungo i marciapiedi davanti allo stabilimento, parla con gli avvocati, i giornalisti e le attiviste, coordina gli alimenti e gli aiuti economici che giungono dall\u2019esterno.<\/strong>\u00a0\u00c8 la responsabile della disciplina, pronta a rimproverare chi non rispetta i propri compiti e\u00a0<strong>si occupa delle operaie anziane, anche di quelle malate.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019altro giorno una compagna ci ha raccontato che per la prima volta ha avuto il coraggio di dire alla propria famiglia che non era la loro\u00a0<em>cholera,\u00a0<\/em>impiegata domestica; suo marito le ordinava di stirare, ma lei si \u00e8 rifiutata\u00bb; Nery ride mentre lo racconta, \u00e8 consapevole che questa non \u00e8 solo una battaglia legale per i propri diritti, \u00e8\u00a0<strong>qualcosa di altro che sta nascendo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Finora, in El Salvador, la mobilitazione femminista si \u00e8 incentrata nella lotta per i diritti riproduttivi: \u00e8 molto sentito il problema dell\u2019aborto, ancora oggi pesantemente penalizzato: fino a trent\u2019anni di carcere per procurato omicidio.<\/strong><\/p>\n<p>La Colectiva Amorales, Ormusa e la Red de defensoras de los derechos humanos hanno incominciato questa estate a presentarsi davanti alla\u00a0<em>maquila<\/em>\u00a0Florenzi, diventando a poco a poco le migliori alleate delle operaie. Le 113 donne hanno imparato a organizzare la protesta, a mantenere chiuso lo stabilimento, entrando solo quando \u00e8 strettamente necessario, per non procurare danni ai macchinari;\u00a0<strong>poco alla volta hanno compreso il significato politico della loro presenza fuori di quella fabbrica dove sono state per anni soltanto numeri.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Molte di loro finora non avevano mai sentito parlare di femminismo<\/strong>: \u00abPer essere veramente femminista, bisogna essere preparate, per avere il diritto di nominarsi in questo modo: \u00e8 un lungo lavoro di preparazione. Io posso dire che lo sono al 50%, mi manca ancora molto da imparare. Ma\u00a0<strong>questa \u00e8 una lotta femminista, ogni giorno che passa le operaie si stanno sempre pi\u00f9 appropriando dei propri diritti, lottano e difendono non solo un posto di lavoro<\/strong>\u00bb sostiene\u00a0<strong>Nery, a cui pi\u00f9 che \u201cfemminismo\u201d piace la parola \u201c<em>sororidad\u201d,\u00a0<\/em>sorellanza.<\/strong><\/p>\n<p>Il 17 agosto un gruppo di operaie della Florenzi ha protestato di fronte al Ministero del Lavoro salvadoregno; con microfono e cartelli e bloccato il traffico nel centro della capitale, accusando il ministro Rolando Castro di proteggere gli interessi del padrone, non quelli dei lavoratori. \u00c8 stato cos\u00ec che i giornalisti \u201channo scoperto\u201d il caso Florenzi, mentre gruppi femministi, come il collettivo Majes Emputadas, erano in strada, solidarizzando con le lavoratrici<\/p>\n<p>Il ministro non le ha ricevute, ma\u00a0<strong>il 28 agosto rappresentanti delle occupanti della fabbrica, insieme a delegate delle organizzazioni femministe, sono ascoltate nella Commissione del Lavoro dell\u2019Asamblea Legislativa, per denunciare il caso davanti a un gruppo di deputati<\/strong>. Ora l\u2019impegno \u00e8 rafforzare le pressioni sul ministro per affrontare e risolvere il caso.<\/p>\n<p>Sempre in agosto,\u00a0<strong>degli uomini travestiti da poliziotti hanno cercato di portare via alcuni macchinari e il materiale ancora presente nella fabbrica, ma le donne non lo hanno permesso<\/strong><\/p>\n<p>Il 22 settembre la Ministra de Vivienda (una sorta di ministero del Benessere Sociale), Michelle Sol, sotto la pressione dei collettivi femministi e delle reti sociali, si \u00e8 impegnata a incontrare le lavoratrici della Florenzi, per ascoltarle. Non lo ha fatto, in compenso pochi giorni dopo\u00a0<strong>ha inviato esattamente 90 borse di alimenti, con l\u2019equipe video del suo ministero, per dimostrare pubblicamente la donazione.<\/strong><\/p>\n<p>In questi quattro mesi, le attuali 106 operaie delle 113 iniziali hanno presentato denunce alla Fiscalia, al Ministero del Lavoro, visitando uffici governativi e incontrando giornalisti. Per loro l\u2019occupazione \u00e8 una lotta, che comprende sicuramente l\u2019aspetto legale contro i padroni della Florenzi. Per\u00f2,\u00a0<strong>mentre resistono nei locali di quello che \u00e8 stato il loro posto di lavoro, proteggendo quei macchinari che rappresentano la loro unica garanzia per ottenere giustizia, stanno costruendo uno spazio femminile totalmente nuovo per molte di loro.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sono donne sposate, madri e anche nonne<\/strong>. I seminari a cui hanno partecipato hanno permesso loro di scoprire la propria identit\u00e0 in quanto donne, i propri diritti e le proprie necessit\u00e0.\u00a0<strong>La\u00a0<\/strong><em><strong>maquila<\/strong><\/em><strong>\u00a0\u00e8 diventato un luogo amorevole e confortevole, molto di pi\u00f9 della loro casa.<\/strong><\/p>\n<p>Davanti alla Florenzi, tutti i giorni, alle 5 della mattina,\u00a0<em>en la madrugada,\u00a0<\/em>le donne incominciano ad organizzarsi, a preparare la colazione. Chi termina il turno chiama un taxi, uno di quei pochi a cui le\u00a0<em>pandillas<\/em>\u00a0(le bande giovanili, ndr) permettono di arrivare nei loro quartieri. Quelle che rimangono accendono il fuoco, si lavano, conversano tra di loro. Pi\u00f9 riposate, le donne presenti sorridono e parlano a voce alta.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Imaginese.\u00a0<\/em><strong>Immaginatevi. Che tutto questo sia nostro. Cosa potremo farne?<\/strong>\u00bb. La risposta \u00e8 chiara: \u00ab<strong>La faremmo funzionare come sappiamo fare<\/strong>\u00bb. Perch\u00e9 la fabbrica sembra gi\u00e0 loro, come \u00e8 stato sempre.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>In questo articolo la storia completa dell\u2019occupazione della Florenzi scritta da Marcela Trejo su Alharaca \u2013 un mezzo di comunicazione femminista che lavora in forma collaborativa all\u2019intersezione tra il giornalismo, l\u2019arte, l\u2019accademia e le nuove tecnologie. .<a href=\"https:\/\/www.alharaca.sv\/investigaciones\/resistir-entre-hilos-sin-salarios-y-en-pandemia\/\"><strong>https:\/\/www.alharaca.sv\/investigaciones\/resistir-entre-hilos-sin-salarios-y-en-pandemia\/<\/strong><\/a><\/li>\n<li>L\u2019articolo \u00e8 uscito anche su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/\"><strong>La Bottega del Barbieri<\/strong><\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Maria Teresa Messidoro \u00e8 vicepresidente dell\u2019Associazione Lisang\u00e0, culture in movimento, <a href=\"http:\/\/www.lisanga.org\/\"><strong>www.lisanga.org<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ognuna di loro doveva cucire, stirare e impacchettare 25 camici da medico per ciascuna delle otto ore di lavoro. 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