{"id":122766,"date":"2014-07-31T17:42:13","date_gmt":"2014-07-31T16:42:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=122766"},"modified":"2014-07-31T17:42:34","modified_gmt":"2014-07-31T16:42:34","slug":"israelepalestina-pieghe-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/07\/israelepalestina-pieghe-conflitto\/","title":{"rendered":"Israele\/Palestina: tra le pieghe del conflitto"},"content":{"rendered":"<p><i><\/i>Intervista a due studenti di Rondine, Khaled palestinese e Naomi, israeliana, testimoni di una pace possibile<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Documents%20and%20Settings\/Anna%20e%20Thomas\/Documenti\/Anna\/Pressenza\/Intervista%20Rondine%20Israele%20Palestina.doc#_ftn1\"><b>[1]<\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Khaled e Naomi non si erano mai incontrati prima, avevano una sola cosa in comune \u2013 o cos\u00ec credevo: la loro esperienza a Rondine, ma in periodi diversi. Lui \u00e8 palestinese e lei israeliana. Nei loro occhi non c\u2019era diffidenza, ma curiosit\u00e0. Vederli stringersi la mano a Rondine \u00e8 un gesto quotidiano a cui nessuno fa caso, eppure nella loro terra le loro mani sarebbero rimaste separate da un muro. Un gesto cos\u00ec naturale e cos\u00ec straordinario alla luce del feroce conflitto a cui assistiamo in questi giorni tra i loro paesi! Rondine \u00e8 un piccolo borgo in Toscana dove \u00e8 nato uno Studentato Internazionale, in cui per circa due anni giovani provenienti da luoghi di conflitto vivono insieme, \u00a0imparano a conoscersi, a costruire il dialogo, a scoprire la persona nel proprio nemico.<\/p>\n<p>Khaled \u00e8 appena tornato dalla Palestina dopo un viaggio odissea di quasi due giorni. E\u2019 una Rondine d\u2019Oro, ovvero un ambasciatore di pace, come tutti i giovani che finiscono il loro percorso a Rondine e tornano nei loro paesi per testimoniare che la pace \u00e8 possibile. \u201cLa situazione in Palestina \u00e8 terribile\u201d, esordisce parlando dei recenti avvenimenti che hanno fatto nuovamente scoppiare il conflitto armato in Medio Oriente. \u201cAnche a Betlemme siamo sotto le bombe, nonostante ci sia la Tomba di Rachele, seconda moglie di Giacobbe, uno dei luoghi pi\u00f9 venerati dagli ebrei ortodossi in Cisgiordania. Dalle 9 di sera fino alle 4 del mattino circa, quasi ogni notte cominciano i bombardamenti. E\u2019 come se ci fosse il coprifuoco e ogni sera andiamo a dormire con la paura di non svegliarci il giorno dopo\u201d. Khaled \u00e8 nato a Ramallah, ma vive da anni a Betlemme con la moglie e il figlio di un anno e mezzo. Si \u00e8 trasferito per lavoro, per anni ha insegnato la lingua italiana. Racconta che la situazione era drammatica in Palestina anche prima dello scoppio del nuovo conflitto armato. \u201cLa disoccupazione \u00e8 alle stelle, non c\u2019\u00e8 economia, il turismo \u00e8 in calo, mancano beni di prima necessit\u00e0 e viviamo in un costante clima di incertezza e di paura. Per i nostri giovani non c\u2019\u00e8 futuro e la maggior parte di loro emigra; chi rimane spesso finisce per entrare nelle milizie, perch\u00e9 la rabbia e il senso di impotenza prendono il sopravvento e si sente di non aver pi\u00f9 nulla da perdere, compresa la vita che sembra non avere pi\u00f9 valore\u201d.<\/p>\n<p>Khaled d\u00e0 una visione molto concreta della situazione, ma ha molte cose da dire che non passano dalle notizie ufficiali: \u201cLa verit\u00e0 \u00e8 che la maggior parte della gente \u00e8 stanca di questa guerra, le persone sono consapevoli, seguono le notizie e c\u2019\u00e8 una forte volont\u00e0 di far sapere che vogliamo vivere in pace, anche se abbiamo fino ad oggi pagato un prezzo altissimo. A oggi, 23 luglio, ci sono stati pi\u00f9 di 680 morti e oltre 4.000 feriti. Un bilancio drammatico che non \u00e8 ancora definitivo. Anche in questo momento, mentre parliamo, le persone continuano a morire e tutto per cosa? Interessi politici distanti dalla volont\u00e0 delle persone. Siamo stufi di tutto questo e vogliamo la pace, certo con un minimo di riconoscimento e soprattutto di diritti. Anche se la nostra terra \u00e8 ridotta al 10% circa della Palestina storica, quello che conta \u00e8 vivere!\u201d<\/p>\n<p>Chiedo anche Naomi qual \u00e8 la sua opinione sulla situazione e le sue parole rompono un silenzio che sembra durato secoli: \u201cSono fiera di essere israeliana, ma in questo momento sono triste e arrabbiata nei confronti del mio paese e della politica della mio governo, che ha convinto il mondo che noi abbiamo il dovere di difenderci a scapito della vita di centinaia di persone, quando non siamo di certo i deboli in questo conflitto. Mi vergogno delle persone che urlano il proprio odio per le strade come sui social media, invocando la vendetta e la morte di tutti i palestinesi\u201d. Le sue parole sono dure, ma capaci di mostrare una realt\u00e0 sfaccettata: \u201cEppure sono certa che gli israeliani non sono tutti cos\u00ec, io non sono cos\u00ec! Vivo con un grande senso di colpa questo conflitto, ma io ho provato a cambiare la mia vita e vedere come le persone mi guardano quando dico che sono israeliana mi fa male. Mi fa male il loro sguardo che mi giudica, mi fa male che anche senza dirlo apertamente vedono in me un\u2019assassina per la sola colpa di essere nata in Israele, quando nessuno di noi pu\u00f2 scegliere dove nascere\u201d.<\/p>\n<p>Naomi ha venticinque anni, \u00e8 israeliana e vive a Rondine ormai da un anno . E\u2019 laureata in design tessile e ora frequenta un master di <i>Fashion Studies<\/i> presso La Sapienza di Roma. Viene da Sde Boker, localit\u00e0 del Negev, famosa per il suo kibbutz dove si ritir\u00f2 David Ben Gurion, lo statista israeliano che proclam\u00f2 nel 1948 la Costituzione dello Stato di Israele. \u201cStudiando in Italia ho acquisito una nuova consapevolezza dell\u2019opinione pubblica mondiale rispetto agli israeliani e al conflitto in Medio Oriente. Di questo sono contenta, sono riuscita ad aprire la mia mente e a confrontarmi con punti di vista diversi che non avrei mai immaginato. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che anche da noi sono tantissimi i movimenti e le organizzazioni che promuovono la pace e il rispetto dei diritti umani, anche se la maggior parte delle persone \u00e8 influenzata dalla propaganda e finisce per pensare di essere dalla parte della ragione. In Israele questo accade fin da piccoli. A scuola ad esempio, la storia dei nostri popoli viene spiegata in modo diverso in Israele rispetto alla Palestina. Poi il sistema militare forma le giovani menti insegnando ad eseguire ordini senza fare domande, instillando la convinzione che siamo in pericolo e che dobbiamo difenderci\u201d. Ma \u00e8 necessario vedere anche l\u2019altra faccia della medaglia di quell\u2019esercito che \u00e8 considerato la terza potenza militare al mondo, una realt\u00e0 che Naomi conosce da vicino: \u201cQuando si parla dell\u2019esercito israeliano si pensa a dei diavoli, delle macchine programmate per uccidere. Nessuno li vede per quello che sono realmente: dei ragazzini, ingenui, inconsapevoli, che devono obbedire, che non hanno libert\u00e0 di scegliere, che non possono avere un pensiero personale, a cui viene insegnato a vedere bersagli, obiettivi, non persone che muoiono .\u201d<\/p>\n<p>Anche lei \u00e8 stata nell\u2019esercito. Il servizio militare \u00e8 stato l\u2019evento che le ha cambiato la vita per sempre. \u201cProprio allora ho cominciato a farmi delle domande: \u00e8 giusto quello che facciamo? Ma chi sono gli altri? Sono davvero dei nemici? Non tutti riescono a maturare questa consapevolezza e chi ci riesce spesso non trova il coraggio di opporsi perch\u00e9 l\u2019alternativa \u00e8 la prigione. Anche io allora non ho avuto il coraggio di farlo. Non volevo andare a fare il servizio militare, ma non sapevo esattamente cosa mi aspettava e alla fine non mi sono opposta. Poi, proprio l\u00ec ho capito di essere pacifista e ho provato a uscire. Un\u2019organizzazione ha cercato di aiutarmi, ma avrei dovuto affrontare la prigione per ribellarmi e non ce l\u2019ho fatta. In seguito ho preso parte anche io ad un\u2019organizzazione che si chiama Bezelem, per portare la mia testimonianza di ex soldato ai giovani e aiutarli ad aprire le loro menti. Poi ho scelto di confrontarmi con quel nemico di cui tutti mi parlavano e sono venuta a Rondine. Nessuno di noi pu\u00f2 incontrare un palestinese in Israele e capire come la pensa, cosa vuole. Questo per me \u00e8 successo solo a Rondine e qui ho finalmente capito quanto siamo simili e che in fondo vogliamo tutti la possibilit\u00e0 di vivere in pace, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 vita senza pace.\u201d<\/p>\n<p>Dopo pochi minuti sembra che Khaled e Naomi sembra si conoscano da sempre. Le loro posizioni sono opposte, eppure le loro voci sembrano andare all\u2019unisono nella stessa direzione, come un unico faro di speranza nell\u2019orizzonte di una follia collettiva. Ma cosa si pu\u00f2 fare, cosa possono fare le persone per cambiare direzione a questo conflitto bloccato da decenni?<\/p>\n<p>\u201cAnch\u2019io sono pacifista\u201d, tiene a sottolineare Khaled. \u201cPacifista fino all\u2019osso e spero con tutto me stesso di poter arrivare finalmente a vedere la pace. L\u2019unica cosa che possiamo fare e che voglio fare \u00e8 provare a cambiare l\u2019opinione pubblica nei confronti dei palestinesi. Non siamo tutti terroristi, anzi, la maggior parte desidera solo riuscire a trovare il modo per iniziare una vera convivenza pacifica. \u00a0E\u2019 importante non abituarsi alla guerra e continuare a coltivare la speranza\u201d.<\/p>\n<p>\u201cParlare, parlare, parlare!\u201d \u00e8 l\u2019imperativo categorico di Naomi . \u201cQuesto \u00e8 quello che possiamo e che dobbiamo fare. Testimoniare che si pu\u00f2 vivere insieme, diffondere un messaggio positivo e contrastare la violenza, anche quella verbale. Se dicessi queste cose nel mio paese sarei condannata per tradimento, ma questa \u00e8 la dimostrazione di quanto sia importante la parola se fa cos\u00ec paura da essere vietata!\u201d.<\/p>\n<p>\u201cA Rondine si pu\u00f2 dialogare\u201d, continua Khaled raccontando la sua esperienza nella Cittadella della Pace di Arezzo. \u201cSembra una cosa piccola per il mondo occidentale, ma per noi non \u00e8 cos\u00ec. La conoscenza pu\u00f2 abbattere le barriere. Proprio il confronto ci fa capire che siamo molto simili e vogliamo le stesse cose\u201d.<\/p>\n<p>Khaled \u00e8 arrivato a Rondine nei primi anni del Duemila insieme a Shaar; erano i primi due ragazzi del Medio Oriente ad entrare nello Studentato. Sorride ricordando quel periodo: \u201cInizialmente c\u2019era diffidenza, ma abbiamo cominciato a guardare le notizie dei nostri paesi insieme, a discutere i nostri punti di vista. Su molte cose non eravamo d\u2019accordo, ma abbiamo imparato a rispettarci perch\u00e9 c\u2019era stima reciproca e perch\u00e9 riuscivamo a capire le ragioni dell\u2019altro. A Rondine ho imparato ad ascoltare, a non fermarmi alla prima impressione, a essere paziente e non lasciare che la parola sbagliata diventasse una provocazione e a chiarire ogni incomprensione. Questo \u00e8 l\u2019inizio della convivenza pacifica\u201d.<\/p>\n<p>Anche Naomi dice di essere cambiata profondamente a Rondine, nel modo di essere e di pensare: \u201cAd esempio prima pensavo che la soluzione degli accordi di Oslo, dei \u201cDue stati per due popoli\u201d fosse sufficiente. Confrontandomi con i palestinesi ho capito che non \u00e8 cos\u00ec. Per la prima volta ho incontrato un ragazzo che portava al collo un ciondolo con la mappa della Palestina in cui non era compreso lo Stato di Israele. Inizialmente mi ha ferito, ai suoi occhi eravamo spariti dalla faccia della terra. Invece abbiamo parlato e ho capito le sue ragioni. Come si pu\u00f2 accettare di dimenticare le proprie origini, cancellare dalla memoria la terra dei propri avi? Oggi credo che potremmo vivere insieme, in un solo stato, condividere la terra e costruire un futuro nuovo, una storia nuova che appartiene ad entrambi. Per me insieme saremo pi\u00f9 forti. Sono cresciuta con la convinzione che se non fai del male agli altri gli altri non faranno male a te\u201d.<\/p>\n<p>Naomi sa bene che sono pochi gli israeliani a essere d\u2019accordo con lei su questo, compresi gli altri giovani dello Studentato, eppure non ha pi\u00f9 paura di esprimere la propria opinione e insieme a Khaled vuole che il loro messaggio voli alto come dovrebbe fare una Rondine: Ascoltare! E\u2019 questo il verbo pi\u00f9 importante per lei . \u201cSono venuta a Rondine per ascoltare gli altri, ma per me \u00e8 importante anche essere ascoltata. Quando due persone imparano ad ascoltarsi, a condividere la gioia, il dolore, la paura e la speranza, si scoprono umani, si scoprono persone. Nel mio messaggio voglio ricordare il celebre scrittore israeliano David Grossman, che ha perso il figlio nell&#8217;estate del 2006 durante la guerra del Libano, perch\u00e9 la sua esperienza \u00e8 un esempio per tutti: Anche quando la vita \u00e8 terribile, dobbiamo imparare a non cercare la vendetta perch\u00e9 non ritroveremo quello che abbiamo perduto togliendolo anche agli altri, perch\u00e9 il dolore altrui non ci far\u00e0 stare meglio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPreghiamo prima di tutto\u201d, conclude Khaled. \u201cOgni volta che facciamo o diciamo qualcosa chiediamoci se \u00e8 giusto di fronte alla nostra coscienza e di fronte a Dio. Chiediamoci se quello che facciamo \u00e8 giusto per noi, per il nostro futuro, per la Storia, per la nostra terra, la Terra Santa, quella terra sacra per le tre grandi religioni monoteiste. Siamo tutti figli di quella terra e se Dio ha voluto cos\u00ec, ci deve essere un motivo e dobbiamo leggerci un messaggio, un messaggio di fraternit\u00e0 e speranza, che oggi non riusciamo a vedere, ma che \u00e8 scritto nel destino di tutti gli uomini, di tutte le religioni. Una terra che deve testimoniare che nella diversit\u00e0 si pu\u00f2 stare insieme e vivere in pace\u201d.<\/p>\n<p>Elena Girolimoni<\/p>\n<p><a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Documents%20and%20Settings\/Anna%20e%20Thomas\/Documenti\/Anna\/Pressenza\/Intervista%20Rondine%20Israele%20Palestina.doc#_ftnref1\">[1]<\/a> Per motivi di sicurezza delle fonti useremo nomi fittizi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a due studenti di Rondine, Khaled palestinese e Naomi, israeliana, testimoni di una pace possibile[1]. 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