{"id":1238178,"date":"2020-11-12T14:40:00","date_gmt":"2020-11-12T14:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1238178"},"modified":"2020-11-12T14:41:45","modified_gmt":"2020-11-12T14:41:45","slug":"cera-una-volta-il-servizio-sanitario-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/11\/cera-una-volta-il-servizio-sanitario-nazionale\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta il Servizio Sanitario Nazionale"},"content":{"rendered":"<p>Il 16 settembre del 2019 la fondazione Gimbe produceva un rapporto intitolato <a href=\"https:\/\/www.gimbe.org\/osservatorio\/Report_Osservatorio_GIMBE_2019.07_Definanziamento_SSN.pdf\">\u201cDefinanziamento 2010-2019 del Sistema Sanitario Nazionale\u201d<\/a>.<br \/>\nIl rapporto della fondazione Gimbe per bocca del suo portavoce ben prima dell\u2019attuale emergenza sanitaria da Covid non andava per il sottile affermando a chiare lettere che: \u201cSanit\u00e0 pubblica cade a pezzi e si avvia in silenzio verso la privatizzazione. In 10 anni sottratti alla sanit\u00e0 pubblica 37 miliardi. \u201cServono fatti non solo parole. Senza un disegno politico sar\u00e0 il disastro\u201d.<br \/>\nL\u2019allarme era gi\u00e0 stato lanciato in precedenza pi\u00f9 volte con altri rapporti dal tenore simile, il rapporto Gimbe 2019 a sostegno dell\u2019allarme lanciato forniva tanti dati:<br \/>\n\u201cNell\u2019ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la pi\u00f9 grande opera pubblica mai costruita in Italia. Il Servizio Sanitario Nazionale. Servono decisioni politiche e azioni immediate perch\u00e9 la repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute\u201d. E poi rivolgendosi allora al nuovo Esecutivo, il governo attuale: \u201cServono azioni concrete in tempi rapidi, non parole\u201d.<br \/>\nQuesto era l\u2019appello nel 2019 di Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE rivolto all\u2019attuale governo, che all\u2019epoca del rapporto si era da poco formato.<\/p>\n<p>Con l\u2019esecutivo che si insediava con l\u2019allora nuovo governo Conte Bis, prima dell\u2019aggiornamento del Documento di Economia e Finanza del 2019 e, soprattutto prima della stesura della Legge di Bilancio, la Fondazione GIMBE non a caso pubblic\u00f2 il suo report sul definanziamento 2010-2019 del SSN, un documento chiave che aveva la funzione di stimare, al di l\u00e0 dei facili proclami, la reale entit\u00e0 delle risorse necessarie a rilanciare la sanit\u00e0 pubblica. Il Rapporto analizzava le ragioni della mancata stipula del Patto per la Salute denunciando gi\u00e0 allora che si rischiava di compromettere le poche risorse aggiuntive per l\u2019anno 2020-2021.<\/p>\n<p>Dal report emergeva tutta l\u2019imponenza del definanziamento pubblico negli anni 2010-2019, che ha visto impegnati tutti i governi a tagli considerevoli del SSN di modo da fronteggiare le emergenze finanziarie del Paese, riducendo drasticamente la spesa sanitaria, di fatto il capitolo di spesa pubblica pi\u00f9 facilmente aggredibile.<br \/>\nAndando ai numeri:<br \/>\n&#8211; Il finanziamento pubblico \u00e8 stato decurtato di oltre \u20ac 37 miliardi, di cui circa \u20ac 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre \u20ac 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla sanit\u00e0 sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica.<br \/>\n(Quella che prosaicamente veniva chiamata spending review in pratica significava tagli su tagli al Servizio Sanitario Nazionale e non solo, a scuole, ai beni primari, a tutti i servizi rivolti alla persona)<br \/>\n&#8211; Il DEF 2019 ha ridotto ulteriormente il rapporto spesa sanitaria\/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022.<br \/>\n&#8211; L\u2019aumento del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (+\u20ac 2 miliardi) e 2021 (+\u20ac 1,5 miliardi) \u00e8 subordinato alla stipula tra Governo e Regioni del Patto per la Salute 2019-2021, tuttora al palo.<br \/>\n&#8211; I dati OCSE aggiornati al luglio 2019 dimostravano gi\u00e0 che l\u2019Italia era di gran lunga sotto la media OCSE, sia per la spesa sanitaria totale (\u20ac 3.428 vs \u20ac 3.980), sia per quella pubblica (\u20ac 2.545 vs \u20ac 3.038), precedendo solo i paesi dell\u2019Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l\u2019incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si \u00e8 abbassato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%.<br \/>\n&#8211; Tra i paesi del G7 le differenze assolute sulla spesa pubblica gi\u00e0 nel 2019 sono incolmabili: ad esempio, se nel 2009 la Germania investiva \u201csolo\u201d \u20ac 1.167 (+50,6%) in pi\u00f9 dell\u2019Italia (\u20ac 3.473 vs \u20ac 2.306), nel 2018 la differenza \u00e8 di \u20ac 2.511 (+97,7%), ovvero \u20ac 5.056 vs \u20ac 2.545, ovvero il doppio dell\u2019Italia<\/p>\n<p>-Nel periodo 2009-2018 l\u2019incremento della spesa sanitaria pubblica \u00e8 stato solo del 10% contro la media OCSE del 37%. Risultato: siamo scesi a 3,2 posti letto ogni mille abitanti, contro i 6 della Francia e gli 8 della Germania.<br \/>\nLa Fondazione Gimbe nel suo rapporto aveva calcolato che nell\u2019ultimo decennio il grosso dei tagli fosse avvenuto tra il 2010 e il 2015 (governi Berlusconi e Monti), con circa 25 miliardi di euro trattenuti dalle finanziarie di quel periodo, mentre i restanti 12 miliardi sono serviti per l\u2019attuazione degli obiettivi di finanza pubblica tra il 2015 e il 2019 (governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte).<\/p>\n<p>Ma cerchiamo di andare ancora pi\u00f9 indietro per capire meglio il quadro completo di questo processo che ha visto la cannibalizzazione della salute pubblica, sacrificata per fare fronte ai vari tagli richiesti da quella che ancora adesso scorrettamente viene chiamata finanza \u201cpubblica\u201d. Una finanza che di pubblico non ha pi\u00f9 niente, perch\u00e9 da decenni ormai \u00e8 sotto il controllo privato, compresi l\u2019emissione e il rinnovo dei prestiti ai vari Stati, cos\u00ec come la creazione di valuta europea con l&#8217;euro. Perch\u00e9 \u00e8 pur vero che quest\u2019ultime siano gestite e organizzate dalla BCE, il cui nome potrebbe far credere ad una istituzione finanziaria pubblica a carattere europeo, ma che in realt\u00e0 a sua volta \u00e8 formata da quote in percentuali diverse, che fanno capo a banche un tempo nazionali e a controllo statale, esercitato poi dai vari Stati europei, il problema \u00e8 che da tempo quest\u2019ultime non son pi\u00f9 sotto il controllo pubblico, bens\u00ec in mano a gruppi privati, i quali, per tramite la Banca Centrale Europea, la quale percentualmente \u00e8 ripartita tra i vari affiliati, esigono dagli Stati, ovvero dalla popolazione, il pagamento di interessi da vero strozzinaggio.<\/p>\n<p>Purtroppo per noi,\u00a0 le varie manovre che negli anni hanno attinto al welfare, non sono servite ad intaccare un solo euro del debito stesso, bens\u00ec quei tagli che adesso paghiamo con il disastro del SSN cos\u00ec come il naufragio della scuola pubblica, sono serviti soltanto a pagare gli interessi degli interessi che questo debito ha maturato.<br \/>\nUn debito che aumenta a dismisura e che non potr\u00e0 mai essere colmato, n\u00e9 dalla nostra generazione, n\u00e9 da quelle che verranno,\u00a0 ma solo forse parzialmente tamponato come \u00e8 avvenuto negli ultimi decenni procedendo a manovre finanziarie che hanno rappresentato imponenti tagli, alla sanit\u00e0 pubblica, alla scuola, alla cultura, al welfare sociale, ai servizi alla persona, ecc.<\/p>\n<p>Tornando agli effetti sul nostro Servizio Sanitario Nazionale, che ora sotto la spinta di questa emergenza sanitaria, stiamo ben vedendo e toccando con mano, per riportare il disastro a dei dati numerici e non solo ad una percezione, non importa nemmeno pi\u00f9 andare a citare i lavori prodotti da alcune fondazioni benefiche o dalle ONG che si occupano della salute delle persone, \u00e8 sufficiente rifarsi ai dati prodotti dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, che afferma che l\u2019Italia in totale oggi ha a disposizione 164mila posti letto per pazienti acuti (272 ogni centomila abitanti), dato calato del 43% dal 1980 a oggi.<\/p>\n<p>I posti in terapia intensiva sempre secondo OMS sono invece poco pi\u00f9 di 3.700, che diventano 5.300 (8,4 ogni 100mila abitanti) se consideriamo anche le strutture private.<br \/>\nL\u2019Oms, proprio sulle TI ha calcolato che dal 1997 al 2015 \u00e8 stato effettuato un taglio del 51% dei posti letto per casi gravi e per la terapia intensiva che sono passati da 575 ogni 100 mila abitanti ai 272 attuali. Da segnalare oltretutto che fino a qualche settimana fa, per la terapia intensiva ce n\u2019erano soltanto 5.343 ma, dopo l\u2019emergenza coronavirus, allestite in fretta e fura sono salite a 8.370.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio in particolare c\u2019\u00e8 stata un ulteriore accelerazione di questi tagli: oltre 70.000 posti letto persi, 359 reparti ospedalieri chiusi, 46mila dipendenti sanitari in meno nel complessivo, 8mila di questi medici e 13mila infermieri. Il settore dei medici di famiglia, in dieci anni, ha sub\u00ecto una riduzione del 6,8% (-3.230 in termini assoluti). Ancora peggio \u00e8 andata ai medici che operano nella guardia medica \u2013 10,1%.<\/p>\n<p>A confermarlo fu anche il \u201cRapporto Sanit\u00e0 2018 &#8211; 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale\u201d del Centro Studi Nebo. I numeri presentavano gi\u00e0 due anni fa l\u2019esatta misura dell\u2019emergenza sanitaria: dai 530.000 posti letto del 1981 (di cui 68 mila dedicati all\u2019area psichiatrica e manicomiale) ai 365.000 del 1992, dai 245.000 del 2010 fino ai 191 mila del 2017, ultimo dato disponibile. Significa una riduzione vicina ai due terzi.<br \/>\nNel 2025 poi abbiamo in previsione 52.500 medici che andranno in pensione contro i 35.800 nuovi medici che arriveranno tra il 2018 e il 2025 che non saranno assolutamente in grado di coprire il fabbisogno della sanit\u00e0 pubblica territoriale.<br \/>\nIn previsione futura sul fronte del personale ospedaliero le cose non vanno certo meglio, al contrario, il sindacato dei medici Anaao-Assomed con un recente studio ha calcolato che entro il 2025, tra medici e dirigenti sanitari, andranno a casa 70 mila dipendenti, degli attuali 100 mila e 500. \u201c\u00c8 urgente aprire una stagione di assunzioni nella sanit\u00e0, eliminando il blocco della spesa per il personale introdotto nel 2010 dal governo Berlusconi-Tremonti\u201d.<\/p>\n<p>Ora, con l\u2019emergenza coronavirus in atto, il governo si \u00e8 trovato obbligato ad assumere d\u2019urgenza 20.000 tra medici e infermieri che per\u00f2, non hanno ancora superato l\u2019esame di Stato e che ovviamente sono carenti di formazione operativa ed esperienza pratica.<br \/>\nPare perci\u00f2 sia dovuta servire una pandemia per capire il livello di disastro che si \u00e8 creato nel Servizio Sanitario Nazionale dopo decenni di tagli al grido di spending review.<\/p>\n<p>Uno Stato sociale che sta sparendo. Lo hanno chiamato taglio del welfare, cos\u00ec che in inglese la macelleria sociale si percepisse meno.<br \/>\nSotto la spinta dell\u2019emergenza economica, in pieno clima da \u201cspending review\u201d, i vari governi che si sono succeduti da sinistra a destra, hanno deciso di usare l\u2019accetta e imporre in quindici anni un taglio orizzontale del 25% delle uscite per tutte le Asl e per tutti gli ospedali (i tagli sono stati imposti con le varie manovre finanziare e poi ulteriormente reiterati con la legge 65 del 2012 sulla \u201cspending review\u201d).<br \/>\nIl provvedimento legislativo del 2012 ha avuto un effetto devastante che ha ulteriormente penalizzato i distretti locali gi\u00e0 sottofinanziati e inefficienti, al tempo stesso \u00e8 stato un provvedimento incapace di eliminare lo spreco in quelli pi\u00f9 ricchi.<br \/>\nOgni singola manovra o provvedimento partorito negli ultimi 30 anni in materia di sanit\u00e0 pubblica \u00e8 andato a pesare direttamente sui cittadini.<\/p>\n<p>Il covid e l\u2019aggravarsi dell\u2019emergenza sanitaria che ne \u00e8 conseguita ci ha messo di fronte all\u2019evidenza di abbandonare la credenza in cui a lungo ci siamo cullati, dormendo sonni tranquilli, su quella che un tempo si diceva essere il Servizio Sanitario Nazionale migliore d\u2019Europa, s\u00ec era vero, ma lo era al passato, ora invece siamo sull\u2019orlo del precipizio, e il bello \u00e8 che ne guardiamo il fondo come ipnotizzati e storditi, credendo che passer\u00e0, che sia solo una brutta parentesi, che tutto andr\u00e0 bene, che tutto torner\u00e0 come prima, che questo disastro sia solo dovuto all\u2019emergenza coronavirus, quando in realt\u00e0, la buca profonda in cui stiamo cadendo \u00e8 stata scavata da tempo.<\/p>\n<p>Da dire infine che, con la delocalizzazione del SSN affidato in gran parte alle Regioni, quello che un tempo era chiamato Sistema Sanitario \u201cNazionale\u201d di fatto purtroppo non esiste pi\u00f9.<br \/>\nL\u2019Italia nella sanit\u00e0 non \u00e8 uno Stato unitario. Il servizio sanitario nazionale ricorda invece una cartina pre-Unit\u00e0 d\u2019Italia con stati e staterelli, piccole repubbliche e granducati. Infatti, nonostante le due grandi riforme del 1992-1993 e del 1999, nonostante il tentativo, che possiamo definire fallito, di attuare una sorta di federalismo sanitario, ad oggi non esiste quasi pi\u00f9 una sanit\u00e0 pubblica italiana.<br \/>\nNe esistono invece centinaia. Tante quante sono le regioni e le 225 \u201caziende\u201d sanitarie locali (trasformate da Unita in Aziende non a caso) in cui sono divise, e le 1488 strutture da esse governate che erogano prestazioni ai cittadini tra ospedali, case di cura, ambulatori ecc.<br \/>\nOgnuno in questo contesto fa come gli pare, seguendo logiche politiche e di spesa autonome, che per\u00f2 ormai son tutte volte alla massimizzazione non della salute delle persone ma del profitto, affidando arbitrariamente appalti e subappalti, spesso senza gara pubblica, delocalizzando o smantellando strutture un tempo considerate d\u2019eccellenza , riducendo il servizio sanitario territoriale, creando cattedrali nel deserto con l\u2019acquisto di miliardi di attrezzature che poi non possono essere usate per mancanza di personale, e che vengono perci\u00f2 date in concessione d\u2019uso gratuito alla sanit\u00e0 privata, oppure all\u2019intramoenia e alla libera professione.<br \/>\nUna torta quella del servizio sanitario nazionale pubblico che prima \u00e8 stata smembrata, e poi \u00e8 diventata oggetto degli appetiti di pi\u00f9 soggetti.<br \/>\nA oggi siamo arrivati al punto in cui, gi\u00e0 prima dell\u2019emergenza covid l\u2019espletamento delle cure ordinarie era in evidente sofferenza, ed ora che si stanno adibendo ad area Covid interi reparti ospedalieri che fino ad oggi erano dedicati a cure specifiche, come, ad esempio, le patologie oncologiche o quelle cardiovascolari, si viene a creare cos\u00ec un ulteriore danno che va a sommarsi a quello prodotto dallo stesso Covid.<\/p>\n<p>Particolarmente significativi i dati che ci provengono da un\u2019analisi del primo periodo di lockdown da marzo a maggio che vedeva le morti dovute a <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/cronaca\/news\/2020-05-09\/coronavirus-triplicata-mortalit-infarto-8563227\/\">patologie cardiovascolari triplicarsi<\/a> in quei mesi, passando da un incidenza globale della letalit\u00e0 del 4,2% al 13,1%, cos\u00ec come oggi si scopre da uno studio dell\u2019universit\u00e0 della Sapienza di Roma che sempre in quel periodo di lockdown, il <a href=\"https:\/\/roma.repubblica.it\/cronaca\/2020\/11\/11\/news\/coronavirus_la_pandemia_ha_triplicato_il_numero_dei_bambini_nati_morti-273991378\/\">numero di bambini nati morti \u00e8 triplicato<\/a> a causa delle visite di controllo ritardate o addirittura saltate.<br \/>\n\u201cPer ricostituire un Sistema Sanitario nazionale efficace e funzionale alla salute delle persone o comunque per salvaguardare quel che di esso c\u2019\u00e8 rimasto, per prima cosa occorre una forte presa di coscienza del disastro di fronte a cui ci veniamo a trovare\u201d cos\u00ec affermava a ragione il Sindacato dei Medici gi\u00e0 nel 2019, che poi all\u2019interno di un appello all\u2019epoca lanciato al governo Conte bis che si stava insediando chiedeva di:<br \/>\n&#8211; Prendere reale consapevolezza che il rilancio della sanit\u00e0 pubblica pi\u00f9 che parole richiede volont\u00e0 politica, investimenti rilevanti, un programma di azioni a medio-lungo termine e innovazioni di rottura.<br \/>\n&#8211; Rilanciare la mozione gi\u00e0 elaborata dalla Commissione Affari Sociali della Camera, che richiede al Governo di adottare iniziative per mettere in sicurezza le risorse per la sanit\u00e0 pubblica.<br \/>\n&#8211; Definire un piano di rifinanziamento del SSN ciononostante le criticit\u00e0 della finanza pubblica.<br \/>\n&#8211; Introdurre in maniera tempestiva e integrata tutte le azioni necessarie per aumentare il ritorno in termini di salute delle risorse investite in sanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora di fronte ad un disastro che pi\u00f9 volte era stato annunciato e che adesso l\u2019emergenza covid ha messo in luce in modo indiscutibile ed evidente, non servono pi\u00f9 vuote dichiarazioni d\u2019intento, se davvero si vogliono salvare le vite delle persone, se si ha a cuore la salute come bene primario, serve una presa di posizione chiara che non preveda soluzioni di ripiego, o si sta dalla parte della gente e della tutela della salute, oppure si sta dalla parte dell\u2019alta finanza con le sue ricette \u201cmiracolose\u201d di tagli e controtagli, di cui adesso, forse, ci stiamo davvero rendendo conto per la prima volta di che cosa queste ricette neoliberiste producano in termini sociali, cos\u00ec come nel costo di vite umane, e di regresso a tutti i livelli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come 30 anni di tagli indiscriminati al Servizio Sanitario Nazionale ci hanno portato sull&#8217;orlo del 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