{"id":1264394,"date":"2020-12-19T11:46:02","date_gmt":"2020-12-19T11:46:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1264394"},"modified":"2020-12-19T18:21:08","modified_gmt":"2020-12-19T18:21:08","slug":"il-disastro-della-rotta-balcanica-intervista-a-gianfranco-schiavone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/12\/il-disastro-della-rotta-balcanica-intervista-a-gianfranco-schiavone\/","title":{"rendered":"Il disastro della rotta balcanica: intervista a Gianfranco Schiavone"},"content":{"rendered":"<p><em>Insegno in un CPIA, vi passa tutto il mondo. Umar aveva 18 anni quando l\u2019ho conosciuto, veniva dal Pakistan. Sempre in prima fila, attento, serio, con la sua giacchetta grigia come quelle che vendono nei mercati delle pulci in Germania, Flohmarkt, \u201c <span lang=\"de-DE\">Jedes St\u00fcck eine Mark! Jedes St\u00fcck eine Mark!<\/span> \u201d Un pezzo un marco!! Umar col suo volto serio, attento, la sua forte fede musulmana, il suo sorriso un po\u2019 vergognoso, qualche dente in meno. Umar dopo parecchio tempo ci aveva raccontato: il suo viaggio era stato durissimo. Un paio di volte l\u2019ho anche portato con me in un\u2019altra classe a ri-raccontare il suo viaggio. Molti compagni e compagne non ci credevano.<\/em><\/p>\n<p><em> Mesi e mesi, a piedi, per sentieri, derubati pi\u00f9 volte, le botte, il freddo. E poi quei tratti che diceva \u201cNo, di l\u00ec non ti racconto\u2026\u201d Qualche silenzio. Umar, dolcissimo. Lo avevo abbracciato, si poteva fare, bei tempi. Ora era in comunit\u00e0, studiava sodo, anelava a un mestiere.<\/em><\/p>\n<p><em> Le sue mani non erano da 18enne, erano gi\u00e0 segnate, non oso pensare ai suoi piedi, cosa abbiano attraversato.<\/em><\/p>\n<p><em> Voglio un enorme bene a Umar e a quelli come lui.<\/em><\/p>\n<p><em> Cos\u00ec quando due mesi fa il mio amico Michele mi dice che c\u2019\u00e8 una raccolta di vestiti del gruppo OPETBOSNA mi attivo. Raccolgono tutto al Torchiera, mi fido eccome.<\/em><\/p>\n<p><em> Per farla breve: mi inseriscono in un gruppo watsup con notizie dalla rotta balcanica, nei giorni scorsi leggo cose terribili. Cerco la fonte, mi passano il numero di Gianfranco Schiavone, che lavora all\u2019ICS a Trieste ed \u00e8 stato a lungo vicepresidente dell\u2019ASGI (associazione studi giuridici sull\u2019immigrazione).<\/em><\/p>\n<p><b>Come mai conosciamo di pi\u00f9 Lampedusa rispetto al Friuli, a Trieste?<\/b><\/p>\n<p><em>Comincia a raccontarmi, accendiamo le torce, scendiamo come speleologi\u2026<\/em><\/p>\n<p>Mi occupo da tanti anni di immigrazione, sia sul piano operativo che su quello pi\u00f9 politico-normativo. Stare a Trieste mi permette di vivere da vicino quello che succede su questo versante. Trieste \u00e8 il punto terminale di una delle principali vie di fuga verso l\u2019Europa, la rotta balcanica. Qui arrivano migliaia di persone che fuggono da guerre o regimi autoritari; pensiamo a siriani, afghani, iracheni, iraniani. Queste nazionalit\u00e0 sono molto rappresentate lungo questa rotta, ma non sono numericamente cos\u00ec consistenti in Italia, per questo credo voi conosciate meglio Lampedusa che il Friuli. Questo flusso in gran parte lambisce l\u2019Italia, prosegue o cerca di farlo.<\/p>\n<p>Negli ultimi 20 anni, qui nel Nord Est, abbiamo visto i risultati delle crisi, a partire dalla coda delle crisi balcaniche che sono state importanti, poi quella del Kossovo, quindi molti kurdi, palestinesi, afghani, fino al 2015 con la guerra in Siria: in quel momento arrivarono pi\u00f9 di un milione di persone e tutti si accorsero della rotta balcanica. Ma l\u2019Italia continu\u00f2 ad essere poco pi\u00f9 che lambita da queste ondate. Negli ultimi 4 anni, prima vi \u00e8 stata una diminuzione, ma dal 2018 vi \u00e8 stata una forte ripresa e questa volta verso l\u2019Italia, dovuta anche al muro ungherese. La rotta si \u00e8 spostata ad Ovest e la Bosnia a questo punto \u00e8 diventata lo snodo. Il corridoio Biha\u0107 <i>&#8211;<\/i> Trieste \u00e8 diventato quasi obbligatorio.<\/p>\n<p><strong>Avete ben chiaro cosa avviene lungo questo viaggio che pu\u00f2 durare anche mesi, o vi sono punti assolutamente oscuri?<\/strong><\/p>\n<p>Ce l\u2019abbiamo ben chiaro, \u00e8 un percorso costellato di violenza. Un afghano pu\u00f2 iniziare a subire violenze in Iran o in Turchia, quindi in Grecia e poi lungo la rotta balcanica; ma ci\u00f2 che mi sconvolge di pi\u00f9 dai racconti che sentiamo negli ultimi due anni \u00e8 che i punti, che tutti riferiscono essere i peggiori, sono quelli pi\u00f9 vicini a noi. In questo percorso complicato entrano nell\u2019Unione Europea, poi ne escono, pur essendo in Europa, vi rientrano in Croazia, ma quello che avviene l\u00ec, in piena Unione Europea, a tre ore di auto da qui, \u00e8 descritto come il punto pi\u00f9 <i>inenarrabile <\/i> del viaggio.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 peggiorato in questi ultimi due anni?<\/strong><\/p>\n<p>Le violenze in Croazia sono documentate da moltissimi rapporti mai smentiti che risalgono a met\u00e0 2018, a cominciare da quello di Amnesty International. La Croazia \u00e8 una \u201cdemocrazia fragile\u201d (ha problemi interni con la propria polizia, esce da una guerra sanguinosa con numerosi criminali di guerra, impuniti), ha al suo interno un diffuso razzismo, ma ha anche probabilmente ricevuto indicazioni sul \u201clavoro sporco\u201d da fare e, attraverso delle bande consistenti, lo sta facendo. Il committente di queste violenze \u00e8 l\u2019Unione Europea; a volte lo stesso governo croato, difendendosi, con una certa sincerit\u00e0 e ingenuit\u00e0, ha finito per dire la verit\u00e0 quando ha detto: \u201cNoi proteggiamo i confini dell\u2019Europa.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 fare in modo che la persona che mi si presenta al confine, e che io respingo, non torni domani: devo quindi pestarla, derubarla, spaventarla, torturarla, lasciarla ferita. E che serva di lezione a quelli che stanno dietro di lei, nell\u2019abbandono dei campi in Bosnia. Io definisco questo meccanismo \u201cla violenza necessaria\u201d, per ottenere quell\u2019alleggerimento, quel \u201cdisincentivo\u201d che chiede l\u2019Unione Europea. Il messaggio deve essere forte e chiaro: \u201cAvete sbagliato a venire qui! Non c\u2019\u00e8 posto!\u201d Si tratta di una spirale di violenza che riguarda la Croazia e tutta l\u2019Europa. Tutto ci\u00f2 si affianca alle percosse e ai respingimenti compiuti sulle coste greche dalla polizia greca e denunciati dal New York Times. Ci sono oramai polizie dell\u2019Unione Europea che agiscono in modo strutturalmente violento ed illegale. L\u2019obiettivo \u00e8 chiaro, la strategia pure. Il diritto \u00e8 saltato. Questo lavoro non pu\u00f2 che essere sporco.<\/p>\n<p><strong>Si pu\u00f2 dire che questi Paesi stiano agendo come la Turchia, che funziona da grande contenitore e contenimento, in cambio di soldi a palate?<\/strong><\/p>\n<p>In un certo senso s\u00ec, ma non vi sono certo le medesime proporzioni. Gli stati dell\u2019Ex-Jugoslavia, al di fuori della UE e la Bosnia in particolare, sono stati cuscinetto, non hanno una grande contrattualit\u00e0. L\u2019Unione Europea non ha nessun piano di gestione delle migrazioni che risalgono la rotta, sfrutta quest\u2019area geografica per frapporre infiniti ostacoli, guadagna tempo. Della rotta balcanica e delle violenze che vi vengono commesse, in Europa e in Italia non se ne deve parlare, silenzio, punto. Perch\u00e9 possiamo anche forse accettare che si parli di ci\u00f2 che accade in Libia e delle nostre responsabilit\u00e0, in quanto \u201caltro\u201d da noi, un altrove, un \u201cnon stato\u201d, ma di questo non si deve parlare perch\u00e9 tanto gli ideatori come gli esecutori materiali delle violenze siamo noi; \u00e8 \u201ccasa nostra\u201d. Non possiamo scoperchiare questa pentola nostrana, il tappo mediatico deve tenere.<\/p>\n<p><strong>Veniamo alle notizie di questi ultimi mesi: dal territorio italiano molti immigrati vengono \u201cpresi e ributtati indietro\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Si, faccio qualche precisazione. Tutti conoscono il regolamento Dublino 3. Pur con tutti i suoi limiti e contraddizioni il regolamento garantisce a chi arriva alle nostre frontiere dei diritti, a cominciare da quello fondamentale di vedere registrata comunque la sua domanda di asilo, di essere di conseguenza temporaneamente collocato in accoglienza. Solo dopo si attiva la procedura per stabilire se lo stato competente ad esaminare la sua domanda \u00e8 quello in cui si trova, o \u00e8 un altro verso il quale deve essere spostato. Tutti sanno che \u00e8 un meccanismo che non funziona da anni, n\u00e9 per gli Stati che tentano di scaricarsi i richiedenti asilo l&#8217;uno con l&#8217;altro, n\u00e9 per le persone la cui vita \u00e8 sospesa a volte per anni. Ma, per quanto inefficace \u00e8 pur sempre una procedura con le sue regole. <b>Ora \u00e8 come se si fosse deciso da parte degli Stati UE coinvolti nella rotta balcanica che tutto questo doveva finire<\/b>: non devo registrarli e cercare di scaricarli a qualche altro Stato UE applicando il principio del paese di primo ingresso, senn\u00f2 alla fine andr\u00e0 che \u201cme li devo tenere\u201d . Come se i migranti non fossero mai arrivati sul mio territorio; la nuova strategia \u00e8 quella di allearmi con gli altri Stati UE e tutti insieme, in una catena, rigettare i richiedenti al di l\u00e0 dei confini dell&#8217;Unione, in Bosnia-Erzegovina, uno dei paesi pi\u00f9 poveri ed instabili d&#8217;Europa. C&#8217;\u00e8 una sconvolgente logica \u201ceversiva\u201d in tutto ci\u00f2, perch\u00e9 gli stati coinvolti violano le leggi vigenti sapendo di farlo.<\/p>\n<p>Da met\u00e0 maggio le indicazioni del governo italiano sono chiare: \u201cAl confine di Gorizia e Trieste non si prendono pi\u00f9 le domande di asilo con tutta la pesante procedura e gli oneri che ci\u00f2 comporta; si rispedisce indietro e basta; quanti pi\u00f9 se ne pu\u00f2.\u201d Croazia e Slovenia lo facevano gi\u00e0 da un paio d\u2019anni, ora ha iniziato anche l\u2019Italia.<\/p>\n<p>L\u2019operazione \u00e8 stata preparata a tavolino: \u201cQueste persone che arrivano non esistono e non devono esistere\u201d. Tutto ci\u00f2 \u00e8 inaudito e stiamo cercando di farlo sapere il pi\u00f9 possibile, ma fino a che al governo c\u2019era la Lega era paradossalmente pi\u00f9 facile scoperchiare questi temi, ora \u00e8 politicamente pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p><strong>In questa neolingua orwelliana non si parla di respingimenti, ma di riammissioni. Sono di fatto sinonimi?<\/strong><\/p>\n<p>Qui si gioca molto sullo stravolgimento delle nozioni giuridiche e ci si \u00e8 abilmente infilati in alcune ambiguit\u00e0 e vuoti normativi. Il diritto della UE disciplina i respingimenti ai confini esterni, mentre qui ci troviamo su confini interni e, fatte salve le limitazioni alla libert\u00e0 di circolazione eventualmente imposte in via transitoria dalle disposizioni a contrasto della pandemia, siamo in regime di libert\u00e0 di circolazione nell&#8217;area Schengen. Non ha senso qui approfondire questioni troppo tecniche, ma, in sintesi, il problema \u00e8 che il \u201crespingimento\u201d di uno straniero al confine interno tra due Stati che hanno tra di loro un accordo di riammissione che risale a prima del 2008 (ed \u00e8 il caso di ci\u00f2 che avviene tra Italia e Slovenia, il cui accordo risale al 1996) \u00e8 un istituto giuridico dai confini poco definiti. Tuttavia, sia ben chiaro, non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che nessuna decisione di riammissione pu\u00f2 essere applicata a un richiedente asilo che si trovi a una frontiera interna, ma \u00e8 ci\u00f2 che <u>illegalmente<\/u> sta avvenendo sfruttando l&#8217;uso della parola dolce \u201criammissione\u201d verso un altro paese europeo, quindi sicuro. Cos\u00ec l\u2019opinione pubblica, soprattutto qui in Friuli, dice: \u201cMa si, cosa vuoi che sia, sono riammissioni in Slovenia \u2026\u201d La coscienza in realt\u00e0 \u00e8 ben sporca, perch\u00e9 si sa che rimandarli in Slovenia \u00e8 solo la prima tappa di un viaggio di ritorno fino appunto ai pestaggi e ai miserabili campi in Bosnia.<\/p>\n<p><strong>Potremmo fare un\u2019equazione quasi matematica: la Francia sta all\u2019Italia come l\u2019Italia sta alla Slovenia e quindi Ventimiglia come Trieste?<\/strong><\/p>\n<p>In parte s\u00ec, la logica \u00e8 la stessa, perch\u00e9 gli Stati hanno ormai ingaggiato una sorta di guerra l\u2019uno contro l\u2019altro, attraverso questa sorta di merce umana che sono i richiedenti asilo e siccome tutti sanno che \u201cse rispetto la legge (e quindi prendo le domande di asilo e accolgo quelli che arrivano) io sono il fesso\u201d, perch\u00e9 poi \u201cme li tengo\u201d, ignoro la loro volont\u00e0 di chiedere asilo e cerco di scaricarli altrove. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una differenza: mentre questo indecoroso balletto fra Italia e Francia vede il migrante rimanere comunque all\u2019interno dello spazio UE, le cosiddette \u201criammissioni\u201d a catena lungo la rotta balcanica finiscono per <u>espellere<\/u> dall\u2019Unione Europea. La vicenda balcanica \u00e8 quindi molto pi\u00f9 simile a quella libica.<\/p>\n<p><strong>Vi sono Ong italiane lungo quella tratta? C\u2019\u00e8 una sorta di corrispondente delle navi che aiutano nel Mediterraneo?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono solo Ong locali, slovene e croate; dall\u2019Italia l\u2019unica cosa che si pu\u00f2 fare \u00e8 stare in contatto con loro e supportarle in quello che possono fare, spesso molto poco. Soprattutto in Croazia sono realt\u00e0 che operano in un contesto sociale tendenzialmente ostile e che sono presenti solo nelle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi. Nelle aree rurali il consenso popolare alla propaganda xenofoba \u00e8 impressionante.<\/p>\n<p><strong>Descrivici il confine italo-sloveno e la situazione in generale del Friuli<\/strong><\/p>\n<p>Il territorio dell\u2019altipiano del Carso \u00e8 oggi di fatto militarizzato, fa impressione. Vi sono ronde dell\u2019esercito anche lungo i sentieri, sembra di essere in guerra. Se i militari bloccano un migrante chiamano la polizia e si procede dunque al respingimento o, appunto, alla <i>riammissione<\/i>. Dalle testimonianze raccolte emerge che gli \u201caccompagnamenti\u201d dei fermati sono spesso dissimulati, a volte col vero e proprio inganno, dicendo che vengono portati in un centro di accoglienza e poi li si lascia nelle mani della polizia slovena. L\u2019obiettivo \u00e8 che il tutto avvenga nel minor tempo possibile, meglio se nel giorno stesso del loro arrivo. Viene fatto tutto il possibile affinch\u00e9 non arrivino in citt\u00e0, ma sono stati segnalati anche casi di persone prelevate in pieno centro cittadino a Trieste, quasi si trattasse di <u>rastrellamenti<\/u>, per essere poi deportate in Slovenia. Sono persone che ne hanno passate di ogni tipo, molte volte arrivano a piedi distrutte, stremate, e che magari si stupiscono della \u201cgentilezza\u201d della polizia italiana in confronto alle violenze efferate che hanno subito da corpi di polizia di altri paesi. Quando arrivano in Italia l\u2019obiettivo \u00e8 di allontanarsi il prima possibile dalla zona di confine, sanno che \u00e8 quella dove \u00e8 pi\u00f9 probabile essere rispediti indietro e ricominciare il ping pong. Sono come pesci al contrario, che si cacciano l\u2019amo bene in gola per rimanere nel Paese dove sono arrivati. Sono uomini, donne, ragazzi che arrivano soprattutto a piedi.<\/p>\n<p>Partendo dalla Bosnia, senza pi\u00f9 soldi dopo le violenze e depredazioni subite, si incamminano con le loro poche cose e lungo sentieri in gran parte di montagna arrivano nei boschi del Carso dopo due o tre settimane di cammino, evitando ogni area urbana. D\u2019altra parte tra Biha\u0107 e Trieste ci sono 235 chilometri e sono in gran parte in mezzo ai boschi.<\/p>\n<p>I mesi scorsi sono stati terribili: la campagna mediatica rispetto alle \u201criammissioni\u201d \u00e8 stata feroce, c\u2019era un bollettino giornaliero che diceva quanti erano stati \u201criammessi\u201d, come fosse un\u2019operazione di cui vantarsi. Ora, dopo le denunce di illegalit\u00e0, i toni si sono abbassati, ma parte della popolazione locale sembrava quasi \u201cfare il tifo\u201d per polizia ed esercito. Ricordiamoci una cosa: qui non si vede il sangue, non si vede niente. Cos\u00ec per noi \u00e8 stato difficilissimo far comprendere la gravit\u00e0 dei fatti, anche con le persone gi\u00e0 sensibili. Qui non c\u2019\u00e8 una barca che affonda, di l\u00e0 non ci sono i libici, ma una delle mete delle nostre vacanze, con ristoranti e bar. Non \u00e8 facile far capire la catena della violenza.<\/p>\n<p><strong>Cosa possiamo fare?<\/strong><\/p>\n<p>Ho passato mesi durante i quali mi sembrava di impazzire nel cercare di far sapere quello che stava accadendo. Il primo obiettivo \u00e8 che SI SAPPIA. Questa ulteriore vergogna sta avvenendo da maggio, ma si inizia a parlarne seriamente adesso, momento tra l\u2019altro in cui la neve alta due metri rallenter\u00e0 gli ingressi e quindi la comunicazione mediatica. L\u2019estate scorsa abbiamo sollecitato giornali, televisioni, parlamentari: nessuno \u00e8 venuto. Il livello di visibilit\u00e0 e di indignazione \u00e8 ancora troppo basso, siamo abbondantemente sotto traccia, dobbiamo fare il possibile perch\u00e9 i riflettori rimangano accesi sulla gravit\u00e0 di questa vicenda.<\/p>\n<p>Dobbiamo riuscire ad avere un vero dibattito pubblico. La speranza \u00e8 che questa \u201csperimentazione\u201d finisca con il periodo dell\u2019emergenza Covid, ma non \u00e8 affatto scontato che ci\u00f2 avvenga.<\/p>\n<p><i>Ci salutiamo con il cuore che batte, gli sguardi fermi, la voce in gola. Gli dico che queste sue parole mi hanno riportato indietro nel tempo, quando di quella zona d\u2019Italia si parlava tanto<\/i><i>\u2026 <\/i><i>Anche lui mi confessa che mai come in questi ultimi mesi gli sono tornate in mente le immagini della Risiera di San Sabba. Coraggio.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insegno in un CPIA, vi passa tutto il mondo. Umar aveva 18 anni quando l\u2019ho conosciuto, veniva dal Pakistan. 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