{"id":1245920,"date":"2020-11-22T17:40:17","date_gmt":"2020-11-22T17:40:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1245920"},"modified":"2020-11-22T17:41:43","modified_gmt":"2020-11-22T17:41:43","slug":"la-distribuzione-diseguale-delle-perdite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/11\/la-distribuzione-diseguale-delle-perdite\/","title":{"rendered":"La distribuzione diseguale delle perdite"},"content":{"rendered":"<p><em>In questo articolo, ben sapendo che il dramma \u00e8 complessivo ed investe l\u2019intera societ\u00e0, si prendono in considerazione soltanto quelle categorie che sono state colpite dalla crisi epidemiologica che, sul piano meramente economico &#8211; dal punto di vista della struttura produttiva del nostro sistema paese -, sono classificate fra i segmenti imprenditoriali\u00a0 (artigianato, commercio e lavoro autonomo) caduti in sofferenza reddituale, avendo perso la loro unica fonte strumentale di sussistenza (attivit\u00e0 aziendale) con il conseguente abbattimento del budget familiare che,\u00a0 in moltissimi casi, \u00e8 caduto fino ai limiti della soglia di povert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Gli effetti della pandemia sull\u2019economia sono gi\u00e0 gravissimi e potrebbero essere ancora pi\u00f9 devastanti nel prossimo futuro se la situazione sanitaria non dovesse migliorare.<\/p>\n<p>Noi tuttavia continuiamo a sostenere che il problema pi\u00f9 grave non \u00e8 la perdita di ricchezza in termini assoluti, quanto piuttosto il fatto che questa colpisce in particolare alcune categorie (famiglie, lavoratori soprattutto autonomi e PMI) piuttosto che altre, determinando una diseguale distribuzione delle perdite e la possibilit\u00e0 di un accentuarsi delle differenze sociali, con la creazione di nuove sacche di povert\u00e0.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 particolarmente grave e difficile proprio nel nostro paese dove, almeno a detta di politici, economisti \u201caccademici\u201d e istituzioni europee, il nostro enorme debito pubblico impedirebbe un massiccio intervento di sostegno da parte dello Stato. Cosa che \u00e8 effettivamente avvenuta. Basti guardare le recenti statistiche che ci dicono che le famiglie italiane hanno subito un impoverimento nettamente superiore a quelle francesi e tedesche, dove i contributi a fondo perduto sono stati di ben altra entit\u00e0.<\/p>\n<p>E senza neppure considerare la situazione canadese dove lo Stato ha elargito alle famiglie circa 1500 euro per sette mesi, creando addirittura un incremento della ricchezza media.<\/p>\n<p>Va dato atto al presidente del parlamento europeo, <strong>Davide Sassoli<\/strong>, di avere avuto il coraggio di infrangere un tab\u00f9 proponendo la cancellazione del debito europeo, contratto per fare fronte alla pandemia. La signora <strong>Lagarde<\/strong>, presidente della BCE, se ne \u00e8 lavata le mani dicendo semplicemente che i trattati europei glielo impediscono. Il ministro <strong>Gualtieri<\/strong> \u00e8 stato invece semplicemente <strong>vergognoso<\/strong>, ribadendo il ritornello che il debito si cancella con la crescita, di fatto condannando milioni di italiani alla povert\u00e0, senza neppure porsi almeno il problema di come ridistribuire le perdite a favore di chi in questo momento ne ha pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n<p>Ribadiamo che non c\u2019\u00e8 altra soluzione se non un massiccio intervento da parte dello Stato con sostegni finanziari adeguati alle perdite, immediati e a fondo perduto. Qualcosa, per intenderci, di molto diverso dagli attuali piani progettati dalla UE, Recovery Fund innanzitutto, che invece di intervenire sull\u2019emergenza, continuano a progettare (e immaginare) \u201cfantasmagorici\u201d piani (economia green, digitalizzazione ecc.) tutti proiettati verso una ripresa\u00a0 negli anni a venire, che appare tutt\u2019altro che scontata, soprattutto se non si fa qualcosa subito. Insomma mettere liquidit\u00e0 nelle tasche di chi \u00e8 in difficolt\u00e0 dovrebbe essere il primo imperativo, senza limitarsi agli \u201cinterventini\u201d messi in atto fino ad ora, soprattutto nel nostro paese.<\/p>\n<p>A questo proposito, l\u2019uso ricattatorio dello spettro del debito pubblico non \u00e8 una semplice questione economica, ma una precisa scelta politica. Non c\u2019\u00e8 alcuno impedimento \u201coggettivo\u201d ad ipotizzare un qualche possibile intervento sul debito provocato dagli interventi d\u2019emergenza.<\/p>\n<p>Lo strumento della <strong>sanatoria<\/strong>, proposto da Sassoli, avrebbe bisogno di alcune precisazioni,ma ha comunque il merito di aprire un dibattito sugli strumenti di politica economica, che nella logica dei trattati europei e nel funzionamento concreto dei mercati finanziari, da come scontati ed immodificabili i meccanismi della <strong>economia del debito,<\/strong> che sono invece il prodotto di precise scelte neoliberiste che hanno ridotto lo spazio comune dell\u2019Europa a semplice luogo di competizione capitalista e di accumulazione della ricchezza a danno di lavoratori e moltitudini, di cui vengono sempre di pi\u00f9 negati i fondamentali diritti sociali (reddito, salute, istruzione ecc.).<\/p>\n<p>A questo proposito va detto che, accanto a forme di sanatoria del debito pregresso, si possono pensare interventi simili ed equivalenti, che possiamo definire di \u201c<strong>monetizzazione delle spese\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019immediatezza dell\u2019attuale crisi, e giusto per capirci facendo un esempio di soluzione \u201ctecnica\u201d, basterebbe che la BCE fosse autorizzata, in deroga ai trattati, ad acquistare sul mercato primario titoli di stato di tutti i paesi della UE (tutti senza eccezione), senza scadenza e a interessi zero, per importi rigorosamente prestabiliti, pari, o comunque in proporzione, alla perdita del PIL, con un vincolo di utilizzo legato al far fronte alle reali perdite economiche.<\/p>\n<p>In buona sostanza si tratterebbe di un intervento che permetterebbe di produrre liquidit\u00e0 senza fare debito, che oltretutto finirebbe pure col favorire ulteriori e successivi piani di ripresa (Recovery Fund o quant\u2019altro), e che non creerebbe alcuna interferenza con le attuali politiche di acquisti di titoli da parte della BCE.<\/p>\n<p>Quali potrebbero essere le possibili controindicazioni? Qualcuno afferma che gli Stati non possono usare le banche centrali come bancomat. In linea generale pensiamo che, pur essendo necessaria una regolamentazione dei rapporti tra governo ed istituto centrale, \u00e8 giusto mettere in questione quale debba essere il ruolo delle banche centrali, ed in sostanza se esse debbano rispondere alle esigenze della speculazione finanziaria o ai bisogni della gente. In ogni caso l\u2019obiezione \u00e8 del tutto fuori luogo\u00a0 visto che la proposta che formuliamo qui \u00e8 al momento chiaramente pensata come risposta immediata alla attuale emergenza.<\/p>\n<p>Resta poi lo spettro dell\u2019inflazione che ormai viene agitato come un vero e proprio ricatto. Precisiamo allora, che a fronte di un limite, imposto alla BCE dai trattati europei, di mantenere l\u2019inflazione vicina ma non oltre il 3%, l\u2019attuale previsione per il 2020 \u00e8 dello 0,3%, e per una eventuale ripresa al 2022 solo dello 1,3%. Come si vede, al momento il vero spettro \u00e8 quello della deflazione.<\/p>\n<p>In ogni caso una (molto improbabile) inflazione anche di poco superiore al 3%, non farebbe altro che erodere (di non molto) il potere d\u2019acquisto di chi oggi non ha subito, o ha subito molto poco, gli effetti della crisi e non toccherebbe certo tutti coloro che sarebbero i beneficiari degli interventi pubblici.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte la stessa BCE, pur tra le strettoie dei trattati europei, sta intervenendo massicciamente sui mercati attraversol\u2019acquisto di titoli e obbligazioni, fino alla cifra prevista entro marzo 2021 di 1350 miliardi. A beneficiarne sono soprattutto paesi come l\u2019Italia, con il 21,6%\u00a0 degli acquisti totali, e addirittura il 29,6 degli acquisti di titoli di Stato, molto pi\u00f9 di quanto ci spetterebbe secondo la regola del Capital Key (in pratica intorno al 17%). E con la prospettiva, molto positiva e gi\u00e0 decisa, di un riacquisto dei titoli in scadenza.<\/p>\n<p>Queste misure tuttavia non sono decisive poich\u00e9 non intervengono sul dato strutturale del debito, che viene soltanto tenuto sotto controllo, ma che riesploder\u00e0 quando inevitabilmente la BCE dovr\u00e0, prima o dopo, sospendere le attuali misure straordinarie.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non intervenire allora con misure pi\u00f9 strategiche e decisive, come quella da noi proposta di una monetizzazione anche parziale delle perdite, che\u00a0 \u00e8 oltretutto pi\u00f9 chiara e pi\u00f9 semplice, ed ha anche il pregio della universalit\u00e0, essendo a vantaggio di tutti, e senza dare quindi l\u2019impressione che si voglia aiutare i paesi mediterranei pi\u00f9 indebitati?<\/p>\n<p>Io una risposta ce l\u2019avrei: mai sentito parlare della macchina di dominio della finanza mondiale? Un dato \u00e8 comunque certo: Il meccanismo del ricatto del debito deve sopravvivere a qualunque costo all\u2019epoca del covid.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima precisazione: Da pi\u00f9 parti viene proposta una tassa sui grandi patrimoni superiori, per esempio, al milione di euro. Si tratta di una idea condivisibile innanzitutto sul piano etico e politico e che non interferisce su quanto si sostiene in questo articolo, anche in considerazione del fatto che \u00e8 stato calcolato che porterebbe nelle casse dello Stato circa 10 miliardi, il che ne fa, accanto alle altre forme di produzione di moneta non a debito, una proposta di sicuro di valore \u201cstrategico\u201d e con un alto impatto simbolico, ma che da sola non pu\u00f2 essere considerata risolutiva.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Antonio Minaldi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo articolo, ben sapendo che il dramma \u00e8 complessivo ed investe l\u2019intera societ\u00e0, si prendono in considerazione soltanto quelle categorie che sono state colpite dalla crisi epidemiologica che, sul piano meramente economico &#8211; dal punto di vista della 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