{"id":1231614,"date":"2020-11-03T11:51:05","date_gmt":"2020-11-03T11:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1231614"},"modified":"2020-11-04T10:46:05","modified_gmt":"2020-11-04T10:46:05","slug":"sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/11\/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-ii\/","title":{"rendered":"Sessant\u2019anni fa l\u2019indipendenza di un gigante africano, la Nigeria \u2013 Parte II"},"content":{"rendered":"<p><em>Oggi potenza economica leader in Africa in termini di PIL, la Nigeria \u00e8 anche lo Stato pi\u00f9 popoloso del continente. La sua indipendenza \u00e8 contemporanea a quella delle ex colonie francesi e dell\u2019ex Congo belga. La sua storia \u00e8 stata segnata da episodi di violenza politica, da un\u2019alternanza tra regimi civili e militari, a fare da sfondo lo sviluppo di un\u2019economia petrolifera e il forte aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali.<\/em><\/p>\n<p><em>Pressenza ha intervistato <strong>Amzat Boukari-Yabara<\/strong>, dottore in storia dell\u2019EHESS (\u00c9cole des hautes \u00e9tudes en sciences sociales) e attivista panafricanista, per fare il punto su questa evoluzione. Oggi ci descrive il contesto dell\u2019indipendenza e gli anni che l\u2019hanno vista nascere.<\/em><\/p>\n<p><strong>I regimi militari<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tra il 1966 e il 1979 e poi tra il 1983 e il 1999, il governo della Nigeria \u00e8 nelle mani di dittature militiari. Come mai la democrazia tarda a radicarsi nel paese?<\/strong><\/p>\n<p>Va ricordato che in Africa vi erano state delle esperienze democratiche anche prima della colonizzazione e che la Nigeria ha conosciuto le elezioni anche prima della restaurazione della propria sovranit\u00e0 nel 1960 e, infine, che una certa vita democratica si andava gi\u00e0 organizzando nel periodo della colonizzazione, nonostante il potere britannico. Un&#8217;ipotesi \u00e8 che l&#8217;indipendenza abbia paradossalmente segnato un declino della democrazia generando il culto del potere, il culto del leader e della competizione politica al di sopra dell&#8217;interesse generale. Era lo stesso popolo, prima e dopo il 1960, con le stesse tradizioni politiche e democratiche, ma la posta in gioco era cambiata. Un&#8217;altra ipotesi \u00e8 che i leader politici nigeriani avessero deciso di ispirarsi a un modello democratico derivante da un&#8217;eredit\u00e0 coloniale inadatta alle concezioni politiche locali, bench\u00e9 fosse possibile costruire una diversa definizione di democrazia.<\/p>\n<p>I colpi di stato del 1966 e la guerra del Biafra, durata fino al 1970, portarono all&#8217;assassinio o all&#8217;esilio della maggior parte dei leader politici presenti al momento dell&#8217;indipendenza. Le circostanze molto peculiari della secessione biafriana fecero s\u00ec che la Nigeria abbandonasse il sistema di governo civile in favore di un governo autoritario. Sembra che una parte della popolazione non sopportasse il gioco dei politici, spesso corrotti. Pertanto, in Nigeria, cosi come in gran parte dell\u2019Africa, le popolazioni iniziano ad accogliere favorevolmente i regimi militari i quali affermano di voler ristabilire l&#8217;ordine nelle questioni della nazione. Molto spesso, questi impongono effettivamente ordine e disciplina, ma cominciano a trarre piacere dalla gestione del potere. I colpi di stato del 1966 indeboliscono il potere politico e lo vincolano a quello militare. Ad animare la vita politica del paese saranno quindi gli ufficiali. Tra i presidenti nigeriani, ad esempio, vi sono almeno quattro generali vincitori nel Biafra (Murtala Mohammed, Olusegun Obasanjo, Ibrahim Babangida, Mohammadu Buhari).<\/p>\n<p>Oltre all\u2019eliminazione dei leader politici, un ulteriore elemento risiede nella sparizione o nel divieto di istituire i partiti stessi. Nonostante alcune aperture, dal 1966 al 1999, i partiti politici erano o ufficiali e repressi, o clandestini e impotenti. \u00c8 importante comprendere che, al momento dell&#8217;indipendenza, gli attori della politica nigeriana erano d\u2019accordo sugli elementi essenziali della politica da perseguire. La Nigeria non ha prodotto un regime monopartitico n\u00e9 un partito-stato. Questo paese non ha prodotto dei Mobutu, dei Bongo o degli Eyadema, ovvero individui che schiacceranno la vita politica dei loro paesi per trent&#8217;anni, creando una dinastia o un culto della personalit\u00e0. Similmente al vicino Benin, in Nigeria vi era una importante \u00e9lite politica e i leader politici cercavano di distinguersi su due livelli, ideologia oppure regionalismo. Ogni leader cercava quindi di fare affidamento sul proprio gruppo e sulla propria regione per distinguersi dagli altri perch\u00e9, in fin dei conti, la linea seguita \u00e8 la medesima.<\/p>\n<p>\u00c8 un punto complesso, che ritroviamo nell\u2019odierno sistema bipartitico della Nigeria. \u00c8 pi\u00f9 o meno questo il sistema che prevale nella maggior parte delle ex colonie britanniche, dove il gioco politico si divide tra un centro sinistra e un centro destra, un&#8217;ala &#8220;social-liberale&#8221; e un&#8217;ala &#8220;socialdemocratica&#8221;. Il marxismo e il socialismo, d&#8217;altra parte, non hanno preso piede all\u2019interno della politica nigeriana, sostenitrice di un approccio liberale facilitato dal modello federale, decentralizzato e autonomo. La politica pro-sviluppo fa leva inoltre sul boom petrolifero, al punto che i militari si trasformano in gestori della rendita petrolifera. Nonostante la loro presa di potere sia talvolta giustificata dalla volont\u00e0 di mettere agli arresti i politici corrotti, \u00e8 indubbio che la corruzione crescer\u00e0 ulteriormente sotto le giunte militari.<\/p>\n<p>Nel 1993 si tengono le elezioni presidenziali e a opporsi sono gli unici due partiti autorizzati, il Partito socialdemocratico (PSD) e la Convenzione nazionale repubblicana (CNR). La campagna elettorale si svolge in stile americano, con investimenti di milioni di dollari e convegni colossali. Il musulmano meridionale nonch\u00e9 leader yoruba Moshood Abiola, noto come MKO, magnate della stampa, controverso miliardario e figura panafricana, \u00e8 in vantaggio rispetto all\u2019avversario, anch\u2019egli un miliardario musulmano ma nordista.<\/p>\n<p>Occorre premettere che un tacito accordo tra cristiani e musulmani prevede l\u2019alternarsi del potere tra nord e sud a ogni cambio di governo. Secondo tale implicito accordo, quindi, in caso di elezione di un presidente musulmano del nord, il vicepresidente dovrebbe essere un cristiano del sud. Tuttavia, Abiola era sia sudista che yoruba &#8211; e della minoranza musulmana yoruba &#8211; ma i leader nordisti musulmani ritenevano che governare spettasse al nord, indipendentemente dal fatto che Abiola fosse musulmano. Questo tacito alternarsi aveva lo scopo di mantenere l\u2019unit\u00e0 territoriale e continuare a mantener vivo l\u2019interesse delle varie regioni e delle genti nigeriane verso la politica nazionale. Abiola pone quindi un caso di giurisprudenza e, oltretutto, il sostegno popolare di cui gode \u00e8 ambiguo.<\/p>\n<p>La giunta del generale Babangida, per\u00f2, annulla le elezioni. Abiola si autoproclama vincitore. Viene quindi arrestato e imprigionato a Lagos. Il generale Sani Abacha prende il potere nel novembre 1993. Abacha \u00e8 noto per aver sottratto enormi somme di denaro, che ancora oggi faticano ad essere restituite al popolo nigeriano. Complice il governo, nello stesso periodo le popolazioni Ogoni insorte contro la Shell nel Delta del Niger diventano oggetto di una repressione che provoca arresti, torture e condanne a morte di diversi attivisti, tra cui lo scrittore Ken Saro-Wiwa. La stampa internazionale tratta la Nigeria come una sorta di \u201cleggenda nera\u201d. Il ritorno a un sistema politico democratico &#8211; in realt\u00e0, democrazia significa principalmente il ritiro dei militari dalle questioni politiche &#8211; avviene alla fine degli anni &#8217;90, in un momento in cui il paese, boicottato ed escluso dal Commonwealth, sembra sull&#8217;orlo di un precipizio.<\/p>\n<p>Il generale Sani Abacha, morto nel giugno 1998, e Abiola, scarcerato poco dopo, morirono in circostanze misteriose nel giro di pochi giorni durante le negoziazioni per la transizione alla democrazia. Sar\u00e0 un altro generale, Abubakar, a prendere in mano la transizione, consentendo il passaggio a una Quarta Repubblica, inaugurata dall&#8217;elezione di Olusegun Obasanjo, ex generale che aveva guidato una giunta e riconvertitosi in cittadino civile. Obasanjo serve i suoi due mandati con un vicepresidente del nord e musulmano e nel 2007 gli succede Umaru Yar Adua, fratello di un generale vincitore nel Biafra.<\/p>\n<p>Tuttavia, Yar Adua viene presto fermato da una malattia e successivamente muore. Il suo vicepresidente, Goodluck Jonathan, sudista e cristiano, assume pertanto il potere, dimostrando cos\u00ec la solidit\u00e0 delle istituzioni. Primo presidente realmente civile dopo decenni, Jonathan vince le elezioni presidenziali del 2011 in circostanze molto confuse. Difatti, i leader nordisti, ritengono che Jonathan abbia, de facto, eseguito il mandato del nordista Yar Adua e che debba quindi ritirarsi a favore di un candidato del nord. Nel 2005, l\u2019elezione del presidente Mohammadu Buhari, anch\u2019egli ex generale a capo di una giunta, ripristina gli equilibri e, soprattutto, segna la prima alternanza tra i due partiti, con la vittoria del Congresso dei Progressisti (APC) sul Partito Democratico Popolare (PDP).<\/p>\n<p>\u00c9 importante comprendere che il sistema politico nigeriano \u00e8 forse il pi\u00f9 sofisticato di tutta l\u2019Africa. Fondamentalmente, in ciascuno dei 36 stati che compongono la Nigeria, gli elettori eleggono a suffragio universale 774 governi locali che esercitano la loro tutela sui tribunali civili, penali e consuetudinari, nonch\u00e9 sui tribunali della Sharia operanti nei dodici stati del nord. Ciascuno stato elegge un consiglio di governo locale e un presidente del consiglio allo scopo di amministrare la politica di governo locale.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, ciascuno stato elegge il proprio governatore il quale nomina a sua volta un governo statale. Le leggi proposte da quest\u2019ultimo vengono votate dall\u2019assemblea unicamerale di stato, anch\u2019essa eletta a suffragio universale. I membri che compongono l\u2019assemblea di stato sono tra i 24 e i 40. Anch\u2019essi hanno la facolt\u00e0 di proporre delle leggi ma, soprattutto, a loro spetta l\u2019obbligo di votarle prima della firma del governatore. Il governatore pu\u00f2 essere oggetto di una procedura di destituzione del proprio potere da parte dell&#8217;assemblea di stato ma, al tempo stesso, nomina i presidenti e i giudici che compongono l&#8217;Alta Corte dello Stato, le corti d&#8217;appello della Sharia e del diritto consuetudinario e le corti d&#8217;appello, queste ultime al di sopra dei tribunali dipendenti dai governi locali.<\/p>\n<p>Infine, gli elettori votano a suffragio universale il Presidente della Repubblica federale della Nigeria, che nomina i ministri, i presidenti delle agenzie esecutive, i presidenti e i giudici della Corte d\u2019appello, dell\u2019Alta Corte federale e delle Corti federali d\u2019appello della Sharia e del diritto consuetudinario, queste ultime al di sopra delle corti degli stati federali. In cima al potere giudiziario vi \u00e8 la Corte Suprema. Gli elettori votano infine a suffragio universale i 109 senatori e i 360 deputati del parlamento bicamerale il quale propone e vota le leggi federali soggette alla firma del presidente nonch\u00e9 capo di Stato e del governo, il quale pu\u00f2 anch\u2019egli essere oggetto di una procedura di destituzione.<\/p>\n<p>Tali meccanismi, qui\u00a0 sintetizzati, rendono la vita politica della Nigeria una delle pi\u00f9 dinamiche in Africa. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che il sistema federale offre alla popolazione molte istanze di rappresentanza, a cui si aggiunge la gestione politica svolta dalle trib\u00f9 tradizionali dai gruppi cultisti da altre organizzazioni della societ\u00e0 civile molto sviluppate. Si tratta nondimeno di una vita politica molto americanizzata, con un denaro onnipotente, una stampa scandalistica e un ruolo non meno importante svolto dagli ambienti religiosi e dalla diaspora.<\/p>\n<p><strong>L\u2019economia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Oggi prima economia africana, l\u2019economia della Nigeria fonda prevalentemente sul petrolio. Tuttavia, i profitti derivanti dallo sfruttamento del petrolio vengono ridistribuiti inequamente. Cos\u2019\u00e8 che ha frenato fino ad oggi lo sviluppo di una economia diversificata e di una ridistribuzione equa?<\/strong><\/p>\n<p>La Nigeria e il Sudafrica competono per la posizione di maggiore economia africana, ma la Nigeria \u00e8 comunque il pi\u00f9 grande Paese africano, il pi\u00f9 grande mercato di produttori e consumatori, la pi\u00f9 grande sfida economica africana. Il potere centrale organizza la ridistribuzione sulla base di un meccanismo di ripartizione del budget tra governo federale, governo locale e comunit\u00e0. Le cifre ufficiali si trovano abbastanza facilmente; il budget nazionale viene ripartito su un intervallo di circa il 52% al governo federale, il 26% tra i 36 stati federati e il rimanente alle 774 zone di amministrazione locale.<\/p>\n<p>La Nigeria \u00e8 il primo produttore di petrolio dell\u2019Africa subsahariana, prima di Angola, Gabon e Congo-Brazzaville. La sua economia dipende in larga misura da questa risorsa e il paese soffre l\u2019assenza di diversificazione. Il boom petrolifero si verifica negli anni \u201870 e finanzia effettivamente lo sviluppo del paese e delle sue infrastrutture. Ci\u00f2 significa anche che le infrastrutture sono ormai vecchie e richiedono un vasto programma di rinnovamento che tarda a essere messo in atto, in particolare nel settore dell&#8217;ingegneria petrolifera, che sta causando la pi\u00f9 grande crisi ambientale del mondo nel Delta del Niger. L\u00ec il greggio si riversa nella natura dagli oleodotti, quando non si tratta addirittura di tragiche esplosioni che colpiscono le persone intente a raccogliere il petrolio dai serbatoi.<\/p>\n<p>La dipendenza dai prezzi del petrolio rende le entrate del governo perennemente incerte e fa s\u00ec che la crescita sia quindi influenzata meccanicamente. Il paese poggia inoltre su una buona classe media che aumenta i consumi e una piccola \u00e9lite estremamente ricca composta da molti miliardari, tra cui Aliko Dangote, l&#8217;uomo pi\u00f9 ricco dell&#8217;Africa. Il settore bancario nigeriano dispone anche di una buona base e il paese \u00e8 noto per essere &#8220;business friendly&#8221; nonostante la corruzione sia in grado di gonfiare il budget del 10%.<\/p>\n<p>La dipendenza dal petrolio rende ancora una volta difficile avanzare prospettive solide e le previsioni possono facilmente passare dal grande ottimismo al grande pessimismo. Parallelamente a ci\u00f2, il settore agricolo \u00e8 abbandonato, il che conduce a squilibri strutturali. I proventi del petrolio sono pertanto fondamentali per pagare le importazioni di cibo e i beni di consumo, cos\u00ec da colmare l\u2019assenza di sovranit\u00e0 alimentare. La Nigeria ha tuttavia lanciato un certo numero di programmi per sviluppare il proprio settore agricolo, industriale ed energetico. Il paese diviene sempre pi\u00f9 ricco, ma il reddito pro capite, dopo aver subito un&#8217;evoluzione, tende a ristagnare o addirittura a diminuire.<\/p>\n<p>Secondo alcuni la causa sarebbe da ricercare nella demografia, che annegherebbe i buoni risultati economici e impedirebbe un&#8217;efficiente ridistribuzione delle risorse a beneficio delle popolazioni. Si prevede che entro la fine del secolo la Nigeria diventer\u00e0 il terzo paese pi\u00f9 popoloso del mondo, dopo Cina e India, con 400 milioni di abitanti, il doppio della popolazione attuale. Il problema \u00e8 generalizzato: \u00e8 necessario costruire ospedali, scuole, universit\u00e0, infrastrutture, creare impiego per una popolazione attiva in crescita e soprattutto giovane. La demografia \u00e8 cos\u00ec diventata uno dei criteri per qualsiasi analisi dell&#8217;economia nigeriana. Non dimentichiamo, per\u00f2, che la Nigeria \u00e8 stata il paese faro delle politiche neoliberali, che hanno facilitato l\u2019inflazione annuale regolare di costo della vita, soprattutto per quanto riguarda generi alimentari, abitazioni, elettricit\u00e0, acqua, trasporti, istruzione e sanit\u00e0. Spesso sono proprio queste politiche a sostenere il &#8220;problema demografico&#8221;.<\/p>\n<p>Un ulteriore aspetto riguarda la politica monetaria della Nigeria la quale possiede una propria moneta, la naira. Trattandosi di una valuta inconvertibile, il mercato nigeriano assorbe il dollaro e l&#8217;euro. La naira costituisce inoltre la prima piattaforma di cambio non ufficiale per il franco CFA. Tale sistema di cambio molto complesso, a cui si aggiunge la corruzione, spaventa talvolta gli investitori e, tuttavia, esso \u00e8 stato progettato alla perfezione, allo scopo di ridurre la fuga di capitali che si registra da decenni. Parallelamente, i governi successivi tentano di recuperare i beni e gli averi depositati dalle giunte militari nelle banche svizzere.<\/p>\n<p>Teniamo inoltre presente che la Nigeria rappresenta i due terzi dell&#8217;economia di tutta l&#8217;Africa occidentale. Gigante regionale e continentale,\u00a0 si trova da vent&#8217;anni al centro di un progetto per l&#8217;istituzione di una moneta dell&#8217;Africa occidentale da denominarsi ECO. Poi, assieme agli altri presidenti dell&#8217;Africa occidentale, il presidente Macron ha lanciato un&#8217;offensiva, decidendo di fare del franco CFA il prototipo dell&#8217;ECO. La questione monetaria \u00e8 fondamentale perch\u00e9, avendo una propria moneta, a differenza dei paesi della zona CFA, la Nigeria deve gestire la questione dell&#8217;inflazione e della dipendenza sul prezzo del barile. Pi\u00f9 diminuisce il prezzo di un barile, pi\u00f9 la naira si deprezza rispetto al dollaro e pi\u00f9 naira saranno necessarie per effettuare acquisti in dollari. La sfida \u00e8 quella di una politica monetaria che consenta di sradicare la povert\u00e0 estrema, creare posti di lavoro e soprattutto mantenere la competitivit\u00e0 del mercato nazionale nell&#8217;epoca della globalizzazione.<\/p>\n<p>Il potere della Nigeria \u00e8 osservabile anche nella dipendenza che impone ai suoi vicini. I nigeriani vanno a rifornirsi nei paesi vicini incentivando l&#8217;economia informale. In questi paesi, il mercato dei veicoli di seconda mano, dei pezzi di ricambio o dei servizi dipende dal consumatore nigeriano che dispone spesso di maggiore potere d&#8217;acquisto rispetto al cliente beninese, camerunese, nigeriano o ciadiano. Di conseguenza, la chiusura delle frontiere o il deprezzamento della naira rispetto al franco CFA influiscono sulla vitalit\u00e0 del commercio transfrontaliero. L&#8217;economia nigeriana, ad esempio, incide sul volume del traffico nel porto di Cotonou e sulle entrate fiscali del Benin. La dimensione informale degli scambi porta inoltre i due governi a lottare contro il contrabbando di benzina, motociclette o prodotti alimentari, per non parlare del traffico di medicinali contraffatti e delle reti di traffico di esseri umani. La problematica del mercato parallelo non \u00e8 nuova ma continua a sfuggire alle analisi su larga prospettiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione dal francese di Lavinia Messina. Revisione di Francesca Grassia<\/em><\/p>\n<p><strong><span lang=\"zxx\">Vedi serie completa:<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/10\/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-i\/\">Sessant\u2019anni fa l\u2019indipendenza di un gigante africano, la Nigeria \u2013 Parte I<\/a><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/11\/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-ii\/\">Sessant\u2019anni fa l\u2019indipendenza di un gigante africano, la Nigeria \u2013 Parte II<\/a><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/11\/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-iii\/\">Sessant\u2019anni fa l\u2019indipendenza di un gigante africano, la Nigeria \u2013 Parte III<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/11\/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-iv\/\">Sessant\u2019anni fa l\u2019indipendenza di un gigante africano, la Nigeria \u2013 Parte IV<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi potenza economica leader in Africa in termini di PIL, la Nigeria \u00e8 anche lo Stato pi\u00f9 popoloso del continente. 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