{"id":1262800,"date":"2020-12-16T22:58:21","date_gmt":"2020-12-16T22:58:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1262800"},"modified":"2020-12-16T22:59:31","modified_gmt":"2020-12-16T22:59:31","slug":"lettera-di-khalida-jarrar-dal-carcere-al-festival-palestine-writes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/12\/lettera-di-khalida-jarrar-dal-carcere-al-festival-palestine-writes\/","title":{"rendered":"Lettera di Khalida Jarrar dal carcere al Festival Palestine Writes"},"content":{"rendered":"<p>Al festival di Letteratura Palestinese, Khalida Jarrar riesce a far pervenire, facendola uscire clandestinamente dal carcere dove \u00e8 detenuta, una lettera in cui parla del ruolo fondamentale che la letteratura e la cultura rivestono per i prigionieri politici palestinesi, per conservare la loro umanit\u00e0 e restare collegati al mondo esterno<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Khalida Jarrar,<\/strong> carcere di Damon <a href=\"https:\/\/mondoweiss.net\/2020\/12\/khalida-jarrar-smuggles-a-letter-for-palestine-writes\/\">https:\/\/mondoweiss.net\/2020\/12\/khalida-jarrar-smuggles-a-letter-for-palestine-writes\/<\/a><\/p>\n<p><em>Dalla prigione di Damon in cima al Monte Carmelo ad Haifa vi mando un saluto da parte mia e da parte di altre 40 combattenti per la libert\u00e0, compagne detenute nelle prigioni israeliane. Ed estendiamo il nostro saluto a tutti gli scrittori, studiosi, intellettuali ed artisti che dicono la verit\u00e0 e chiedono libert\u00e0 e giustizia per tutti coloro che si battono per il diritto del popolo all\u2019autodeterminazione e al contrasto della dominazione coloniale e razzista.In questa occasione permettetemi anche di inviare il nostro saluto e sostegno a tutti gli scrittori arabi, studiosi ed artisti che rifiutano la normalizzazione con il sistema coloniale degli insediamenti e che hanno rifiutato di accettare gli accordi di normalizzazione dell\u2019entit\u00e0 Sionista con gli Emirati, il Bahrein e il Sudan.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono queste prese di posizione che costituiscono il legame vero tra il nostro popolo e rafforzano noi che siamo in prigione. Anche se fisicamente siamo imprigionate tra inferriate e celle, le nostre anime restano libere e si librano nel cielo della Palestina e del mondo. Malgrado la durezza dell\u2019occupazione israeliana e delle misure punitive che vengono imposte, la nostra voce libera continuer\u00e0 ad esprimersi a nome del nostro popolo che ha sofferto orrende catastrofi, sfollamenti, occupazione e incarcerazioni. E continueremo a far sapere al mondo della forte volont\u00e0 palestinese di lottare senza sosta per il rifiuto del colonialismo in tutte le sue forme. Noi lavoriamo per realizzare e consolidare i valori umani e lottiamo per per ottenere la liberazione economica e sociale per le popolazioni del mondo intero.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Letteratura e cultura in carcere<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Noi mandiamo un saluto, in questa fase finale del Festival, ad Angela Davis, ai colleghi ed amici Hanan Ashrawi, Richard Falk, all\u2019amatissima Susan Abulhawa, e a Bill V. Mullen.<\/em><\/p>\n<p><em>E come nostro contributo a questa conferenza vorremmo tentare di comunicarvi le nostre attuali esperienze riguardo a letteratura e cultura mentre siamo nelle prigioni israeliane. La cosa pi\u00f9 importante qui sono i libri. I libri costituiscono la base della vita in prigione. Essi mantengono il nostro equilibrio fisico e morale di combattenti per la libert\u00e0 e che considerano la loro detenzione come parte della resistenza contro l\u2019occupazione coloniale della Palestina. I libri hanno un ruolo fondamentale nel rapporto individuale di ciascuno con le autorit\u00e0 carcerarie. E ci\u00f2 avviene quando i nostri carcerieri tentano di spogliarci della nostra umanit\u00e0 e tenerci isolate dal mondo esterno. Per le prigioniere si tratta di una \u201crivoluzione culturale\u201d attarverso la lettura, la formazione e la discussione.<\/em><\/p>\n<p><em>I prigionieri politici palestinesi incontrano molti ostacoli nell\u2019accesso ai libri. I libri non ci arrivano nei tempi previsti in quanto sono sottoposti a controllo o vengono requisiti quando portati da un familiare. In teoria ogni prigioniera \u00e8 autorazzata a ricevere due libri al mese. Per\u00f2 i libri sono soggetti a controlli che comportano spesso il rifiuto dell\u2019amministrazione della prigione con il pretesto dell\u2019\u201dincitamento\u201d(=incitamento alla ribellione, NdR). Privare le detenute dell\u2019accesso ai libri \u00e8 utilizzato come punizione, e alle prigioniere pu\u00f2 venire impedito di ricevere libri per due o tre mesi, cos\u00ec come \u00e8 successo a me nel 20217. Anche la modesta biblioteca usata dalle detenute \u00e8 soggetta ad ispezioni costanti con la possibilit\u00e0 da parte delle guardie di requisire qualunque libro che sia stato introdotto a loro insaputa. Ci\u00f2 induce le carcerate a modi diversi di proteggere i libri che sono a rischio di requisizione.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Libri amati e libri vietati<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Le detenute riescono in questo modo a riuscire a fare entrare alcuni grandi libri. In aggiunta a testi di filosofia e storia, sono entrati libri di Ghassan Kanafani, Ibrahim Nasr-Allah e Suzan Abu-Alhawa. Il racconto \u201cLa Madre\u201d di Gorky ha costituito un conforto per le prigioniere private della loro madri. I lavori di Mahmoud Darwish, Elif Shafak \u201cLe 40 regole dell\u2019Amore\u201d, \u201cI Miserabili\u201d di Victor Hugo, Nawal El Saadawi, Sahar Khalifeh, Edward Said, Angela Davis e Albert Camus sono stati tra i libri che abbiamo amato di pi\u00f9 e che sono riusciti a sfuggire alle ispezioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia libri come \u201cScritto sotto la forca\u201d di Julius Fucik e i \u201cQuaderni dal carcere\u201d di Gramsci non si \u00e8 mai riusciti a sottrarli alle attenzioni dei guardiani. In realt\u00e0 nessuno dei libri di Gramsci \u00e8 permesso l\u2019accesso, per una posizione particolarmente ostile a Gramsci da parte delle autorit\u00e0 di occupazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Libri che sono esposti nelle librerie di tutto il mondo sono soggetti a censura e requisizione da parte delle autorit\u00e0 carcerarie di occupazione israeliane se tentiamo di accedervi: i libri qui vengono arrestati cos\u00ec come la nostra gente.<\/em><\/p>\n<p><em>Come dato positivo della nostra vita, alcuni libri scritti da prigionieri all&#8217;interno delle carceri siamo riuscite a farli arrivare fino a noi, uno dei quali parla delle esperienze di prigionia e interrogatorio nelle carceri israeliane, intitolato \u201cNon siete soli\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Misure punitive ed oppressive<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;accesso ai libri non \u00e8 l&#8217;unica lotta che devono affrontare i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Cercher\u00f2 di farvi conosce aspetti della nostra vita, ma tenete presente per\u00f2 che \u00e8 nostra volont\u00e0 quella di rimanere forti come l&#8217;acciaio.<\/em><\/p>\n<p><em>Le autorit\u00e0 carcerarie israeliane impongono quotidianamente misure oppressive, in particolar e attraverso l&#8217;isolamento. Ci privano anche delle visite familiari, impediscono l&#8217;ingresso di libri culturali e letterari e vietano completamente i libri educativi. Inoltre vietano il canto in tutte le sue forme. Le canzoni rivoluzionarie e anche quelle popolari sono bandite.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, non ci \u00e8 consentito avere accesso a pi\u00f9 di una radio. La radio \u00e8 un&#8217;importante fonte di informazioni che ci collega al mondo esterno trasmettendo notizie dal mondo. Ma la radio \u00e8 pi\u00f9 di questo per noi, \u00e8 uno strumento che ci collega con le nostre famiglie e amici mentre chiamano e inviano messaggi attraverso i vari programmi radiofonici palestinesi.<\/em><\/p>\n<p><em>Le autorit\u00e0 carcerarie israeliane inoltre non consentono alcun tipo di riunione o riunione. Puniscono continuamente le donne detenute riducendo gli articoli che possono essere acquistati dallo \u201cSpaccio\u201d, che \u00e8 l&#8217;unico &#8220;negozio&#8221; disponibile.<\/em><\/p>\n<p><em>I prigionieri sono continuamente seguiti attraverso il controllo delle telecamere di sorveglianza che circondano ogni angolo della prigione, incluso il piazzale (Al-Forah). Questo piazzale \u00e8 dove le donne detenute possono stare al sole per cinque ore intermittenti ogni giorno fuori dalle loro celle chiuse e dalle finestre sbarrate. Le nostre celle sono inoltre soggette a controlli rigorosi e provocatori a tutte le ore della notte o del giorno alla ricerca di un qualsiasi pezzo di carta su cui sia stato scritto qualcosa. Potete immaginare quanto sia stato difficile per me riuscire a farvi pervenire questo messaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto quanto sopra e altro ci costringe a utilizzare vari metodi per contrastare queste politiche. Vi sono piccole cose e oggetti che possono sembrare banali fuori dal carcere, ma rivestono una grande importanza per noi detenute all&#8217;interno. Ad esempio, la penna \u00e8 importante, la carta \u00e8 importante e i libri sono considerati un tesoro. Tutto ci\u00f2 \u00e8 quello che ci sostiene per la nostra sopravvivenza, la nostra maturazione, la nostra lotta contro l&#8217;occupazione.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Le produzioni del Movimento dei Prigionieri politici<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>La nostra lotta per la liberazione all&#8217;interno delle carceri inizia con la difesa della letteratura sulla resistenza. Possiamo anche dirci contente che molti prigionieri specialmente quelli con condanne elevate, hanno ampliato la gamma della letteratura disponibile pubblicando romanzi e racconti che spero attireranno l&#8217;attenzione di studiosi arabi e internazionali. Inoltre, il Movimento dei prigionieri ha pubblicato una serie di studi e ricerche che fanno luce sulla realt\u00e0 delle condizioni nelle carceri israeliane. Io stessa ho condotto uno studio nel 2016 mentre ero in prigione sullo &#8220;Stato delle donne prigioniere nelle carceri israeliane&#8221;. Lo studio si \u00e8 concentrato sugli effetti e sulle violazioni contro donne e bambini palestinesi detenuti all&#8217;interno delle carceri. Nel 2019, ho preparato un altro documento su &#8220;La formazione all\u2019interno delle carceri israeliane&#8221;, che \u00e8 stato pubblicato nel libro di Ramzy Baroud sull&#8217;istruzione e le donne detenute dal titolo &#8220;Queste catene verranno rotte&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>Sfortunatamente, non ho visto la versione pubblicata del libro a causa del mio attuale nuovo stato di detenzione. Nel documento che ho citato, ho presentato le difficolt\u00e0 che l&#8217;istruzione deve affrontare in carcere, una delle quali \u00e8 la tenacia di Israele nel impedirci di svolgere qualsiasi attivit\u00e0 educativa in carcere. Il loro obiettivo \u00e8 chiaramente quello di isolare i prigionieri, sia uomini che donne, e di spezzarci trasformandoci in individui senza speranza e senza futuro. I prigionieri, d&#8217;altra parte, danno il massimo per contrastare i tentativi delle autorit\u00e0 carcerarie attraverso metodi creativi innovativi per ottenere il diritto all&#8217;istruzione.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>L\u2019istruzione universitaria<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Stiamo ora cercando di avviare l&#8217;istruzione universitaria per un primo gruppo di donne detenute, come secondo livello della nostra lotta per rivendicare il diritto all&#8217;istruzione. Questo segner\u00e0 la prima volta nella storia in cui le prigioniere palestinesi, specialmente quelle con condanne elevate, potranno conseguire un diploma universitario mentre sono in prigione. In seguito terremo aggiornati su questo argomento e sui problemi affrontati.<\/em><\/p>\n<p><em>Parte del programma educativo universitario si basa sull&#8217;integrazione delle esperienze educative palestinesi, arabe e internazionali attraverso la letteratura sulla resistenza. Il programma include anche ricerche e studi scientifici a nostra disposizione in carcere nel tentativo di sviluppare le capacit\u00e0 intellettuali delle donne detenute e di riconoscere le loro attese per il loro futuro.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;intera iniziativa mira a ispirare e rafforzare la fiducia in se stessi delle donne detenute incoraggiandole a considerare il carcere un luogo di sviluppo creativo, culturale e umano. Ci auguriamo che l&#8217;iniziativa rafforzi le convinzioni e le capacit\u00e0 delle donne detenute di creare un cambiamento nella societ\u00e0 una volta che saremo liberate.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa iniziativa mira a contribuire alla lotta di liberazione globale contro l&#8217;apartheid israeliano e la disuguaglianza di genere consentendo alle donne detenute di migliorare la loro istruzione e di entrare nel mondo del lavoro al momento della loro liberazione.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Sessioni in inglese ed in arabo<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Voglio sottolineare che durante la preparazione di questa mia lettera, abbiamo tenuto due sessioni educative per le donne detenute che si sono registrate per l&#8217;istruzione universitaria. Le due sessioni sono state una in lingua inglese e una in lingua araba.<\/em><\/p>\n<p><em>Quello che ha attirato la mia attenzione \u00e8 stato il fatto che durante la prima sessione in lingua inglese, ho chiesto a ogni detenuta di compilare una domanda proforma di ammissione all\u2019Universit\u00e0 specificando l\u2019indirizzo di studio che si desiderava perseguire. Vorrei farvi conoscere alcune delle domande sono state compilate:<\/em><\/p>\n<p><em>Shorouq: una prigioniera di Gerusalemme che \u00e8 stata condannata a 16 anni di cui ne ha scontato sei. \u00c8 stata arrestata mentre frequentava l&#8217;Universit\u00e0 di Betlemme con una specializzazione in &#8220;Turismo&#8221;. Il sogno di Shorouq \u00e8 diventare una guida turistica. Ha scelto la sua specializzazione in turismo perch\u00e9 vuole educare il mondo sui luoghi storici in Palestina. \u00c8 particolarmente interessata a guidare tour a Gerusalemme a causa delle continue annessioni, furti, violazioni e distorsioni del paesaggio imposte alla citt\u00e0 dall&#8217;occupazione israeliana.<\/em><\/p>\n<p><em>Maysoun: una detenuta di Betlemme che \u00e8 stata condannata a 15 anni di carcere e ne ha scontati sei finora. \u00c8 stata arrestata mentre frequentava l&#8217;universit\u00e0 con una specializzazione in lettere. Maysoun \u00e8 una avida lettrice anche in prigione. Ama la letteratura. Descrive la letteratura come un metodo per definire il proprio futuro. La letteratura, a suo avviso, richiede al lettore di pensare e rispondere a molte domande riguardanti un particolare argomento sollevato dal romanzo o da un&#8217;opera letteraria. Dice che questo stimoli il pensiero critico e lo sviluppo culturale.<\/em><\/p>\n<p><em>Ruba: Ruba \u00e8 una studentessa di sociologia del 3\u00b0 anno che frequenta la Birzeit University. \u00c8 stata arrestata tre mesi fa ed \u00e8 ancora in detenzione. Ruba ha il desiderio e la determinazione di continuare i suoi studi dopo il suo rilascio. Secondo lei, la ragione per scegliere la sociologia come specializzazione \u00e8 di sviluppare l&#8217;analisi delle strutture sociali e di classe nella societ\u00e0 e la loro incidenza sulla condizio0ne della donna.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho cercato di comprendere le motivazioni alla base delle aspirazioni e dei sogni di queste donne, discutendone con loro stesse. Ho trovato che il denominatore comune tra loro fosse la ribellione. Ribellione contro l&#8217;oppressione e restrizioni imposte. Un netto rifiuto delle politiche di occupazione, degli impedimenti alla istruzione per le donne detenute. Ho visto in loro una grande forza interiore per sfidare il controllo usato contro le donne detenute con l&#8217;obiettivo di isolarle e trasformarle in donne disperate che non hanno sogni o progetti per il futuro.<\/em><\/p>\n<p><em>Altri motivi includono la resistenza contro il piano dell&#8217;occupazione di cancellare l&#8217;identit\u00e0 e la storia palestinese. Queste donne vogliono anche rompere con le professioni stereotipate e di genere che la societ\u00e0 designa per le donne. Ecco perch\u00e9 hanno fatto scelte come turismo, letteratura, sociologia e teoria critica.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Autobiografie<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Per quanto riguarda la seconda sessione, quella in lingua araba, ci siamo concentrate sulle autobiografie e abbiamo lavorato sui diversi metodi di redazione delle autobiografie. Le detenute sono state divise in gruppi che hanno discusso varie biografie tra cui quella della leader sindacale boliviana e femminista Domitila Ch\u00fangara, &#8220;Fatemi parlare&#8221;, che parla delle esperienze e delle lotte dei minatori in Bolivia.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, abbiamo studiato biografie e autobiografie di scrittori arabi affermati come &#8220;Al-Ayyam&#8221; di Taha Hussein e &#8220;Sono nato l\u00e0,Sono nato qua\u201d di Mourid Barghouti.<\/em><\/p>\n<p><em>La sessione includeva anche l&#8217;analisi di testi letterari come il poeta palestinese Mahmoud Darwish intitolato &#8220;L\u2019incertezza del Ritorno&#8221;, che \u00e8 un discorso tenuto da Darwish alla Birzeit University in una celebrazione della liberazione del Libano meridionale nel 2000.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sessioni educative, le presentazioni e le discussioni hanno arricchito la conoscenza delle detenute e le hanno incoraggiate a continuare a leggere libri e romanzi. Stiamo trasformando la prigione in una scuola culturale in cui i detenuti imparano altre esperienze e dove combattiamo i tentativi dell&#8217;occupazione di isolarci dal resto del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>In conclusione, la nostra lotta per la liberazione all&#8217;interno delle carceri inizia con la difesa della letteratura sulla resistenza. Trasmettiamo le nostre voci e le nostre storie mentre le scriviamo in circostanze molto difficili. Quando veniamo presi, il prezzo che paghiamo a volte \u00e8 pesante, specialmente quando la nostra punizione \u00e8 l&#8217;isolamento o il divieto di visite familiari.<\/em><\/p>\n<p><em>Un esempio calzante \u00e8 il prezzo pagato dal prigioniero Waleed Daqa che \u00e8 stato messo in isolamento per essere riuscito a fare uscire il suo romanzo fuori dalla prigione, per essere poi pubblicato. Ci\u00f2 costituisce un&#8217;altra sfida che dobbiamo affrontare nel quadro delle &#8220;Due volont\u00e0&#8221;: la volont\u00e0 dei combattenti per la libert\u00e0 e quella dei colonizzatori, cos\u00ec come espressa dalla combattente per la libert\u00e0 Domitila Ch\u00fangara in &#8220;Lasciatemi parlare!&#8221;.\u00a0 Anche noi, le prigioniere palestinesi, diciamo &#8220;parliamo &#8230; sogniamo &#8230; liberiamoci!&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>Grazie per l&#8217;ascolto e per avermi dato l&#8217;opportunit\u00e0 di partecipare a questa conferenza.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al festival di Letteratura Palestinese, Khalida Jarrar riesce a far pervenire, facendola uscire clandestinamente dal carcere dove \u00e8 detenuta, una lettera in cui parla del ruolo 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