{"id":1262518,"date":"2020-12-16T16:20:49","date_gmt":"2020-12-16T16:20:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1262518"},"modified":"2020-12-16T16:50:02","modified_gmt":"2020-12-16T16:50:02","slug":"non-lasciate-mia-madre-morire-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/12\/non-lasciate-mia-madre-morire-cosi\/","title":{"rendered":"Non lasciate morire mia madre cos\u00ec"},"content":{"rendered":"<p>Mentre il tormentone sulle restrizioni-s\u00ec, restrizioni-no, Natale soli oppure in compagnia, shopping incoraggiato-shopping condannato e via dicendo, seguita ad occupare in modo ossessivo tutti gli spazi mediatici,\u00a0 il problema che aveva commosso oltre che indignato mezza Italia \u00e8 finito nell&#8217;ombra. Sto parlando della triste morte riservata agli \u201cospiti\u201d delle RSA, le case di riposo nelle quali non tanto l\u2019et\u00e0, quanto le strane misure legate alla Covid-19 hanno fatto strage.<br \/>\nSono arrivate alle redazioni di vari giornali, o sono state affidate ai social, lettere accorate di figli che non hanno mai abbandonato i propri genitori nelle case di riposo ma che non hanno pi\u00f9 avuto la possibilit\u00e0 di contattarli, e di figli che hanno avuto notizia della loro morte come freddo atto burocratico. Morti attribuite alla covid-19 e quindi cadaveri insaccati e bruciati come rifiuti tossici. Punto e stop.<br \/>\nAlcune persone, nonostante il dolore provato, hanno indagato facendo orrende scoperte sulle ultime settimane di vita dei propri cari, altre, che ancora hanno i propri congiunti ricoverati, si sono unite alle prime <b>chiedendo alle autorit\u00e0 istituzionali che si prendano tutte le misure cautelative possibili, \u00a0ma che non si lascino morire di disperata solitudine vecchi uomini e vecchie donne chiusi nell&#8217;isolamento imposto e vissuto come abbandono<\/b>.<\/p>\n<p>Tra le lettere colme di amore e di dolore ce n\u2019\u00e8 arrivata una che decidiamo di pubblicare (col consenso di chi l\u2019ha scritta) perch\u00e9 forse pu\u00f2 aiutare a non dimenticare che dietro il muro di silenzio, che si apre solo a comando, <strong>ci sono ancora tante vite alle quali sarebbe possibile, e doveroso, consentire di concludere il proprio viaggio terreno in serenit\u00e0<\/strong> e non lasciarle soltanto nelle mani frettolose di un personale \u2013 \u00a0peraltro \u00a0ridotto di numero \u2013\u00a0 indotto molto spesso a trattare come pacchi in attesa di consegna quegli uomini e quelle donne \u201c<em>che hanno esaurito la loro fase produttiva<\/em>\u201d.<br \/>\nUomini e donne che in questa disumanizzazione della vecchiaia sono lasciati morire come fiori recisi, buttati in un angolo in attesa che si secchino per poi essere insaccati e gettati.<\/p>\n<p>Quella che pubblichiamo \u00e8 la lettera della figlia di un \u201cospite\u201d di una RSA che, avendo un appartamento piccolissimo ed essendo impossibilitata ad avere una badante per la mamma gravemente invalida, credeva di aver scelto un soggiorno sereno per sua madre, mentre negli ultimi nove mesi questo soggiorno si \u00e8 trasformato nella frustrante e dolorosa \u00a0anticamera di una morte in solitudine.<br \/>\nPrima di pubblicare la sua lettera l\u2019abbiamo intervistata. Sappiamo che insieme ad altri che hanno (o hanno perso) i propri cari nelle RSA, ha costituito un comitato e le abbiamo chiesto cosa vorrebbe. Ecco la sua risposta:<\/p>\n<p><strong><em>\u201cVorrei che le istituzioni ci ascoltassero,<\/em><\/strong><em> <strong>che la dignit\u00e0 nella fase pi\u00f9 delicata della vita venisse prima di ogni cosa<\/strong>. Per non aver paura di invecchiare, per non dover morire soli.<br \/>\nVorrei dare giustizia almeno con le parole a mia madre, e a chi come lei vive questo momento terribile. Non posso accettare che venga profanata la morte nel suo senso profondo, che venga delegittimato il dolore e il diritto alla cura affettiva.<br \/>\nSe avessi avuto una casa un po\u2019 pi\u00f9 grande, con una stanza calda per mia madre e una persona per assisterla avrei potuto seguitare ad essere sua figlia e non solo la sua infermiera, conservando il legame profondo che ci ha sempre unite come madre e figlia.<br \/>\nSe non fossi stata povera avrei potuto affrontare diversamente la vecchiaia e le malattie di mia madre. Ma <strong>la povert\u00e0 non \u00e8 una colpa.<\/strong> <strong>E soprattutto non pu\u00f2 essere una \u00a0colpa da far pagare a chi \u00e8 gi\u00e0 fragile<\/strong> come mia madre e le migliaia di persone \u201cospiti\u201d, come lei, di case di riposo che stanno diventando le celle della morte.\u201d \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Non le chiediamo altro. Ci auguriamo che le istituzioni ascoltino e anche per questo pubblichiamo la sua lettera sperando che arrivi lontano e che sua madre, al pari delle altre migliaia di \u201cospiti\u201d delle RSA, possa tornare a vivere serenamente\u00a0 l\u2019ultima fase della sua vita.<\/p>\n<p>Di seguito la lettera.<\/p>\n<p>\u201c<em>Forse mia madre morir\u00e0 da sola?<br \/>\nNove mesi di vita rubata, un furto d\u2019amore che nessun virus potr\u00e0 mai giustificare. Una mistificazione della realt\u00e0 a danno della nostra umanit\u00e0 e identit\u00e0 di esseri umani. Perch\u00e9 se prima era una \u201csorpresa\u201d ora \u00e8 criminale lasciarvi soli nei \u201cgiardini che nessuno sa\u201d come recita una nota canzone, giardini che sono diventati focolai, prigioni, casi noti in tv. dicono per colpa di un virus&#8230;<br \/>\nTutto fermo, nessuna attivit\u00e0, i reparti si sono improvvisamente svuotati di familiari, volontari e con loro di colori, vestiti, profumi diversi. Ferme le attivit\u00e0, sono in fuga gli educatori e gli infermieri. Nessuna carezza&#8230;non possiamo toccarvi. Nessuna visita, non possiamo entrare. Nessuna preghiera, anche le messe si sono fermate.<br \/>\nNessuno vede pi\u00f9 dentro le quattro mura della sofferenza.<br \/>\nNove mesi di promesse, promesse di potersi riabbracciare presto e ancora, promesse sbugiardate da un tempo che ci nega diritti umani, nega la capacit\u00e0 di empatia, nega la solidariet\u00e0. Vorrei poter dire \u201cnoi restiamo insieme\u201d Ma non \u00e8 cos\u00ec. Non si pu\u00f2 dire ai tempi del covid che l\u2019amore vince su tutto. Sono stati dimenticati i principi cardine della medicina dove una mente sana aiuta il corpo ad affrontare le avversit\u00e0 degli agenti esterni, che sempre sono esistiti e mai cesseranno di farlo. Come fai a voler lottare contro ogni malattia se io non sono con te? Come faremo nel futuro quando le mutazioni genetiche ci renderanno esposti e fragili? ogni volta verremo forse separati per sopravvivere in un mondo ormai culturalmente morto. Perch\u00e9 una societ\u00e0 che ci vede divisi e spaventati \u00e8 gi\u00e0 sconfitta e deceduta.<\/em><\/p>\n<p><em>Nove mesi in cui non ho potuto stringerti la mano, e ti ho visto fragile, spaventata, rassegnata, triste, forte, arresa, coraggiosa, abbandonata. Nove mesi in cui mi hai aspettato tutti i giorni, mentre nella tua mente si sono affollati pensieri cupi. La morte, la solitudine l\u2019abbandono. Una vita che non ti ha tutelato ne protetto da niente. Sei li, imprigionata in un corpo invecchiato, che ingiustamente ti ha reso inferma ma presente pi\u00f9 che mai.<br \/>\nQuando mi chiami amore mio, ci sei, quando mi dici che ti manco tu ci sei. Quando mi hai guardato da quel vetro sporco e io a gridarti che ti amo immensamente e tu a fare un sorriso triste&#8230;tu ci sei. Ci sei per me, per il mio egoismo, forse, perch\u00e9 pretendo che tu resista. Tra mille dolori tu resista per me, per abbracciarti ancora, Mamma.<br \/>\nHo gridato, pianto, cercato tra le mille norme la nostra salvezza di madre e figlia. Ma la legge tutela se stessa e il potere in tutte le sue infinte vie. N\u00e9 la vita n\u00e9 la legge ci ha aiutato a restare insieme, tantomeno a restare a casa perch\u00e9 tu la casa non ce l\u2019hai mamma. Perch\u00e9 la vita non da mai in ugual misura. E cos\u00ec mentre ascolto distrattamente le pubblicit\u00e0 sul natale, con le immagini di vecchine con tanti soldi che abbracciano nipotini in case stratosferiche dalle lucine accese e i toni caldi e accoglienti, io penso a te.<br \/>\nTe che sei a lottare dentro le quattro mura spoglie di un ospedale, di una rsa&#8230; nessun albero, ne lucine. Muri bianchi, ferro, sbarre, finestre e odore di pannoloni da cambiare. Stanza fredda come sono fredde le mani che ti toccano per curarti. Mani che ti toccano, e che per te \u00e8 dolore, non carezza. No non somiglia a una carezza, non all\u2019amore.<br \/>\nTu che sei li ad aspettare che qualcuno ti dia l\u2019acqua, ti riaccenda il telefono per sentire la voce di quelle figlie che non riesci pi\u00f9 a vedere. Che hai paura di non riconoscere pi\u00f9. E non sai neanche quante lacrime, quanta lotta quanto urla il mio cuore mentre sanguina perch\u00e9 non posso offrirti un mondo diverso, non posso offrirti quella casa delle pubblicit\u00e0 e mentre mi dici che vorresti parlare con me in una stanza&#8230;io muoio con te ogni giorno di pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Non potr\u00f2 mai perdonarmi per non aver potuto restituirti all&#8217;amore\u00a0di una casa tutta nostra. Non potr\u00f2 mai perdonare l\u2019indifferenza di chi non si ferma, di chi non capisce, di chi non ci ascolta, di chi non lotta per restituire alla nostra civilt\u00e0 la dignit\u00e0, l\u2019empatia. Sentimenti che ci definiscono \u201cesseri umani\u201d. Non potr\u00f2 mai perdonare i troppi mesi di vita perduta allontanata da te. Un destino che ti ha fatto a pezzi, che ci ha fatto a pezzi ma che ci rende forti quel tanto che basta per continuare. Quel tanto che basta perch\u00e9 io possa essere oggi la tua voce stanca e raccontare il tuo dolore. Dolore che ritrovo nelle tue parole, nelle tue richieste quando mi chiedi di \u201cstaccarmi da te\u201d \u201cfiglia mia\u201d&#8230;<br \/>\nLo so \u00e8 naturale la morte, ne sentiamo parlare ogni giorno ma resta un tab\u00f9, \u00e8 naturale ma qui non c\u2019\u00e8 niente di naturale mamma vorrei risponderti. E vorrei dirti no, non puoi farlo ora, non cosi perch\u00e9 devo ancora stringerti le mani, abbracciarti e amarti e dirtelo da vicino. Non ho potuto fare molto altro per te, non posso promettere. Non posso offrirti quelle lucine colorate. Posso solo chiederti di resistere tanto, per recuperare questo tempo assurdo.<\/em><\/p>\n<p>La mia precariet\u00e0 di lavoro e di esistenza diventa un torto per noi, l\u2019ennesimo che la vita e le istituzioni ci hanno imposto. Come la tua reclusione in un istituto che doveva proteggerti, ma lo ha fatto solo dall\u2019amore che proviamo io te. Io e te madre e figlia con il diritto negato di restare insieme. No, non siamo sole in questo calvario, siamo in tanti a piangere, sfregiati da questa deriva sociale, che ci distanzia per il solo fatto di non poterci o volerci curare. In attesa di qualche elisir di lunga vita, in una continua propaganda commerciale e di terrore, noi schiacciati siamo qui a lottare per te, per tutte le mamme, pap\u00e0, mariti, zii, zie, figli, amici fragili dimenticati. Il nostro patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dimenticato e nascosto.<br \/>\nRaccontato solo in extremis quando ormai nulla si pu\u00f2 fare e resta solo la retorica indignazione. No, non siamo riusciti a salvarvi nelle ore pi\u00f9 dure prima della fine. Molti se ne sono andati via da soli. Negato anche il saluto finale, il rito, negato il dolore. A te mamma voglio dirti quanto ti amo, e che per me no, non \u00e8 Natale perch\u00e9 sono in trincea in questa guerra. Perch\u00e9 lotto e lotter\u00f2 fino alla fine perch\u00e9 tutto questo possa giungere al termine. Per poterti abbracciare ancora e donarti in questa vita di niente, almeno la mia presenza e tutto il mio amore.<br \/>\nA.M.I.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre il tormentone sulle restrizioni-s\u00ec, restrizioni-no, Natale soli oppure in compagnia, shopping incoraggiato-shopping condannato e via dicendo, seguita ad occupare in modo ossessivo tutti gli spazi mediatici,\u00a0 il problema che aveva commosso oltre che indignato mezza Italia \u00e8 finito 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Qui tiene per alcuni anni seminari sulla comunicazione. Successivamente vince la cattedra di Economia Aziendale, disciplina che insegner\u00e0 per circa venticinque anni. Interessata all\u2019ambiente e alla natura, verso il 2000 rivolge la sua attenzione allo studio della botanica e della fitoterapia ponendo sempre al centro dei suoi lavori l\u2019interazione culturale tra l\u2019ambiente e gli umani che lo abitano. Ha curato e pubblicato articoli e libri su argomenti diversi. Il suo interesse particolare \u00e8 rivolto alla Palestina. Dal 2009 fino al dicembre 2014 ha presieduto la onlus \u201cAmici della Mezzaluna Rossa Palestinese\u201d di cui ora \u00e8 presidente onoraria. 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